Bari, 39enne di Bitonto va in ospedale con una ferita d’arma da fuoco al piede: “Mi hanno sparato”

Un 39enne, originario di Bitonto, si è presentato nelle scorse al Pronto Soccorso dell’ospedale San Paolo di Bari con una ferita da arma da fuoco ad un piede.

Ai medici e alla Polizia ha raccontato di essere riuscito a salvarsi da un agguato sotto casa. In azione alcuni individui incappucciati, l’uomo è stato poi raggiunto da un proiettile al piede. L’episodio sarebbe avvenuto due giorni fa, sono state avviate le indagini.

Regionali Puglia, l’attacco di Lobuono: “Pronto soccorso indecenti e in collasso la situazione è inaccettabile”

“La sanità è uno dei miei punti fondamentali: non è una questione di destra o sinistra, ma di civiltà. Oggi ci troviamo in una situazione incivile: i pronto soccorso sono in continuo collasso e per una visita specialistica si devono aspettare anche due anni, cosa inaccettabile”.

Questo l’attacco del candidato del centrodestra per la presidenza della Regione Puglia, Luigi Lobuono. “Esistono soluzioni e le metteremo in atto, così da garantire ai cittadini più risorse economiche per vivere una vita serena. Poi ci concentreremo anche sull’agricoltura e sui giovani”, ha poi aggiunto.

Pediatrico Bari, inaugurato il nuovo Pronto Soccorso: “Spazi più sicuri e accoglienti per bimbi e famiglie”

Più spazio a disposizione dei bambini e delle loro famiglie e due spazi distinti, per garantire percorsi differenziati: uno dedicato all’accoglienza generale e uno che può essere isolato e riservato alla gestione delle emergenze, attrezzato con gas medicali e sale a pressione negativa. Sono le caratteristiche della nuova area di accoglienza del pronto soccorso dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, riaperta oggi.

Erano presenti, fra gli altri, il direttore generale del Policlinico di Bari Antonio Sanguedolce, il direttore sanitario Danny Sivo, il direttore medico del presidio pediatrico Livio Melpignano e il sindaco di Bari, Vito Leccese.

L’area include un piccolo spazio giochi dedicato ai bambini e un punto ristoro, inoltre sono stati attivati due nuovi ambulatori dedicati ai codici minori, pensati per la gestione rapida e appropriata delle urgenze non gravi.

Tra le principali novità spicca la nuova sala triage, cuore del sistema di accoglienza, dedicata alla valutazione generale dei piccoli pazienti, che vengono poi indirizzati verso gli ambulatori dedicati, tutti collocati sullo stesso piano: sala gessi, odontoiatria, otorinolaringoiatria, radiologia e ambulatorio chirurgico, per consentire una gestione integrata e coordinata.

“La riapertura della nuova area di accoglienza pediatrico – ha detto Sanguedolce – segna un passaggio importante nel percorso di riqualificazione del Giovanni XXIII e, più in generale, nella modernizzazione delle nostre strutture sanitarie. Abbiamo voluto creare spazi più funzionali, sicuri e accoglienti, capaci di rispondere in modo sempre più efficiente ai bisogni di salute dei bambini e delle loro famiglie”. I collegamenti diretti tra le diverse aree sono ancora oggetto di lavori.

“La seconda fase dei lavori – ha concluso il direttore generale – prevede l’apertura della nuova sala gessi, dei posti letto di Medicina d’urgenza e l’attivazione di percorsi dedicati alla gestione delle urgenze e delle emergenze ad alta complessità”.

Bari, trasportato al Pronto Soccorso per esami medici urgenti: detenuto aggredisce poliziotto con testata al volto

Un agente della Polizia Penitenziaria, in servizio nel carcere di Turi, è stato aggredito da un detenuto al Pronto Soccorso di un ospedale barese dove era stato condotto per accertamenti medici urgenti.

L’agente è stato colpito con una violenta testata al volto davanti ad altri pazienti e agli operatori sanitari. Per le lesioni riportate gli sono stati riconosciuti 5 giorni di prognosi. A denunciare l’accaduto è la FNS CISL Bari-Bat.

Casarano, 52enne litiga con i medici al Pronto Soccorso e accusa malore. Aperta inchiesta: 8 indagati

Ci sono otto persone indagate, tra medici, infermieri e operatori socio sanitari, nell’inchiesta della Procura di Lecce sulla morte di Danilo Pellegrino, il 52enne di Collepasso morto lo scorso 3 settembre al pronto soccorso dell’ospedale di Casarano dove si era recato, accompagnato dalla moglie, per dei forti dolori al petto.

Il pm titolare dell’inchiesta ha iscritto sul registro degli indagati i nomi di otto persone in servizio quel pomeriggio nei reparti di pronto soccorso e cardiologia del nosocomio salentino.

Il reato ipotizzato è il concorso in responsabilità colposa per morte in ambito sanitario. L’uomo sarebbe morto per l’aggravarsi delle condizioni mentre era in attesa di essere preso in carico dal cardiologo e – secondo quanto denunciato dalla moglie ai carabinieri – invano avrebbe sollecitato i medici affermando di non stare bene. Il conferimento dell’esame autoptico al medico legale Roberto Vaglio è stato fissato per lunedì 8 settembre.

Tragedia a Casarano, litiga con i medici al Pronto Soccorso e accusa malore: morto 52enne. Aperta inchiesta

Tragedia al pronto soccorso di Casarano dove un 52enne di Collepasso è deceduto dopo aver inveito contro i medici a causa di un arresto cardiocircolatorio fulminante mentre si trovava nella sala d’attesa.

L’uomo lamentava forti dolori al petto, ma il cardiologo di turno non era disponibile a causa di un’urgenza in sala operatoria. I familiari della vittima hanno sporto denuncia ai carabinieri e la Procura di Lecce ha aperto un’inchiesta disponendo il sequestro della cartella clinica.

Ambulanze occupate e medici assenti, 76enne muore a Vieste in mezzo alla strada: Asl apre inchiesta interna

Il direttore generale dell’Asl Foggia, Antonio Nigri, annuncia che è stata aperta un’indagine interna per accertare quanto avvenuto nel punto di primo intervento a Vieste, anche attraverso l’acquisizione delle registrazioni della centrale operativa del 118, in seguito alla morte della 76enne Antonia Notarangelo, la notte tra sabato e domenica scorsi, mentre la figlia la stava accompagnando in auto all’ospedale a Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.

Il caso è stato sollevato ieri dal figlio, Pasquale Ciuffreda, in una lettera aperta in cui denunciava il fatto che non fossero disponibili di ambulanze tra Vieste e Peschici e che sua madre, dopo avere atteso oltre un’ora al pronto soccorso di Vieste dove non c’erano medici, è stata rimandata a casa.

Stando a quanto ricostruito dall’Asl, nella giornata del 30 agosto la 76enne, cardiopatica, già qualche ora prima si era rivolta ai medici della continuità assistenziale (guardia medica), facendo poi rientro a casa. Qualche ora dopo ha accusato un malore ed è stata chiamata un’ambulanza. Due quelle disponibili su Vieste, di cui una medicalizzata, ma entrambe impegnate per il trasporto di un paziente in altro ospedale e per un codice rosso. La 76enne è stata quindi accompagnata dalla figlia al punto di primo intervento, in quel momento scoperto dalla presenza medica, in quanto la dottoressa in servizio aveva accusato un malore.

La 76enne – sempre secondo la Asl – è stata quindi presa in carico a distanza da una dottoressa della centrale operativa del 118 che le ha prescritto in telecardiologia un elettrocardiogramma che è stato vagliato dai sanitari dell’ospedale Di Venere di Bari. Alla 76enne è stata prescritta l’esecuzione degli enzimi cardiaci ma, mentre il personale infermieristico stava provvedendo all’esecuzione, i familiari hanno deciso di portare la donna, in autonomia, presso l’ospedale Casa Sollievo della Sofferenza dove la 76enne non è mai arrivata.

“Vorrei sottolineare, oltre alla vicinanza ai familiari della donna, anche quella a tutti gli operatori sanitari che, nonostante la grave carenza, assicurano un servizio -sottolinea ancora Nigri -. Su 130 medici previsti dalla pianta organica del 118 in provincia di Foggia, 50 sono quelli effettivi in servizio. Gli stessi sanitari vanno sostenuti e non attaccati, perché se il clima è di attacco, andranno via”.

Ambulanze occupate e nessun medico al Pronto Soccorso: donna muore a Vieste in mezzo alla strada

Tragedia a Vieste dove una donna è morta per strada per un presunto caso di malasanità. A raccontare l’accaduto è il figlio a Rete Gargano. “Mia madre stava male. Ho chiamato il 118. Mi è stato detto che tutte le ambulanze di Vieste erano occupate – spiega -. Dovevamo aspettare quella di Peschici. Poco dopo, è proprio l’ambulanza di Peschici a chiamarci: ‘Portatela voi al pronto soccorso di Vieste’. Mia sorella, nel panico e nella disperazione, carica nostra madre in macchina e la accompagna. Al pronto soccorso iniziano a visitarla. Ma attenzione: non c’è un medico. Nessun medico ha messo le mani addosso a mia madre”.

“Solo una valutazione superficiale, tanto da suggerirci di tornare il giorno dopo, con calma, se fosse peggiorata. Una frase che pesa come un macigno, oggi. Dopo un’ora, chiamo mia sorella. Mi dice che sono ancora a Vieste. Nessun trasferimento. Nessuna ambulanza. Nessuna urgenza, secondo loro. Sta partendo lei, di nuovo, per portare nostra madre a San Giovanni Rotondo, da sola, di notte, con nostra madre in gravi condizioni  racconta -. Chiamo il pronto soccorso di Vieste per chiedere spiegazioni: ‘Non c’era bisogno – mi dicono – Abbiamo tante chiamate. Sua madre non è grave’. Venti minuti dopo, mi richiama mia sorella. Piange. Urla. Mamma non respira più. La morte è arrivata. Lungo una strada, nei pressi di Baia delle Zagare. In mezzo al nulla. Una madre, una donna, un essere umano è morta sull’asfalto”.

“Mia sorella ferma un’auto in transito, cerca aiuto, riescono a chiamare di nuovo il 118. Questa volta arrivano due ambulanze: una da Manfredonia, una da Mattinata. Due ore di tentativi disperati di rianimazione. I medici fanno il possibile. Ma è troppo tardi. Mamma muore a terra – conclude -. Nella notte. Una morte che grida vendetta Non si può morire così. Non si può morire perché non ci sono ambulanze. Non si può morire perché al pronto soccorso di Vieste non c’è un medico. Non si può morire perché qualcuno ha deciso che non era grave senza nemmeno una visita degna di questo nome. Non si può accettare che una famiglia debba scegliere tra aspettare un’ambulanza o rischiare la vita di una persona cara portandola da sola. Chi è responsabile di questa tragedia? Dove sono i dirigenti sanitari? Chi doveva garantire il servizio di emergenza? Chi ha deciso che mia madre poteva anche morire? Questa non è una storia come le altre. È una denuncia. E deve diventare una battaglia. Per mia madre. Per tutte le persone che vivono nei territori dimenticati. Per chi ha diritto a una sanità che funzioni sempre, non solo quando fa comodo. Perché nessuno, mai più, deve morire in mezzo a una strada”.

Bari, la denuncia dal Policlinico: “Situazione assurda in Pronto Soccorso mia moglie senza risposte da quasi 24 ore”

“Mia moglie è ancora al Pronto Soccorso da ieri mattina alle 11”. Inizia così la denuncia arrivata questa mattina in redazione, al centro delle polemiche il Pronto Soccorso del Policlinico di Bari.

“Voglio denunciare la situazione all’interno – racconta il lettore -. Persone anziane in attesa per delle analisi, per una visita dal medico devono aspettare ore prima di essere chiamate. Mia moglie è arrivata intorno alle 11 di ieri, ad oggi, dopo aver passato la notte al pronto soccorso, non le hanno dato una risposta su quello che potrebbe essere. Vogliono farle delle analisi per paragonare la situazione di ieri con quella di oggi, alle 8.50 non hanno ancora fatto nulla. Ultimo tentativo di terapia questa notte alle 00.30 con un flebo, poi niente e zero risposte”.

“È una situazione assurda al pronto soccorso del policlinico di Bari, ci dovrebbe essere eccellenza e professionalità, invece ci rendiamo conto di quanto sia scarso il personale medico messo a disposizione per un primo soccorso”, conclude.