Brindisi, 60enne muore in ospedale per un infarto. Medico 69enne va a processo: “Poteva salvarsi”

Un medico del Pronto Soccorso dell’ospedale Perrino di Brindisi andrà a processo per responsabilità colposa per morte in ambito sanitario nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Gianpiero Romano, 60enne di San Pietro Vernotico morto, a causa di un infarto, il primo ottobre del 2023.

L’uomo, quella mattina, fu accompagnato dalla moglie nel Pta di San Pietro Vernotico, lamentando dolori al braccio sinistro e al petto. Dopo essere stato sottoposto a diversi esami, tra cui elettrocardiogramma ed emocromo, fu trasportarlo all’ospedale di Brindisi con un’ambulanza dove morì per un infarto fulminante.

Secondo i consulenti tecnici del pm, non sarebbero state rispettate le linee guida sulla gestione del dolore toracico. Il paziente sarebbe stato dovuto essere ricoverato in terapia intensiva cardiologica, con coronarografia e monitoraggio intensivo. Le probabilità di sopravvivenza sarebbero state elevate.
Il processo si aprirà il 7 settembre 2026.

Ginocchio gonfio come un pallone, due giorni di triage senza pronto soccorso: “Sanità vergognosa”

La sanità pugliese è la priorità numero di Antonio Decaro, proclamato ufficialmente ieri governatore della Regione Puglia. Dopo una riunione serale che si è tenuta ieri, già in giornata è atteso il primo provvedimento per cercare di ridurre le liste d’attesa.

La situazione registrata negli ultimi giorni nei Pronto Soccorso pugliesi è stata disastrosa, il sistema è andato in tilt e in redazione continuano ad arrivare diverse segnalazioni. C’è chi ha voluto metterci la faccia e raccontare quanto accaduto con il loro papà proprio mentre il neo governatore Decaro organizza riunioni serali a favore di camera per capire come salvare la sanità pugliese.

Sanità Puglia, super afflusso nei Pronto Soccorso con picco di influenza: ospedali in tilt. I numeri

Super afflusso nei pronto soccorso pugliesi legati al picco di influenza. Dai dati aggiornati in tempo reale sul portale di Puglia Salute, emerge che nelle ultime 8 ore tutte le strutture sanitarie della regione hanno registrato centinaia di accessi, con tempi di attesa che vanno, per un codice rosso, dai pochi minuti nei pronto soccorso degli ospedali baresi, alle oltre due ore stimate nel Santissima Annunziata di Taranto. Più nel dettaglio, il pronto soccorso del Policlinico di Bari sta registrando una media di accessi che supera i 250 pazienti al giorno.

Nei cinque presidi di emergenza urgenza della Asl di Bari monitorati, complessivamente gli accessi sono stati circa 300. Situazione simile nei presidi sanitari delle altre province pugliesi: 140 accessi nei pronto soccorso della provincia Barletta-Andria-Trani (nella sola giornata del 6 gennaio gli accessi sono stati quasi 300), 180 negli ospedali brindisini, più di 200 in quelli della provincia di Foggia, oltre 320 nelle sei strutture sanitarie di emergenza del Salento e 200 negli ospedali tarantini.

Tali afflussi comportano tempi di attesa che, stando ai dati del portale regionale, raggiungono i 122 minuti per un codice rosso al Santissima Annunziata di Taranto (348 minuti codice giallo, 495 minuti codice blu); 288 minuti di attesa per un codice giallo al Riuniti di Foggia (pochi minuti per il codice rosso); 361 minuti per un codice verde e i 695 minuti per un codice bianco al Vito Fazzi di Lecce, dove però l’attesa per i pazienti più gravi, in codice rosso, è stimata in soli 5 minuti. egli ospedali baresi i codici rossi vengono trattati entro i dieci minuti, i gialli dai 30 minuti al Policlinico ai 72 minuti al Di Venere di Carbonara. Nel Brindisino e negli ospedali della Bat fino a un’ora di attesa per codice giallo, pochi minuti per i rossi.

“I pronto soccorso sono in affanno”, con centinaia di accessi ogni giorno e “afflussi di molti pazienti critici, soprattutto grandi anziani, con insufficienze respiratorie e quadri clinici complessi che richiedono assistenza polispecialistica e ricoveri, ma i posti letto sono saturi in tutti i reparti”.

È l’allarme lanciato da Guido Quaranta, direttore del dipartimento emergenza urgenza della Asl di Bari. “La situazione è bruttissima – spiega Quaranta – I dati dicono che abbiamo tantissimi accessi, ma soprattutto arrivano pazienti critici”.

Un super afflusso legato anche al picco di influenza, con prevalenza di problemi respiratori, soprattutto negli anziani. “I pronto soccorso vanno in affanno non tanto per la quantità di accessi, quando per la qualità, molti pazienti critici andrebbero ricoverati e stiamo cercando di liberare posti letto nei reparti. A partire dal livello ministeriale e poi la Regione – aggiunge il direttore – devono aumentare i posti letto, è un intervento programmatico che va fatto”.

Infine, un appello a vaccinarsi. “Si sa da giugno che questa influenza sarebbe stata brutta – conclude Quaranta – ma in pochi si sono vaccinati. La vaccinazione è importante, non soltanto per i bambini e i pazienti fragili. C’è ancora tempo per vaccinarsi”.

Pronto soccorso baresi in tilt per l’influenza, il direttore sanitario del Policlinico: “Giorni difficili qualcuno ci aiuti”

“Serve una riforma completa dell’assistenza territoriale che concretizzi rapidamente quanto previsto da tutto l’impianto normativo post covid rimasto sostanzialmente fermo. L’Italia non può andare avanti con un Sistema sanitario nazionale (Ssn) concepito cinquanta anni fa con una popolazione nettamente più giovane. Occorrono più risorse e spese bene”.

È quanto chiede in un lungo post pubblicato sui social, Danny Sivo, direttore sanitario del Policlinico di Bari commentando le difficoltà e i disagi che in questi giorni, si registrano nei Pronto soccorso a causa di picchi influenzali. “Sono giorni difficili ma trovo ingiusto che la discussione si incentri sul disservizio legato al sovraffollamento senza farsi domande sulle ragioni stesse del sovraffollamento”, continua Sivo evidenziando che “Asl e Policlinici hanno assorbito di fatto le attività di tipo territoriale o dei cosiddetti medici di famiglia”.

“Se tutti allora vanno al Ps (perché non c’è alternativa) – evidenzia – non c’è nessuna organizzazione che possa tenere e si rischia il tilt”. “So che anche i medici di Medicina generale sono oberati ma ritengo che quel modello di convenzione con il Ssn abbia fatto il proprio tempo e che sia giusto e non più rinviabile un maggiore coinvolgimento degli stessi nella rete assistenziale”, sottolinea ancora, chiedendo alla “politica di decidere che vengono prima gli interessi dei pazienti e solo dopo quelli dei dipendenti”.

Sivo riflette anche sulle strutture private convenzionate che “fanno attività con soldi pubblici senza accollarsi anche l’emergenza urgenza: è una cosa assurda”. “Le Asl e i Policlinici devono assistere tutti mentre al privato viene consentito di scegliersi i pazienti più remunerativi in nome del profitto con soldi pubblici – conclude -. Diano una mano anche loro”.

Decaro e la visita al Pronto Soccorso del Di Venere: “Ci sono ancora tanti problemi. Guardo da vicino le situazioni”

Il presidente eletto (non ancora proclamato) della Regione Puglia Antonio Decaro sabato sera ha visitato un pronto soccorso barese, quello dell’ospedale Di Venere nel quartiere Carbonara.

“Ho parlato con le persone che erano in attesa, ho ascoltato storie e visto gli operatori fare del loro meglio per dare risposte” ha spiegato in un post sui social.

“Ci sono ancora tanti problemi a cui dobbiamo far fronte – ha aggiunto -. Dalla carenza dei medici che in Italia non si specializzano per l’emergenza urgenza, all’accoglienza delle sale d’attesa, agli accessi inappropriati di chi ha piccoli problemi che dovrebbero essere gestiti dalla sanità territoriale”.

“Cercherò sempre di guardare di persona e da vicino le situazioni, – ha concluso Decaro – non per giudicare, né per improvvisare indagini ma per capire come trovare soluzioni ai problemi”.

Pediatrico Bari, 30mila accessi al Pronto Soccorso nel 2024: afflussi aumentati del 33%

Mettere al centro il bambino e costruire percorsi di cura integrati per superare le barriere tra ospedale e territorio. È l’obiettivo del Policlinico di Bari che oggi, in occasione del congresso sul tema, ha evidenziato alcuni dati sull’integrazione con l’ospedale pediatrico Giovanni XXIII, a partire dall’analisi dell’attività dei pronto soccorso.

Negli ultimi due anni si è registrato un incremento del 33% degli afflussi al pediatrico, che lo scorso anno ha superato le 30mila prestazioni complessive al pronto soccorso.

Quanto ai minori arrivati al pronto soccorso del Policlinico, i casi trattati nell’ultimo anno sono stati oltre tremila. Il direttore generale, Antonio Sanguedolce, ha sottolineato che “ciò che deve guidarci è il bisogno del bambino e della sua famiglia. Perché, in pediatria, il paziente non è mai una sola persona: è un intero nucleo familiare che attraversa insieme questi percorsi”.

Quanto all’attività del Giovanni XXIII, Sanguedolce ha evidenziato che “è un presidio di riferimento nel sistema regionale e continua ad avere la massima attenzione all’interno della nostra azienda. Stiamo lavorando per incrementare le sinergie tra i due presidi e l’intera rete territoriale”.

Bari, il dramma di Antonia: “Mio figlio di 14 anni come Lea. Morto dopo un’ora e mezza in sala rossa”

“Dopo aver ascoltato la storia di Lea, la donna morta al Policlinico, non posso restare in silenzio. Mio figlio Domenico di anni 14, sanissimo e atleta di basket a livello agonistico, super controllato, il 2 gennaio si è svegliato con un forte dolore alla schiena. L’ho portato in ospedale all’ora di pranzo. Era un leone in gabbia nonostante i farmaci che il medico curante mi diceva di dargli. Non poteva sedersi, sdraiarsi e andava avanti e indietro”.

Inizia così il racconto inviato in redazione da una mamma. “Arrivo in ospedale al San Paolo urlando anche se lui era cosciente e parlava, io avevo capito che quei dolori lancinanti fossero qualcosa di brutto – spiega -. Lo fanno entrare, gli fanno il prelievo, l’ecocardiogramma e lui nel frattempo sviene. Chiamano la cardiologa che inizia a visitarlo e guardando lo schermo dice che non è nulla, solo una piccola pericardite e un piccolo versamento pleurico”.

“Domenico continua a lamentarsi, il dolore alla schiena era sparito ma era il petto a fargli male – continua -. La cardiologa lo tranquillizza: ‘Non è nulla Domenico ora ti passa’. Questo per un’ora e mezza, dopodiché Domenico non risponde più, non parla più. Decidono di fargli questa benedetta tac, ma è tardi. Domenico va in arresto cardiaco, esce una dottoressa e mi parla di una sospetta dissezione aortica e che va trasferito. Mio figlio stava morendo e, quando gli hanno fatto la tac, era ormai tardi”.

“Domenico è morto alle 16.30 al Policlinico, quando siamo arrivati non c’era nessuno ad attenderci, non si sapeva dove fosse la sala operatoria, ho dovuto urlare con il vigilante, ci hanno dato indicazioni sbagliate, i medici mentre rianimavano Domenico andavano da una parte all’altra per capire a che piano andare – conclude -. Arriviamo in sala operatoria, dopo un po’ arriva un medico e ci dice che avrebbe dovuto operarlo, ma quando è entrato in sala ha accertato solo la morte del mio bambino. Domenico non ha aspettato sei ore in pronto soccorso, ma è stato un ora e mezza in sala rossa in attesa di una tac che è arrivata troppo tardi. La nostra sanità è da incubo”.

“Tranquilli la dimettiamo”, 39enne muore al Pronto Soccorso. Disposta autopsia: “Giustizia per Lea”

La storia di Lea, la 39enne barese affetta dalla sindrome di Turner deceduta al Pronto Soccorso del Policlinico di Bari dopo diverse ore di attesa, ha colpito e scosso la nostra community.

Ve ne abbiamo dato notizia ieri. La donna ha accusato il 7 dicembre scorso dolori toracici mentre si trovava a casa con la sua famiglia. Prontamente è stato allertato il 118, Lea così è stata trasportata al pronto Soccorso di Policlinico di Bari in codice rosso, con problemi cardiaci accertati.

È arrivata alle 15.40, prima di essere declassata in codice verde e poi nuovamente classificata come codice rosso a causa dell’insistenza dei familiari e dei continui dolori. Ha atteso diverse ore prima di essere visitata e presa in cura. Alle ore 22 la 39enne è deceduta. Il personale sanitario-medico è stato subito messo a conoscenza della patologia, ma questo non è bastato.

Ci siamo recati dalla sorella Sabina e dalla zia di Lea per raccogliere la loro disperata testimonianza e la ricostruzione della tragica dinamica. È stata disposta l’autopsia, bisognerà accertare la causa del decesso ed eventuali responsabilità mediche. La Procura di Bari ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. La pm Luisiana Di Vittorio ha iscritto nel registro degli indagati la dottoressa del pronto soccorso che avrebbe preso in carico la paziente nelle prime ore e ha acquisito la documentazione clinica. Ieri è stata eseguita l’autopsia dal medico legale Liliana Innamorato e dal cardiochirurgo Massimo Villani. Anche la famiglia, assistita dall’avvocato Felice Petruzzella, e l’indagata, difesa da Pino Giulitto, hanno incaricato propri consulenti.

Bari, affetta dalla sindrome di Turner accusa malore e aspetta 6 ore al Pronto Soccorso: muore 39enne

Una 39enne barese, affetta dalla sindrome di Turner, ha accusato il 7 dicembre scorso dolori toracici mentre si trovava a casa con la sua famiglia. Prontamente è stato allertato il 118, la donna è stata trasportata al pronto Soccorso di Policlinico di Bari in codice rosso, con problemi cardiaci accertati.

Leonarda, anche se tutti la chiamavano Eleonora, è arrivata alle 15.40, prima di essere declassata in codice verde e poi nuovamente classificata come codice rosso a causa dell’insistenza dei familiari e dei continui dolori.

Ha atteso diverse ore prima di essere visitata e presa in cura. Alle ore 22 la 39enne è deceduta. Il personale sanitario-medico è stato subito messo a conoscenza della patologia, ma questo non è bastato.

La Procura ha disposto l’autopsia e oggi c’è stato il conferimento dell’incarico. Bisognerà accertare la causa del decesso ed eventuali responsabilità mediche.

 

Sopravvive all’aneurisma dell’aorta e al tumore, Francesco: “Non abusate dei Pronto Soccorso”

Vi raccontiamo la storia di Francesco. Sei anni fa ha avuto un improvviso aneurisma dell’aorta ed è stato salvato grazie alla tempestività dei soccorsi. Si può dire, dati alla mano, che è vivo per miracolo.

In uno dei controlli successivi, grazie all’attenzione di una dottoressa, ha scoperto di avere un tumore al pancreas in fase embrionale. Anche in questo caso, grazie alla premura dell’equipe medica, Francesco ha potuto iniziare la sua lotta in tempo.

Ci ha contattato per denunciare quanto accaduto nei giorni scorsi in Pronto Soccorso e rivolgere un appello.