Giacomo Olivieri torna a parlare sui social: “Vivo per miracolo. La vita è meravigliosa non sprecatela e sporcatela”

“La mia vicenda è paradossale ma io invito tutti coloro che mi vogliono bene a non demonizzare il lavoro dei magistrati perché nonostante gli errori giudiziari, è grazie a loro che possiamo vivere una vita nella legalità e sicurezza. Io non riesco ancora a credere di essere vivo e di stare bene e se questo miracolo è accaduto lo devo agli Avvocati Castellaneta che non mi hanno mai lasciato solo, lo devo a mio fratello, a mia moglie ed ai miei figli che nonostante le loro enormi sofferenze mi hanno cinturato di emozioni”.

Inizia così il messaggio pubblicato sui social da Giacomo Olivieri, tornato in libertà e ora anche a parlare attraverso le sue pagine social. L’ex consigliere regionale, arrestato a febbraio 2024 nell’ambito della maxi inchiesta Codice Interno, è stato rimesso in libertà 15 mesi dopo.

E poi al Cappellano del carcere di Lanciano, Don Massimo Stornelli che ha asciugato ogni giorno le mie lacrime e mi ha ogni giorno ricordato che Dio ci vuole sorridenti – aggiunge -. Che la vita è un dono prezioso sempre. Che la la vita è meravigliosa”.

“Ed oggi io sono ancora più convinto che la vita è meravigliosa. Vivete questo dono senza sprecarlo e senza sporcarlo”, conclude Olivieri nel suo post.

Processo Codice Interno: Giacomo Olivieri torna libero e fa appello contro la condanna a 9 anni

L’ex consigliere regionale pugliese Giacomo Olivieri ha presentato appello contro la condanna a 9 anni di reclusione inflitta in primo grado dal gup di Bari Giuseppe De Salvatore nell’ambito della maxinchiesta “Codice Interno”. L’udienza davanti alla Corte d’Appello non è stata ancora fissata.

Olivieri, arrestato nel febbraio 2024 e rimesso in libertà dopo 15 mesi, era stato giudicato con rito abbreviato per accuse di voto di scambio politico-mafioso ed estorsione. Secondo l’inchiesta della Dda di Bari, coordinata dai pm antimafia Fabio Buquicchio e Marco D’Agostino, l’ex consigliere avrebbe avuto un ruolo nei rapporti tra politica e criminalità organizzata durante le elezioni comunali di Bari del 2019.

La Procura aveva chiesto una condanna a 10 anni. Nel processo il giudice ha pronunciato anche altre 103 condanne, riconoscendo l’esistenza di un presunto sistema politico-affaristico emerso dall’indagine.

Codice Interno, Giacomo Olivieri torna libero dopo due anni e tre mesi: deve restare a Bari. In casa dalle 22 alle 6

Dopo oltre due anni di custodia cautelare, Giacomo Olivieri torna in libertà. Il gup Giuseppe De Salvatore ha accolto la richiesta dei difensori Gaetano e Luca Castellaneta, disponendo la revoca dei domiciliari per l’ex consigliere regionale arrestato nel febbraio 2024 nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”.

Olivieri dovrà comunque rispettare alcune misure restrittive: obbligo di dimora a Bari, permanenza in casa dalle 22 alle 6 e firma due volte al giorno in caserma. Il giudice ha motivato la decisione evidenziando come le esigenze cautelari si siano “affievolite”, sottolineando il rispetto delle prescrizioni durante il periodo ai domiciliari e i permessi già concessi in passato.

L’ex consigliere era stato arrestato insieme ad altre 130 persone nel maxi blitz coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia e dalla Squadra Mobile di Bari. Dopo tredici mesi trascorsi in carcere, da marzo 2025 si trovava ai domiciliari, prima a Parabita e poi nel quartiere Libertà di Bari.

Secondo l’accusa, nel 2019 Olivieri avrebbe ottenuto il sostegno elettorale dei clan Parisi, Strisciuglio e Montani per favorire l’elezione della moglie Maria Carmen Lorusso al Consiglio comunale di Bari. La donna è imputata insieme al padre, l’oncologo Vito Lorusso, nel processo per presunto scambio elettorale politico-mafioso. L’inchiesta “Codice Interno” avrebbe fatto emergere presunti intrecci tra mafia, politica e imprenditoria nel capoluogo pugliese.

Politica e mafia, Olivieri condannato a 9 anni di carcere. Il gup: “Ha scelto di rivolgersi ai Parisi per raccogliere voti”

Un accordo elettorale illecito con esponenti della criminalità organizzata barese per raccogliere voti alle Comunali del 2019. È questa la conclusione a cui è giunto il gup di Bari, Giuseppe De Salvatore, nelle motivazioni della sentenza che ha condannato in abbreviato l’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”.

Secondo il giudice, Olivieri avrebbe partecipato consapevolmente a un sistema di scambio politico-mafioso finalizzato all’elezione della moglie, Maria Carmen Lorusso. La condanna è di 9 anni di carcere — 8 per voto di scambio e uno per tentata estorsione — oltre a una multa di 2mila euro.

Le motivazioni, contenute in 1.723 pagine, ricostruiscono l’attività dell’organizzazione mafiosa legata al clan Parisi-Palermiti di Japigia, capace non solo di gestire traffici illeciti come droga, armi ed estorsioni, ma anche di influenzare il consenso elettorale. Tra i principali imputati figurano i boss Savino Parisi ed Eugenio Palermiti, oltre a Tommaso Lovreglio, ritenuto figura chiave nei rapporti tra politica e criminalità.

Le indagini della Direzione distrettuale antimafia si basano anche sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia e su intercettazioni che, secondo il gup, dimostrano l’esistenza di un accordo strutturato per la raccolta dei voti. Olivieri, si legge, avrebbe gestito la campagna elettorale “illecitamente”, avvalendosi di intermediari vicini ai clan e coordinandosi proprio con Lovreglio e altri referenti criminali.

Respinta la linea difensiva secondo cui l’ex consigliere non sarebbe stato consapevole della matrice mafiosa dei suoi interlocutori: per il giudice, le prove dimostrano invece una piena conoscenza del sistema, inclusi i meccanismi tecnici di gestione del voto.

L’inchiesta evidenzia anche un presunto sistema di infiltrazione nella pubblica amministrazione, in particolare all’interno dell’azienda municipalizzata Amtab. Secondo le dichiarazioni dei pentiti, riscontrate dalle intercettazioni, il clan Parisi avrebbe imposto un sistema clientelare di assunzioni, trasformando l’azienda in uno strumento di collocamento per persone vicine all’organizzazione criminale. Un quadro che, nelle parole del gup, descrive “una saldatura stabile tra criminalità organizzata e ricerca del consenso politico”.

Finanziere “infedele” assolto con formula piena: “Il fatto non sussiste”. Olivieri cancro incurabile

Il maresciallo della Guardia di Finanza Antonio Cretì, 51 anni, è stato assolto dal Tribunale di Bari dall’accusa di aver rivelato informazioni riservate all’ex consigliere regionale Giacomo Olivieri nell’ambito dell’inchiesta “Codice Interno”. I giudici, presieduti da Perrelli, hanno stabilito che «il fatto non sussiste», accogliendo la linea difensiva dell’avvocato Emiliano D’Alessandro. La Procura aveva chiesto per il militare una condanna a un anno per rivelazione di segreto istruttorio.

Creti era comparso nelle intercettazioni dell’indagine nel giugno 2019, quando contattò Olivieri per chiedere il recapito di Antonio al quale voleva segnalare alcune perquisizioni legate a un’inchiesta sul calcio dilettantistico. Lo stesso Antonio è stato ascoltato in un’udienza.

Gli inquirenti ipotizzavano anche che potesse aver avvertito Olivieri del suo imminente arresto, avvenuto nel febbraio 2024 nell’ambito della stessa indagine. Ecco la presa di posizione di Antonio dopo la sentenza del Tribunale di Bari.

Codice Interno, Giacomo Olivieri torna a Bari: sconterà i domiciliari nella casa del fratello al Libertà

Giacomo Olivieri può scontare gli arresti domiciliari a Bari. A stabilirlo è stato oggi il Tribunale di Bari che ha accolto la richiesta della difesa.

L’ex consigliere regionale, arrestato a febbraio 2024 nell’ambito del blitz Codice Interno e condannato in primo grado a 10 anni per voto di scambio politico-mafioso, era uscito dal carcere circa un anno fa per i domiciliari che stava scontando a Parabita.

Ora sconterà i domiciliari in un’abitazione di proprietà di suo fratello al quartiere Libertà. In passato il Tribunale aveva infatti respinto la richiesta di rientrare a Bari nella casa di famiglia in centro, sottoposta a sequestro nell’ambito delle indagini.

 

Olivieri imputato per bancarotta, il racconto in aula a Bari: “Spero di poter tornare a fare l’avvocato d’affari”

Giacomo Olivieri si trova ai domiciliari a Parabita, ma da mesi è autorizzato a tornare a Bari per motivi medici. Nella giornata di martedì si è recato in città per prendere parte al processo in cui è imputato per bancarotta fraudolenta e che riguarda la società immobiliare Immoberdan, fallita nel 2018 con un buco da 16 milioni.

All’ex consigliere regionale è contestata una consulenza da 2,7 milioni di euro che avrebbe costituito una sorta di compenso occulto, mascherato con un incarico legale in realtà mai svolto.

“Non sono un mediatore immobiliare, sono un avvocato d’affari ed è quello che spero di poter tornare a fare: insieme ai tecnici mi occupavo di individuare le aree, sviluppavo studi di fattibilità e cercavo i compratori – le sue parole riportate da La Gazzetta del Mezzogirono -. Immoberdan fu costituita da Lello De Gennaro che acquistò l’area con un finanziamento della Popolare di Vicenza. Una settimana dopo De Gennaro ha venduto a Nitti: tutto questo l’ho curato io. Il secondo step è stato l’approvvigionamento finanziario di Nitti per sviluppare il progetto. Presentò un piano da 100 milioni, con 7 torri, a Popolare di Vicenza e Popolare di Bari ottenendo un finanziamento 60 milioni. Viene poi erogata la prima tranche da 27 milioni, con cui è stato saldato il prestito per i terreni. Nella rendicontazione alle banche è sempre stato indicato il mio compenso da 3 milioni. Quando i costruttori hanno ottenuto il primo finanziamento avevo già svolto molta attività”.

La “supposta” di Olivieri, Antonio in Aula: “Dall’amico finanziere nessuna notizia sull’inchiesta”

Antonio è stato ascoltato in Tribunale nell’inchiesta che vede coinvolto Antonio Cretì, il maresciallo della Finanza di Bari, sentito nell’ambito del processo in cui è accusato di rivelazione di segreto istruttorio in merito ad alcune perquisizioni disposte dalla Procura di Bari in una inchiesta sul calcio dilettantistico.

Secondo l’accusa Cretì contattò l’ex consigliere regionale Giacomo Oliveri, ai tempi del Quotidiano Italiano, per “spifferare” (termine riportato nell’articolo sul sito de La Gazzetta del Mezziogorno) allo stesso Antonio la notizia.

Il finanziere, durante l’udienza, ha raccontato di aver usato il giornale per far parlare gli indagati in un’indagine di usura. Quello che però manca nell’articolo pubblicato sul sito de La Gazzetta del Mezzogiorno, è la versione di Antonio che trovate nel video allegato.

Bari, Giacomo Olivieri e l’attico in via Melo da oltre mezzo milione di euro: processo bis per riciclaggio

Giacomo Olivieri, l’ex consigliere regionale condannato a 9 anni di reclusione nell’ambito dell’inchiesta Codice Interno, si trova ad affrontare un nuovo procedimento giudiziario.

Tutto ruota attorno all’attico in via Melo da 570mila euro. Secondo il capo d’imputazione della Procura, sarebbe stato comprato con denaro proveniente da reati di riciclaggio e fittiziamente intestato alla moglie Maria Carmen Lorusso, ex consigliera comunale di Bari. Olivieri ci abitava lì prima di essere arrestato con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso. Ora ci vive la moglie, mentre l’ex consigliere regionale è confinato ai domiciliari a Parabita.

L’inchiesta nasce dagli accertamenti patrimoniali sui beni sequestrati. Olivieri è imputato per due ipotesi di autoriciclaggio e, insieme con la moglie Maria Carmen, per trasferimento fraudolento di valori. I riflettori sono accesi sul crac Immoberdan, per il quale Olivieri è attualmente sotto processo (è accusato di aver intascato parcelle da 2,7 milioni di euro per attività mai svolte contribuendo a provocare la bancarotta della società) e sulla Fondazione Maria Rossi onlus, intestata alla madre di Olivieri e in cui confluivano i fondi raccolti con le donazioni del cinque per mille.

Nella giornata di ieri si è tenuta l’udienza preliminare, subito rinviata su richiesta della pm Bruna Manganelli che ha chiesto tempo per esaminare la documentazione della difesa.