Undici ore al Pronto Soccorso, arriva la Polizia. Il calvario di Daniela: “Facile perdere la testa “

Undici ore trascorse al Pronto Soccorso, tra attese e difficoltà, fino all’arrivo della Polizia. È il racconto di Daniela, paziente oncologica, che ha deciso di rendere pubblica la propria esperienza per denunciare l’ennesimo caso di malasanità.

Daniela racconta di essere stata per 11 ore al Pronto Soccorso. La situazione, secondo la sua ricostruzione, sarebbe arrivata al punto da rendere necessario l’intervento delle forze dell’ordine. “Facile perdere la testa”, è la frase scelta da Daniela per descrivere lo stato d’animo maturato durante quelle interminabili ore.

La sua testimonianza riaccende così il tema dei tempi di attesa nei Pronto Soccorso e delle condizioni vissute quotidianamente da pazienti e familiari. Un problema che può diventare particolarmente delicato quando le ore trascorrono senza risposte e la preoccupazione per le proprie condizioni di salute si somma alla stanchezza.

 

Undici ore da incubo al Pronto Soccorso del Policlinico: “Ambulanza da vomito. Segnalerò ai Nas”

Torniamo ad occuparci di malasanità e vi raccontiamo quanto accaduto al Pronto Soccorso del Policlinico di Bari. Abbiamo incontrato Giuseppe che ha portato sua madre, invalida al 99%, in ospedale a causa di alcuni sintomi. I due hanno trascorso ben 11 ore da incubo al Pronto Soccorso, ma Giuseppe ha voluto anche denunciare le condizioni dell’ambulanza da vomito utilizzata per il trasporto.

Ospedale Miulli, 96enne con forti dolori per 5 ore al Pronto Soccorso. Poi l’amara sorpresa: “Lo specialista non c’è”

Oltre cinque ore di attesa al Pronto Soccorso, per poi scoprire che lo specialista necessario non era disponibile. È quanto denuncia una famiglia che nella giornata di ieri, 18 agosto, ha accompagnato una donna di 96 anni, affetta da Alzheimer e costretta a muoversi in carrozzella, al Pronto Soccorso dell’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti.

La donna, secondo quanto raccontato dai familiari, si è presentata intorno alle 18, a causa di forti dolori all’orecchio e lancinanti fitte alla testa. Dopo il triage le è stato assegnato un codice azzurro. Dopo circa due ore di attesa, alle 20.10, i familiari hanno chiesto informazioni al triage, ricevendo rassicurazioni sul fatto che la donna sarebbe stata la prima paziente con codice azzurro a essere visitata, una volta terminata la gestione dei pazienti con codice arancione.

L’attesa, però, è proseguita. Nel frattempo, raccontano i familiari, sarebbero stati chiamati anche alcuni pazienti con codice verde, mentre diversi pazienti con codice azzurro venivano progressivamente visitati. Alla fine, nella sala d’attesa sarebbero rimaste soltanto la 96enne e un’altra persona con lo stesso codice. La chiamata è arrivata soltanto alle 23.05, oltre cinque ore dopo l’ingresso.

Ma, secondo il racconto della famiglia, la sorpresa è arrivata proprio al momento della visita. Il medico avrebbe comunicato loro che l’otorino non era presente e che, per una valutazione specialistica, sarebbe stato necessario rivolgersi a un medico privato oppure a un’altra struttura. Una situazione che ha lasciato increduli i familiari, soprattutto per la lunga attesa affrontata dalla donna. La domanda, a quel punto, è stata inevitabile: perché nessuno aveva comunicato prima che l’otorino non fosse disponibile?

I familiari sono quindi tornati al triage chiedendo spiegazioni. Secondo quanto riferito loro, ci sarebbe stato un cambio turno e non sarebbe stato chiaro perché nessuno avesse comunicato l’assenza dello specialista. Sarebbe stato inoltre riferito che l’otorino è presente nella struttura soltanto durante le ore mattutine.

“Abbiamo spiegato più volte la situazione di nostra madre: 96 anni, Alzheimer, in carrozzella e con dolori fortissimi. Nessuno ci ha detto che lo specialista che serviva non era disponibile”, raccontano i familiari.

La famiglia precisa di comprendere perfettamente il funzionamento dei codici di priorità e di non pretendere una visita immediata. Il punto contestato, però, è un altro: l’assenza di una comunicazione che avrebbe potuto consentire ai familiari di rivolgersi prima a un’altra struttura, evitando alla donna anziana e fragile oltre cinque ore di attesa.

“Non cerchiamo polemiche – spiegano – vogliamo capire cosa sia successo e soprattutto evitare che possa accadere nuovamente ad altri anziani e ad altre famiglie”.

Per questo motivo i familiari hanno deciso di rendere pubblico l’accaduto, chiedendo chiarimenti sulla gestione della vicenda e auspicando che venga fatta luce sulle ragioni della lunga attesa e, soprattutto, sulla mancata comunicazione relativa all’assenza dello specialista.

Paziente fragile di 82 anni resta oltre 24 ore in Pronto Soccorso, notte sulla barella: la denuncia dal Policlinico di Bari

Oltre 24 ore trascorse in Pronto Soccorso, una notte su una barella e una precedente valutazione dermatologica con indicazione al ricovero. È quanto denunciato dai familiari di una donna di 82 anni  attualmente assistita al Pronto Soccorso del Policlinico di Bari.

Secondo quanto riportato in una formale contestazione inviata alla Direzione della struttura, la paziente, affetta da psicosi e con una significativa patologia dermatologica agli arti inferiori, sarebbe stata sottoposta il 17 agosto a una visita specialistica dermatologica, al termine della quale sarebbe stato indicato il ricovero ospedaliero. Nonostante tale indicazione, riferisce la famiglia, la donna sarebbe rimasta nel Pronto Soccorso per oltre un giorno, trascorrendo anche la notte su una barella senza essere trasferita in un reparto di degenza.

La famiglia chiede quindi alla Direzione un intervento immediato e chiarimenti sulle ragioni cliniche e organizzative che avrebbero determinato il prolungamento della permanenza in Pronto Soccorso. Tra le richieste figurano anche informazioni sull’eventuale decisione di ricovero, sul reparto di destinazione, sull’assistenza e sul monitoraggio garantiti alla paziente durante la permanenza e sui tempi previsti per il trasferimento.

Nella lettera viene inoltre sollecitata una verifica dei tempi di permanenza e della gestione assistenziale, con particolare attenzione alle condizioni di fragilità legate all’età avanzata e alla patologia psichiatrica della donna. La segnalazione si conclude con la richiesta di un riscontro scritto e tempestivo. In assenza di risposte adeguate, i familiari annunciano la possibilità di rivolgersi agli organi e alle autorità competenti e di richiedere l’accesso alla documentazione sanitaria e amministrativa relativa alla presa in carico della paziente.

La famiglia ha infine chiesto la conservazione integrale di tutta la documentazione riguardante la permanenza in Pronto Soccorso, comprese valutazioni cliniche, prescrizioni, verbali, tempi di presa in carico e di trasferimento. Al momento, la contestazione rappresenta la ricostruzione fornita dai familiari della paziente. Eventuali chiarimenti da parte della struttura sanitaria potranno contribuire a ricostruire nel dettaglio le ragioni cliniche e organizzative alla base della permanenza prolungata in Pronto Soccorso.

Semina il panico al Pronto Soccorso, blocca ambulanze e aggredisce due poliziotti: arrestato 26enne

Si sarebbe sdraiato sulla rampa di accesso del Pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, impedendo il transito delle ambulanze. Protagonista della vicenda un 26enne con precedenti penali, ritenuto in stato di forte agitazione e sotto l’effetto di sostanze psicotrope, arrestato dalla Polizia di Stato.

L’intervento della Squadra Volante è scattato a tarda notte, dopo la segnalazione della presenza del giovane sulla rampa riservata ai mezzi di emergenza. Il 26enne si sarebbe rifiutato di spostarsi, ostacolando così le attività del personale sanitario.

Nonostante i tentativi degli agenti di convincerlo a liberare il passaggio, il giovane avrebbe reagito in maniera aggressiva, inveendo contro i poliziotti e tentando di aggredirli. Dopo alcuni momenti di tensione, gli operatori sono riusciti a immobilizzarlo e a metterlo in sicurezza.

Al termine degli accertamenti, il 26enne è stato arrestato e dovrà rispondere, a vario titolo, di resistenza, violenza, minacce e oltraggio a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio. Gli atti sono stati trasmessi all’autorità giudiziaria competente.

Prende a calci un’ambulanza, aggredisce personale e poliziotti al pronto soccorso: arrestato 34enne a Galatina

Momenti di tensione al pronto soccorso di Galatina, nel Leccese, dove un 34enne di Soleto è stato arrestato dopo una violenta aggressione. Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe preso a calci un’ambulanza all’esterno della struttura per poi entrare nel presidio, aggredire verbalmente il personale e dirigersi in modo minaccioso verso la postazione del dirigente medico.

L’episodio, avvenuto il 7 agosto alla presenza di numerosi pazienti, ha reso necessaria la temporanea interruzione del servizio. All’arrivo della polizia, il 34enne avrebbe continuato ad aggredire gli agenti, tentando di colpirne uno con una testata e sferrando un pugno a un secondo poliziotto.

Durante la colluttazione, avrebbe inoltre tentato di sottrarre l’arma dalla fondina di un agente. Il 34enne e il poliziotto sono rimasti feriti, con una prognosi di 20 giorni. L’uomo è stato arrestato con le accuse di violenza o minacce, resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e lesioni personali.

Policlinico di Bari, oltre quattro ore per il triage al pronto soccorso oculistico: la denuncia di una famiglia

Oltre quattro ore di attesa solo per il triage e una nuova attesa per la visita specialistica. È quanto denuncia la figlia di una 60enne arrivata ieri sera al pronto soccorso oculistico del Policlinico di Bari, dove alla donna è stato successivamente diagnosticato un distacco della retina.

La famiglia riferisce di essere arrivata alle 18 e di aver effettuato il triage soltanto alle 22.05. Alle 22.45, secondo il racconto pubblicato sui social, la paziente era ancora in attesa della visita oculistica.

Durante il turno, riferisce la donna, sarebbero stati presenti un solo infermiere e un solo medico, mentre in sala d’attesa si trovavano numerosi pazienti provenienti da diverse province pugliesi, oltre a turisti e bambini.

La paziente, dopo la diagnosi, avrebbe ricevuto un appuntamento per una successiva visita preliminare il 17 agosto. La figlia critica duramente i tempi di attesa e la gestione del servizio, sottolineando le difficoltà affrontate da chi raggiunge Bari da altre zone della regione, anche per il rientro a casa dopo ore di permanenza in ospedale.

La denuncia pone quindi l’attenzione sulla necessità di garantire un adeguato servizio di emergenza oculistica, soprattutto in un periodo delicato come quello della settimana di Ferragosto.

Armato di coltello semina il panico in pronto soccorso, paura al Fazzi di Lecce: 19enne bloccato con il taser

Momenti di paura questa mattina al pronto soccorso del Dea Fazzi di Lecce, dove un 19enne originario del Gambia avrebbe seminato il panico dopo aver estratto un coltello e minacciato personale sanitario, pazienti e accompagnatori.

Il giovane era arrivato in ambulanza da una struttura di accoglienza per stranieri di Campi Salentina, dove poco prima, in stato di agitazione, si sarebbe procurato alcune ferite con un coltello. Dopo essere stato disarmato e affidato alle cure del 118, una volta giunto in ospedale avrebbe improvvisamente estratto un secondo coltello.

Per fermarlo e impedire che potesse ferire sé stesso o altre persone, i carabinieri sono intervenuti utilizzando il taser in dotazione. Il 19enne è stato quindi affidato ai sanitari e, nelle ore successive, sottoposto a un intervento chirurgico per le ferite che si era procurato prima dell’arrivo in ospedale.

Violenze negli ospedali, nuovo caso a Lecce: madre e figlia aggrediscono infermiera e oss al Pronto Soccorso

Nuovo episodio di violenza ai danni del personale sanitario al pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove nella notte tra venerdì e sabato un’infermiera e un operatore di SanitaService sono stati aggrediti da due donne, madre e figlia, in attesa di ricevere assistenza medica.

Secondo una prima ricostruzione, alla base dell’aggressione ci sarebbero stati i lunghi tempi di attesa. Le due avrebbero colpito l’infermiera con uno schiaffo al volto, mentre l’operatore intervenuto in sua difesa sarebbe stato raggiunto da un pugno.

Sul posto sono intervenuti gli agenti del posto fisso di polizia, che hanno riportato la situazione alla calma e avviato gli accertamenti per ricostruire l’accaduto e identificare le responsabilità.