Incendio a Valenzano, in fiamme i terreni confiscati alla mafia gestiti da Semi di vita: “Ore di inferno e lacrime”

“Sono state 4 ore d’inferno, di lacrime e sudore”. Inizia così il racconto social della cooperativa Semi di Vita che un anno fa ha inaugurato la Fattoria dei Primi nei campi di Valenzano sottratti alla mafia. L’area è stata distrutta dalle fiamme.

Questa sera era in programma una cena di autofinanziamento con cibo e vini locali bio, ma l’evento è stato annullato dopo quanto accaduto. “Siamo riusciti a salvare in extremis galline e alberi”, racconta la cooperativa. Tantissimi i messaggi di sostegno e di solidarietà.

Mafia a Bari, duplice tentato omicidio al Madonnella per la gestione dello spaccio: 10 arresti – TUTTI I NOMI

Alle prime luci dell’alba, personale della Squadra Mobile della Questura di Bari ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di dieci pregiudicati baresi che, la sera del 18 settembre 2018, nel quartiere Madonnella di Bari, via Cattaro, angolo via Dalmazia, attentarono alla vita di due pregiudicati.

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Mafia, la relazione della DIA: 4 clan egemoni a Bari e altri 8 minori. Scontro tra Strisciuglio e Parisi-Capriati – MAPPA

Sotto il profilo criminale, si possono attualmente considerare presenti nella città metropolitana di Bari 4 clan egemoni, per lo più corrispondenti ad altrettante famiglie mafiose storicamente radicate nel capoluogo pugliese, con ramificazioni nella provincia e proiezioni anche in diverse aree della Regione, ovvero: i Capriati, gli Strisciuglio, i Parisi-Palermiti e i Diomede-Mercante.

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Mafia a Bari, lotta tra i clan Strisciuglio e Palermiti. Duplice tentato omicidio al Madonnella: 10 arresti

Alle prime luci dell’alba, personale della Squadra Mobile della Questura di Bari ha dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di dieci pregiudicati baresi che, la sera del 18 settembre 2018, nel quartiere Madonnella di Bari, via Cattaro, angolo via Dalmazia, attentarono alla vita di due pregiudicati.

Con la doverosa premessa che si tratta di accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa, gli arrestati rispondono, con l’aggravante mafiosa, dei delitti di duplice tentato omicidio aggravato in concorso, detenzione e porto illegali di armi da fuoco, ricettazione, calunnia e danneggiamento seguito da incendio.

Nell’estate del 2018, la frangia del clan Strisciuglio del quartiere San Paolo, tentò di conquistare la fiorente attività di traffico e spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere Madonnella di Bari, cercando di estromettere il clan Palermiti, da sempre dominante in quel rione. La sera del 18 settembre, gli obiettivi dell’azione di fuoco erano due pregiudicati del clan di Japigia, che viaggiavano sullo scooter: il commando armato, a bordo di un’autovettura rubata e di tre motoveicoli, aprì il fuoco, incurante della presenza di ignari cittadini che passeggiavano per strada.

Il passeggero dello scooter riuscì a sottrarsi ai proiettili esplosi da un revolver Colt 38 special e da una pistola semiautomatica CZ, calibro 9 mm, mentre il conducente, colpito in più parti del corpo, dopo un delicato intervento chirurgico ed una lunga degenza ospedaliera, riuscì a salvarsi. Compiuto l’agguato, una delle moto utilizzate dai sicari fu data alle fiamme, sulla strada provinciale Bitonto Palese, mentre per le altre moto, appartenenti ad esponenti del clan Strisciuglio, furono presentate false denunce di furto, con l’obiettivo di ostacolare le indagini. La risposta del clan Palermiti, per l’agguato del 18 settembre, non tardò ad arrivare: infatti, sei giorni dopo, il 24 settembre, nel quartiere Carbonara di Bari, Michele Walter Rafaschieri fu assassinato e suo fratello rimase gravemente ferito.

Per le persone arrestate in data odierna, di età compresa tra i 25 ed i 47 anni, è stata disposta la custodia in carcere. Solo uno dei destinatari del provvedimento è stato collocato agli arresti domiciliari. È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Droga a Bari, dopo 26 anni la Procura chiede condanne per 450 anni di carcere: 34 imputati – I NOMI

A 26 anni dal primo reato contestato e a 20 anni dall’ultimo si è avviato oggi al termine, con le richieste di condanna, il processo, la cui prima udienza era fissata nel 2012, per 34 imputati accusati a vario titolo di associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico e alla detenzione di stupefacenti e reati in materia di armi. Diversi reati sarebbero ormai prescritti. La Procura di Bari ha chiesto condanne, per un totale di quasi 450 anni di reclusione.

In particolare, ad alcuni imputati è contestato l’aver fatto parte (come promotori, affiliati o partecipi) del clan ‘Velluto’ dei quartieri San Pasquale e Carrassi di Bari, diretto – per l’accusa – da Domenico Velluto e Giovanni Fasano. L’associazione, che operava anche nel quartiere Poggiofranco, era soprattutto finalizzata al traffico di droga e aveva articolazioni anche nei comuni di Capurso, Acquaviva delle Fonti, Monopoli e Corato. Le richieste, arrivate oggi al termine di una lunga udienza svolta dinanzi al tribunale di Bari, segnano uno dei punti finali di una vicenda processuale lunghissima: ad alcuni imputati sono contestati fatti risalenti addirittura al 1998, la maggior parte degli addebiti è compreso tra il 2002 e il 2004. Nel processo era coinvolto anche il pusher e pr Francesco Vitale, morto a Roma nel febbraio 2023, a 45 anni, dopo essere precipitato dal balcone di un appartamento nel quartiere Magliana. Per il suo omicidio la Procura di Roma ha recentemente chiesto tre condanne a 18 anni. Per il padre Domenico è stata chiesta la condanna a 10 anni e 4 mesi di reclusione.

Le pene più alte (30 anni) sono state chieste per Domenico Velluto e Giovanni Fasano. Il pm della Dda Fabio Buquicchio ha chiesto la condanna a 26 anni per Carlo Biancofiore, a 25 per Francesco Buono e Mario Di Gioia, a 23 anni e 8 mesi per Angelo Spano, a 22 anni per Giovanni Belviso. Per gli altri imputati sono state chieste condanne dai 18 anni e 8 mesi ai 2 anni di reclusione. Molti capi di imputazione sono caduti in prescrizione, per quattro imputati è stata chiesta l’assoluzione per prescrizione dei reati. La sentenza è prevista per il prossimo 31 ottobre dopo le repliche delle difese.

Voto di scambio e mafia, la strategia di Olivieri: processo con l’abbreviato per evitare i 10 anni di condanna

Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale e marito di Maria Carmen Lorusso è finito in carcere lo scorso 26 febbraio con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso ed estorsione, ha chiesto di essere giudicato con il rito abbreviato condizionato. L’obiettivo è quello di evitare la condanna di 10 anni, da scontare comunque in carcere, cercando di avvicinarsi più ai 5 anni di pena.

Tutti i 124 indagati dell’inchiesta Codice Interno che ha evidenziato l’infiltrazione mafiosa nel tessuto economico, politico e sociale della città di Bari saranno processati a luglio. Oltre a Giacomo Olivieri, ci sono la moglie Maria Carmen Lorusso (ex consigliera comunale di Bari), il padre di lei, Vito Lorusso, ex primario dell’Oncologico di Bari, ma anche gli esponenti dei clan Parisi-Palermiti (Savino Parisi, Eugenio Palermiti, Tommy Parisi, Giovanni Palermiti, Tommaso Lovreglio) Montani e Strisciuglio.

La prima udienza è stata fissata il 2 luglio davanti alla Seconda sezione penale. Gli imputati, nel corso degli interrogatori, non hanno cambiato il quadro accusatorio e ora toccherà ai loro avvocati cercare di capovolgere la situazione. Il reato di voto di scambio politico-mafioso è contestato a 19 persone, in totale sono 38 i capi di imputazione invece per l’associazione mafiosa Parisi-Palermiti.

Olivieri si trova nel carcere di massima sicurezza di Lanciano. Trattandosi di fatti di mafia, si trova lì perché deve trascorrere la custodia cautelare nel circuito della cosiddetta alta sicurezza. È rinchiuso in una cella doppia della sezione Alta Sicurezza 3 (tra cui ci sono i reati mafiosi), il regime carcerario però è durissimo e sotto solo a quello del 41bis. Sono previste solo 4 telefonate al mese con i familiari, mentre con la moglie i colloqui e i contatti sono interrotti dal giorno dell’arresto. Nei suoi confronti va ricordato che è stato aperto anche un procedimento da parte dell’Ordine degli avvocati.