Salvatore Mattarese davanti al gip: “Salvataggio fallito perché i soldi dell’azienda furono dirottati al Bari calcio”

L’ingegnere ed ex deputato 64enne Salvatore Matarrese si è difeso davanti alla gip Isabella Valenzi nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta bancarotta di alcune società di famiglia, per cui la Procura ha chiesto il suo arresto.

Assistito dall’avvocato Domenico Di Terlizzi, ha ricostruito le vicende societarie del gruppo, respingendo le accuse e presentando una consulenza tecnica per dimostrare la correttezza delle operazioni contestate. Si è invece avvalso della facoltà di non rispondere lo zio Amato Matarrese, coinvolto nella stessa richiesta cautelare.

Al centro dell’inchiesta c’è la cessione della nuova Salvatore Matarrese, acquistata nel 2022 da Strade e Condotte per 7 milioni di euro nell’ambito del concordato e poi rivenduta allo stesso prezzo alla holding Imco. Secondo la Procura l’azienda avrebbe avuto un valore reale di circa 20 milioni, configurando così un’operazione distrattiva, circostanza contestata dalla difesa.

Davanti alla giudice, Matarrese ha inoltre sostenuto di essersi disinteressato delle aziende di famiglia durante il periodo in Parlamento, tra il 2013 e il 2018, attribuendo al cugino Giuseppe Matarrese le scelte relative al concordato della società. Tra queste anche la scelta di spostare un’enorme quantità di denaro dalla Salvatore Matarrese spa all’As Bari, la società calcistica fallita nel 2014-

Nella memoria difensiva si evidenzia infine come, tra il 2014 e il 2021, non sarebbero state adottate misure efficaci per arginare il progressivo indebolimento del gruppo, aggravato dai fallimenti nel settore del calcestruzzo, dall’aumento dei debiti e dalle difficoltà nel rispettare gli impegni previsti dal concordato omologato nel 2016.

Fuochi d’artificio a Bolzano, 0 gol in 180 minuti: Bari in Serie C! Lacrime di coccodrillo in campo

Cala il sipario. Il Sudtirol resiste mentre i pugliesi retrocedono in Serie C. Questo un risultato che a livello meritocratico premia la squadra più valida e condanna chi a furia di giocare con il fuoco si è bruciato. Il Bari non convince nemmeno in una serata così importante dimostrando ancora una volta tutta l’inadeguatezza di questa società le cui figure principali non hanno rispettato un solo progetto enunciato.

Sono 658 i tifosi biancorossi accorsi per sostenere il Bari nell’ultimo, decisivo ballo stagionale. Per la sfida di ritorno dei playout, Longo conferma l’impianto tattico dell’andata con una sola novità: Braunoder al posto di Esteves. Una scelta probabilmente maturata alla luce delle aspettative su una gara sporca, intensa e fortemente fisica, caratteristiche che il centrocampista austriaco ben interpreta.

Il clima è tesissimo fin dai primi istanti, complice l’enorme posta in palio. Il Sudtirol approccia il match con grande convinzione, proponendo il classico calcio targato Castori: aggressivo, verticale e duro nei contrasti con continui falli spezzaritmo e pressing feroce sulle ripartenze pugliesi. Le prime occasioni sono infatti dei padroni di casa. Merkaj e Frigerio provano a sorprendere Cerofolini — costretto spesso ad agire lontano dai pali — con conclusioni indirizzate sul primo palo che terminano però di poco a lato.

Il Bari regge l’urto dell’intensa pressione altoatesina ma fatica a costruire gioco. Per gran parte del primo tempo gli ospiti appaiono confusi nelle trame offensive con transizioni spesso prive di riferimenti e idee chiare. Rao, atteso protagonista, resta troppo evanescente: il suo talento sembra quasi imprigionato, incapace di accendersi nel momento più delicato della stagione.

Al 33’ arriva la grande chance per il Sudtirol: Molina colpisce il palo approfittando di un errore di copertura di Piscopo, in ritardo nella lettura dell’azione. In chiusura di frazione, però, il Bari costruisce la sua occasione più nitida: Kevin Piscopo spreca una buona opportunità calciando di poco a lato.

Ripresa incandescente al Druso dove tensione e intensità salgono con il passare dei minuti. Il Sudtirol rientra in campo con coraggio e aggressività, sfiorando il colpo del vantaggio al 63’: Pecorino trova la rete che fa esplodere lo stadio ma l’arbitro annulla tutto per un fallo dell’attaccante altoatesino su un difensore del Bari.

La risposta dei pugliesi arriva immediata. I biancorossi aumentano il ritmo e provano a cambiare volto alla gara con l’ingresso di Lorenzo Dickmann al posto di Mantovani. Proprio Dickmann crea l’occasione più nitida: dopo una ribattuta in area, il suo tentativo viene neutralizzato da un intervento prodigioso di Jacopo Adamonis, decisivo nel deviare il pallone sopra la traversa. Nel finale il Sudtirol continua a spingere senza paura, mentre il Bari fatica a trovare lucidità e concretezza. Al triplice fischio esplode la delusione: i pugliesi salutano la Serie B e retrocedono in Serie C.

Foto: SSC Bari

Il Bari é vivo, soffre ma batte l’Entella 2-0. La salvezza é ancora possibile

Primo maggio fortunato per il Bari di Moreno Longo che nella 37^giornata del campionato di Serie B ha affrontato la Virtus Entella vincendo per 2-0. Una partita imprevedibile sulla base degli episodi avvenuti – il rosso dapprima di Verreth e poi di Guiu – ma coerente con quanto i pugliesi (non) hanno mostrato sino ad ora. Mai un dominio totale ma sempre tanta, troppa, sofferenza. Il destino però è ancora dalla parte dei biancorossi complici anche i risultati delle altre dirette concorrenti. A segno Moncini 46′, Maggiore 90′ + 7′.

Primo tempo all’insegna dell’equilibrio agonistico tra Bari ed Entella, due squadre consapevoli della posta in palio. Il primo squillo è degli ospiti: al 15’ l’ex Benedetti sfiora il vantaggio con un colpo di testa che si stampa sul palo di un Cerofolini battuto. Un brivido per il Bari, che fatica inizialmente a trovare spazi. I biancorossi provano ad accendersi sulla corsia sinistra con Rao, tra i più intraprendenti, ma le sue iniziative non riescono mai a impensierire davvero Del Frate. Al 27’, però, arriva la prima vera occasione pugliese: una splendida trivela dello stesso Rao disegna una traiettoria insidiosa, deviata in angolo dal portiere ospite.

L’Entella, dal canto suo, si conferma una squadra pericolosa soprattutto in contropiede, mostrando un atteggiamento altamente propositivo ed offensivo. Il Bari, con il passare dei minuti, sembra però aumentare i giri del motore, dando segnali di crescita in una sfida che resta apertissima e carica di tensione. La svolta per i padroni di casa arriva nel recupero con la rete di Gabriele Moncini (47′) che si coordina su colpo di testa di Braunoder ed infiamma la porta di Del Frate.

La ripresa si apre con un episodio destinato a cambiare l’inerzia della gara. Il Bari resta in dieci uomini per l’espulsione di Matthias Verreth, punito con il cartellino rosso dopo un contrasto a terra con Guiu. Un’azione confusa, in cui il giocatore ospite aveva inizialmente spinto il centrocampista biancorosso, ma la reazione del numero 29, avvenuta proprio sotto gli occhi del direttore di gara, non è sfuggita all’arbitro, che ha optato per il provvedimento più severo, per certi versi anche in maniera discutibile.

Un’ingenuità che pesa come un macigno sulla squadra di Longo, costretta a ridisegnare immediatamente assetto e priorità. Con l’inferiorità numerica, i pugliesi abbassano inevitabilmente il baricentro, scegliendo un atteggiamento più prudente. La necessità di difendere il risultato prende il sopravvento su qualsiasi ambizione offensiva: il Bari si compatta nella propria metà campo, consapevole dei propri limiti e del rischio di esporsi troppo. Una scelta quasi obbligata, per evitare che l’equilibrio della partita possa spezzarsi definitivamente a favore degli avversari.

Chi di spada ferisce, di spada perisce. Entella in dieci dal 75′ in seguito ad un ennesimo fallo pericoloso di Guiu che viene invitato a dirigersi negli spogliatoi dal direttore di gara. In chiusura la rete di Giulio Maggiore al 90′ +7′: palo colpito da Esteves e gol su deviazione. Simbolico lo striscione esposto al San Nicola dai gruppi organizzati che anche negli scorsi giorni avevano manifestato il proprio disappunto nei confronti della situazione che i biancorossi stanno vivendo. Il messaggio lanciato dalla curva: “Pazienza e sostegno ricambiati con vergogna e fallimento!”.

Foto: SSC Bari

Terremoto nel calcio italiano, trema il mondo arbitrale. L’inchiesta si allarga: indagato anche il barese Nasca

Si allarga l’inchiesta della Procura di Milano sul sistema arbitrale italiano che scuote il mondo del calcio dopo le rivelazioni dell’ex guardalinee di Serie A Domenico Rocca. È proprio dal suo esposto e dalla sua testimonianza che prende corpo un quadro investigativo complesso, in cui si ipotizza l’esistenza di un meccanismo in grado di alterare regolamenti, influenzare designazioni e orientare valutazioni arbitrali, con possibili favoritismi e la tutela di determinati “uomini” all’interno del sistema.

In questo contesto emerge anche il nome di Luigi Nasca, 49 anni, arbitro VAR originario di Bari, oggi tra gli indagati per concorso in frode sportiva. Il suo ruolo, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, si intreccia con alcune delle partite finite sotto osservazione: Nasca era in sala VAR sia in Inter-Verona, gara già al centro di polemiche, sia in Salernitana-Modena, altro match ritenuto rilevante nell’indagine.

Proprio queste partite rappresentano alcuni dei nodi dell’inchiesta coordinata dal pm Maurizio Ascione e condotta dal Nucleo operativo metropolitano della Guardia di Finanza. Gli investigatori stanno cercando di chiarire se vi siano stati interventi impropri o condizionamenti nelle decisioni arbitrali, oltre a eventuali accordi tra più soggetti per orientare esiti e valutazioni.

Nasca compare in un fascicolo più ampio che coinvolge altri esponenti del mondo arbitrale, tra cui designatori e addetti VAR, in relazione a diverse gare considerate sospette. Al momento gli indagati sono 5: Rocchi, ex designatore arbitrale che si è autosospeso, l’ex supervisore Var Gervasoni, gli arbitri Nasca, Patierno e Di Vuolo, ma gli stessi inquirenti ritengono che il perimetro possa estendersi ulteriormente, anche perché alcune ipotesi di reato sono contestate in concorso.

L’impressione è che l’indagine sia ancora in una fase delicata e in evoluzione, con molti aspetti da chiarire e un quadro accusatorio che potrebbe arricchirsi di nuovi elementi. In questo scenario, la posizione di Nasca — come quella degli altri arbitri coinvolti — resta tutta da definire, in attesa degli sviluppi investigativi e degli eventuali interrogatori.

Ko del Bari ad Avellino: i lupi dominano contro biancorossi inesistenti

Si conclude con un’amara sconfitta la 36^giornata del campionato di Serie B per il Bari di Moreno Longo che si arrende nel campo dell’Avellino per 2-0 in una partita mai decollata per gli ospiti e sempre gestita dai lupi. A segno Besaggio 67′ e Palumbo 79′.

Il primo tempo si sviluppa su un canovaccio chiaro: Avellino più aggressivo e propositivo, Bari più attendista e ancora alla ricerca della giusta chiave per rendersi davvero pericoloso. L’avvio di gara è equilibrato con due squadre attente a non scoprirsi troppo. Il primo vero squillo arriva al 14’: è l’Avellino a rendersi pericoloso con Bisaggio che conclude di poco a lato al termine di un’azione ben costruita. I padroni di casa danno l’impressione di avere un passo in più nella fase offensiva, mentre il Bari si affida a una manovra contenitiva.

I lupi spingono con continuità, in particolare sulla corsia sinistra, dove Besaggio si trasforma in una vera e propria mina vagante, mettendo in difficoltà la retroguardia biancorossa. Il Bari prova timidamente a reagire intorno al 20’: Rao serve un pallone tagliato verso Moncini, ma l’intervento puntuale della difesa biancoverde sventa la minaccia. Pochi minuti dopo, al 24’, lo stesso Rao tenta un nuovo cross mancino sul secondo palo, senza però trovare compagni pronti alla finalizzazione.

Al 25’ è ancora i biancorossi si fanno vedere con Braounoder che prova la conclusione dalla distanza su sviluppo di palla inattiva. Lo schema studiato da Longo sorprende momentaneamente la difesa avellinese, ma non produce effetti concreti. L’Avellino continua a premere e al 31’ costruisce un’altra grande occasione: Besaggio, sugli sviluppi di un rimpallo, si coordina e lascia partire un potente tiro diretto sul secondo palo trovando la pronta risposta di Cerofolini.

Se i lupi appaiono più intraprendenti con verticalizzazioni decisione, il Bari fatica a costruire gioco con continuità, preferendo rallentare i ritmi e gestire il possesso senza affondare con convinzione.

Ripresa che cambia subito volto allo stadio Partenio-Lombardi con il Bari che prova ad alzare il baricentro e a rendersi più incisivo rispetto alla prima parte della partita. Al 49’ i pugliesi hanno una grande occasione in contropiede con Braounoder che si ritrova in una situazione di 2 contro 2: l’azione, però, viene gestita male e si spegne senza esito confermando la scarsa lucidità sotto porta degli uomini di Longo.

L’Avellino non resta a guardare e al 56’ sfiora il vantaggio con Russo, protagonista di una conclusione pericolosissima deviata con un intervento prodigioso da Cerofolini. Proprio dopo questa giocata nasce un momento di tensione tra i due, segno di una gara sempre più accesa anche sul piano nervoso. Il gol è nell’aria e arriva al 67’: a sbloccare il match è Besaggio, senza dubbio il migliore in campo.

L’azione nasce da un inserimento centrale di Sounas, che serve un pallone perfetto verso l’area piccola; Besaggio si fa trovare pronto e scarica in rete con forza, premiando la sua prestazione dominante. Il Bari accusa il colpo e non riesce a reagire tirando i remi in barca prima del fischio finale. L’Avellino, invece, continua a gestire con sicurezza e chiude definitivamente i conti al 79’, quando Palumbo mette la firma sul 2-0.

Una vittoria netta per i lupi che hanno interpretato la gara con maggiore intensità e qualità, mentre per il Bari resta la solita prestazione da dimenticare mai realmente decollata.

Foto: SSC Bari

Da Cannito a Izzo, da Favilli a Leccese: casi e caos mentre il Bari si gioca la vita. Da oggi in ritiro

La settimana biancorossa si apre nel segno delle polemiche e delle provocazioni, alimentando il clima in vista della sfida di venerdì contro l’Avellino. A tenere banco, da un lato, le dichiarazioni del sindaco di Barletta, Mino Cannito, dall’altro, la risposta sui social del difensore irpino Armando Izzo, che ha riacceso una rivalità mai sopita.

Il riferimento, infatti, non è casuale ma affonda le radici nel 2022, quando il difensore del Bari Raffaele Pucino ironizzò sull’eliminazione dell’Avellino dai playoff con un post provocatorio: «I’m so sorry… A me spiace e a te?», taggando l’allora compagno, oggi Direttore Sportivo biancorosso, Valerio Di Cesare. Un episodio che spiega la replica di Izzo, letta da molti come una sorta di resa dei conti a distanza.

A rendere il clima ancora più incandescente sono arrivate anche le parole dell’ex attaccante biancorosso Andrea Favilli che, ai microfoni di Prima Tivvù e riportate da tuttoavellino.it, ha parlato di un “Partenio” pronto a trasformarsi in una bolgia. Un segnale chiaro di quanto la sfida sia sentita in casa Avellino, anche alla luce della sconfitta del Cesena nell’ultimo turno contro il Palermo (2-0), che riapre le speranze playoff per gli irpini.

Sul fronte istituzionale, il sindaco di Bari Vito Leccese ha criticato le dichiarazioni del collega barlettano, ritenute irrispettose non solo per la città ma anche per l’intera tifoseria biancorossa. Intanto, mentre il clima resta rovente, nelle ultime ore si era fatta strada anche l’ipotesi di una possibile variazione dell’orario della gara valida per la 36ª giornata di Serie B per motivi di sicurezza e ordine pubblico. Il successivo incontro tra Questura ed Istituzioni ha disposto l’inizio della partita alle ore 21:00 come da programma.

“Spero nel Bari in Serie C”, botta e risposta tra sindaci. Leccese a Cannito: “Inopportuno rispetto per i baresi”

“Rispetto per i nostri tifosi”: è quanto chiede il sindaco di Bari, Vito Leccese, che ha scritto una lettera al sindaco di Barletta, Mino Cannito, il quale, dopo la promozione in Lega pro del club della sua città, aveva auspicato la retrocessione del club dei De Laurentiis.

“Caro Mino – ha scritto Leccese – ho ascoltato con sincero stupore le tue dichiarazioni in occasione dei festeggiamenti per il ritorno del Barletta in Serie C. Se da un lato ho compreso l’entusiasmo per un traguardo sportivo atteso da una piazza appassionata come quella del Barletta, alla quale faccio i miei complimenti per il risultato raggiunto, dall’altro non ho potuto non rilevare come le tue parole sul futuro del Bari Calcio siano suonate non solo inopportune, ma difficilmente conciliabili con il Tuo ruolo di sindaco”, che “nel gioire per il progresso del territorio e l’eccellenza delle sue realtà sportive, non dovrebbe mai augurarsi il fallimento altrui”.

“Ieri, poi, ho letto il post – ha proseguito Leccese – in cui hai giustificato le Tue dichiarazioni: tutto comprensibile, per carità, salvo per le mancate scuse alla città di Bari e alla sua tifoseria. Nella certezza che si sia trattato solo di un piccolo incidente di percorso, ti auguro buon lavoro per il prosieguo del Tuo mandato”.

Nel suo post il primo cittadino di Barletta aveva chiarito che il suo “non era un augurio di
sventura” alla squadra del Bari “ma il desiderio, da sindaco, di vedere la propria
città protagonista di derby epici”. “Se il Bari raggiungerà la
salvezza sarò il primo a gioire”, aveva evidenziato Cannito.

“Spero che il Bari retroceda in Serie C”, il caso Cannito: lasciate la politica fuori dal calcio

Nei giorni scorsi abbiamo cercato di contattare il sindaco di Barletta, Mino Cannito, finito al centro delle polemiche per alcune dichiarazioni sulla possibile retrocessione del Bari. Tutto nasce dalla promozione del Barletta in Serie C, arrivata al termine di undici anni di assenza dalla categoria. In quell’occasione, Cannito aveva commentato con una battuta che non è passata inosservata: «L’anno prossimo noi avremo squadre come Catania, Foggia, Salernitana, spero anche il Bari, me lo auguro. Non me ne voglia il sindaco Leccese ma è una mia aspirazione».

Parole che hanno suscitato la reazione immediata dei tifosi biancorossi che sui social hanno espresso forte disappunto ed indignazione. Il riferimento al primo cittadino di Bari, Vito Leccese, ha contribuito ad alimentare ulteriormente il dibattito anche perchè non sembrava essere lui il reale destinatario della frase provocatoria. Dopo un primo tentativo di contatto con esito negativo, Cannito ha pubblicato sui social un lungo messaggio di scuse, giudicato da molti poco convincente. Resta però il dubbio sulla natura delle sue dichiarazioni: semplice sfottò sportivo o un messaggio con sfumature più politiche?

Le diatribe politiche tra il Sindaco Cannito e l’attuale Presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, principale (se non unico) sostenitore della “causa Bari calcio”, sono note nel panorama politico. I due rappresentano di fatto due fazioni opposte (centrodestra – centrosinistra) e Cannito già nel lontano 2024 aveva dato prova di voler rendere ostili i rapporti tra la BAT e Bari con un’altra dichiarazione infelice: “I baresi non ci amano”. Frase che trovò la risposta immediata dell’ex sindaco di Bari Decaro.

Nel frattempo, nessuna presa di posizione ufficiale è arrivata né dal Comune di Bari né dall’entourage del presidente del club biancorosso, Luigi De Laurentiis. Un silenzio che, secondo alcuni osservatori, alimenta il dibattito sul ruolo e sulla rappresentanza istituzionale attorno alla squadra.

Bari umiliato al San Nicola, tutto facile per il Venezia: netto 0-3. Spettro retrocessione?

Aiutati che Dio ti aiuta, recita un noto proverbio secondo cui è necessario impegnarsi in prima persona per risolvere i problemi prima di attendere un aiuto divino. Questo è quanto il Bari non ha fatto nella partita odierna contro la capolista Venezia. Distratti, poco precisi ed inattivi i biancorossi subiscono un pesante 3-0 frutto più di errori personali che di maestria dell’avversario. A segno Haps 19′, 45’+1′ e Adorante 52′.

Non c’è margine per distrazioni quando in palio c’è la promozione nel campionato di massima serie. Lo sa bene il Venezia di mister Stroppa, chiamato a rispondere sul campo dopo il netto 3-0 rimediato dal Monza contro la Sampdoria nella serata di ieri. Nonostante l’assenza dei tifosi ospiti sugli spalti a causa del divieto di trasferta i lagunari imbastiscono le fila del gioco con ordine e lucidità gestendo il possesso palla con equilibrio.

I primi rintocchi della partita scorrono senza particolari sussulti con gli ospiti padroni del palleggio ma senza affondi decisivi. Al 19′ arriva la svolta con un cross proveniente dalla destra, Cerofolini non trattiene il pallone favorendo l’inserimento di Haps che sfrutta l’errore e deposita in rete il gol del vantaggio. Questo, un episodio che non fa altro che confermare il trend del Bari.

I gol subiti più che per meriti degli avversari nascono da disattenzioni ed incertezze dei biancorossi, aspetti che pesano come macigni in un’altra stagione da dimenticare. Il Bari prova a cambiare marcia nei minuti finali del primo tempo alzando il baricentro e cercando di sorprendere il Venezia con rapide ripartenze. I pugliesi sfiorano il pareggio con le iniziative di Rao e Braunoder ma senza riuscire a concretizzare.

E’ proprio la mancanza di precisione nella fase di finalizzazione a condannare i biancorossi. Mentre il Bari tenta di trovare la giusta intesa tra esterni ed attaccante, i lagunari ne approfittano con cinismo segnando la rete del 2-0: su un ennesimo errore difensivo Haps si inserisce tra Cistana ed Odenthal firmando la sua doppietta.

Non c’è due senza tre recita l’incipit della ripresa. Adorante chiude definitivamente i giochi al 52′ trasformando un cross centrale nella rete del 3-0. Un risultato che spegne le labili speranze dei pugliesi di poter riaprire il match. Nel finale il Venezia gestisce senza affanni abbassando i ritmi e consolidando il possesso palla.

Foto: SSC Bari

Longo alla vigilia di Bari-Venezia: “Non serve guadare le altre. Pucino? Abbiamo altro a cui pensare ora”

Il passato non può essere cancellato ma si può trarre spunto da esso. Il Bari nel pomeriggio di domani alle ore 15:00 dovrà provare ad invertire la rotta con una big del campionato: la capolista Venezia. Per i lagunari un cammino che parrebbe essere indirizzato alla vittoria diretta del campionato di Serie B ma i pochi punti che separano la squadra di Stroppa dal Monza non consentono ancora di poter assaporare una promozione matematica.

Se da un lato c’è chi ha già i gadget da festeggiamenti in serbo, dall’altro c’è chi dovrebbe lottare per evitare la retrocessione in Serie C. Questa, una macchia troppo grande da poter accettare oltre ad un immenso disonore per la piazza pugliese. La settimana giunta in dirittura d’arrivo ha visto il tecnico piemontese Moreno Longo fare i conti non solo con l’importante preparazione della partita ma anche con un clima non idilliaco a causa delle polemiche “da bar” innescate dall’esclusione di capitan Pucino dalla lista dei convocovati per Monza. Alle ore 13:00 si è tenuta l’abituale conferenza stampa alla vigilia di Bari-Venezia.

Analisi dell’avversario – “Servirà un Bari perfetto perchè affrontiamo la prima della classe con valori importanti. La nostra gara dovrà essere attenta e senza sbavature a livello fisico. La mole che il Venezia impone è elevata. Il Bari dovrà sfruttare le opportunità che ci serviranno con cinismo. Non serve guardare le altre se non si fanno punti”.

Fase di non possesso – “Non ti devi permettere di abbassare la concentrazione che sia su un fallo o altro. Nella categoria ci sono errori macroscopici ma noi dobbiamo pensare alle nostre distrazioni. Il gol subito a Monza è frutto di una nostra svista. Nel momento in cui c’è stata la rimessa laterale ci siamo fermati. Ecco noi dobbiamo evitarlo e rimanere sempre concentrati”.

Approccio alle big –Bisogna essere realisti. Quando affronti queste squadre non è il non voler cambiare atteggiamento il punto ma ciò che l’avversario ti concede di fare. Loro se sono in giornata ti mettono li e tu puoi solo capitalizzare le occasioni che ci sono in ripartenza. Pensare di poter dominare le grandi lo si può anche fare ma se ti apri e concedi distanze diventa complicato e difficile. Questo Bari non se lo può permettere in questo momento.

I subentranti – “Sappiamo quanto possono incidere. E’ un elemento che può spostare in termini di risultato perchè se entri e riesci a determinare mutano gli equilibri della squadra. Noi ci auguriamo sempre che quando si fanno delle scelte, dei cambi, lo si fa sia perchè obbligati sia perchè speriamo di migliorare i trend dei secondi tempi dove spesso si decide l’esito di una partita”.

Indisponibili – “Fuori Darboe, Dickmann, Verreth, Esteves e Dorval invece squalificato. De Pieri è rientrato in gruppo ma non può ancora partire dal primo minuto”.

Caso Pucino –Dopo la partita di Monza non sono stato lapidario ma ho detto la verità. Non ha senso che esista questa situazione perchè siamo a quattro giornate dalla fine e si deve pensare ad altro. Non abbiamo un gruppo sfaldato ma vorrei essere chiaro nel dire che non abbiamo tempo di pensare al singolo. Il gruppo è unito e ci sono giocatori con un profilo umano elevato”.

Poche parole e più fatti – “A Monza si è fatto un buon primo tempo dove ti sei andato a giocare una partita con attenzione. Questo dobbiamo essere bravi a portarlo per 95′. Noi lavoriamo per essere perfetti anche se sappiamo che è una cosa complicata. Contano molto anche gli episodi. Il calcio è costituito anche da errori e noi dobbiamo cercare di limarli il più possibile sfruttando quelli che gli altri potrebbero commettere. Purtroppo le partite vanno anche in modo diverso da come le prepari”.

Foto: SSC Bari