Tre gol, tre punti e, soprattutto, qualche segnale di vita. Il Bari espugna il “Tonino D’Angelo” battendo l’Altamura 3-0. Maggiore e Darboe indirizzano la gara nel primo tempo, Butic la chiude nella ripresa approfittando della clamorosa papera di Perucchini. Ma più del risultato, a fare notizia è finalmente un Bari diverso: più verticale, propositivo e meno innamorato di quel possesso sterile visto nelle ultime uscite. Bene, dunque, ma senza lasciarsi ingannare dal punteggio: parlare già di svolta sarebbe decisamente prematuro.
La squadra di Rastelli chiude il primo tempo avanti 2-0 sull’Altamura e, almeno nei primi 45 minuti, sembra scrollarsi di dosso quel grigiore che aveva accompagnato buona parte delle precedenti uscite. Il primo squillo è in realtà dei padroni di casa, con un tiro-cross sul quale Cerofolini si fa trovare pronto. Il Bari replica affidandosi a un calcio di punizione di Butic, senza però riuscire a creare pericoli dalle parti di Perucchini.
Al 13’ la gara viene brevemente interrotta per il lancio di fumogeni e petardi sul terreno di gioco. Poi arriva la svolta. Maggiore prende palla per vie centrali e trova davanti a sé un’autostrada: nessuno accorcia, il centrocampista può avanzare indisturbato fino al limite dell’area e con il destro trova l’angolino basso alla destra di Perucchini. Un gol che vale l’1-0, ma che racconta anche le difficoltà dell’Altamura nel contenere le incursioni centrali biancorosse.
Questa volta, però, il Bari non si accontenta. Appena tre minuti più tardi arriva il raddoppio. Punizione dalla sinistra, pallone indirizzato sul secondo palo e Mantovani che al volo rimette al centro: Darboe controlla e calcia, firmando il 2-0.
Due colpi nel giro di tre minuti che cambiano completamente l’inerzia della gara e restituiscono l’immagine di una squadra che, a differenza di quanto visto nelle ultime partite, prova a sfruttare immediatamente le difficoltà dell’avversario.
La vera novità è soprattutto nella disposizione e nello sviluppo della manovra. Rastelli sceglie Butic come riferimento centrale, affiancato da Della Morte e Tribuzzi, una soluzione che sembra cogliere impreparato l’Altamura. I padroni di casa concedono campo e il Bari, finalmente, non disdegna la verticalità: meno passaggi fini a se stessi, maggiore ricerca della profondità e soprattutto più uomini pronti ad accompagnare l’azione.
Sarebbe prematuro parlare di svolta perché alcune delle possibilità concesse nascono da un Altamura apparso piuttosto vulnerabile nella propria disposizione. Ma rispetto al calcio compassato e prevedibile visto contro Picerno e Casarano, il passo in avanti è evidente.
La differenza, prima ancora che tattica, sembra mentale: i biancorossi giocano con maggiore convinzione e danno finalmente la sensazione di sapere dove vogliono portare il pallone. Al 37’ arriva l’unica vera nota negativa della prima frazione, con Burgio costretto a chiedere il cambio. Al suo posto subentra Celli. Nessun cambio tattico quindi.
Nella ripresa si abbassano fisiologicamente i ritmi. Forte delle due reti di vantaggio costruite nel primo tempo, il Bari non ha più la necessità di forzare la giocata e sceglie una gestione più ragionata della partita. I biancorossi palleggiano, amministrano e provano soprattutto a non concedere all’Altamura l’episodio che potrebbe riaprire una gara apparentemente indirizzata.
I padroni di casa, però, un tentativo di rimettersi in carreggiata lo producono. Dipinto lascia partire una splendida conclusione indirizzata verso l’angolino sul secondo palo, ma Cerofolini risponde da protagonista con un intervento magistrale che conserva il doppio vantaggio. L’Altamura ci riprova anche sugli sviluppi di un calcio d’angolo, senza però trovare quella cattiveria necessaria negli ultimi metri.
Ed è proprio qui che emerge un’altra differenza piuttosto evidente tra le due squadre. Non soltanto tecnica, ma anche fisica. Il Bari appare complessivamente più strutturato, più alto e più “stazzato” rispetto a un Altamura formato da diversi elementi più esili. Un divario che nei contrasti, nelle palle alte e nella protezione del pallone finisce inevitabilmente per pesare e che consente ai biancorossi di gestire con maggiore tranquillità diverse situazioni.
Il Bari, insomma, non ha bisogno di strafare. E questa volta può anche permetterselo. Dopo aver costruito il vantaggio con un primo tempo decisamente più convincente, nella ripresa la squadra di Rastelli bada soprattutto al sodo. Meno brillante, certamente, ma senza quella sensazione di precarietà che troppo spesso aveva accompagnato altre fasi delle precedenti partite.
Al 77’, poi, arriva il punto esclamativo. O forse sarebbe più corretto parlare di un regalo con tanto di fiocco. Butic trova finalmente la rete e firma il 3-0, ma sulla conclusione pesa come un macigno la clamorosa papera di Perucchini. Un errore evidente dell’estremo difensore dell’Altamura che consegna all’attaccante biancorosso il gol e chiude definitivamente i conti.
Il risultato diventa così largo, forse persino più di quanto raccontato dal secondo tempo. Ed è proprio questo il punto da non perdere di vista: il Bari vince e convince soprattutto per ciò che ha mostrato nella prima frazione, mentre nella ripresa amministra un patrimonio già costruito e approfitta dell’ennesimo regalo dei padroni di casa.
Niente voli pindarici, dunque. L’Altamura ha mostrato limiti evidenti, ha concesso troppo e sul piano fisico ha sofferto la maggiore struttura della formazione biancorossa. Ma dopo settimane trascorse a interrogarsi su cosa volesse essere questa squadra, una risposta almeno parziale dal “Tonino D’Angelo” arriva: quando il Bari verticalizza, gioca con coraggio e smette di specchiarsi in un possesso sterile, può diventare molto più pericoloso.
Il 3-0 fa morale e classifica, ma soprattutto concede ossigeno. Ora la vera prova sarà capire quanto di questo Bari appartenga realmente alla crescita della squadra di Rastelli e quanto, invece, sia stato agevolato dalle fragilità dell’Altamura. Perché una vittoria può rappresentare un punto di partenza. Trasformarla immediatamente in una svolta sarebbe tutta un’altra storia.
Foto: SSC Bari