De Laurentiis indagati, si muove la Procura della Federcalcio: chiesti gli atti alla Procura di Bari

La Procura della Federcalcio si muove sul fronte dell’inchiesta che coinvolge Aurelio De Laurentiis e il figlio Luigi. Il procuratore federale Giuseppe Chinè ha chiesto ai magistrati di Bari gli atti dell’indagine aperta dalla Procura.

I due sono indagati per le ipotesi di false comunicazioni sociali, in relazione al bilancio d’esercizio 2024 del Bari, e di bancarotta fraudolenta, nell’ambito della richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale presentata per l’insolvenza della società biancorossa.

Nella giornata di ieri gli investigatori hanno eseguito perquisizioni nelle sedi del Bari, del Napoli e della Filmauro, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Bari.

Ssc Bari, i De Laurentiis respingono le accuse: possono bastare 7 milioni. Ma è a rischio la gestione dello stadio

La giornata di ieri è stata segnata dall’inchiesta della Procura di Bari che coinvolge la SSC Bari, la SSC Napoli e i presidenti Aurelio e Luigi De Laurentiis. Le Fiamme Gialle hanno eseguito perquisizioni nelle sedi delle due società e della Filmauro nell’ambito di un’indagine che ipotizza i reati di falso in bilancio e bancarotta fraudolenta impropria, mentre la Procura ha presentato un’istanza di liquidazione giudiziale della società biancorossa ritenendola in una condizione di insolvenza irreversibile.

Al centro dell’inchiesta c’è il trasferimento del portiere Elia Caprile dal Bari al Napoli nel 2022. Secondo gli inquirenti, il club pugliese, pur trovandosi in una situazione di deficit patrimoniale, avrebbe ceduto il calciatore alla società partenopea per circa 2,2 milioni di euro, una cifra ritenuta non congrua rispetto al valore che il giocatore avrebbe poi dimostrato sul mercato, culminato nella successiva cessione al Cagliari per circa 8 milioni di euro.

Secondo la Procura, il modello di gestione del Bari sarebbe risultato economicamente insostenibile, tanto da giustificare la richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale. Tuttavia, la situazione patrimoniale potrebbe essere riequilibrata attraverso una ricapitalizzazione di circa 7 milioni di euro che la proprietà dovrebbe effettuare entro la fine di luglio.

Immediata e durissima la risposta congiunta di SSC Bari, SSC Napoli e dei presidenti Aurelio e Luigi De Laurentiis, che hanno dichiarato di aver appreso “esterrefatti” le contestazioni formulate dalla Procura. Nel comunicato, i club evidenziano come il valore attribuito a Elia Caprile fosse stato determinato, prima del perfezionamento dell’operazione, attraverso una perizia giurata redatta da un professionista indipendente, autorevole e già consulente dell’autorità giudiziaria, completamente estraneo agli indagati.

La società contesta inoltre la richiesta di liquidazione giudiziale, definendola incomprensibile per un club che avrebbe sempre rispettato i propri impegni economici e le cui perdite di esercizio, ritenute fisiologiche nel settore calcistico, sarebbero state costantemente ripianate dalla proprietà con risorse proprie.

Bari e Napoli hanno infine espresso piena fiducia nell’operato della magistratura, manifestando la convinzione che la propria posizione possa essere chiarita rapidamente e auspicando una tempestiva richiesta di archiviazione del procedimento, ribadendo di aver sempre operato nel rispetto della legge, dei principi contabili e delle norme federali.

Gli sviluppi dell’inchiesta hanno avuto ripercussioni anche sulla procedura per l’affidamento in concessione dello stadio San Nicola. Nella giornata di ieri il Comune di Bari ha trasmesso una richiesta ufficiale alla SSC Bari, unica società partecipante al bando per la gestione quinquennale dell’impianto, chiedendo chiarimenti in merito alla vicenda giudiziaria.

L’amministrazione comunale intende verificare l’eventuale sussistenza di cause automatiche di esclusione previste dal Codice degli appalti per gli operatori economici in stato di liquidazione giudiziale, liquidazione coatta, concordato preventivo o coinvolti in procedure finalizzate all’accesso a tali strumenti.

In particolare, Palazzo di Città ha chiesto alla società biancorossa di fornire aggiornamenti sullo stato dell’eventuale procedura di liquidazione giudiziale, sulla data di un possibile avvio e sull’eventuale ricorso a strumenti di regolazione della crisi, elementi che potrebbero incidere sull’assegnazione della gestione dello stadio San Nicola.

Partita benefica in memoria di Protti, Livorno accelera a Bari è tutto fermo: dito puntato contro De Laurentiis

La partita benefica in memoria di Igor Protti si farà, ma con ogni probabilità si giocherà prima a Livorno che a Bari. È quanto emerge dall’iniziativa promossa dall’associazione “Bari 93”, nata quando l’ex bomber era ancora in vita con l’obiettivo di raccogliere fondi per la ricerca contro il cancro.

A denunciare la situazione, al Corriere della Sera, è l’ex difensore biancorosso Massimiliano Tangorra, che evidenzia come a Livorno l’organizzazione sia già in fase avanzata, con l’ipotesi di disputare l’evento il 24 settembre, giorno del compleanno di Protti, o nelle date immediatamente vicine. Il sindaco di Livorno sosterrà l’iniziativa, mentre Fabio Galante e Cristiano Lucarelli stanno lavorando per riunire le vecchie glorie amaranto.

Diversa la situazione a Bari, dove l’iter sarebbe bloccato in attesa dell’autorizzazione per utilizzare lo stadio San Nicola. Tangorra sottolinea di aver ricevuto piena disponibilità dal Comune e dal sindaco Vito Leccese, ma lamenta l’assenza di risposte da parte della società che gestisce l’impianto, riconducibile alla famiglia De Laurentiis, parlando di “poca sensibilità” nei confronti di un evento interamente dedicato alla beneficenza.

L’intero incasso della manifestazione sarà devoluto a enti impegnati nella lotta contro i tumori: a Bari sono stati individuati l’oncologia pediatrica del Policlinico, il centro oncologico di Castellana Grotte e la Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori, mentre a Livorno sarà l’amministrazione comunale a scegliere il destinatario dei fondi.

Ssc Bari, la Procura chiede il fallimento dopo la retrocessione in C: “Grave squilibrio economico-finanziario”

La Procura di Bari ha chiesto l’apertura della procedura di liquidazione giudiziale per la Ssc Bari, ritenendo la società insolvente dopo aver accertato un grave squilibrio economico-patrimoniale, aggravato dalla retrocessione in Serie C maturata lo scorso 22 maggio al termine dei playout contro il Sudtirol.

La richiesta emerge dagli atti dell’inchiesta che ha portato oggi alle perquisizioni nei confronti di Luigi e Aurelio De Laurentiis e delle società Ssc Bari, Ssc Napoli e Filmauro.

L’indagine, avviata all’inizio del 2026, si basa su una consulenza tecnica relativa ai bilanci del club dal 2019 al 2024, successivamente aggiornata con i dati del bilancio 2025 e gli effetti della retrocessione. Secondo i magistrati, il patrimonio netto del Bari è negativo dal 2022 a causa delle perdite registrate in modo continuativo negli ultimi anni.

Dagli accertamenti emerge che l’equilibrio economico della società sarebbe stato mantenuto solo grazie agli interventi straordinari del socio unico Filmauro, attraverso immissioni di capitale, rinunce a crediti e la rivalutazione del marchio per oltre 5 milioni di euro. Le perdite, secondo la Procura, avrebbero progressivamente eroso capitale sociale e riserve.

Negli atti viene inoltre evidenziato il ricorso alla normativa introdotta dal Decreto Liquidità durante l’emergenza Covid, che ha consentito alla società di rinviare la copertura di una perdita di quasi 7,5 milioni di euro registrata nel 2021, posticipandola all’approvazione del bilancio 2026.

Plusvalenze, falso in bilancio e bancarotta. Indagati i De Laurentiis: cosa rischia la Ssc Bari tra tribunale e campo

Le sedi della SSC Bari, della SSC Napoli e della Filmauro sono state perquisite dalla Guardia di Finanza nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Bari che vede indagati Aurelio e Luigi De Laurentiis. Al centro degli accertamenti ci sono le ipotesi di false comunicazioni sociali relative al bilancio 2024 del Bari e di bancarotta fraudolenta, nell’ambito della richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale della società biancorossa.

Secondo gli inquirenti, tra il 2019 e il 2025 il Bari avrebbe accumulato perdite per circa 30 milioni di euro, con un significativo deficit patrimoniale. Le indagini puntano a chiarire la gestione economico-finanziaria del club e alcune operazioni di mercato ritenute rilevanti. Tra queste, particolare attenzione è rivolta al trasferimento del portiere Elia Caprile. Acquistato dal Bari dal Leeds, il calciatore fu ceduto al Napoli nell’estate del 2023 per 2,2 milioni di euro. Successivamente il Napoli lo ha trasferito al Cagliari per circa 8 milioni di euro. Per la Procura, l’operazione avrebbe privato il Bari della possibilità di beneficiare della successiva plusvalenza, arrecando un danno patrimoniale alla società.

Le contestazioni riguardano anche la scelta, ritenuta dagli investigatori, di proseguire l’attività nonostante un grave squilibrio economico, dopo che nel 2021 sarebbe stato coperto un disavanzo di circa 7,5 milioni di euro. Le perquisizioni hanno interessato anche gli ex direttori sportivi Ciro Polito, Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso, oltre al procuratore Graziano Battistini. Nei loro confronti, tuttavia, non risultano contestazioni né iscrizioni nel registro degli indagati.

Cosa rischia la SSC Bari? È importante distinguere tra l’indagine penale, la situazione societaria e le conseguenze sportive. Il club biancorosso rischia l’apertura della liquidazione giudiziale (ex fallimento), richiesta dalla Procura di Bari a causa dello stato di insolvenza della società.

Al momento non risultano contestazioni di natura sportiva da parte della giustizia federale. L’inchiesta è della magistratura ordinaria. Eventuali penalizzazioni in classifica o altri provvedimenti della giustizia sportiva potrebbero arrivare solo se la Federazione Italiana Giuoco Calcio e la Procura Federale FIGC dovessero aprire un procedimento e accertare violazioni delle norme federali.

Se invece il tribunale dovesse dichiarare la liquidazione giudiziale e la società non fosse più in grado di proseguire l’attività si potrebbe arrivare alla perdita del titolo sportivo da parte di De Laurentiis o alla necessità di ripartire dai campionati dilettantistici con una nuova società. Si tratta però di uno scenario estremo e, allo stato attuale, solo ipotetico.

Il rischio più concreto per il Bari, sulla base del testo, è quello societario e finanziario, con la possibile apertura della liquidazione giudiziale. Sul fronte sportivo, invece, non ci sono al momento sanzioni, ma eventuali provvedimenti dipenderanno dagli sviluppi dell’inchiesta penale e da un’eventuale successiva azione della giustizia sportiva. 

Ipotesi false plusvalenze e bancarotta: perquisizioni nelle sedi di Bari e Napoli. Indagati Aurelio e Luigi De Laurentiis

La Guardia di Finanza ha eseguito perquisizioni nelle sedi della SSC Bari e della SSC Napoli nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura di Bari. Al centro delle indagini ci sono presunte false comunicazioni sociali relative al bilancio 2024 del Bari e ipotesi di bancarotta fraudolenta legate alla richiesta di liquidazione giudiziale della società biancorossa.

Nel registro degli indagati figurano Aurelio De Laurentiis e il figlio Luigi De Laurentiis. Secondo gli investigatori, il Bari avrebbe accumulato perdite per circa 30 milioni di euro tra il 2019 e il 2025, con un rilevante deficit patrimoniale e un’elevata esposizione debitoria, senza un concreto piano di risanamento.

Le perquisizioni hanno interessato anche tre direttori sportivi e un procuratore sportivo, al momento non indagati, per acquisire documentazione relativa al trasferimento del portiere Elia Caprile tra Bari e Napoli. Gli inquirenti ipotizzano che nel bilancio del Bari siano stati rappresentati in modo non veritiero alcuni aspetti dell’operazione.

Secondo la ricostruzione della Procura, il Bari acquistò Caprile dal Leeds riconoscendo al club inglese una percentuale sulla futura rivendita, ma lo cedette poi al Napoli per 2,2 milioni di euro senza riservarsi alcuna partecipazione all’eventuale plusvalenza. Dopo due stagioni, il Napoli ha trasferito il portiere al Cagliari per 8 milioni di euro, realizzando una plusvalenza di circa 7 milioni che, secondo l’accusa, avrebbe dovuto in parte beneficiare anche il Bari.

De Laurentiis tra Bari e Napoli, Manfredi appoggia Leccese: “Meritate una proprietà pronta a investire”

Il sindaco di Napoli e presidente dell’Anci, Gaetano Manfredi, interviene sul futuro della SSC Bari e sulla questione della multiproprietà che lega il club biancorosso e il Napoli alla famiglia De Laurentiis. A margine di un incontro sul Pnrr, Manfredi ha espresso il proprio sostegno al sindaco di Bari, Vito Leccese, auspicando che la città possa presto avere una proprietà “in grado di investire in maniera significativa”, come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno.

Manfredi ha ricordato il recente sfiorato ritorno del Bari in Serie A e si è detto fiducioso che il club possa tornare a essere una delle grandi realtà del calcio meridionale. Il primo cittadino di Napoli ha inoltre condiviso la posizione di Leccese nel confronto con Aurelio De Laurentiis, sottolineando come un sindaco debba rappresentare anche il sentimento dei tifosi.

Sul fronte stadio, resta aperta la partita per la concessione quinquennale del San Nicola: martedì il Tar discuterà il ricorso presentato dalla società Lucente contro il bando, circostanza che potrebbe rallentare la definizione della procedura. Nel frattempo, grazie alla lettera di disponibilità firmata dal Comune, Bari e Monopoli potranno disputare regolarmente le gare della stagione 2026/27 nell’impianto, pagando un canone per ogni partita.

Nei prossimi giorni è inoltre attesa la prima riunione del comitato di undici esperti istituito dal sindaco Leccese, incaricato di mantenere un confronto costante con la società e vigilare sul percorso che dovrà portare alla cessione del club entro il 30 giugno 2028, termine fissato dalle norme federali per la fine della multiproprietà.

Watchdog cercasi: mentre Bari aspetta le ufficialità, la napolizzazione sembra già iniziata. Ernesto Marino nuovo DS?

La prima impressione, almeno osservando le indiscrezioni che stanno accompagnando la ricostruzione dell’organigramma della SSC Bari, è che il filo conduttore sia sempre lo stesso: Napoli. Per il momento non esiste ancora alcuna ufficialità. Nemmeno quella che viene ormai data quasi per scontata, ossia l’arrivo di Pierpaolo Marino come direttore generale. Eppure, mentre il club non ha ancora comunicato chi guiderà realmente il progetto sportivo, iniziano già a circolare nomi, ruoli e perfino dettagli organizzativi della prossima stagione.

Secondo quanto riportato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, la prima priorità sarebbe la scelta del direttore sportivo. Accantonate le candidature più esperte come Davide Vaira e Mauro Meluso, l’orientamento sarebbe quello di affidarsi ad una figura emergente ma già conoscitrice della categoria. E’ da qui che emerge il primo elemento destinato inevitabilmente a far discutere.

Tra le ipotesi riportate dalla Gazzetta compare infatti Ernesto Marino, figlio di Pierpaolo. Quarant’anni, direttore sportivo nel periodo 2014-2015 per poi dedicarsi all’azienda vinicola di famiglia nell’Avellinese. Si apprende, che quest’ultimo potrebbe ricoprire il ruolo di direttore sportivo oppure quello di responsabile dell’area scouting, settore storicamente molto caro allo stesso Pierpaolo Marino.

Sempre secondo la Gazzetta del Mezzogiorno, resta inoltre valida anche la candidatura di Francesco Montervino, storico capitano del Napoli dell’era De Laurentiis, legato da un rapporto personale e professionale molto solido con Marino. Tre nomi, quindi, ma un unico filo conduttore: il Napoli.

Naturalmente non costituisce una prova di alcun disegno prestabilito. Nel calcio è assolutamente normale che un dirigente si circondi di collaboratori fidati, persone con cui ha già lavorato e che conoscono metodi, dinamiche e filosofia gestionale. Il tema, però, diventa inevitabilmente politico quando si osserva il contesto.

Nelle scorse settimane, infatti, da più parti era filtrata l’idea che il nuovo assetto avrebbe potuto rappresentare anche un segnale verso la piazza barese, magari attraverso l’inserimento di figure considerate vicine alla storia del Bari o comunque gradite all’ambiente. Le indiscrezioni delle ultime ore sembrano invece andare in una direzione diversa. Difatti più che parlare di una “baresizzazione”, sembra profilarsi una continuità con relazioni professionali già consolidate nell’universo Napoli.

Anche la tempistica lascia spazio a qualche riflessione perchè mentre non esiste ancora un direttore generale ufficiale, né un direttore sportivo, né tantomeno un allenatore confermato – o la stessa ufficialità che Moreno Longo non faccia parte più dei piani della SSC Bari – iniziano già a circolare le prime informazioni sul ritiro precampionato, anticipate da Pianeta Bari. Un copione che, agli occhi di molti tifosi, ricorda una gestione spesso caratterizzata da comunicazioni frammentarie e da decisioni che sembrano precedere perfino l’ufficializzazione degli uomini chiamati a prenderle.

È un metodo consolidato della famiglia De Laurentiis oppure semplicemente una conseguenza dei tempi del mercato? La domanda resta aperta, come ogni anno. Nel frattempo continuano a pesare anche le riflessioni avanzate nelle ultime settimane dal sindaco Vito Leccese che aveva chiesto precise garanzie sul futuro del club, arrivando a parlare della necessità di un organismo di vigilanza – watchdog – capace di monitorare il percorso verso la nuova proprietà.

Formalmente quel percorso dovrebbe garantire autonomia gestionale al Bari. Le indiscrezioni, però, raccontano almeno per ora una realtà nella quale le figure accostate al club continuano ad appartenere, direttamente o indirettamente, alla galassia professionale costruita negli anni attorno al Napoli. È sufficiente questo per parlare di “napolizzazione” del Bari? Probabilmente no. Sarebbe una conclusione prematura e, allo stato attuale, non supportata da elementi oggettivi, almeno al momento.

È però legittimo osservare come il rischio percepito da una parte della tifoseria sia proprio quello di vedere il Bari perdere progressivamente una propria identità decisionale, affidandosi quasi esclusivamente ad uomini provenienti dallo stesso circuito di rapporti professionali. C’è poi un altro interrogativo che inevitabilmente accompagnerà l’eventuale scelta di Ernesto Marino.

La sua esperienza maturata dieci anni fa tra Sorrento e Campobasso, seguita da un lungo periodo lontano da incarichi dirigenziali nel calcio professionistico, rappresenta davvero il miglior investimento possibile per una società chiamata a rilanciarsi dopo una stagione fallimentare? Oppure l’eventuale scelta risponderebbe principalmente all’esigenza di costruire una squadra di lavoro fondata sulla fiducia personale?

Solo le prossime settimane potranno dare una risposta. Per ora resta una certezza: prima ancora delle firme ufficiali, il nuovo Bari sembra parlare sempre più con accento napoletano. La piazza già profondamente scottata dagli ultimi anni non potrà che osservare ogni nuova nomina con attenzione, chiedendosi se si tratti semplicemente di una rete di rapporti professionali consolidati o dell’ennesimo capitolo di una storia in cui l’identità biancorossa rischia di rimanere sullo sfondo.

Malagò conquista la FIGC mentre Bari osserva con più di una preoccupazione: cosa prevedrà il futuro?

Habemus praeses. Giovanni Malagò è il nuovo presidente della FIGC. Un risultato che, alla vigilia dell’assemblea federale appariva tutt’altro che sorprendente. La sfida con Giancarlo Abete si è conclusa nel segno dell’ex numero uno del CONI sostenuto da una larga parte del calcio professionistico italiano e considerato da molti il candidato ideale dopo l’era Gravina. Questa, una notizia che non viene accolta con particolare entusiasmo dalla tifoseria biancorossa. Il motivo è semplice: tra i principali sponsor politici della candidatura di Malagò vi è stata la famiglia De Laurentiis che negli ultimi mesi non ha mai nascosto il proprio sostegno all’ex presidente del CONI.

Aurelio De Laurentiis si era espresso pubblicamente con parole inequivocabili: “È la persona perfetta”. Ma non solo. Il patron del Napoli si era spinto ancora oltre, raccontando di aver personalmente incoraggiato la candidatura dell’ex presidente del CONI: “Gli ho detto che deve prendere in mano la situazione del calcio italiano perché non c’è nessuno meglio di lui”. Parole che certificano un rapporto di stima e vicinanza tra le due figure e che inevitabilmente vengono osservate con attenzione da Bari. In una fase storica nella quale il tema della multiproprietà continua a rappresentare il nodo centrale del futuro biancorosso l’ascesa di un presidente federale sostenuto apertamente dai De Laurentiis viene letta da molti tifosi con una certa diffidenza.

Le preoccupazioni della piazza saranno solo un processo all’intenzione o presagio di qualche triste sviluppo? Al futuro l’ardua sentenza.

Quando il Bari cade, il presidente scompare: le scuse di De Laurentiis arrivano fuori casa

Dopo quasi un mese di silenzio e una retrocessione che ha lasciato ferite profonde nell’intera comunità biancorossa, Luigi De Laurentiis è tornato a parlare. Lo ha fatto oggi, in occasione delle elezioni federali per la presidenza della FIGC ai microfoni di Antenna Sud: “Chiedo scusa alla piazza e non mi tiro mai indietro. Sono il primo responsabile in assoluto. Mi dispiace. È una piazza nella quale vivo quasi da un decennio e la sento vicina al cuore”.

Parole che, lette isolatamente, potrebbero apparire come un’assunzione di responsabilità. Il problema non risiede tanto in ciò che è stato detto quanto nel dove, quando e come. Il presidente del Bari ha scelto di non confrontarsi direttamente con la città, con i tifosi e con gli organi di informazione che quotidianamente seguono le vicende biancorosse. Le sue prime dichiarazioni dopo il disastro sportivo sono arrivate a margine di un appuntamento federale, in un contesto completamente diverso, legato a doppio filo al futuro della multiproprietà e agli equilibri del calcio italiano.

Un dettaglio che pesa perché Bari non ha bisogno di dichiarazioni di passaggio rilasciate nei corridoi del potere calcistico. Bari merita spiegazioni. La sensazione è che la retrocessione venga raccontata come un incidente di percorso, come un ostacolo mancato in una lunga corsa. Qui però non si parla di una semplice stagione negativa bensì della caduta in Serie C di una società che rappresenta una delle piazze più importanti del Mezzogiorno, di una tifoseria che ha riempito lo stadio anche nei momenti più difficili e che oggi si ritrova senza risposte.

Le scuse sono il minimo sindacale, anche se avrebbero avuto senso dopo l’amara partita di Bolzano. Quest’ultime invece arrivano dopo settimane di silenzio e non sono accompagnate da alcuna spiegazione sulle responsabilità gestionali, sulle scelte tecniche, sui programmi futuri o sulle intenzioni della proprietà. Nessuna conferenza stampa ad oggi e nessun confronto aperto. E’ questo che alimenta la frattura tra società e città.

I tifosi baresi non chiedono dichiarazioni di circostanza bensì rispetto e trasparenza. Continuare a rifugiarsi nel silenzio o affidare i propri pensieri a brevi dichiarazioni estemporanee significa non comprendere la profondità della ferita che si è aperta. Così, mentre Bari aspetta ancora una vera conferenza stampa, una vera spiegazione e un vero atto di responsabilità, resta la sensazione che il presidente continui a parlare del Bari senza parlare realmente ai baresi.

Foto: SSC Bari