Ssc Bari, la Procura insiste: “Club in perdita e insolvente deve fallire. Un curatore per terminare il campionato”

La Procura di Bari insiste sulla richiesta di liquidazione giudiziale della Ssc Bari, in vista dell’udienza fissata per il 1° ottobre. Nei nuovi documenti depositati, come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, i pm Roberto Rossi, Ciro Angelillis e Milto De Nozza sostengono che la società biancorossa sia insolvente e strutturalmente in perdita, nonostante l’approvazione del bilancio al 30 giugno 2026 abbia eliminato lo squilibrio patrimoniale.

Secondo la Procura, non sarebbe sufficiente neppure l’impegno della controllante Filmauro a sostenere i costi del campionato di Serie C. Gli otto impegni sottoscritti negli anni vengono definiti un “mezzo anormale” di pagamento, a dimostrazione, secondo l’accusa, dell’incapacità del Bari di far fronte autonomamente alle proprie obbligazioni.

La novità contenuta nella memoria di replica è la richiesta di esercizio provvisorio: qualora venisse disposta la liquidazione, il Bari potrebbe quindi portare a termine il campionato sotto la gestione di un curatore.

La Procura contesta inoltre la rilevanza della rinuncia da parte di Filmauro a 15,2 milioni di euro di crediti verso il club, sostenendo che l’operazione non abbia prodotto nuova liquidità e non abbia quindi modificato l’attivo disponibile nella procedura.

Ssc Bari, il 1° ottobre l’udienza sulla liquidazione giudiziale: il club rinuncia al Riesame contro i sequestri

La Ssc Bari ha rinunciato al Riesame dopo il sequestro di documenti disposto a luglio nell’ambito delle perquisizioni nella sede del club, in quelle del Napoli e della Filmauro. La decisione arriva in attesa dei nuovi documenti che la Procura depositerà davanti al Tribunale civile.

Il 1° ottobre è infatti fissata l’udienza per discutere la richiesta di liquidazione giudiziale avanzata dalla Procura. I due procedimenti, civile e penale, sono collegati: l’ipotesi di bancarotta fraudolenta contestata ai De Laurentiis presuppone l’accertamento dell’insolvenza della società.

La Procura dovrebbe presentare una nuova memoria e un’integrazione della consulenza tecnica per sostenere la richiesta. La difesa del Bari, invece, ha depositato documentazione per dimostrare che i conti del club sono in ordine, anche alla luce dell’approvazione dell’ultimo bilancio.

Tra i punti contestati c’è la cessione di Elia Caprile al Napoli per 2,2 milioni di euro. Secondo la Procura, il prezzo non sarebbe stato congruo rispetto al valore successivamente riconosciuto al portiere, ceduto dal Napoli al Cagliari per 8 milioni. La consulenza della difesa sostiene invece che l’operazione abbia generato per il Bari un effetto economico netto di circa 1,7 milioni di euro e che il successivo aumento di valore sia legato alla valorizzazione del giocatore nei due anni successivi.

Ssc Bari, rinviata al 1° ottobre l’udienza sull’istanza di liquidazione: la Procura chiede tempo per leggere le carte

È stata rinviata al 1° ottobre l’udienza sull’istanza di liquidazione giudiziale presentata a luglio nei confronti della Ssc Bari. Il procuratore Roberto Rossi ha chiesto e ottenuto dal giudice delegato Michele De Palma altri venti giorni per esaminare le migliaia di pagine di documenti depositati dalla società biancorossa.

Il giudice ha riconosciuto che la memoria del Bari tiene conto di fatti successivi alla presentazione del ricorso. La Procura avrà tempo fino al 17 settembre per presentare le proprie osservazioni, mentre il club potrà replicare entro il 25 settembre.

Al centro della memoria difensiva c’è il bilancio 2026, chiuso con una perdita di 7,6 milioni di euro. La rinuncia ai crediti da parte del socio unico Filmauro ha però consentito di riportare il patrimonio in positivo. Inoltre, Aurelio De Laurentiis ha garantito attraverso una lettera di patronage le risorse necessarie per affrontare il campionato di Serie C, con l’obiettivo di tornare rapidamente in Serie B.

Dal bilancio emerge anche un aumento dei costi per gli stipendi, saliti a 15,7 milioni di euro, mentre la campagna acquisti per la Serie C è costata circa 950mila euro, a fronte di 700mila euro incassati dalle cessioni.

La perdita complessiva, considerando anche i 7,4 milioni maturati negli anni precedenti e non ripianati grazie alla deroga Covid, è stata coperta attraverso una riserva di 15,8 milioni costituita da anticipazioni di capitale di Filmauro. Una soluzione che ha consentito di evitare, almeno per ora, una nuova ricapitalizzazione da parte della famiglia De Laurentiis.

Ssc Bari, conti risanati e bilancio approvato: De Laurentiis prova a evitare la liquidazione. Udienza il 10 settembre

Bilancio approvato, conti riequilibrati e una perizia contabile depositata in tribunale. La Ssc Bari della famiglia De Laurentiis prova così ad allontanare lo spettro della liquidazione giudiziale per insolvenza, in vista dell’udienza fissata per il 10 settembre davanti al giudice Michele De Palma.

A certificare il nuovo equilibrio finanziario della società sono il bilancio approvato dall’assemblea dei soci e una perizia contabile firmata da Elbano De Nuccio, depositata agli atti in vista dell’udienza. Sarà però il giudice a stabilire se la documentazione prodotta sarà sufficiente a superare le contestazioni della Procura di Bari.

L’istanza di liquidazione giudiziale è stata presentata dalla Procura, che ipotizza per la società un buco complessivo di circa 30 milioni di euro maturato tra il 2019 e il 2025. Nell’inchiesta per bancarotta e false comunicazioni sociali risultano indagati Aurelio e Luigi De Laurentiis.

Secondo la consulenza disposta dalla Procura, il patrimonio netto della Ssc Bari sarebbe risultato negativo dal 2022, a causa delle perdite d’esercizio accumulate senza soluzione di continuità dal 2019. Per far fronte alle difficoltà finanziarie, il socio unico Filmauro avrebbe immesso ripetutamente liquidità nelle casse del club, continuando a sostenere la società anche in vista della nuova stagione in Serie C.

Un altro elemento decisivo potrebbe essere la disponibilità manifestata dalla stessa Filmauro a rinunciare ad alcuni crediti vantati nei confronti della Ssc Bari. Un’operazione che consentirebbe di ripristinare l’equilibrio finanziario e, di conseguenza, potrebbe far venir meno l’obbligo di ricapitalizzazione. A giugno, i De Laurentiis avevano comunque manifestato la propria disponibilità a intervenire con una nuova ricapitalizzazione.

Durante l’estate, penalisti, civilisti e consulenti hanno lavorato alla strategia per scongiurare il rischio di fallimento. La soluzione potrebbe essere contenuta proprio nel bilancio recentemente approvato e ora agli atti del procedimento.

Il prossimo passaggio sarà l’udienza del 10 settembre. Prima toccherà alla Procura di Bari valutare la documentazione e preparare le proprie controdeduzioni; successivamente sarà il giudice Michele De Palma a decidere sul futuro societario del Bari.

Sul campo, intanto, la squadra ha iniziato la stagione di Serie C con una pesante sconfitta per 3-0 nel derby contro il Barletta, prima di rialzare la testa in Coppa Italia con il successo contro il Picerno. Una vittoria che, però, non è bastata a placare il malcontento di una piazza alle prese con una stagione che si è aperta tra incertezze societarie e una forte contestazione.

Neanche il Comune ci crede più: il silenzio di De Laurentiis affossa il Comitato

C’è un paradosso che fotografa perfettamente il momento vissuto dalla SSC Bari: Luigi De Laurentiis è riuscito a perdere credibilità in una fase in cui di credibilità ne era rimasta ben poca. E se fino a qualche settimana fa l’istituzione comunale sembrava ancora voler concedere un’ultima possibilità al dialogo, oggi anche quella flebile linea di fiducia appare essersi spezzata.

Le parole pronunciate dal sindaco Vito Leccese al termine dell’incontro con il Comitato dei garanti rappresentano molto più di un semplice aggiornamento amministrativo. Sono, nei fatti, la certificazione del fallimento di un percorso che la stessa società aveva contribuito a costruire.

L’accordo era chiaro. Per ottenere la disponibilità dello stadio San Nicola necessaria all’iscrizione al campionato, Luigi De Laurentiis aveva assunto un impegno preciso: informare periodicamente il Comitato individuato dall’amministrazione comunale sulle iniziative intraprese per arrivare alla cessione del club. Un impegno pubblico, non una semplice promessa informale.

Eppure, la realtà ancora una volta si è presentata diversamente ed il risultato è sotto gli occhi di tutti. Il Comitato sospende la propria attività e l’intero percorso immaginato dall’amministrazione viene congelato in attesa delle decisioni della magistratura. Il punto però è un altro.

Il sindaco Leccese, nel suo comunicato, evita volutamente toni polemici e mantiene il profilo istituzionale che il ruolo impone. Tuttavia, tra le righe emerge con chiarezza la presa d’atto di una situazione profondamente diversa rispetto a quella immaginata poche settimane fa. Quel rapporto di fiducia istituzionale sul quale si era costruito l’accordo per il San Nicola oggi appare fortemente compromesso.

Ed è probabilmente questo il danno più grande prodotto dalla gestione De Laurentiis perché il modus operandi della famiglia romana sembra ormai seguire uno schema ben preciso. Non lo scontro frontale. Non il confronto. Nemmeno la spiegazione. La strategia è un’altra: tacere.

Un silenzio sistematico che, negli anni, è diventato quasi un metodo di gestione delle crisi. Nessuna conferenza chiarificatrice, nessun confronto con la città, nessuna risposta alle domande più scomode. Si lascia semplicemente trascorrere il tempo.

L’obiettivo, almeno nella percezione di gran parte della piazza, sembra essere quello di far affievolire progressivamente ogni polemica, confidando che l’attenzione diminuisca e che la rabbia si trasformi in rassegnazione. Questa, una tattica che può funzionare nel breve periodo ma che produce un effetto devastante sul piano della credibilità.

Perché ogni silenzio non viene più interpretato come prudenza, bensì come indisponibilità al confronto e mentre Bari continua ad attendere risposte sul futuro della società, anche l’ultimo organismo nato proprio per accompagnare quel percorso verso la cessione è costretto a fermarsi.

Non per volontà propria ovviamente, ma perché, senza interlocuzione, un comitato non può svolgere alcuna funzione. Il comunicato del sindaco si chiude con una frase che merita attenzione: “L’amministrazione comunale valuterà ogni ulteriore iniziativa utile.”

Parole che lasciano intendere come Palazzo di Città stia ormai prendendo in considerazione strade differenti rispetto a quelle percorse finora. Per Luigi De Laurentiis è un ulteriore segnale d’allarme. Dopo aver incrinato il rapporto con una tifoseria ormai apertamente ostile, rischia ora di aver compromesso anche quel residuo patrimonio di fiducia istituzionale che aveva consentito di costruire un tavolo di confronto sul futuro del club.

E quando persino chi aveva scelto la via del dialogo è costretto a prendere atto dell’assenza di risposte, diventa difficile sostenere che il silenzio possa ancora rappresentare una strategia vincente. Anzi, rischia di trasformarsi nell’ennesima conferma di una distanza che, tra la proprietà e la città di Bari, appare oggi più ampia che mai.

Foto: Contropiede

Inchiesta sulla Ssc Bari, ricorso dei De Laurentiis al Riesame contro i sequestri: “Accuse infondate”

Aurelio e Luigi De Laurentiis hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame contro il sequestro di documenti e dispositivi informatici disposto dalla Procura di Bari nell’inchiesta che li vede indagati per presunto falso in bilancio e bancarotta fraudolenta impropria. I due imprenditori respingono ogni accusa, ritenendola infondata.

L’indagine riguarda la cessione del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli, operazione che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata conclusa a un valore inferiore a quello reale, causando un danno economico al Bari e un vantaggio al Napoli.

Nel corso delle perquisizioni la Guardia di Finanza ha acquisito documentazione contabile, tra cui una perizia sul valore del calciatore, oltre ai contenuti di computer e telefoni degli indagati. L’inchiesta si inserisce nello stesso procedimento in cui la Procura ha chiesto la liquidazione giudiziale della SSC Bari.

Ssc Bari, il 3 settembre l’udienza sulla richiesta di liquidazione giudiziale. Il Comitato dei garanti incontra Leccese

Si terrà il prossimo 3 settembre l’udienza davanti alla sezione Fallimentare del Tribunale di Bari per esaminare la richiesta di liquidazione giudiziale della SSC Bari, avanzata dal procuratore Roberto Rossi. Secondo la Procura, il club biancorosso si troverebbe in uno stato di insolvenza irreversibile, tale da non consentire il regolare adempimento delle proprie obbligazioni.

Entro i sette giorni precedenti all’udienza, la società dovrà depositare una situazione economico-patrimoniale aggiornata. Nello stesso periodo è attesa anche la conclusione della ricapitalizzazione e, con ogni probabilità, l’approvazione del bilancio.

Intanto il sindaco di Bari, Vito Leccese, ha incontrato il Comitato dei garanti incaricato di seguire il percorso di cessione del club per fare il punto sulle attività svolte dopo gli ultimi sviluppi giudiziari.

Il Comitato ha confermato di aver inviato una Pec all’amministratore unico Luigi De Laurentiis per chiedere un confronto con la proprietà, ma di essere ancora in attesa di una risposta. Secondo il portavoce Gaetano Sassanelli, l’indagine della Procura non modifica il lavoro dei garanti, che ribadiscono il principio della presunzione di innocenza e attendono chiarimenti anche sulla situazione economica della società.

I garanti hanno inoltre espresso perplessità per le dichiarazioni del direttore generale Pierpaolo Marino, che aveva escluso di occuparsi della vendita del club, una posizione ritenuta in contrasto con gli impegni precedentemente assunti dalla proprietà nei confronti del Comune.

Ssc Bari, ricapitalizzazione in arrivo: per i De Laurentiis via d’uscita da 7 milioni per evitare il rischio di liquidazione

La SSC Bari si prepara a ricapitalizzare la società per eliminare lo squilibrio patrimoniale contestato dalla Procura di Bari nell’ambito dell’istanza di liquidazione giudiziale. L’operazione, che sarebbe stata comunque necessaria entro il 30 luglio dopo la fine delle agevolazioni previste dal decreto Covid, viene così anticipata in seguito all’iniziativa della magistratura.

Secondo quanto emerso, la controllante Filmauro potrebbe rinunciare a circa 7 milioni di euro di crediti vantati nei confronti del club, riequilibrando i conti. La società sostiene di non trovarsi in uno stato di insolvenza, evidenziando l’assenza di debiti scaduti e contestando quindi i presupposti per l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale.

L’inchiesta della Procura riguarda le ipotesi di falso in bilancio e bancarotta legate alla cessione del portiere Elia Caprile al Napoli nell’estate del 2023 per 2,2 milioni di euro. Secondo gli investigatori, il valore del calciatore sarebbe stato sottostimato, arrecando un danno economico al Bari già in difficoltà patrimoniale. La contestazione di bancarotta, tuttavia, potrà essere formulata solo nel caso in cui il Tribunale dovesse accertare lo stato di insolvenza della società.

Nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha acquisito documentazione contabile nelle sedi del Bari, del Napoli e della Filmauro, compresa la perizia che attribuì il valore a Caprile, redatta dall’ex amministratore Claudio Garzelli. La prossima settimana i consulenti della Procura analizzeranno gli atti raccolti e non è escluso che le verifiche vengano estese anche ad altre operazioni di mercato tra società collegate.

L’indagine barese resta distinta da quella che coinvolge Aurelio De Laurentiis a Napoli: mentre nel capoluogo campano si contestano presunte plusvalenze fittizie, a Bari gli accertamenti riguardano una presunta sottovalutazione nella cessione del calciatore.

Bari, caos San Nicola. Il Tar respinge la sospensiva del bando: la gestione (per ora) resta a De Laurentiis

Il Tar di Bari ha respinto la richiesta di sospensiva del bando per la gestione dello stadio San Nicola, presentata dalla società La Lucente, che contestava presunte irregolarità nella procedura di gara.

Alla gara ha partecipato unicamente la SSC Bari della famiglia De Laurentiis. I giudici della II sezione del Tar hanno rinviato la discussione nel merito del ricorso al 23 febbraio 2027.

La Lucente ha contestato di non aver potuto competere ad armi pari, sostenendo che la Ssc Bari avrebbe beneficiato di un vantaggio competitivo grazie a una programmazione di eventi e concerti già definita per l’estate 2026, non indicata nella documentazione di gara.

Anche il Comune di Bari, dopo l’inchiesta che ha travolto la SSC Bari e i De Laurentiis, ha annunciato di voler verificare l’eventuale sussistenza di cause automatiche di esclusione previste dal Codice degli appalti per gli operatori economici in stato di liquidazione giudiziale, liquidazione coatta, concordato preventivo o coinvolti in procedure finalizzate all’accesso a tali strumenti.

In particolare, Palazzo di Città ha chiesto alla società biancorossa di fornire aggiornamenti sullo stato dell’eventuale procedura di liquidazione giudiziale, sulla data di un possibile avvio e sull’eventuale ricorso a strumenti di regolazione della crisi, elementi che potrebbero incidere sull’assegnazione della gestione dello stadio San Nicola.

Tra Procura, TAR e silenzi: perché a Bari non si può fare finta che sia una normale presentazione

Tra poche ore toccherà a Pierpaolo Marino e Massimo Rastelli presentarsi alla città. Il nuovo direttore generale e il nuovo allenatore saranno chiamati a raccontare il Bari che verrà. Ma il vero interrogativo è un altro: si può davvero parlare del futuro quando nessuno ha ancora spiegato il passato ed il presente?

Questa conferenza stampa nasce già con un enorme equivoco. Marino e Rastelli arrivano oggi. Non erano al Bari quando la squadra è sprofondata in Serie C, non hanno costruito l’organico retrocesso e non hanno scelto dirigenti, allenatori o strategie che hanno portato al fallimento sportivo eppure saranno loro a sedersi davanti ai microfoni, mentre chi quel fallimento lo ha gestito continua a restare lontano dalle domande.

Questo è uno schema che la proprietà sembra riproporre puntualmente: cambiano gli uomini, non cambia il metodo. Dopo una retrocessione storica, qualsiasi società avrebbe probabilmente convocato una conferenza stampa della proprietà per spiegare ai tifosi cosa fosse accaduto. A Bari, invece, si è scelto il silenzio. Domani, improvvisamente, si torna a parlare di calcio. Ma quale calcio? Quello del ritiro? Del mercato? Degli obiettivi? Dei moduli?

Prima ancora del 4-3-3 o del 3-5-2, Bari aspetta ancora di sapere perché una squadra costruita per altri traguardi sia precipitata in Serie C e mentre il club tenta di voltare pagina, la cronaca racconta altro. C’è un’inchiesta della Procura di Bari che coinvolge la governance della proprietà, perquisizioni effettuate dalla Guardia di Finanza, una richiesta di apertura della liquidazione giudiziale sulla quale dovrà pronunciarsi il Tribunale e rimane aperto anche il contenzioso amministrativo legato allo stadio San Nicola.

Non significa, sia chiaro, che esistano responsabilità già accertate. Le indagini sono nella loro fase iniziale e ogni persona coinvolta gode della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva. Fingere che tutto questo non esista, è impossibile, utopistico.

Qui che nasce il paradosso. La società sembra voler riportare il pallone al centro del villaggio quando, in realtà, il villaggio continua a interrogarsi sulla società. È come se si volesse cambiare argomento prima ancora di aver concluso quello precedente. E allora la domanda diventa inevitabile: “Chi risponderà delle promesse fatte? Chi spiegherà ai tifosi perché, nella lettera inviata al sindaco Vito Leccese, Luigi De Laurentiis parlava di una rapida risalita, mentre a pochi giorni dal ritiro il Bari deve ancora completare gran parte dell’organico? Chi chiarirà le ragioni di una retrocessione sulla quale la proprietà non ha mai sentito il dovere di metterci la faccia?”

Marino e Rastelli meritano di essere giudicati per il loro lavoro. Sarebbe profondamente ingiusto attribuire loro responsabilità che appartengono ad altri ma proprio per questo la conferenza rischia di trasformarsi in un esercizio surreale perché le domande che tutti vorrebbero rivolgere alla proprietà finiranno inevitabilmente davanti a due professionisti che, fino a pochi giorni fa, osservavano il Bari da fuori.

La proprietà continua a cambiare gli interpreti ma la sceneggiatura resta sempre la stessa. Il punto non è presentare il nuovo ma è che nessuno ha ancora avuto il coraggio di spiegare il vecchio e finché quella spiegazione continuerà a mancare, ogni conferenza stampa rischierà di apparire meno come l’inizio di una rinascita e più come il tentativo di spostare il riflettore da ciò che davvero la città continua a chiedere: non promesse, ma responsabilità.