Bari, aiuto dal fedelissimo dei Parisi. La Corte d’Appello ribalta tutto: confermato il licenziamento delle due vigilesse

La Corte d’Appello di Bari ribalta la decisione di primo grado e conferma il licenziamento delle due vigilesse della Polizia locale coinvolte nell’inchiesta “Codice interno”. I giudici hanno annullato il reintegro in servizio disposto in precedenza, ritenendo proporzionata la sanzione adottata dal Comune di Bari nei confronti di Rosalinda Biallo e Anna Losacco.

Alle due agenti veniva contestato di aver intrattenuto rapporti con Fabio Fiore, ritenuto vicino al clan Parisi di Japigia, e di aver chiesto il suo intervento in almeno un episodio per gestire le tensioni con automobilisti durante il servizio.

In primo grado il Tribunale aveva annullato il licenziamento, sostituendolo con una sospensione di due mesi e disponendo il pagamento degli stipendi arretrati, quantificati complessivamente in 113mila euro. La decisione era stata impugnata dal Comune e dalla Procura generale.

La vicenda risale al febbraio 2024, quando l’inchiesta antimafia “Codice interno” portò all’arresto di esponenti dei clan Parisi e Palermiti. In quell’occasione la Dda segnalò alla Polizia locale i comportamenti ritenuti incompatibili con il ruolo ricoperto dalle due agenti.

Con la nuova sentenza, l’impostazione del primo grado viene completamente ribaltata. Per le due vigilesse resta ora aperta la possibilità di ricorrere in Cassazione.

Mafia garganica, torna in libertà il boss Armando Li Bergolis: sale la tensione fra i clan

Dopo una lunga detenzione, trascorsa in parte anche al regime del 41 bis, Armando Li Bergolis, 51 anni, ritenuto tra i nomi storici e più temuti della mafia garganica, è tornato in libertà. Esponente di vertice del clan Li Bergolis-Miucci, conosciuto come il gruppo dei “montanari”, lascia il carcere dopo aver scontato una lunga pena, riaccendendo l’attenzione sulle faide che hanno insanguinato il Gargano per decenni.

Il nome di Li Bergolis compare tra gli imputati del processo Iscaro-Saburo, il maxi procedimento che portò a 99 arresti e che sancì giudiziariamente l’esistenza della mafia garganica. In quell’ambito fu condannato a 27 anni di reclusione, stessa pena inflitta al fratello Matteo, mentre Franco Li Bergolis ricevette l’ergastolo.

Figlio di Pasquale Li Bergolis, ucciso durante una delle fasi più cruente della faida garganica, e nipote di “Ciccillo” Li Bergolis, considerato il patriarca del clan assassinato nel 2009, Armando Li Bergolis è stato indicato per anni dagli investigatori come una delle figure più influenti della criminalità organizzata del promontorio.

La scarcerazione viene seguita con attenzione dagli investigatori, soprattutto alla luce dei nuovi assetti criminali sul territorio e delle più recenti inchieste sulla mafia garganica.

Bari, banconista per il clan Strisciuglio. Custodiva armi e droga nello scantinato: arrestato 34enne di Ceglie

Un 34enne incensurato di Ceglie del Campo è finito al centro di un’indagine della Squadra Mobile di Bari sulle attività dei clan di Carbonara e Ceglie. L’uomo, arrestato con le accuse di produzione, traffico e detenzione illecita di sostanze stupefacenti, sarebbe sospettato di svolgere il ruolo di “banconista” o “fondina”, termini usati negli ambienti criminali per indicare chi custodisce armi, droga e refurtiva per conto delle organizzazioni mafiose.

Nel corso delle perquisizioni gli investigatori hanno trovato in uno scantinato nella disponibilità del 34enne oltre 50 chili di hashish suddivisi in circa 500 panetti, 60 grammi di cocaina, dosi di altre sostanze stupefacenti, materiale per il confezionamento della droga, scaldatori a immersione e una pistola Bruni calibro 8 con caricatore.

Sequestrati anche smartphone, chiavi, lucchetti, borse e sacchetti ritenuti utili alle indagini. L’inchiesta si inserisce nel più ampio filone investigativo che ha già portato all’arresto di 14 presunti affiliati ai clan Strisciuglio di Ceglie-Carbonara e Capriati di Bari Vecchia.

Secondo gli inquirenti, attorno ai gruppi criminali esisterebbe un vero e proprio “indotto mafioso”, formato da persone incaricate di custodire e gestire depositi di armi e droga, spesso incensurate e non affiliate ufficialmente ai clan, ma considerate organiche all’organizzazione.

Omicidi, sparatorie e faide tra clan a Bari: blitz del ministro Piantedosi in Prefettura per comitato sulla sicurezza

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è arrivato in prefettura a Bari dove parteciperà a un Comitato congiunto per la sicurezza che riguarda la Città Metropolitana di Bari e le province di Foggia e di Barletta-Andria-Trani.

La presenza del ministro è dovuta in particolare ai due omicidi di mafia a Bisceglie e alle sparatorie a Bari vecchia, tra la metà e la fine di aprile, tutti legati alla lotta tra clan per il controllo dei traffici illeciti; e ai recenti omicidi commessi nel capoluogo dauno.

All’incontro con Piantedosi parteciperanno il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Giovanni Melillo, i prefetti, i vertici provinciali delle Procure, delle forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco, i rappresentanti dei Comuni capoluogo, della Città Metropolitana di Bari e delle Province di Foggia e Barletta-Andria -Trani.

Il ministro si sposterà poi a Lecce dove alle 15 parteciperà a un Comitato per la sicurezza congiunto per le province di Lecce, Taranto e Brindisi con i prefetti, i vertici provinciali delle Procure, delle forze di polizia e dei Vigili del Fuoco, i rappresentanti dei Comuni capoluogo, e delle tre Province salentine.

Blitz antimafia a Bari, il procuratore Rossi: “Niente allarmismi per San Nicola ma i rampolli hanno fame di visibilità”

“Abbiamo agito in rapidità anche in vista di San Nicola. Ripetiamo ai cittadini di vivere la festa con tranquillità”. Queste le parole del procuratore di Bari Roberto Rossi, a margine della conferenza stampa che si è tenuta dopo il blitz antimafia all’alba della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, coordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ha portato all’arresto di esponenti dei clan Strisciuglio e Capriati.

“Abbiamo dei problemi molto seri con le giovani leve che vogliono farsi vedere, usando i social per far sfoggio delle loro azioni criminali. La detenzione in carcere non ferma il fenomeno perché anche dalle celle hanno accesso ai dispositivi tecnologici”, ha poi aggiunto.

Faida tra clan, il Fermi annulla la visita a Barivecchia: “Per motivi di sicurezza preferiamo non rischiare”

Clima di preoccupazione tra studenti e famiglie dopo i recenti episodi di violenza nel centro storico. Una classe quarta del liceo scientifico Liceo scientifico Enrico Fermi di Bari ha deciso di annullare l’attività prevista nella zona di Bari Vecchia, inizialmente inserita nel programma di alternanza scuola-lavoro.

La decisione è stata comunicata agli studenti tramite un messaggio in chat: «Per motivi di sicurezza […] preferiamo non rischiare e rimanere a scuola». L’iniziativa, nata dalle preoccupazioni espresse da alcuni genitori per le recenti sparatorie, ha portato alla riprogrammazione delle attività all’interno dell’istituto.

Informata anche la dirigente scolastica, Giovanna Griseta, mentre tra gli studenti le reazioni sono state contrastanti: c’è chi ha accolto la decisione con sollievo e chi, invece, l’ha ritenuta eccessiva.

Faida tra clan a Bari, la festa di San Nicola sarà blindata. Controlli rafforzati: oggi nuovo vertice in prefettura

Clima di forte tensione a Bari, dove nel fine settimana si sono intensificati controlli e presidi delle forze dell’ordine nei quartieri più sensibili e nelle zone della movida. In Piazza del Ferrarese, la massiccia presenza di agenti – in divisa e in borghese – ha fatto circolare voci di una sparatoria, poi rivelatesi infondate.

Alla base dell’allerta, invece, il ritrovamento nel pomeriggio di sabato di una pistola calibro 21, smontata e nascosta in un’impalcatura nel parcheggio di Santa Chiara. L’episodio si inserisce in un contesto già segnato dalla sparatoria avvenuta nei giorni scorsi in via Pier l’Eremita, dove uomini armati su scooter avevano aperto il fuoco, ferendo lievemente una donna di 85 anni.

Le indagini, condotte nel massimo riserbo, puntano a chiarire la dinamica dell’agguato, mentre sul territorio si registra un’intensificazione delle operazioni di controllo. Elicotteri dei carabinieri hanno sorvolato più volte Bari Vecchia, mentre reparti specializzati sono stati dispiegati anche nel quartiere San Paolo. Parallelamente, la polizia ha condotto perquisizioni e attività di monitoraggio diffuse.

Sul territorio cresce la preoccupazione per una criminalità sempre più giovane, legata alla gestione delle piazze di spaccio. Intanto, sui social circolano messaggi intimidatori in vista della festa patronale di San Nicola, alimentando timori tra i cittadini.

Per oggi è previsto in Prefettura un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica dedicato proprio alla gestione dell’evento, mentre le autorità assicurano una risposta ferma per garantire la sicurezza in città.

Bisceglie, Angelo Pizzi ucciso per errore a colpi di pistola in un ristorante: sullo sfondo la guerra tra i clan di Bari

Emergono nuovi aggiornamenti sull’omicidio che si è consumato ieri sera a Bisceglie in via Mauro Storelli dove un commando composto da almeno tre persone incappucciate ha aperto il fuoco all’interno della “Spaghetteria numero 1”, sotto gli occhi dei clienti.

I sicari, giunti a bordo di un’auto poi dileguatasi, avrebbero esploso diversi colpi di arma da fuoco, almeno 10, causando la morte di Angelo Pizzi, 62 anni, direttore di sala del locale.

Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri, la vittima non sarebbe stata il vero bersaglio dell’azione criminale. Pizzi, incensurato, si sarebbe infatti trovato casualmente sulla traiettoria dei proiettili, rimanendo coinvolto senza alcuna responsabilità nell’agguato.

Gli inquirenti ritengono che il commando fosse sulle tracce di un’altra persona, il proprietario del ristorante che ha precedenti penali e che sarebbe legato a uno dei clan rivali attivi nel territorio barese, che negli ultimi tempi avrebbero esteso la loro presenza anche a Bisceglie. Sullo sfondo emerge la faida tra i gruppi Capriati e Strisciuglio, già al centro di recenti episodi di violenza.

L’agguato potrebbe infatti essere collegato all’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto tra il 18 e il 19 aprile nella discoteca Divinae Club, e alle sparatorie registrate negli ultimi giorni nel capoluogo pugliese. Le indagini sono in corso e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, impegnata a ricostruire la dinamica dei fatti e a individuare i responsabili.

“A testa alta e senza paura. Non si può abbassare lo sguardo davanti alla criminalità. Siamo con il Prefetto, con la Magistratura, con le Forze dell’Ordine. Bisceglie ha scelto da che parte stare. Dobbiamo essere uniti per riportare sul territorio legalità e giustizia. Ognuno deve fare la propria parte”, sono le parole del sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano.

Sparatoria a Barivecchia, ferita una 85enne: l’obiettivo era un affiliato al clan Strisciuglio. Il mistero dei colpi esplosi

Si arricchisce di nuovi elementi il quadro investigativo sulla sparatoria avvenuta nella tarda serata di ieri in via Pier l’Eremita, nel cuore di Barivecchia. L’episodio, già noto, viene ora interpretato dagli inquirenti come un possibile atto intimidatorio nell’ambito della faida tra i clan Capriati e Strisciuglio.

I colpi sarebbero stati esplosi da almeno due persone in sella a uno scooter, con il volto coperto da caschi integrali. Gli aggressori avrebbero utilizzato una pistola calibro 7.65 e una mitraglietta, facendo fuoco contro un’abitazione. Sul posto la Polizia Scientifica ha repertato quattro bossoli, ma non si esclude che i proiettili esplosi siano stati di più: sulla pavimentazione sono stati infatti individuati sei segni compatibili con colpi d’arma da fuoco.

Durante l’agguato, una donna di 85 anni è rimasta lievemente ferita: un proiettile le ha causato un’abrasione sulla fronte. Soccorsa dal 118, è stata medicata sul posto e non si è reso necessario il trasporto in ospedale. Al momento dell’accaduto l’anziana non era sola in casa, ma si trovava insieme alla figlia.

Un elemento ritenuto particolarmente significativo riguarda la tempistica degli spari: sarebbero avvenuti durante uno spettacolo pirotecnico, circostanza che potrebbe aver consentito agli autori di coprire il rumore dei colpi. Le forze dell’ordine hanno immediatamente avviato un’imponente attività di controllo del territorio: per tutta la notte polizia e carabinieri hanno effettuato verifiche tra i quartieri Carbonara e Ceglie, estendendo gli accertamenti anche al pronto soccorso dell’ospedale Di Venere, alla ricerca di eventuali feriti riconducibili alla sparatoria.

Dai primi riscontri investigativi, l’obiettivo dell’agguato potrebbe essere stato un pregiudicato ritenuto vicino al clan Strisciuglio. Via Pier l’Eremita rappresenta infatti una zona di confine tra le aree di influenza dei clan Capriati e Strisciuglio, storicamente contrapposti. Gli inquirenti ipotizzano che l’episodio possa inserirsi in una spirale di violenza già in atto e collegato al recente ferimento di Kevin Ciocca e all’omicidio di Filippo Scavo, 43enne ritenuto vicino al clan Strisciuglio, ucciso il 19 aprile in una discoteca di Bisceglie.

 

Sparatoria a Valenzano, colpi di pistola fuori dalla pizzeria: indagini in corso

Attimi di paura nella notte a Valenzano, a pochi chilometri da Bari, dove intorno all’una alcuni colpi di pistola sono stati esplosi nei pressi di una pizzeria.

L’attività era chiusa al momento dell’accaduto e non si registrano feriti. Tuttavia, il rumore degli spari — prima una raffica di sette colpi, seguita poco dopo da altri due — ha svegliato numerosi residenti della zona, che hanno immediatamente allertato i carabinieri.

All’arrivo delle forze dell’ordine, i responsabili si erano già dileguati, probabilmente fuggendo a piedi. Sono in corso le indagini per chiarire dinamica e movente dell’episodio.