Sonia questa volta ha voluto parlare negli ultimi videomessaggi di Stella, rispondendo ad alcuni commenti pubblicati sui vari social. Per Sonia Stella è come una figlia e ha voluto rassicurare tutti sulle sue condizioni di salute, svelando anche alcuni retroscena e un episodio di cronaca.
Pucino e le (non) parole del suo sfogo: quando l’Io viene prima del Noi
Non sempre scagliare la pietra e nascondere la mano risulta una strategia efficace. A volte, anzi, può trasformarsi in una miccia pronta a incendiare un ambiente già di per se provato e momentaneamente fragile. Questo è il caso delle parole pubblicate sul profilo Instagram dal biancorosso Raffaele Pucino il cui messaggio che apparentemente vorrebbe smorzare le polemiche rischia nei fatti di alimentarle.
Il pregresso. Il numero venticinque del Bari non era stato convocato per la trasferta di Monza e secondo quanto riferito dall’ufficio stampa della società ciò era da ricondurre ad una mera scelta tecnica di mister Longo. Difatti, il tecnico biancorosso aveva spiegato di aver optato per profili differenti in quella specifica circostanza. Parrebbe non esserci alcun tipo di retropensiero alla base se non fosse che rumors sorti già dalla passata stagione sostenevano che tra Pucino e Longo non ci fosse mai stato un rapporto idilliaco.
Senza entrare nelle narrazioni precise di cui sono a conoscenza solo i protagonisti della vicenda e non volendo alimentare un gioco del telefono errato, una domanda potrebbe sorgere spontanea ai più: se non si vuole alimentare la polemica in un momento storico in cui occorrerebbe solo sostenere la causa Bari, che motivo ci sarebbe di rendere pubblico uno sfogo non richiesto sul proprio profilo social?
“In questo momento non è tempo delle polemiche né delle spiegazioni”, scrive il difensore del Bari. Anche se, è proprio scegliendo di intervenire – se pur affermando di non voler parlare – che Pucino finisce per lanciare un segnale ambiguo ma nemmeno tanto velato: “In queste ore sono uscite tante parole e ricostruzioni su vicende passate [..]. La cosa più importante per me è una sola: dare tutto per questa maglia e contribuire a raggiungere l’obiettivo della permanenza in serie b con il Bari”. Non essendo realmente il tempo giusto per esporre beghe da spogliatoio, la linea più coerente sarebbe stata una sola: il silenzio totale.
Invece no. Il messaggio lanciato è tutt’altro che neutro. Quella del tesserato SSC Bari è difatti una presa di posizione parziale. Il campano lascia intendere molto senza chiarire nulla: “Per rispetto dei miei compagni, della società, dello staff e soprattutto dei tifosi preferisco restare in silenzio e concentrarmi solo sul campo. Parlare adesso non aiuterebbe nè a me nè alla squadra”. Nessun riferimento al tecnico Moreno Longo il cui mancato nome appare come una conferma rispetto al clima ostile che intercorrerebbe tra i due.
Il punto che sembra sfuggire a Pucino è uno solo ed anche alquanto basilare: in un momento così delicato, ogni parola pesa come un macigno, soprattutto quelle non dichiarate ma lasciate indentere. Asserire che “non è il momento di parlare” equivale comunque ad entrare nel vivo del dibattito senza assumersi a pieno la responsabilità. Un atteggiamento che potrebbe essere interpretato come un semplice sfogo ma che in realtà cela finalità diametralmente opposte.
I tifosi, già provati da una stagione complicata in Serie B causata in prima persona da un agglomerato di giocatori senza mordente ed identità, non chiedono proclami, ma chiarezza. Se ci sono “vicende passate” da palesare, accennarle senza approfondire il tutto rischierebbe solo di generare sospetti oltre che alimentare malumori. Pucino parla di rispetto, un principio condivisibile, certo. Ma il rispetto, in certi momenti, passa anche dalla coerenza. E tra il dire “non voglio alimentare polemiche” e il pubblicare un messaggio che inevitabilmente le alimenta, la distanza è tutt’altro che sottile.
Serie B, Monza troppo superiore. A Longo non riesce il miracolo: Bari sconfitto 2-0
Due antipodi a confronto. Progettualità, qualità tecniche e basi salde da un lato; dall’altra scelte dubbie, una rosa da rivedere ed una disperata corsa ai ripari che sa sempre più di emergenza. Nella 34^giornata del campionato di Serie B il Monza supera di misura il Bari al termine di una partita ad un unico senso sul piano di gioco. A segno Obiang 50′ e Pessina 80′.
I pugliesi guidati da mister Moreno Longo partono con un profilo basso ed un piano chiaro: contenere. Il pressing alto degli avversari nei primi trenta minuti mette a dura prova la retroguardia ospite. Il Monza costruisce, insiste ma inizialmente non sfonda. Le tante conclusioni verso Pissardo, chiamato a sostituire l’infortunato Cerofolini, risultano insidiose ma poco incisive. Per la totalità del primo tempo il Bari si compatta nella propria metà campo lasciando intravedere per lunghi tratti l’impronta difensiva tipica delle squadre di Longo.
Sul fronte offensivo per i pugliesi è lampante la difficoltà riscontrata. Thiam non avverte per la totalità della gara alcun pericolo. Le corsie esterne non producono quanto sperato e dalla mediana non si sviluppano verticalizzazioni valide indirizzate a Moncini & co. . Le coperture del Monza sono puntuali ed il ritmo di gioco impostato dalla squadra guidata da mister Bianco mette in difficoltà i pugliesi non avezzi a questa tipologia di gara. Un Rao intimorito tenta di scuotere la squadra prendendo il sopravvento sulla fascia sinistra ma le conclusioni verso Thiam si dimostrano labili e scontate. La reazione del Bari in termini offensivi è del tutto inesistente.
La svolta arriva al primo rintocco della ripresa: al 50′ i lombardi guadagnano il vantaggio con Obiang, servito da Petagna. Una rete che apre le danze al raddoppio raggiunto all’80’ con Pessina. Il finale non muta il canovaccio. A mister Longo non riesce il miracolo. Abissali le differenze tra le risorse a disposizione delle due squadre. Tre punti fondamentali nel bottino dei lombardi, mentre per il Bari la mera, ma grande, consapevolezza di averci almeno provato.
Foto: SSC Bari
Longo alla vigilia di Monza-Bari: “Out Cerofolini. Gara aperta ma la preoccupazione più grande siamo sempre noi”
Archiviata l’importante vittoria contro il Modena (3-1) i biancorossi sono chiamati in causa per affrontare un altro banco di prova: il Monza. La squadra di mister Bianco attualmente terza in classifica a quota 66 punti ha collezionato nelle ultime tre partite soli pareggi rimediando anche l’espulsione di Cutrone nella scorsa giornata contro il Catanzaro del DS Polito.
L’attenzione si concentra sulle parole di Moreno Longo, intervenuto nella conferenza stampa alla vigilia del match per presentare una partita tanto delicata quanto fondamentale per il raggiungimento della salvezza. L’allenatore biancorosso ha analizzato il momento della squadra, sottolineando l’importanza di approcciare la gara con determinazione e lucidità, consapevoli delle difficoltà che l’avversario può creare. Tra considerazioni tattiche, gestione delle energie e obiettivi stagionali, Longo ha tracciato la rotta da seguire, ribadendo la volontà del Bari di giocarsi le proprie carte con coraggio e identità.
Prossima avversaria il Monza: “Sappiamo che affronteremo una grande squadra che ha fatto un campionato importante. Ha giocatori di qualità e quando ti devi opporre a questi club devi disputare una buona partita sotto tutti gli aspetti. Quando si gioca è sempre tutto aperto”.
Condizioni della squadra: “Fuori De Pieri, Darboe e Dickmann. Ci sarà fuori anche Cerofolini che ha subito contro il Modena una grave pallonata. Nel suo percorso farmaceutico sta assumendo un farmaco che non gli consente di scendere in campo in questa partita”.
Rao e la prevedibilità sulla fascia: “Dobbiamo continuare a lavorare in questo senso. Quando si analizzano le partite si sanno pregi e difetti di ogni squadra. Rao va lasciato sereno così da esprimersi a questi livelli. Ha rimodulato anche il suo modo di approcciarsi alle partite. Prima era molto più isolato sulla sinistra. La prestazione però è di squadra e non del singolo. Se Rao sta facendo bene è perchè tutti lo stanno ponendo nella condizione di esprimersi”.
Piscopo e Dorval: “Hanno giocato anche insieme. Uno non esclude l’altro ma la scelta la faremo anche in base alla condizione dei singoli e sulla base del tipo di avversario che avranno. Gli esterni del Modena sono molto validi. Oltre ad opporci con l’atteggiamento giusto dovremo scegliere le caratteristiche corrette”.
Punti fondamentali nelle prossime partite:“Non esiste altro obiettivo al momento dell’opportunità Monza. I punti sono in palio in tutte le partite. Abbiamo fatto meglio per assurdo con le squadre di alta classifica che non con quelle di pari livello”.
Cambi ed approccio dei subentranti: “Quando inserisci dentro un giocatore e fa gol hai fatto bene come allenatore, se non accade i cambi sono definiti sbagliati. Chi è entrato contro il Modena ha fatto bene a porre la partita sul 3-0 perchè se ci fosse stato il 2-1 con gli otto minuti di recupero la partita si sarebbe potuta evolvere diversamente”.
Preoccupazioni in vista di Monza: “La preoccupazione più grande siamo sempre noi. La certezza ad oggi non posso ancora averla circa la costanza della squadra. Mi piacerebbe trovare un Bari dentro la partita focalizzato a pieno su una gara competitiva”.
Moncini ed i ringraziamenti a Longo: “Non ho avuto modo di ascoltare le parole di Gabriele nel post partita ma sono contento se è rimasto a Bari. E’ un giocatore che sta lavorando sodo, si sta ponendo nella maniera corretta. Sta migliorando sul fattore partecipazione con la squadra sia in fase di possesso che di non possesso ed avrebbe meritato la doppia cifra già da molto tempo per le sue capacità e la visione che lui ha della porta”.
Foto: SSC Bari
Maita metronomo del Benevento: arriva la promozione in Serie B con una rivincita… a costo zero
Dopo tre anni il Benevento ritorna in Serie B e tra i video e le foto dei festeggiamenti a Salerno per la promozione matematica ottenuta spunta un volto noto alla piazza di Bari: Mattia Maita. Protagonista di cinque anni di storia biancorossa, dal 2020 al 2025, Maita è stato artefice sia di annate strabilianti sia di momenti bui a cui il centrocampista messinese ha sempre saputo reagire a testa alta. Professionismo puro, direbbero i più, talento e determinazione sono i dati di fatto. La storia di questa promozione raggiunta da Maita ha il sapore di una rivincita che matura sul manto verde lontano dai riflettori mediatici per poi esplodere con la forza dei soli fatti.
Il 10 luglio 2025 il Bari ufficializzò il passaggio di Maita al Benevento in un’operazione a titolo definitivo avvenuta a costo zero. Un trattamento umano che è stato poco consono ad un vice-capitano che con i colori biancorossi ha totalizzato ben 190 presenze, una promozione in Serie B ed una finale playoff per la A persa contro il Cagliari al 94′ di una partita maledetta. Gli addetti ai lavori hanno motivato la scelta della cessione con una strategia mirata di sfoltimento della rosa, riduzione dei costi e cambio in zona mediana. Un piano che a distanza di mesi e quasi al termine di un’altra stagione dubbia si è rivelato non solo fallimentare ma anche poco lungimirante.
La partenza dal capoluogo pugliese del centrocampista classe ’94 non ha prodotto rumore. Difatti la separazione tra le parti è stata vissuta in maniera quasi ordinaria. Probabilmente i Direttori Sportivi avevano sottovalutato il potenziale di un uomo spogliatoio oltre che di un giocatore qualitativamente valido ed affidabile. Oggi Maita è sul carro dei vincitori come capitano e simbolo del Benevento, una squadra che ha ritrovato la Serie B anche grazie alla sua leadership silenziosa ma determinante.
Fin dal suo arrivo in Campania, Maita ha dimostrato di possedere quella scintilla in più in grado di trasmettere equilibrio e competenza ad una squadra ben costruita come il Benevento. Progettualità ed idee chiare, le carte vincenti per poter ambire al successo. La fascia da capitano non è stata un regalo, ma la naturale conseguenza di un percorso sportivo costruito giorno dopo giorno, tra sorrisi e sofferenze.
L’ex numero quattro del Bari ha impartito una lezione al calcio moderno spesso avido di sentenziare giudizi frettolosi. Mentre il mondo scorreva ed i pugliesi si preparavano ad affrontare un’ennesima stagione tragica Maita si è posto dinanzi al leggio e come un vero maestro d’orchestra ha dettato i tempi giusti della melodia guidando i suoi compagni alla vittoria del campionato. Anche in questa storia, così come in una favola di Esopo, la morale impartita si paga a caro prezzo: il valore è soggettivo per chi lo osserva, ciò che per qualcuno è privo di importanza per altri diventa essenziale.
Pasquetta vincente al San Nicola: i biancorossi espugnano il Modena 3-1
33^ giornata fortunata in quel di Bari dove la squadra di Moreno Longo espugna il Modena di Sottil per 3-0 in una partita gestita nella totalità dai padroni di casa. Sosta producente ma il tempo per festeggiare il bottino pieno non c’è. A segno Moncini 22′(R), Adorni (AUT), Cuni 80′ e Ambrosino 90′.
Un entusiasmo evanescente è quello che traspare da un San Nicola semi-deserto nel giorno di Pasquetta. Complici sia le festività che le prestazioni deludenti di una squadra che almeno un primato l’ha raggiunto in questa stagione: quello di far disinnamorare pure gli irriducibili romantici che per i colori e l’attaccamento alla maglia hanno da sempre sfidato risultati e classifiche. La squadra di Moreno Longo impatta la partita contro i canarini in maniera equilibrata.
Sin dai rintocchi iniziali le costruzioni dal basso di Chichizola spostano il gioco nella metà campo biancorossa con Cerofolini che tra i pali si presenta pronto a cogliere la zampata avversaria. Sono proprio gli schemi degli uomini di Sottil a servire al Bari la possibilità di approfittare su contropiede del vuoto difensivo presente nel campo del Modena. Rao diventa protagonista di innumerevoli ripartenze che trovano il massimo sviluppo in un fallo commesso da Wiafe nell’area piccola proprio ai danni del trequartista biancorosso.
I padroni di casa sbloccano il risultato al 22′ con la rete segnata su calcio di rigore da Gabriele Moncini. L’attaccante del Bari si appropria senza titubanza del pallone battendo dal dischetto un tiro che spiazza Chichizola. Proprio il portiere gialloblu diventa protagonista di un errore clamoroso dieci minuti dopo il gol subito. Adorni gestisce in malo modo la rimessa laterale battuta da biancorossi indirizzando il tiro di testa verso il proprio portiere. La beffa ha voluto che Chichizola in quel momento si trovasse di fianco al compagno di squadra e la palla è terminata in rete tra l’incredulità generale.
Ritmi alti nella ripresa per gli ospiti. La squadra di mister Sottil alza il proprio baricentro nel tentativo di riaprire la partita. Per il Bari un approccio maggiormente difensivo alla volta del mantenimento del parziale. I cambi proposti da Longo danno freschezza al gioco tanto da trovare all’80’ la rete con Marvin Cuni. In chiusura l’unica rete gialloblu con Ambrosino che pone la sua firma ad una partita non fortunata per gli ospiti. Pasquetta di rilancio in casa Bari.
Foto: SSC Bari
Il Bari torna in campo, missione salvezza. Longo senza alibi: “Ogni partita è una storia. Basta blackout”
Terminata la sosta con la debacle azzurra e le dimissioni dell’oramai ex Presidente della FIGC Gabriele Gravina è tempo di ritornare a preoccuparsi dei problemi in casa Bari. La squadra che ha terminato gli allenamenti la scorsa domenica ha successivamente ripreso il regolare ritmo settimanale dalla giornata di mercoledì.
I biancorossi giunti al rush finale sono richiamati in causa per portare a termine la missione salvezza, un miracolo si potrebbe dire, visto e considerato l’andamento annuale di una squadra indecifrabile e incostante. Archiaviata la sconfitta casalinga contro la Carrarese (0-3) il Bari dovrà impattare le ultime sei gare del campionato con un approccio che in sporadiche volte si è palesato: la posta in palio è molto alta, la retrocessione si prefigurerebbe come un ennesimo schiaffo morale nei confronti di una grande piazza.
Volendo trarre spunto dai discorsi longhiani, termine coniato all’occorrenza per indicare i filoni narrativi del tecnico Longo, occorrerà focalizzarsi step by step sui singoli avversari senza pensare a tutte le prossime avversarie del Bari dopo il Modena: Monza, Venezia, Avellino etc… Anche perché in caso contrario lo sconforto parrebbe essere smisurato.
Al San Nicola arriverà lunedì 6 aprile il Modena di mister Sottil una squadra matura, organizzata e con statistiche chiare: i canarini sono al primo posto per minor gol subiti solo venticinque le reti incassate in un’intera stagione.
Recuperi fisici nella settimana della sosta: “Abbiamo cercato di lavorare sugli aspetti critici premendo sull’aspetto fisico. C’era chi doveva recuperare e chi aumentare i carichi di lavoro. Stiamo cercando di focalizzarci sugli aspetti che riteniamo importanti. Verreth, Piscopo e Mantovani stanno lavorando con il gruppo. Out De Pieri, Bellomo e Dickmann che si è fermato per un fastidio al ginocchio”.
Segnali post sconfitta contro la Carrarese: “La prima settimana è stata atipica. La sconfitta bruciava a tutti e ci siamo concentrati su quanto potesse essere migliorato a breve periodo. La sosta non ha aiutato prima della partita contro il Modena. Ci stiamo allenando bene e forte con una reazione settimanale. Lo sappiamo che non basta se sul campo non lo trasporti”.
Bari ed il dato negativo di presenti previsti al San Nicola: “Io credo che sia innegabile che questo sia un dato di fatto. E’ normale che avremmo voluto fosse diverso per l’importanza che attribuiamo al pubblico di Bari. D’altro canto nel momento in cui si è creata questa situazione sappiamo che è colpa nostra e della mancata continuità. Dobbiamo focalizzarci su ciò che noi possiamo determinare provando a fare prestazioni che riaccendano entusiasmo. Non dobbiamo pensare ai problemi ma concentrarci sulle soluzioni”.
Eventuali cambi di modulo: “Il cambiamento si vede sulla base di come copri il campo, potenzialmente gli interpreti sono già quelli. Possono cambiare i giocatori ma alcune scelte ad oggi sono obbligate”.
Media punti per centrare la salvezza: “Non possiamo renderci conto solo ora del trend creato che poi non siamo riusciti a farlo meglio è un altro discorso. Ogni partita che passa è una partita in meno. Questo si sa ed è una realtà dei fatti. Non è cambiato nulla da prima. Dobbiamo sempre fare qualcosa di straordinario. Sul campo ci dev’essere un’attenzione maniacale”.
Dorval e la sua condizione: “Verificheremo oggi come Dorval rientra dalla Nazionale avendo usufruito di un permesso per un problema familiare. E’ nostra premura informarci giorno per giorno sulle condizioni psicofisiche dei ragazzi”.
Modena, una squadra solida e matura: “Permettetemi di porgere le più sentite condoglianze per la tragica scomparsa.Non c’è bisogno di presentare il Modena. I numeri parlano per loro. E’ una squadra che ha prodotto tanto in termini di gioco e potenziali occasioni. Era partita con questo obiettivo e lo stanno centrando con grande merito. Nel calcio ogni partita è una storia e noi abbiamo una chance di poterli affrontare nella maniera corretta. Quando abbiamo mostrato tutto il nostro potenziale abbiamo disputato belle partite. Se questo dovesse mancare contro chiunque è ovvio che le prestazioni siano calanti”.
Qui e ora: “E’ una frase che rimbomba spesso nel nostro spogliatoio. E’ il mio motto ed un mood corretto. Il resto sono considerazioni, chiacchiere e commenti. In quel momento lì bisogna essere determinanti”.
I blackout del Bari: “Mi auguro di vedere con il Modena un’attenzione costante. Vorrei che l’avversario segnasse per bravura e non disattenzioni nostre. Spero non ci siano blackout ma un trend costante per tutti i 95′ di gioco”.
Sulla Nazionale: “Il calcio non è in difficoltà da ieri ma da tanti anni. Spero si abbia la volontà di rifondare tutto perchè c’è bisogno di un cambiamento radicale”.
Circa l’umore del tecnico: “Ho la fiducia da parte di tutti e per fortuna so anche trasmettermi forza da solo. Per quanto riguarda il gioco a due punte oggi sarebbe difficile per dislocazione in campo di Rao che è un esterno e la nostra modalità di gioco”.
La cattiveria agonistica del gruppo: “Ci sono due elementi che spostano la domanda sulla cattiveria agonistica: una è la caratterialità, la seconda è quella di cercare di tirarla fuori con le buone o le cattive. Occorre scavare nella parte più interiore di noi. Sono situazioni di campo che vanno lette in altri modi. Ci sono dei falli che per forza di cose sei costretto a fare per trasmettere qualcosa al compagno, allo stadio. Diventa un modo per dimostrare che non stai accettando quello che sta succedendo nel campo. Le partite si vincono sui duelli, atteggiamento, sulle seconde palle”.
Foto: SSC Bari
Fallimento Italia, Di Gennaro: “Investimenti e cambiamento radicale. Non sappiamo più far crescere i giocatori”
31 marzo 2026. Una data che rimarrà impressa nella memoria storico-sportiva italiana non per un piacevole ricordo. Addio Mondiale vociferano i giovani tra le strade rumorose delle città dopo aver trascorso una serata in compagnia dinanzi alla tv per continuare a credere in una speranza oramai sgretolata. Dopo le ombre della Svezia nel 2018, Macedonia del Nord nel 2022, a Zenica si aggiunge la terza squadra che ha eliminato gli azzurri dalla Coppa del Mondo FIFA: la Bosnia ed Erzegovina. Sono costati cari gli errori dal dischetto di Pio Esposito e Bryan Cristante dopo 120 minuti di gioco, terminati 1-1 con le reti di Kean (15′) e Tabakovic (79′). La delusione all’indomani della debacle pesa come un macigno. L’ex giocatore azzurro Antonio Di Gennaro, intervenuto in un’intervista esclusiva di Quinto Potere, offre una lettura lucida e senza sconti dell’attuale movimento calcistico italiano.
Secondo Di Gennaro, il commissario tecnico Gennaro Gattuso aveva impostato la gara in modo complessivamente corretto, ma con margini di miglioramento evidenti: “A posteriori è facile parlare – sottolinea – ma già prima della partita avrei fatto scelte diverse: Palestra esterno a destra e Pio Esposito titolare”. Nel mirino soprattutto alcuni interpreti offensivi: Politano, pur migliorato tatticamente, non è riuscito a incidere, mentre Retegui ha mostrato limiti legati alla condizione fisica ed al contesto competitivo da cui proviene: “L’Italia – aggiunge – ha avuto le occasioni per chiudere la partita sul 2-0. Gli errori individuali hanno fatto la differenza”.
Passaggio chiave della gara è stato l’uscita di Kean che ha indebolito la fase offensiva togliendo l’unico punto di riferimento valido che gli azzurri avevano in campo. Di Gennaro è netto: “Non lo avrei mai tolto. Anzi, lo avrei affiancato a Pio Esposito, rischiando qualcosa in difesa. In partite così bisogna giocarsi tutto”. Tra gli assenti Zaniolo, Fagioli e Bernardeschi. Di Gennaro invita però a non cercare alibi: “Quando si perde è facile parlare degli esclusi. Zaniolo, per forma e concentrazione, avrebbe potuto dare qualcosa in più anche lo stesso Fagioli. Ma ripeto che la squadra ha avuto comunque le sue occasioni e non trovo corretto parlare di stadio, campo, ambiente ed arbitraggio”.
Focus sul sistema calcistico italiano. Dopo il fallimento del Mondiale 2010 la FIGC affidò a Roberto Baggio la presidenza del Settore Tecnico, con l’obiettivo di rimodernare dalle fondamenta il movimento. Il piano del Divin Codino era composto da 900 pagine rimaste lettera morta: “Un progetto mai applicato: abbiamo perso quindici anni. È grave e dispiace molto. A marzo è stata proposta la nuova riforma con un nuovo progetto tecnico giovanile della FIGC più tecnico che tattico. Baggio l’aveva esposta nel 2011. I grandi giocatori devono far parte di queste federazioni perché sono sportivi che oltre al vissuto sul campo portano con sé anche un bagaglio tecnico”. Di Gennaro evidenzia criticità profonde: stadi obsoleti, gestione influenzata dai procuratori, perdita di entusiasmo da parte dei tifosi: “Il calcio non è della Federazione, non è di chi si esprime sulla materia ma è dei tifosi che ora non hanno più entusiasmo”.
Il tema della leadership federale è inevitabile. Dopo i precedenti del 2014, con le dimissioni di Cesare Prandelli e Carlo Tavecchio, Di Gennaro si interroga sull’attuale immobilismo: “Dopo tre mancate qualificazioni e un Europeo fallimentare, cos’altro deve succedere per cambiare?”. Infine, lo sguardo al futuro passa dai vivai. Qui il giudizio è severo: “Troppa tattica, poca tecnica”. L’ex centrocampista sottolinea la necessità di allenatori qualificati, scelte meritocratiche, stabilità contrattuale e soprattutto coraggio nel lanciare i giovani. Esempio emblematico di ciò Nicolò Zaniolo convocato senza aver giocato in Serie A e Simone Pafundi, talento precoce poi disperso: “Non sappiamo più educare e far crescere i giocatori. Occorre investire”.
Il quadro italiano è un sistema in crisi profonda che necessita di una riforma sia strutturale che culturale: “Solo puntando sui giovani, sulle competenze e su una visione moderna si può sperare in un cambiamento reale”. Dopo dodici anni di assenza dal Mondiale, intere generazioni private della bellezza della competizione, per l’Italia non è più tempo di analisi superficiali o scuse: serve una vera e propria rivoluzione.
“Igor. L’eroe romantico del calcio”, il docufilm su Protti: “Giocatore e uomo straordinario”
Ci sono storie che nel calcio superano il tempo, trasformandosi in memoria collettiva. Non si esauriscono nei novanta minuti di una partita, né nei confini di uno stadio: diventano racconto, identità, appartenenza. È il caso del legame tra Igor Protti e Bari, una relazione sportiva e umana che ancora oggi continua a vivere nel cuore di più generazioni. Era il 1992 quando Igor Protti arrivò al Bari. Da quel momento nacque qualcosa che andava oltre il semplice rapporto tra calciatore e tifoseria. Lo “Zar”, con il suo talento e una sensibilità fuori dal comune, riuscì a entrare nell’anima della città. Sugli spalti si sono alternati padri e figli, nonni e nipoti, ma il racconto di Protti è rimasto una costante: una chiave emotiva per comprendere la storia del calcio barese e non solo.
Oggi quella storia diventa cinema. Dalla regia di Luca Dal Canto e dalla scrittura di Alberto Battocchi nasce Igor. L’eroe romantico del calcio, un docufilm prodotto da Bredenkei che restituisce al pubblico il ritratto completo di un uomo prima ancora che di un campione. Il film non si limita a ripercorrere le tappe della carriera sportiva di Protti, ma ne esplora il lato più intimo e umano. A raccontarlo sono anche compagni di campo, amici e protagonisti del calcio italiano come Fabio Galante, Cristiano Lucarelli, Walter Mazzarri, Giorgio Chiellini, Beppe Signori e Sandro Tovalieri. Voci diverse che contribuiscono a delineare un mosaico fatto di ricordi, emozioni e valori condivisi.
La prima nazionale del docufilm si è tenuta ieri nell’ambito del Bif&st – Bari International Film Festival 2026, segnando uno dei momenti più attesi della rassegna. Un debutto simbolico, proprio nella città che più di ogni altra ha amato Protti. A partire dal 30 marzo, Igor. L’eroe romantico del calcio sarà distribuito in sale selezionate in tutta Italia, offrendo al pubblico l’occasione di riscoprire una figura che ha saputo incarnare un’idea di calcio autentica, fatta di passione, sacrificio e profonda umanità.
In un’epoca in cui il calcio corre veloce e spesso dimentica, la storia di Igor Protti resta un punto fermo: un racconto capace di unire generazioni e ricordare che, a volte, gli eroi più grandi sono quelli che sanno restare semplicemente uomini. Presente alla riproduzione serale del docufilm anche il giornalista barese Michele Salomone autore del libro Bari ti amo! Parola di Zar scritto assieme all’ex attaccante biancorosso.
Gemellaggio Bari-Lazio, l’ultrà Falessi: “Dispiaciuto per la fine. Multiproprietà bel problema”
Bari non è la sola realtà calcistica ad essere finita nelle grinfie della multiproprietà ma anche altre squadre hanno vissuto e vivono nei medesimi contesti surreali.
Una tra queste è la Lazio che dal 2011 al 2021 ha visto il Presidente Lotito gestire anche la Salernitana portando i granata dalla Serie D alla Serie A. In seguito al raggiungimento della massima categoria Lotito ha dovuto lasciare il club per via del divieto di detenere due squadre di proprietà nella stessa competizione.
Bari e Lazio hanno in comune anche altro, un gemellaggio importante se pur di breve durata. Sancito nel 1980 e terminato circa undici anni dopo, il rapporto tra pugliesi e biancocelesti rievoca piacevoli ricordi nell’ultras laziale Massimo Falessi incontrato nel suo store tra le vie di Roma.
Nell’intervista inedita a Quinto Potere Falessi racconta, pensando al passato, di quanta stima ci fosse fra le due tifoserie. Difatti, grande è il dispiacere da lui palesato circa la fine dei rapporti tra due gruppi che tanto si sono supportati dagli anni ‘80 nel calcio italiano: “Loro ci seguivano sempre e venivano in tanti quando giocavamo gli spareggi a Campobasso e Taranto ma c’era una grande presenza anche quando giocavamo all’Olimpico”.
Affetto e vicinanza ma anche due diverse reazioni attuate nei confronti della presidenza contestata da ambedue le piazze. Se da un lato a Bari si continua ad incitare la squadra nonostante i risultati e le prestazioni dubbie esprimendo il proprio dissenso nei confronti della famiglia De Laurentiis a suon di cori nel panorama laziale la strada intrapresa è differente: “Non entrando allo stadio – dichiara Falessi – noi facciamo capire che ci siamo stancanti di questa situazione. Questo non va fatto una sola volta ma siamo disposti a ripeterlo sino alla fine del campionato. Ci saranno diciotto amichevoli”.
Tra racconti e ricordi anche una benedizione da parte dell’ultras laziale che proprio al San Nicola negli anni duemila è diventato il protagonista di uno simpatico siparietto.










