Avetrana, 18enne si toglie la vita dopo insulti sui social. Scatta l’inchiesta: l’ombra del bullismo e del body shaming

Potrebbero esserci episodi di body shaming dietro il suicidio di Samuela, la studentessa di 18 anni morta ad Avetrana dopo essersi lanciata dal balcone di casa. È una delle ipotesi al vaglio della Procura di Taranto, che indaga per chiarire le cause del gesto estremo della giovane, iscritta all’ultimo anno del liceo classico di Manduria.

Su disposizione del pm Francesco Sansobrino, i carabinieri hanno sequestrato l’iPhone della ragazza. Il cellulare sarà analizzato per verificare eventuali messaggi, chat o contenuti social che possano far emergere episodi di bullismo o vessazioni legate al suo aspetto fisico.

A chiedere piena luce sulla vicenda sono i genitori della diciottenne, che tramite l’avvocato Cosimo Micera hanno lanciato un appello: “Chi sa qualcosa parli, ci dica cosa è successo alla nostra Samu”. Intanto la comunità di Avetrana si prepara a ricordare la giovane con una messa nella chiesa madre e una successiva veglia di preghiera.

Policlinico Bari, 42enne di Bitonto muore nel reparto di Psichiatria. La denuncia dei familiari: “Stava bene”

Un 42enne di Bitonto è morto nel reparto di Psichiatria del Policlinico di Bari dopo essere stato ricoverato in seguito a un tentativo di suicidio avvenuto tra il 7 e l’8 marzo.

I genitori, assistiti dall’avvocato Michele Pasculli, hanno presentato una denuncia ai carabinieri ipotizzando responsabilità mediche e omissioni nei soccorsi che avrebbero compromesso le possibilità di salvarlo.

L’uomo era stato trovato ferito da un colpo d’arma da fuoco nella sua auto nelle campagne tra Bitonto e Giovinazzo. Dopo il ricovero al San Paolo era stato trasferito al Policlinico, dove era stato sottoposto a un intervento chirurgico ritenuto riuscito e, secondo i familiari, mostrava segni di ripresa e autonomia. Successivamente era stato trasferito nel reparto di Psichiatria. I parenti sostengono che fino a pochi giorni prima del decesso il 42enne stesse bene.

Sabato scorso la famiglia sarebbe stata avvisata di un improvviso peggioramento: arrivati in ospedale, i genitori avrebbero trovato il figlio immobilizzato a letto e incosciente. Secondo quanto denunciato, l’uomo avrebbe avuto una grave emorragia cerebrale e sarebbe poi deceduto. La Procura di Bari potrebbe ora disporre ulteriori accertamenti per chiarire le cause della morte e verificare eventuali responsabilità sanitarie.

Trovato agonizzante in centro a San Severo, il 31enne Alessio Leccese muore in ospedale: aperta inchiesta

È avvolta nel mistero la morte di Alessio Leccese, il 31enne di Termoli deceduto a San Severo in circostanze ancora da chiarire. Secondo quanto ricostruito, il giovane sarebbe stato trovato in gravi condizioni nel centro abitato di San Severo lo scorso 9 maggio. Trasportato d’urgenza in ospedale, è morto nonostante i tentativi dei medici di salvarlo.

Sul caso indagano gli agenti del Commissariato di San Severo e la Procura di Foggia, che ha disposto il sequestro della salma. Il corpo del 31enne si trova nell’obitorio di Foggia e nelle prossime ore potrebbe essere eseguita l’autopsia per chiarire le cause del decesso.

La morte di Alessio Leccese ha profondamente colpito la comunità di Termoli. I funerali saranno celebrati solo dopo il completamento degli accertamenti disposti dall’autorità giudiziaria.

Voto di scambio a Modugno, lavoro in cambio di voti. L’ex assessore Lopez: “Bonasia ha fatto promesse a chiunque”

Nuove accuse al sindaco uscente di Modugno, Nicola Bonasia, nell’ambito dell’inchiesta sul voto di scambio politico-mafioso. A parlare è l’ex assessore Antonio Lopez, un fiume in piena nel corso dell’interrogatorio del 21 novembre scorso davanti al pm Fabio Buquicchio.

“Al sindaco Bonasia è stato offerto appoggio elettorale in cambio di 3000 euro ma lui non ha voluto pagare, lasciando intendere che avrebbe invece offerto posti di lavoro – le sue parole -. Ha fatto promesse a chiunque”.

Lopez, oggi ai domiciliari, ha raccontato presunti accordi elettorali stretti durante le comunali del 2020 con persone ritenute vicine al clan Parisi. Secondo quanto dichiarato dall’ex assessore, Cristian Stragapede e Cosimo Annoscia avrebbero sostenuto prima la candidatura di Lopez e poi quella di Bonasia al ballottaggio.   “Ho dato loro 2000 euro in cambio di 100 voti”, ha ammesso Lopez, sostenendo però che il vero interesse fosse ottenere posti di lavoro più che denaro.

Nelle dichiarazioni emergono anche presunte promesse occupazionali: Annoscia sarebbe stato assunto in una cooperativa addetta al portierato dell’Acquedotto, mentre Stragapede avrebbe lavorato temporaneamente nella ditta idraulica dello stesso Lopez. L’ex assessore riferisce inoltre di presunti accordi con imprenditori locali legati a future assegnazioni di lavori.

Lopez ha infine parlato di presunti episodi di compravendita di voti durante il primo turno delle comunali del 2020, raccontando di persone fermate fuori da una scuola di via Ancona e pagate con 50 euro in cambio della fotografia della scheda elettorale. Sulla vicenda proseguono le indagini della Procura.

Travolta e uccisa da un albero, inchiesta sulla morte della 12enne Alicia Amoruso: perquisizioni a Bisceglie

Sono in corso da parte dei carabinieri perquisizioni nella sede di una impresa che si occupa, in appalto, della manutenzione del verde a Bisceglie, nel nord Barese.

L’attività dei militari si inserisce nell’ambito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Trani e finalizzata a fare chiarezza sulla morte di Alicia Amoruso, la 12enne travolta e uccisa da un pino sradicato dal vento lo scorso 13 aprile. L’inchiesta, aperta per concorso in omicidio colposo, conta cinque indagati.

Si tratta al momento, di dirigente, funzionari tecnici e istruttori della Ripartizione pianificazione, programmi ed Infrastrutture del Comune di Bisceglie e dello sportello Patrimonio demanio e Attività manutentive. I carabinieri dovranno acquisire e analizzare documenti utili all’indagine.

Terremoto nel calcio italiano, trema il mondo arbitrale. L’inchiesta si allarga: indagato anche il barese Nasca

Si allarga l’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale italiano che scuote il mondo del calcio dopo le rivelazioni dell’ex guardalinee di Serie A Domenico Rocca. È proprio dal suo esposto e dalla sua testimonianza che prende corpo un quadro investigativo complesso, in cui si ipotizza l’esistenza di un meccanismo in grado di alterare regolamenti, influenzare designazioni e orientare valutazioni arbitrali, con possibili favoritismi e la tutela di determinati “uomini” all’interno del sistema.

In questo contesto emerge anche il nome di Luigi Nasca, 49 anni, arbitro VAR originario di Bari, oggi tra gli indagati per concorso in frode sportiva. Il suo ruolo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si intreccia con alcune delle partite finite sotto osservazione: Nasca era in sala VAR sia in Inter-Verona, gara già al centro di polemiche, sia in Salernitana-Modena, altro match ritenuto rilevante nell’indagine.

Proprio queste partite rappresentano alcuni dei nodi dell’inchiesta coordinata dal pm Maurizio Ascione e condotta dal Nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza. Gli investigatori stanno cercando di chiarire se vi siano stati interventi impropri o condizionamenti nelle decisioni arbitrali, oltre a eventuali accordi tra più soggetti per orientare esiti e valutazioni.

Nasca compare in un fascicolo più ampio che coinvolge altri esponenti del mondo arbitrale, tra cui designatori e addetti VAR, in relazione a diverse gare considerate sospette. Al momento gli indagati sono 5: Rocchi, ex designatore arbitrale che si è autosospeso, l’ex supervisore Var Gervasoni, gli arbitri Nasca, Patierno e Di Vuolo, ma gli stessi inquirenti ritengono che il perimetro possa estendersi ulteriormente, anche perché alcune ipotesi di reato sono contestate in concorso.

L’impressione è che l’indagine sia ancora in una fase delicata e in evoluzione, con molti aspetti da chiarire e un quadro accusatorio che potrebbe arricchirsi di nuovi elementi. In questo scenario, la posizione di Nasca — come quella degli altri arbitri coinvolti — resta tutta da definire, in attesa degli sviluppi investigativi e degli eventuali interrogatori.

Si sottopone a Tac in ospedale, ha una reazione allergica e viene rimandato a casa. Poi muore: aperta inchiesta

Un uomo di 77 anni è morto poche ore dopo una Tac con mezzo di contrasto all’ospedale di Tricase, probabilmente a causa di uno shock allergico. Secondo i familiari, i sintomi iniziali (lesioni cutanee e difficoltà alla gola) sarebbero stati sottovalutati dal personale sanitario, che lo ha dimesso senza adeguato monitoraggio dopo la somministrazione di cortisone.

Durante il rientro a casa, l’uomo ha accusato un grave peggioramento, con difficoltà respiratorie, ed è stato soccorso dal 118. Nonostante i tentativi di rianimazione, è morto poco dopo l’arrivo in ospedale. Il referto parla di arresto cardiocircolatorio da shock allergico.

I familiari hanno presentato denuncia per presunta malasanità, sostenendo che non siano state seguite le linee guida, che prevedono monitoraggio e ricovero in caso di reazioni allergiche al mezzo di contrasto, e che un’adeguata osservazione avrebbe potuto evitare la morte.

Bari, precipita dal balcone mentre gioca con il fratellino: oggi i funerali del piccolo Giosuè. Aperta inchiesta

Oggi si terranno alle 16.30, nella chiesa della Divina Provvidenza, i funerali del piccolo Giosuè, detto “Bibi”, il bimbo autistico di 7 anni morto al Policlinico di Bari dopo essere precipitato dal balcone della sua abitazione nel quartiere San Paolo.

Secondo una prima ricostruzione, Giosuè sarebbe caduto mentre giocava con il fratellino più piccolo. Il volo dal settimo piano di una palazzina popolare in via Leotta non gli ha lasciato scampo: le ferite riportate si sono rivelate gravissime fin da subito.

Immediato l’intervento dei soccorsi, che hanno trasportato il bambino in ospedale nel più breve tempo possibile. Tuttavia, Giosuè è arrivato al Policlinico già in arresto cardiaco e i tentativi dei medici di rianimarlo si sono rivelati inutili.

Il bambino viveva con la madre e il fratello, mentre il padre è attualmente detenuto. La pm Maria Cristina De Tommasi ha aperto un fascicolo d’inchiesta, un atto dovuto per chiarire l’esatta dinamica dell’accaduto. Le indagini, affidate ai carabinieri, riguardano anche la posizione della madre, senza che ciò implichi automaticamente responsabilità a suo carico.

La situazione familiare era già nota ai Servizi sociali del Comune e all’Arca, poiché l’abitazione risultava occupata abusivamente. Il bambino, inoltre, soffriva di alcuni problemi di salute che lo rendevano particolarmente fragile e bisognoso di cure e attenzione.

“Anziani abbandonati senza cibo”, blitz della Finanza a Casa Caterina. Gli ospiti della rsa: “Va meglio”

C’è anche l’ex direttore della Rsa Casa Caterina di Adelfia, Antonio Novielli, tra i sette indagati dalla Procura di Bari nell’inchiesta sulla gestione della struttura. Lo avevamo intervistato due giorni fa. Una lunga chiacchierata per chiarire la sua posizione e i rapporti con Michele Schettino, l’imprenditore brindisino 51enne, e Giovanni Vurro, il 50enne braccio destro di Schettino.

Questi ultimi due, oltre a essere indagati nell’ambito di quest’inchiesta, sono ai domiciliari su richiesta della Procura di Lecce. Bancarotta fraudolenta è il reato contestato. Tra gli indagati anche Paolo Schettino, fratello di Michele e per un periodo amministratore della società Nicolas.

L’inchiesta di Adelfia, invece, avrebbe evidenziato un presunto sistema illecito fatto di corruzione, maltrattamenti e gestione fraudolenta di società nell’ambito della gestione di Casa Caterina. Questa mattina la Guardia di Finanza, a cui sono state affidate le indagini, ha effettuato perquisizioni e sequestri presso la sede della Rsa e nelle abitazioni dei sette indagati.

In attesa di conoscere quale sarà il futuro della Residenza assistenziale – tanti ne auspicano il commissariamento – il nuovo amministratore della società Nicolas, Giammaria Melaccio, continua a restare al timone per assicurare la gestione ordinaria. Alle sue spalle ci sarebbero alcuni imprenditori non pugliesi, che già operano nel settore. Abbiamo deciso di irrompere anche noi a Casa Caterina per comprendere le condizioni della struttura e quelle delle anziani, che abbiamo anche sentito. Nel video vi mostriamo ciò che è emerso dalla visita a sorpresa.

Malore nel locale, va in ospedale ma viene dimessa: 28enne muore il giorno dopo in casa. Aperta inchiesta

La Procura di Brindisi ha aperto un’inchiesta per chiarire le cause del decesso della 28enne Francesca Centonze, residente a San Pietro Vernotico (Brindisi), morta il 3 agosto scorso nella sua abitazione, a distanza di un giorno da una visita al pronto soccorso dell’ospedale di Francavilla Fontana, iscrivendo nel registro degli indagati alcuni medici con l’accusa di responsabilità colposa per morte in ambito sanitario.

Secondo quanto ricostruito, la ragazza si era recata in ospedale il 2 agosto, accompagnata dai genitori, dopo aver accusato vomito e un forte stato di malessere insorti nelle ore successive a una cena al ristorante. Dopo una permanenza di circa un’ora, sarebbe stata dimessa senza ulteriori accertamenti diagnostici.

Il giorno seguente, la tragedia: Francesca Centonze è morta nella sua casa, lasciando familiari e amici sconvolti. I genitori, inizialmente sopraffatti dal dolore, non avevano sporto denuncia immediata, ma nei mesi successivi hanno richiesto chiarimenti all’ospedale, senza ricevere risposte ritenute soddisfacenti.

Da qui la decisione di rivolgersi alla magistratura, che ha avviato le indagini. Nei giorni scorsi, su disposizione degli inquirenti e su richiesta della famiglia, la salma è stata riesumata per consentire l’esecuzione dell’autopsia. I risultati degli esami medico-legali sono attesi entro i prossimi due mesi e saranno determinanti per fare luce sulle cause della morte e su eventuali responsabilità.