Torniamo a parlare della storia dell’agente immobiliare Marco. Gli ultimi anni della sua vita sono stati compromessi da una segretaria in prova. La donna lo ha prima rovinato, scrivendogli numerose recensioni negative, poi facendolo aggredire da due donne. Dopo cinque anni ha avuto ragione e il Giudice ha condannato la donna a un risarcimento di 8000 euro, a cui Marco avrebbe rinunciato in caso di scuse pubbliche. Ecco come è andata a finire.
Quando il Bari cade, il presidente scompare: le scuse di De Laurentiis arrivano fuori casa
Dopo quasi un mese di silenzio e una retrocessione che ha lasciato ferite profonde nell’intera comunità biancorossa, Luigi De Laurentiis è tornato a parlare. Lo ha fatto oggi, in occasione delle elezioni federali per la presidenza della FIGC ai microfoni di Antenna Sud: “Chiedo scusa alla piazza e non mi tiro mai indietro. Sono il primo responsabile in assoluto. Mi dispiace. È una piazza nella quale vivo quasi da un decennio e la sento vicina al cuore”.
Parole che, lette isolatamente, potrebbero apparire come un’assunzione di responsabilità. Il problema non risiede tanto in ciò che è stato detto quanto nel dove, quando e come. Il presidente del Bari ha scelto di non confrontarsi direttamente con la città, con i tifosi e con gli organi di informazione che quotidianamente seguono le vicende biancorosse. Le sue prime dichiarazioni dopo il disastro sportivo sono arrivate a margine di un appuntamento federale, in un contesto completamente diverso, legato a doppio filo al futuro della multiproprietà e agli equilibri del calcio italiano.
Un dettaglio che pesa perché Bari non ha bisogno di dichiarazioni di passaggio rilasciate nei corridoi del potere calcistico. Bari merita spiegazioni. La sensazione è che la retrocessione venga raccontata come un incidente di percorso, come un ostacolo mancato in una lunga corsa. Qui però non si parla di una semplice stagione negativa bensì della caduta in Serie C di una società che rappresenta una delle piazze più importanti del Mezzogiorno, di una tifoseria che ha riempito lo stadio anche nei momenti più difficili e che oggi si ritrova senza risposte.
Le scuse sono il minimo sindacale, anche se avrebbero avuto senso dopo l’amara partita di Bolzano. Quest’ultime invece arrivano dopo settimane di silenzio e non sono accompagnate da alcuna spiegazione sulle responsabilità gestionali, sulle scelte tecniche, sui programmi futuri o sulle intenzioni della proprietà. Nessuna conferenza stampa ad oggi e nessun confronto aperto. E’ questo che alimenta la frattura tra società e città.
I tifosi baresi non chiedono dichiarazioni di circostanza bensì rispetto e trasparenza. Continuare a rifugiarsi nel silenzio o affidare i propri pensieri a brevi dichiarazioni estemporanee significa non comprendere la profondità della ferita che si è aperta. Così, mentre Bari aspetta ancora una vera conferenza stampa, una vera spiegazione e un vero atto di responsabilità, resta la sensazione che il presidente continui a parlare del Bari senza parlare realmente ai baresi.
Foto: SSC Bari
Scuse e propositi, Sonia si ripete: “Non volevo rispondere male ai commenti. Non sono cattiva”
Antonio contro il branco, uno solo ha gli attributi: “Chiedo scusa le ho mancato di rispetto”
Ieri ci siamo lasciati sul più bello, prima dell’incontro con uno del branco che ci ha preso di mira durante la registrazione di un servizio, lanciandoci un cartone e riempendoci di insulti. Angelo, questo il suo nome di battesimo, è stato l’unico a metterci la faccia e a mostrare gli attributi.
È stato proprio lui uno dei più decisi quel giorno ad affrontarci, ma ha voluto fare un passo indietro, riconoscendo il proprio errore e chiedendoci scusa. Un gesto che noi apprezziamo in un incontro distensivo che pone fine, speriamo, all’intera vicenda, con la speranza che possa servire come insegnamento per tanti.
Un amico di Giuseppe chiama Antonio: “Non ha il coraggio ti chiede scusa. Ha perso tutto aiutalo”
A volte ritornano. Torniamo ad occuparci di Giuseppe, dopo essere stati contattati da un suo amico recentemente tramite telefonata. Secondo quanto raccontato, Giuseppe non se la passa bene e vorrebbe una seconda possibilità, seppure lui non ha il coraggio di chiedere scusa. Non ce la siamo sentiti di accettare dopo tutto quello che è accaduto e dopo la possibilità gigantesca che non è riuscito a sfruttare.
Antonio contro il branco, le minacce: “Togli il video o ti spacco”. L’altro bullo: “Voglio scusarmi”
Dopo la messa in onda del servizio sul faccia a faccia con il branco di idioti, siamo stati contattati da alcuni protagonisti della vicenda e da alcuni loro genitori. C’è chi ha fatto anche reclamo su YouTube.
Ci siamo confrontati e abbiamo riflettuto anche sulla possibilità di assecondare le loro richieste ed eliminare la traccia dell’idiozia di questi ragazzi che poco dopo sono tornati alla carica, chiamandoci, minacciandoci, riempendoci di insulti. Uno di loro ha avuto almeno la decenza di chiedere scusa. Vi mostriamo quanto accaduto.
Augura la morte alla mamma di Claudia, l’ex fan rincara la dose poi implora il perdono: “Sei malato”
Da fan a hater accanito, torniamo a parlare del maestro di musica che lavora in uno dei conservatori della Puglia e che nei giorni scorsi ha riempito di offese Antonio, prendendosela poi anche con Claudia e la sua famiglia. Dopo aver rincarato la dose con altri messaggi indecenti, ha fatto dietrofront, chiedendo scuse e implorando il nostro perdono. Come se si trattasse di un gioco. Il nostro invito è quello di farsi vedere da uno bravo.
Grave allergia alle scuse, Lello la fa grossa a casa di Antonio: “Continui a negare l’evidenza”
Via dal locale senza pagare, le scuse: “Una bravata”. Mamma minaccia querela e fa bonifico
Vi ricordate del colpo messo a segno qualche settimana fa da due giovanissimi a Burger Pork? I due erano andati via senza pagare il conto da 53,40 euro e noi, puntuali come sempre, c’eravamo recati sul posto per raccogliere l’appello di Pamela.
La storia si è chiusa con un lieto fine, perché la mamma di uno dei due ha provveduto a saldare il conto non pagato, dopo però aver minacciato di querelare tutti per la diffusione del video.
Tatiana: “Ho sbagliato ma questo non è un campo di guerra. Tutti sono giudici e pensano di sapere” – VIDEO
Dopo l’intervista rilasciata al programma Chi l’ha visto, Tatiana Tramacere ha affidato a un videomessaggio le sue scuse, cercando di spiegare i motivi della sua fuga.
“Vorrei chiedere scusa alla città, alle forze dell’ordine e ai giornalisti per il caos che ho creato inconsapevolmente. Non avevo previsto che potesse accadere tutto ciò che è poi realmente accaduto in realtà. Vorrei ringraziare tutti quanti, tutte le persone che conosco e anche chi non ho mai conosciuto, i Carabinieri, tutte le forze dell’ordine e i giornalisti per aver raccontato la mia storia con il massimo rispetto”, esordisce.
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“Capisco che il mio atteggiamento e il mio comportamento ha allarmato molti, soprattutto considerando le vicende che accadono tutt’oggi. Non ho fatto quello che ho fatto per dire una bravata, una sciocchezza, una fuga o quella che alcuni hanno definito una ‘luna di miele’, come ho letto nei tanti commenti e nelle risposte sui social che ho vagamente letto. L’ho fatto per qualcosa che porto dentro da diversi anni, che temo e che ho sempre temuto di affrontare. Non è facile accettarlo – ha aggiunto -. Credo che molti abbiano passato momenti bui in cui non si riconoscono più, non sanno chi sono e devono confrontarsi con paure interiori ed esteriori. Ma questo non è un campo di battaglia dove tutti sono giudici o avvocati e pensano di sapere tutto. Ho sbagliato, e ho sbagliato nel modo peggiore con il mio atteggiamento. Tuttavia, questo non dovrebbe diventare un motivo per scagliarsi contro una ragazza, chiunque essa sia”.
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“Non cerco di difendermi né di giustificarmi, e non voglio neppure essere assolta. Sono qui perché sento il bisogno di spiegare perché ho fatto ciò che ho fatto. Chiedo sinceramente scusa a tutti e spero che, oltre all’errore, si riesca a vedere anche la parte umana: una ragazza fragile, con paure e difficoltà che non ha saputo affrontare nel modo migliore. Vi ringrazio ancora per tutto”.










