Leccese avverte il nuovo presidente della FIGC: “Malagò non tradisca Bari sulla multiproprietà”

L’elezione di Giovanni Malagò alla guida della FIGC riaccende uno dei temi più delicati del calcio italiano: quello della multiproprietà. Da Bari arriva un messaggio senza possibilità di equivoci. Il sindaco Vito Leccese dopo gli auguri istituzionali a Malagò estende un appello: “Ora non tradisca Bari”.

L’intervento del primo cittadino arriva dopo l’iniziativa assunta nelle scorse settimane dal Consiglio comunale di Bari. In quella circostanza era stato approvato all’unanimità un ordine del giorno ove si chiedeva alla FIGC di applicare rigorosamente le norme in materia di multiproprietà. Su mandato dell’assise cittadina, Leccese aveva scritto ai candidati alla presidenza federale chiedendo un impegno preciso sul rispetto delle regole già esistenti.

Nel suo intervento, il sindaco non ha nascosto la preoccupazione della piazza di Bari rispetto alle decisioni che verranno assunte: “Oggi più che mai la città di Bari guarda con attenzione alle scelte che saranno assunte dal nuovo vertice federale”. Leccese ha sottolineato come la credibilità dell’intero sistema calcio passi dal rispetto rigoroso delle regole e dalla tutela della pari dignità di tutte le società sportive. Un passaggio interpretabile come chiaro riferimento alla vicenda della multiproprietà De Laurentiis e alle incertezze che continuano ad accompagnare il futuro del club biancorosso.

Leccese affonda: “La retrocessione ha evidenziato i limiti del sistema”. Questo il passaggio più duro. Il sindaco non si nasconde, anzi sembrerebbe collegare direttamente la caduta del Bari in Serie C al modello gestionale della multiproprietà. La pazienza della tifoseria barese è ormai terminata – parola di Leccese e non solo –  e la richiesta della città è una sola: chiarezza.

La responsabilità precisa che viene affidata dal sindaco di Bari al nuovo presidente della FIGC è quella di garantire l’applicazione delle norme federali: “Siamo certi che il presidente Malagò saprà essere garante rigoroso delle regole vigenti, senza concedere spazio a ipotesi di proroghe o ammorbidimenti che risulterebbero inaccettabili”. Parole che assumono un peso particolare alla luce del sostegno che la famiglia De Laurentiis ha pubblicamente manifestato nei confronti della candidatura di Malagò.

Da Bari il messaggio è arrivato forte e chiaro: il nuovo presidente della FIGC sarà giudicato anche dalla capacità di garantire imparzialità e rigore su una questione che per la piazza biancorossa rappresenta ormai una priorità assoluta perché come ha concluso lo stesso Leccese: “Il tempo dell’attesa per Bari è finito”.

Quando il Bari cade, il presidente scompare: le scuse di De Laurentiis arrivano fuori casa

Dopo quasi un mese di silenzio e una retrocessione che ha lasciato ferite profonde nell’intera comunità biancorossa, Luigi De Laurentiis è tornato a parlare. Lo ha fatto oggi, in occasione delle elezioni federali per la presidenza della FIGC ai microfoni di Antenna Sud: “Chiedo scusa alla piazza e non mi tiro mai indietro. Sono il primo responsabile in assoluto. Mi dispiace. È una piazza nella quale vivo quasi da un decennio e la sento vicina al cuore”.

Parole che, lette isolatamente, potrebbero apparire come un’assunzione di responsabilità. Il problema non risiede tanto in ciò che è stato detto quanto nel dove, quando e come. Il presidente del Bari ha scelto di non confrontarsi direttamente con la città, con i tifosi e con gli organi di informazione che quotidianamente seguono le vicende biancorosse. Le sue prime dichiarazioni dopo il disastro sportivo sono arrivate a margine di un appuntamento federale, in un contesto completamente diverso, legato a doppio filo al futuro della multiproprietà e agli equilibri del calcio italiano.

Un dettaglio che pesa perché Bari non ha bisogno di dichiarazioni di passaggio rilasciate nei corridoi del potere calcistico. Bari merita spiegazioni. La sensazione è che la retrocessione venga raccontata come un incidente di percorso, come un ostacolo mancato in una lunga corsa. Qui però non si parla di una semplice stagione negativa bensì della caduta in Serie C di una società che rappresenta una delle piazze più importanti del Mezzogiorno, di una tifoseria che ha riempito lo stadio anche nei momenti più difficili e che oggi si ritrova senza risposte.

Le scuse sono il minimo sindacale, anche se avrebbero avuto senso dopo l’amara partita di Bolzano. Quest’ultime invece arrivano dopo settimane di silenzio e non sono accompagnate da alcuna spiegazione sulle responsabilità gestionali, sulle scelte tecniche, sui programmi futuri o sulle intenzioni della proprietà. Nessuna conferenza stampa ad oggi e nessun confronto aperto. E’ questo che alimenta la frattura tra società e città.

I tifosi baresi non chiedono dichiarazioni di circostanza bensì rispetto e trasparenza. Continuare a rifugiarsi nel silenzio o affidare i propri pensieri a brevi dichiarazioni estemporanee significa non comprendere la profondità della ferita che si è aperta. Così, mentre Bari aspetta ancora una vera conferenza stampa, una vera spiegazione e un vero atto di responsabilità, resta la sensazione che il presidente continui a parlare del Bari senza parlare realmente ai baresi.

Foto: SSC Bari

Comunali in Puglia, affluenza al 63,68%: in calo rispetto alle precedenti elezioni. I dati nel Barese

Affluenza al 63,68% in Puglia alla chiusura dei seggi nei 54 Comuni al voto, quasi tre punti percentuali al di sotto di quella registrata nelle precedenti elezioni amministrative (66,37%), ma superiore al dato nazionale (ancora parziale) che si ferma attorno al 60%.

Nella provincia Bat, dove si trovano i due Comuni capoluogo chiamati ad eleggere i sindaci, Andria e Trani, l’affluenza è al 66,09% (alle precedenti amministrative era del 66,85%): nel dettaglio ad Andria 66,77%, leggermente superiore alle precedenti elezioni (66,12%), a Trani 65,18%, oltre tre punti percentuali più bassa delle scorse amministrative (68,31%).

Il dato più alto in Puglia si registra nella provincia di Taranto: qui nei cinque Comuni chiamati ai seggi l’affluenza è del 69,37% (rispetto al 72,58% delle precedenti elezioni).

Segue il dato dei 21 Comuni al voto in Salento (i più grandi Casarano, Gallipoli e Tricase), dove l’affluenza si attesta al 64,98% (alle scorse amministrative era del 67,11%); a Castro l’affluenza più alta della regione, all’84,91%. Nell’area metropolitana di Bari, dove si vota in nove Comuni (tra i più grandi Molfetta, Capurso, Conversano, Corato, Palo del Colle e Modugno), l’affluenza è stata del 62,68% (65,84 alle precedenti elezioni).

Nelle undici città della provincia di Foggia al voto (sopra i 15mila abitanti Lucera e San Giovanni Rotondo) affluenza al 60,95%, rispetto al 64,34% delle scorse amministrative. Nel Foggiano c’è il Comune con l’affluenza più bassa della regione, Monteleone, dove la partecipazione dei cittadini al voto si è fermata al 46,59% (nella stessa provincia a Ordona superato l’81% di affluenza). Nei cinque Comuni al voto nel Brindisino (i più grandi Ceglie Messapica, Mesagne e San Vito dei Normanni), l’affluenza è del 58,6% (alle scorse amministrative 63,6%).

Modugno, la decisione dal Viminale: nessun scioglimento per mafia. Ma il nuovo sindaco sarà “sorvegliato”

Nessuno scioglimento per infiltrazioni mafiose, ma un commissariamento “soft” con controlli rafforzati. È la decisione del Ministero dell’Interno sul Comune di Modugno, al termine dell’istruttoria avviata dopo l’arresto per mafia dell’ex assessore Antonio Lopez nel novembre scorso.

Gli accertamenti della Prefettura hanno evidenziato episodi di cattiva gestione amministrativa, anche in ambito di appalti pubblici, ma non un livello tale di infiltrazione della criminalità organizzata da giustificare lo scioglimento dell’ente.

Per questo si procederà con l’applicazione delle misure previste dall’articolo 143 del Testo unico degli enti locali, che consentono al prefetto di imporre interventi correttivi e prescrizioni operative.

Il Comune andrà regolarmente al voto il 24 e 25 maggio per eleggere il nuovo sindaco, che dovrà però rispettare specifiche indicazioni e obblighi, anche in materia di appalti e assunzioni, sotto la supervisione della Prefettura. Tra le criticità rilevate, anche affidamenti sospetti legati a interessi di esponenti politici locali.

 

 

Inchiesta sul voto di scambio a Modugno, il sindaco Bonasia (indagato) fa un passo indietro: “Non mi ricandido”

“Ieri, nel Consiglio Comunale, ho sentito il dovere di parlare guardando negli occhi la mia città. Ho annunciato una scelta importante, maturata nel tempo e ormai definitiva: non mi ricandiderò alle prossime elezioni amministrative”.

Inizia così il post pubblicato sui social dal sindaco di Modugno, Nicola Bonasia. Il primo cittadino è rimasto coinvolto nell’ambito dell’inchiesta sulla compravendita di voti a Modugno in occasione delle Comunali del 2020 che aveva portato all’arresto di Antonio Lopez, ex assessore alle attività produttive del Comune di Modugno ed ex candidato di Fi alle elezioni regionali in Puglia.

Lopez era finito in carcere ma a fine novembre è andato ai domiciliari dopo essere stato ascoltato e fornito diverse informazioni sul sistema del voto di scambio. A lui è contestato il voto di scambio politico-mafioso per aver accettato la promessa da Cristian Stragapede, di 35 anni, ritenuto vicino al clan Parisi, di procurare voti in cambio di 25 euro a preferenza e di altre utilità.

L’accusa gli contesta di aver agito come intermediario per conto di Nicola Bonasia (indagato), poi eletto sindaco, anche in occasione del ballottaggio dove avrebbe accettato la promessa di Stragapede di ulteriori voti in cambio di un posto di lavoro. Bonasia ha chiesto di essere interrogato ed è stato ascoltato. Il suo mandato scade in primavera. Resta da capire però se ci saranno le elezioni. Non è da escludere infatti che, la commissione d’accesso agli atti, nominata dal prefetto, possa proporre lo scioglimento del Consiglio comunale se ravvisasse infiltrazioni mafiose nell’amministrazione.

“Non è una decisione dettata da calcoli o strategie, ma dal rispetto profondo che nutro nei confronti delle istituzioni e della città di Modugno – aggiunge Bonasia -. In una fase complessa della mia vita personale e pubblica, ho ritenuto giusto anteporre la stabilità dell’azione amministrativa, la credibilità delle istituzioni e l’interesse collettivo a qualsiasi valutazione individuale. Continuerò a servire Modugno sino all’ultimo giorno con lo stesso impegno, la stessa serietà e lo stesso senso di responsabilità che hanno guidato ogni mia scelta. Lo farò nella piena consapevolezza della mia totale estraneità ad ogni forma di illegalità, continuando a collaborare con serenità e fiducia con chi è chiamato ad accertare la verità”.

“Non nascondo che quanto mi stia accadendo lasci ferite profonde, umane prima ancora che politiche. Ma proprio per questo ho scelto di fermarmi, di riflettere, di rispettare fino in fondo il ruolo che ho avuto l’onore di ricoprire. La politica, per come l’ho sempre intesa, è responsabilità, è anche la capacità di scegliere quando scegliere fa male – scrive il primo cittadino -. In queste settimane ho sentito forte l’abbraccio di tante persone. La vicinanza, l’affetto, il sostegno sincero di chi ha creduto in me e nel lavoro fatto insieme sono un dono che porterò sempre con me. Modugno oggi è una città diversa, più consapevole, più forte, finalmente protagonista in tutta la città metropolitana, con una visione chiara del proprio futuro. E non può fermarsi proprio ora”.

“Il mio passo indietro non è una rinuncia, ma un atto di amore verso la mia Città. Continuerò a esserci, da cittadino, con lo stesso legame profondo di sempre. A testa alta e con la schiena dritta, con la serenità di chi sa di aver servito Modugno con onestà, passione e, soprattutto, rispetto delle regole. Perché le istituzioni non sono proprietà di chi temporaneamente le guida, ma responsabilità che si custodiscono e che si consegnano – conclude Bonasia -. Modugno merita di andare avanti. E io, comunque vada, sarò sempre dalla sua parte”.

Regionali Puglia, si vota il 23 e 24 novembre: garantito il servizio gratuito di trasporto sociale – LE INFO

La Ripartizione Servizi alla Persona rende noto che, in occasione delle elezioni regionali della Puglia di domenica 23 e lunedì 24 novembre 2025, sarà garantito il servizio gratuito di accompagnamento ai seggi per consentire ai cittadini con disabilità di esprimere il proprio voto.

Hanno diritto al servizio i cittadini con: invalidità totale con diritto all’indennità di accompagnamento; o invalidità al 100 % con difficoltà motoria debitamente documentata; o cecità assoluta o parziale con un residuo visivo non superiore a 1/20 o ipovedenza grave, come previsto dagli articoli 2, 3, 4, della legge n.138 del 3 aprile 2001.

I requisiti dovranno essere autocertificati sul modello disponibile in allegato su questa pagina, che dovrà essere consegnato allo sportello di Segretariato Sociale in largo Chiurlia, 27 (dal lunedì a venerdì, dalle ore 9 alle 12 e il giovedì, dalle ore 15:30 alle 17:30), oppure trasmesso via e mail ai seguenti indirizzi: [email protected][email protected] entro le ore 12 di mercoledì 19 novembre 2025.

Il servizio è disponibile solo su prenotazione. Pertanto, chi intende avvalersene, dovrà prenotare la corsa entro le ore 12 di venerdì 21 novembre 2025, per consentire al fornitore un’organizzazione ottimale del servizio stesso. Il numero telefonico da contattare per la prenotazione è il seguente: TAXI BARI: 3663038415 (dalle ore 8:00 alle ore 12:00)

Regionali 2025, in Puglia si vota il 23 e il 24 novembre: “Criteri della differenza di genere da rispettare”

Come già annunciato, si terranno il 23 ed il 24 novembre prossimi le elezioni regionali in Puglia. Il presidente della Regione, Michele Emiliano, ha firmato oggi i decreti che indicono le consultazioni per l’elezione diretta del presidente della giunta e del Consiglio regionale.

Le operazioni di voto si svolgeranno nella giornata di domenica, dalle ore 7 alle ore 23, e di lunedì, dalle ore 7 alle ore 15. “Appena completate le operazioni di votazione e quelle di riscontro dei votanti – si legge in una nota della Regione – avranno luogo, senza interruzioni, le operazioni di scrutinio”. La scheda sarà di colore verde.

Nelle circoscrizioni elettorali, basate sul numero di residenti risultanti dal censimento 2021 (totali 3.922.941), su 23 seggi 7 sono assegnati a Bari, 2 alla Bat, 2 a Brindisi, 4 a Foggia, 5 a Lecce e 3 a Taranto.

Gli ulteriori seggi saranno assegnati con il ‘premio di maggioranza’ fino a formare l’assise di 50 consiglieri. Le liste che saranno presentate dovranno rispettare i criteri della differenza di genere.

Regionali Puglia, Vendola apre alla presidenza Decaro: “Profilo migliore per età, esperienza e storia”

“In questo momento credo che il profilo giusto, per ragioni anagrafiche, di esperienza e di storia, sia quello di Antonio Decaro”. Nichi Vendola, ex governatore della Puglia, apre alla candidatura dell’ex sindaco di Bari alla presidenza della Regione. L’intervento è avvenuto a Bisceglie, in occasione dell’anteprima di Libri nel borgo antico.

“Esorterei i miei alleati a fare un salto di qualità. A occuparsi di ciò che immaginiamo debba essere la Puglia del 2050 – ha aggiunto -. Penso che non abbiamo mai smesso di parlarci. E continueremo a farlo. Poi è difficile che ci sia un passo indietro, anche perché non lo considero un veto, è una discussione che impropriamente tira in ballo me”.

“Riguarda, piuttosto, questioni interne al Pd, che deve sciogliere certi nodi. Certo, servono delle discontinuità da creare, che io stesso invoco da anni. Il centrosinistra deve essere uno spazio di trasparenza, cambiamento, servizio al bene comune”, ha continuato Vendola.

“Non deve mai accettare le dinamiche opache del trasformismo. Su questa discontinuità io voglio dare una mano: al futuro governatore della Puglia, a un centrosinistra che, dopo vent’anni di radicamento, non può essere un sistema di potere, ma una speranza per i giovani”, precisa l’ex governatore.

Olivieri e l’alleanza con Sandrino prima dell’arresto: “Gestisco io le liste di Sud al Centro mia moglie farà l’assessore”

Il retroscena dell’alleanza tra Olivieri e Cataldo, ex numero uno di Sud al Centro e marito della Maurodinoia, emerge dalle chat depositate nel processo: “Devo fare in modo che Mari arrivi seconda nella lista, perché la prima è la figlia di Anita Maurodinoia, che dobbiamo far arrivare prima ma non vuole fare assessore o altro. Mari deve arrivare subito dopo”.

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