Corruzione e tangenti, danno d’immagine al Ministero della Giustizia: De Benedictis deve risarcire 61mila euro

La Corte dei conti ha condannato l’ex giudice barese Giuseppe De Benedictis a risarcire il ministero della Giustizia con 61mila euro per il danno d’immagine causato dalla vicenda delle tangenti che lo aveva coinvolto.

L’ex gip di Bari era stato arrestato nella primavera del 2021 insieme all’avvocato penalista Giancarlo Chiariello, con l’accusa di aver ricevuto denaro in cambio di provvedimenti favorevoli per alcuni clienti del legale. Per questa vicenda De Benedictis è stato condannato penalmente a sette anni in Appello, dopo i nove anni e otto mesi inflitti in primo grado.

Il procedimento contabile riguarda esclusivamente il danno d’immagine legato alle tangenti. La Procura contabile aveva chiesto un risarcimento di 61mila euro, a fronte dei circa 30mila euro che l’ex magistrato avrebbe ricevuto in mazzette. Un eventuale ulteriore procedimento potrebbe riguardare il danno d’immagine legato alla successiva condanna per la detenzione di armi da guerra.

Morte della piccola Vittoria a Taranto, il gip dispone una nuova perizia: si indaga sulle cause del decesso

Una nuova perizia medico-legale dovrà chiarire le cause della morte di Vittoria Murianni, la bambina di tre anni deceduta lo scorso febbraio all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto. Lo ha disposto il gip Francesco Maccagnano, accogliendo la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla Procura dopo la consulenza tecnica depositata dai legali della famiglia.

La precedente perizia disposta dalla Procura aveva attribuito il decesso a un improvviso evento cardiaco, escludendo responsabilità da parte dei sanitari che avevano avuto in cura la piccola e ritenendo la morte imprevedibile e non collegata all’infezione per la quale era stata ricoverata.

Di diverso avviso i consulenti nominati dai genitori, secondo i quali Vittoria avrebbe sviluppato una vasculite coronarica riconducibile alla Malattia di Kawasaki, conseguenza di un’infezione già documentata. Per gli esperti della famiglia, i sintomi sarebbero stati evidenti nei giorni precedenti al decesso e avrebbero dovuto indurre i medici ad approfondimenti cardiologici e a un trattamento tempestivo che, con elevata probabilità, avrebbe evitato la morte.

Restano indagati dodici medici. Sarà ora il medico legale Alberto Tortorella, insieme ad altri specialisti nominati dal giudice, a svolgere nuovi accertamenti per stabilire se il decesso della bambina fosse evitabile e se vi siano eventuali responsabilità sanitarie.

Salvatore Mattarese davanti al gip: “Salvataggio fallito perché i soldi dell’azienda furono dirottati al Bari calcio”

L’ingegnere ed ex deputato 64enne Salvatore Matarrese si è difeso davanti alla gip Isabella Valenzi nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta bancarotta di alcune società di famiglia, per cui la Procura ha chiesto il suo arresto.

Assistito dall’avvocato Domenico Di Terlizzi, ha ricostruito le vicende societarie del gruppo, respingendo le accuse e presentando una consulenza tecnica per dimostrare la correttezza delle operazioni contestate. Si è invece avvalso della facoltà di non rispondere lo zio Amato Matarrese, coinvolto nella stessa richiesta cautelare.

Al centro dell’inchiesta c’è la cessione della nuova Salvatore Matarrese, acquistata nel 2022 da Strade e Condotte per 7 milioni di euro nell’ambito del concordato e poi rivenduta allo stesso prezzo alla holding Imco. Secondo la Procura l’azienda avrebbe avuto un valore reale di circa 20 milioni, configurando così un’operazione distrattiva, circostanza contestata dalla difesa.

Davanti alla giudice, Matarrese ha inoltre sostenuto di essersi disinteressato delle aziende di famiglia durante il periodo in Parlamento, tra il 2013 e il 2018, attribuendo al cugino Giuseppe Matarrese le scelte relative al concordato della società. Tra queste anche la scelta di spostare un’enorme quantità di denaro dalla Salvatore Matarrese spa all’As Bari, la società calcistica fallita nel 2014-

Nella memoria difensiva si evidenzia infine come, tra il 2014 e il 2021, non sarebbero state adottate misure efficaci per arginare il progressivo indebolimento del gruppo, aggravato dai fallimenti nel settore del calcestruzzo, dall’aumento dei debiti e dalle difficoltà nel rispettare gli impegni previsti dal concordato omologato nel 2016.

Trovata impiccata a Lecce, dubbi sulla morte di Roberta Bertacchi: il gip rigetta l’archiviazione. Nuove indagini

Il gip di Lecce Francesco Valente ha rigettato la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura sulla morte di Roberta Bertacchi, la 26enne di Ruffano trovata impiccata con una sciarpa al balcone della sua abitazione in via Del Lavoro, a Casarano, il 6 gennaio 2024.

L’opposizione all’archiviazione era stata presentata dai legali della madre della vittima. Nell’inchiesta è indagato per istigazione al suicidio il fidanzato della giovane, Davide Falcone, 36enne di Casarano.

Una relazione sentimentale tormentata e conflittuale la loro, costellata da forti litigi, l’ultimo avvenuto proprio la notte della morte della giovane. Con il provvedimento, nel quale evidenzia una ‘dinamica oscura’, il gip ordina al pm di compiere ulteriori indagini i cui risultati dovranno essere depositati entro tre mesi.

Politica e mafia, Olivieri condannato a 9 anni di carcere. Il gup: “Ha scelto di rivolgersi ai Parisi per raccogliere voti”

Un accordo elettorale illecito con esponenti della criminalità organizzata barese per raccogliere voti alle Comunali del 2019. È questa la conclusione a cui è giunto il gup di Bari, Giuseppe De Salvatore, nelle motivazioni della sentenza che ha condannato in abbreviato l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”.

Secondo il giudice, Olivieri avrebbe partecipato consapevolmente a un sistema di scambio politico-mafioso finalizzato all’elezione della moglie, Maria Carmen Lorusso. La condanna è di 9 anni di carcere — 8 per voto di scambio e uno per tentata estorsione — oltre a una multa di 2mila euro.

Le motivazioni, contenute in 1.723 pagine, ricostruiscono l’attività dell’organizzazione mafiosa legata al clan Parisi-Palermiti di Japigia, capace non solo di gestire traffici illeciti come droga, armi ed estorsioni, ma anche di influenzare il consenso elettorale. Tra i principali imputati figurano i boss Savino Parisi ed Eugenio Palermiti, oltre a Tommaso Lovreglio, ritenuto figura chiave nei rapporti tra politica e criminalità.

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia si basano anche sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e su intercettazioni che, secondo il gup, dimostrano l’esistenza di un accordo strutturato per la raccolta dei voti. Olivieri, si legge, avrebbe gestito la campagna elettorale “illecitamente”, avvalendosi di intermediari vicini ai clan e coordinandosi proprio con Lovreglio e altri referenti criminali.

Respinta la linea difensiva secondo cui l’ex consigliere non sarebbe stato consapevole della matrice mafiosa dei suoi interlocutori: per il giudice, le prove dimostrano invece una piena conoscenza del sistema, inclusi i meccanismi tecnici di gestione del voto.

L’inchiesta evidenzia anche un presunto sistema di infiltrazione nella pubblica amministrazione, in particolare all’interno dell’azienda municipalizzata Amtab. Secondo le dichiarazioni dei pentiti, riscontrate dalle intercettazioni, il clan Parisi avrebbe imposto un sistema clientelare di assunzioni, trasformando l’azienda in uno strumento di collocamento per persone vicine all’organizzazione criminale. Un quadro che, nelle parole del gup, descrive “una saldatura stabile tra criminalità organizzata e ricerca del consenso politico”.

Bitonto, schiaffi e punizioni ai bimbi nell’asilo. L’insegnante sospesa si difende, il gip: “Uso abituale di violenza”

Torniamo ad occuparci della maestra di 65 anni di Bitonto sospesa dall’insegnamento per sei mesi con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di bambini di circa 4 anni. Secondo le indagini, la donna avrebbe compiuto diversi episodi di violenza e umiliazione in classe, tra cui schiaffi sul viso e sulla nuca, strattonamenti e urla. In un caso avrebbe fatto cadere un bambino obbligandolo a rimanere a terra, mentre in un altro avrebbe colpito una bambina sulla testa con un libro.

L’indagine è partita dopo la denuncia di due madri, insospettite da alcuni comportamenti dei figli a casa. Uno dei bambini, ad esempio, aveva iniziato a fare un “gioco strano”, avvolgendosi del nastro adesivo addosso e dicendo che lo faceva “come la maestra”. Confrontandosi con altre famiglie, è emerso che anche un altro bambino imitava lo stesso comportamento.

La polizia del commissariato di Bitonto ha quindi installato delle telecamere in classe, che avrebbero ripreso i presunti maltrattamenti. Interrogata, la maestra — assistita dall’avvocato Tommaso Barile — ha ammesso che alcuni comportamenti possono essere stati inappropriati, ma li ha giustificati con l’indisciplina e la scarsa autonomia dei bambini. Ha inoltre sostenuto che non si trattava di schiaffi ma di “colpetti dietro la nuca” e ha negato di aver usato nastro adesivo.

La giudice per le indagini preliminari di Bari ha però ritenuto che ci siano gravi indizi a suo carico, sottolineando che i comportamenti registrati mostrano un uso abituale di violenza, spesso sproporzionato rispetto alla vivacità dei bambini. Per questo ha disposto la sospensione cautelare della docente, mentre la difesa ha annunciato che presenterà appello contro il provvedimento.

Lecce, nuova intimidazione alla gip Francesca Mariano: la scorta intercetta un ordigno esplosivo

Una nuova intimidazione nei confronti della giudice leccese Maria Francesca Mariano. La notizia è trapelata nelle ultime ore, la scorta avrebbe intercettato un ordigno esplosivo. Sull’episodio c’è massimo riserbo da parte degli inquirenti.

A gennaio scorso era stata fatta recapitare una lettera con un ‘augurio di morte’ nel suo ufficio del Tribunale di Lecce di viale De Pietro. Il magistrato dal settembre del 2023 vive sotto scorta per le minacce di morte ricevute dopo aver disposto, nell’ambito dell’operazione The Wolf, gli arresti per 22 affiliati al clan Lamendola-Cantanna, ritenuto vicino alla Sacra corona unita (Scu).

Nel novembre scorso, nel cimitero di Galatina, a pochi metri dalla tomba del padre della giudice Mariano, fu trovata una testa mozzata di un capretto ed un coltello. Fu la stessa magistrata a fare la macabra scoperta.

Nel febbraio 2024 alla giudice venne recapitata una testa di capretto insanguinata e infilzata con un coltello da macellaio, accompagnata da un biglietto su cui era scritto ‘Così’: la testa dell’animale fu lasciata davanti alla porta della sua abitazione.

Nell’ottobre del 2024, nell’aula di udienza del tribunale di Lecce, dove Mariano era impegnata come gup, venne trovata la sua foto, presa da un quotidiano locale, circondata dal disegno di una bara fatto con un pennarello nero, con tanto di croci. Il ritaglio di giornale riguardava un’inchiesta salentina, sempre di mafia, che all’epoca giungeva a sentenza.

Svolta sul caso Nettis, indagini riaperte: “Non è suicidio l’accusa si è autoconvinta senza prove”

Era il 29 giugno 2023 e la vita di una giovane donna quarantunenne ha raggiunto il capolinea temporale. Si chiamava Patrizia Nettis ed era una giornalista pugliese nonché responsabile della comunicazione del Comune di Fasano, luogo ove peraltro è avvenuta la tragica vicenda.

Riavvolgendo le fila di quanto accaduto Patrizia venne ritrovata impiccata con un lenzuolo legato al ballatoio nel suo appartamento situato nel centro storico di Fasano. Una dipartita anomala, ricca di omertà e di analisi mai eseguite. Una tra le quali l’autopsia. Patrizia, raccontano i genitori, era una donna amante della vita, dello sport e con tanti impegni sociali. Dal loro punto di vista, difatti, la tesi del suicidio volontario è improbabile. A scoprire il corpo un barbiere del posto, amico della vittima, che possedeva le chiavi dell’abitazione. Quest’ultimo era stato allarmato dall’ex marito di Patrizia a causa dell’impossibilità di stabilire un legame telefonico con lei. Al telefono con il barbiere mentre tentava di accedere in casa della giornalista originaria di Gioia del Colle un’amica in comune.

Sin dal principio la posizione della Procura è sempre stata chiara: suicidio. Differente il punto di vista della famiglia Nettis assistita dall’avvocato Giuseppe Castellaneta che nell’udienza dell’11 febbraio 2025 aveva depositato una serie corposa di documenti tali da escludere l’ipotesi avanzata dalla Procura. A distanza di un anno la gip del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli, ha accolto l’opposizione presentata dai familiari della quarantunenne contro la richiesta di archiviazione del caso. Indagini riaperte e novanta giorni di tempo per tentare di aggiungere tasselli ad un puzzle che presenta ancora molti dubbi e poche certezze. In questo lasso temporale dovranno essere effettuati accertamenti tecnici sui telefoni cellulari di Patrizia Nettis e delle altre persone coinvolte nella vicenda.

Lecce, nuova minaccia alla gip Mariano: lettera con augurio di morte nell’ufficio del Tribunale

Una lettera con un ‘augurio di morte’ è stata fatta recapitare nel suo ufficio del Tribunale di Lecce di viale De Pietro alla gip Maria Francesca Mariano. Il magistrato dal settembre del 2023 vive sotto scorta per le minacce di morte ricevute dopo aver disposto, nell’ambito dell’operazione The Wolf, gli arresti per 22 affiliati al clan Lamendola-Cantanna, ritenuto vicino alla Sacra corona unita (Scu).

Anche la pm Carmen Ruggiero, che aveva chiesto gli arresti, è da tempo sotto scorta. Le indagini sulle ultime minacce alla giudice Mariano – della quali dà notizia il Nuovo Quotidiano di Puglia – sono condotte dalla Squadra mobile di Lecce che ha sequestrato la missiva.

Nel novembre scorso, nel cimitero di Galatina, a pochi metri dalla tomba del padre della giudice Mariano, fu trovata una testa mozzata di un capretto ed un coltello. Fu la stessa magistrata a fare la macabra scoperta.

Nel febbraio 2024 alla giudice venne recapitata una testa di capretto insanguinata e infilzata con un coltello da macellaio, accompagnata da un biglietto su cui era scritto ‘Così’: la testa dell’animale fu lasciata davanti alla porta della sua abitazione.

Nell’ottobre del 2024, nell’aula di udienza del tribunale di Lecce, dove Mariano era impegnata come gup, venne trovata la sua foto, presa da un quotidiano locale, circondata dal disegno di una bara fatto con un pennarello nero, con tanto di croci. Il ritaglio di giornale riguardava un’inchiesta salentina, sempre di mafia, che all’epoca giungeva a sentenza.

Suicidio Paolillo, respinta la seconda richiesta d’archiviazione. Mamma Rosanna: “Voglio Giustizia”

Torniamo ad occuparci della storia del suicidio di Umberto Paolillo, l’ispettore capo della polizia penitenziaria che nel 2021 si è tolto la vita con la sua pistola di ordinanza.

Lo facciamo al fianco di mamma Rosanna che non si arrende finché non avrà giustizia e non emergerà tutta la verità. La battaglia continua con novità importanti, per la seconda volta il gip ha respinto la richiesta di archiviazione del pm e ha ordinato nuovi indagini sul caso.

Ora si aprono diversi scenari, nel video allegato la ricostruzione e tutti gli ultimi aggiornamenti.