Spedizione punitiva a San Pio e risse in discoteca a Castellaneta Marina, si cercano collegamenti: sale la tensione

Sale la tensione nel quartiere San Pio di Bari, dove gli investigatori stanno monitorando con attenzione i recenti episodi di violenza e i possibili cambiamenti negli equilibri della criminalità locale. La preoccupazione è che gli attriti tra gruppi possano degenerare in una nuova escalation, con ripercussioni anche in altre zone della città.

Al centro dell’attenzione c’è la spedizione punitiva avvenuta il 10 luglio all’interno di un circolo, che potrebbe essere collegata a una lite scoppiata alcuni giorni prima in una discoteca di Castellaneta Marina. Un secondo episodio, una rissa avvenuta sempre a Castellaneta all’alba del 12 luglio, è ora al vaglio degli investigatori, che stanno cercando di capire se i fatti siano tra loro collegati. Secondo le prime ricostruzioni, nei due episodi del Tarantino sarebbero rimasti coinvolti giovani provenienti da Bari.

Dietro quanto sta accadendo a San Pio, secondo gli inquirenti, potrebbe esserci un’unica regia. In questo contesto si inseriscono anche le voci su un presunto pentimento di Saverio Faccilongo, storico referente del quartiere detenuto in carcere e condannato, tra l’altro, a 20 anni per l’omicidio di Gianluca Corallo. Un’ipotesi che, tuttavia, viene smentita dalla Direzione distrettuale antimafia, che guarda invece con preoccupazione ai tentativi di alimentare tensioni e instabilità nel quartiere.

Tra gli episodi ritenuti significativi dagli investigatori figura anche il furto subito nei giorni scorsi dalla sorella di Faccilongo, alla quale sarebbero stati sottratti gioielli e oggetti di valore. Un gesto che, secondo alcune interpretazioni investigative, potrebbe rappresentare un messaggio intimidatorio rivolto proprio al capo del gruppo criminale.

Le indagini si concentrano anche sulla spedizione punitiva del 10 luglio. L’obiettivo sarebbe stato un 19enne, figlio di un uomo detenuto per omicidio e ritenuto vicino allo stesso gruppo criminale. Il giovane, però, sarebbe riuscito a fuggire, mentre al suo posto un 30enne di Carbonara, residente da qualche tempo nella zona, sarebbe stato violentemente aggredito. Nei giorni successivi, inoltre, la famiglia del 19enne avrebbe pubblicato sui social alcuni messaggi ritenuti dagli investigatori particolarmente significativi. A riportarlo è La Repubblica.

Gli inquirenti stanno verificando eventuali collegamenti tra questi episodi e la recente rissa di Castellaneta, nella quale sono rimasti feriti due ragazzi e una ragazza. L’allarme resta alto anche alla luce dei precedenti: proprio da una lite avvenuta in un locale della stessa località, tre anni fa, ebbe origine una lunga stagione di violenza culminata in diversi omicidi riconducibili ai contrasti tra i clan baresi.

In questo caso, tuttavia, l’ipotesi investigativa è diversa. Le tensioni potrebbero essere legate a una lotta interna per il controllo delle attività illecite a San Pio. La lunga detenzione dei principali referenti del gruppo dei Faccilongo avrebbe infatti aperto nuovi scenari, alimentando le ambizioni di altri soggetti intenzionati a prendere il controllo degli affari criminali nel quartiere.

Mafia garganica, torna in libertà il boss Armando Li Bergolis: sale la tensione fra i clan

Dopo una lunga detenzione, trascorsa in parte anche al regime del 41 bis, Armando Li Bergolis, 51 anni, ritenuto tra i nomi storici e più temuti della mafia garganica, è tornato in libertà. Esponente di vertice del clan Li Bergolis-Miucci, conosciuto come il gruppo dei “montanari”, lascia il carcere dopo aver scontato una lunga pena, riaccendendo l’attenzione sulle faide che hanno insanguinato il Gargano per decenni.

Il nome di Li Bergolis compare tra gli imputati del processo Iscaro-Saburo, il maxi procedimento che portò a 99 arresti e che sancì giudiziariamente l’esistenza della mafia garganica. In quell’ambito fu condannato a 27 anni di reclusione, stessa pena inflitta al fratello Matteo, mentre Franco Li Bergolis ricevette l’ergastolo.

Figlio di Pasquale Li Bergolis, ucciso durante una delle fasi più cruente della faida garganica, e nipote di “Ciccillo” Li Bergolis, considerato il patriarca del clan assassinato nel 2009, Armando Li Bergolis è stato indicato per anni dagli investigatori come una delle figure più influenti della criminalità organizzata del promontorio.

La scarcerazione viene seguita con attenzione dagli investigatori, soprattutto alla luce dei nuovi assetti criminali sul territorio e delle più recenti inchieste sulla mafia garganica.

Truffa dei soldi facili in Albania, sale la tensione. Labianca perde la testa: “Puzzi di mer**”

Non è ancora arrivato il momento di pubblicare l’intervista registrata, ma è arrivato il momento di mostrarvi l’incontro avvenuto nelle scorse ore con Cesare Labianca, l’uomo che promette linee di credito, finanziamenti e agevolazioni per l’apertura di aziende in Albania.

La situazione, quando si parla di temi economici, in questo caso internazionali ed extra europei, è molto molto complessa. Per questo nel video precedente abbiamo deciso di spiegarvi, come si farebbe a un ragazzino, come funziona il raggiro, ma soprattutto di mostrarvi i due documenti cardine della nostra inchiesta, quelli che certificano senza possibilità di essere smentiti che Cesare Labianca non ha alcuna autorizzazione a svolgere attività di consulenza o qualsiasi tipo di mediazione finanziaria.

Non può farlo tanto in Italia quanto in Albania dove, al contrario di quanto sostiene nell’intervista, non ci sarebbe bisogno come accade in Italia. Insomma, un raggiro in piena regola, dal quale stare lontani.

Abbiamo raccolto decine di segnalazioni, sono stati truffati anche diversi professionisti e la questione è già attenzionata dalle autorità competenti, forse in modo non ancora efficace, considerando che l’attività di Cesare Labianca continua.

Ossa scomparse al cimitero, il giallo dei loculi. Sale la tensione: “Riprese vietate ti denuncio”

Torniamo ad occuparci nuovamente della sparizione delle ossa di Nicola Cazzorla, bimbo di 4 mesi morto 61 anni fa, nel cimitero di Modugno. Dopo il racconto della sorella Annamaria, sono emersi tanti dubbi attorno alla vicenda che ha colpito la nostra community.

Ci siamo recati anche nell’agenzia funebre, il cui papà titolare è stato per anni custode del cimitero di Modugno, a caccia di risposte, prima di tornare nel cimitero di Modugno al fianco di Annamaria e del suo legale per parlare delle incongruenze giudiziarie che rendono ancora più oscura la vicenda, anche se qualcuno si è avvicinato a noi interrompendo la registrazione del servizio.

Dopo aver parlato del caso con il vice sindaco di Modugno, l’assessore Giuseppe Montebruno, abbiamo incontrato nuovamente Annamaria per gli aggiornamenti della vicenda. Non sono mancati i momenti di tensione nel cimitero, qualcuno ha richiesto l’intervento della Polizia Locale sul posto alla vista della nostra telecamera, mentre i Maurelli sono andati via senza rispondere alle nostre domande.

Donna accoltellata a Milano, uomo scalzo e malandato crea tensione a Bari: “Rifiuta ogni aiuto”

Un uomo scalzo e malandato in giro per Carbonara e Ceglie. In redazione sono arrivate diverse segnalazioni e così abbiamo provato ad avvicinarci a lui senza successo. Rifiuta ogni qualsiasi tipo di aiuto, la situazione a quanto pare è anche nota all’Amministrazione e alle Istituzioni, tra i residenti la paura è tanta anche in virtù degli ultimi episodi di cronaca.