Carcere di Bari, allarme sovraffollamento: 436 detenuti a fronte di 293 posti. Mancano agenti, educatori e medici

Sovraffollamento, carenza di personale e strutture datate. Sono le principali criticità emerse durante la visita della delegazione dell’Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione nel carcere di Bari, nell’ambito di una mobilitazione nazionale che ha interessato numerosi istituti penitenziari.

La struttura ospita attualmente 436 detenuti, a fronte di una capienza regolamentare di 293 posti. Tra le problematiche segnalate figurano anche la carenza di agenti di polizia penitenziaria, la presenza di soli quattro educatori e la mancanza di medici, psicologi e assistenti sociali.

Secondo quanto riferito dalla delegazione, le celle risultano pulite e dotate di acqua calda, ma presentano diffuse infiltrazioni di umidità e muffa e mancano adeguati spazi di socialità. Criticità sono state riscontrate anche nel reparto Sai, dedicato ai detenuti con particolari esigenze sanitarie, dove la carenza di personale specializzato continua a incidere sull’assistenza.

Nonostante le difficoltà, all’interno dell’istituto vengono garantite alcune attività culturali e ricreative estive, tra cui biblioteche, laboratori musicali, karaoke e servizi di supporto ai detenuti.

Flotilla, attivisti detenuti in Libia per un mese: i pugliesi Centrone e Alberizia sono rientrati in Italia

Sono rientrati in Italia Domenico Centrone e Leonarda Alberizia, gli attivisti pugliesi della carovana umanitaria Global Sumud Flotilla per Gaza detenuti per circa un mese a Bengasi con l’accusa di ingresso illegale in Libia. I due sono atterrati all’aeroporto di Roma Fiumicino con un volo proveniente da Tunisi, insieme all’italo-uruguaiano Matias Alvarez Rodriguez.

La liberazione, avvenuta il 23 giugno, è stata resa possibile grazie a un’intensa attività diplomatica coordinata dal Ministero degli Esteri e da Palazzo Chigi. Ad accoglierli, sostenitori e attivisti della rete Global Sumud Italia.

L’organizzazione ha però criticato il governo e in particolare il ministro degli Esteri Antonio Tajani, accusandolo di non aver condannato formalmente le presunte violazioni dei diritti subite dagli attivisti durante la detenzione. Contestualmente prosegue la campagna “Free Them All”, con iniziative e presidi in diverse città italiane.

Tajani ha respinto le accuse, sottolineando che gli attivisti sono stati costantemente seguiti dalle autorità italiane e riportati in sicurezza nel Paese. “Mi interessa più il ringraziamento delle famiglie che dichiarazioni politiche prive di senso”, ha affermato il ministro a margine di un evento a Foggia.

Flotilla, liberati i due attivisti pugliesi detenuti in Libia: Domenico Centrone e Dina Alberizia tornano a casa

Dopo circa un mese di detenzione in Libia, sono stati liberati gli attivisti italiani della Flotilla Domenico Centrone, di Molfetta, e Leonarda Alberizia, originaria di Foggia. L’annuncio è arrivato dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha comunicato la notizia attraverso un messaggio pubblicato sui social.

Il rientro è previsto nella tarda mattinata di oggi, l’arrivo del volo che da Tunisi li porterà all’aeroporto di Fiumicino è previsto per le 12.50. A renderlo noto è la Globul Sumud Italia.

Insieme ai due pugliesi è stato affidato al console italiano a Bengasi anche Matias Alvarez Rodriguez, cittadino uruguaiano con cittadinanza italiana. Secondo il ministro, la liberazione è stata resa possibile grazie a un intenso lavoro diplomatico coordinato tra la Farnesina e Palazzo Chigi, con il supporto dei servizi di intelligence.

Grande la gioia dei familiari e dei rappresentanti della Flotilla. «Da 30 giorni aspettavamo questo momento», ha dichiarato la portavoce italiana del movimento, Maria Elena Delia, ringraziando tutte le persone che hanno sostenuto la campagna per la loro liberazione.

Soddisfazione anche da parte delle istituzioni pugliesi. Il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, e l’assessora Silvia Miglietta hanno accolto con sollievo la notizia, sottolineando come nelle scorse settimane fosse stato chiesto al Governo di attivare ogni canale diplomatico per riportare a casa i due attivisti. «La Puglia è con voi», hanno dichiarato, dando il bentornato a Centrone e Alberizia.

Carcere di Taranto, 32 detenuti indagati per l’uso di cellulari: contatti con amici e parenti più volte al giorno

Nuovo filone d’inchiesta sul carcere “Carmelo Magli” di Taranto, ancora al centro dell’attenzione della Procura jonica per l’utilizzo illecito di telefoni cellulari all’interno del penitenziario. Sono 32 i detenuti raggiunti dall’avviso di conclusione delle indagini con l’accusa di accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione.

Secondo quanto ricostruito dalla pubblico ministero Marzia Castiglia, nel corso del 2023 i reclusi, per lo più originari della provincia di Taranto, avrebbero utilizzato cellulari introdotti illegalmente per contattare amici e parenti anche più volte al giorno. Alcuni degli indagati si trovano tuttora detenuti negli istituti di Taranto e Brindisi.

I difensori avranno ora venti giorni di tempo per presentare memorie e richieste. L’inchiesta si inserisce nel più ampio filone investigativo che, nei giorni scorsi, ha portato all’arresto di un agente della polizia penitenziaria, accusato di aver favorito l’ingresso di droga e telefoni nel carcere in cambio di 8mila euro. In quell’indagine erano state eseguite undici misure cautelari.

Violenze e torture nel carcere minorile di Casal del Marmo, indagati 10 poliziotti penitenziari: tra loro un barese

Dieci agenti della polizia penitenziaria del carcere minorile di Casal del Marmo sono indagati dalla Procura di Roma per presunte violenze, torture e lesioni aggravate ai danni di dodici detenuti, in gran parte stranieri. Tra loro c’è anche un poliziotto barese di 52 anni, per il quale però non è contestato il reato di tortura.

Secondo le indagini, per mesi alcuni detenuti sarebbero stati picchiati e minacciati, talvolta in zone non coperte dalle telecamere. Gli abusi sarebbero stati documentati anche da relazioni interne.

Il gip ha disposto un incidente probatorio in cui le vittime dovranno raccontare i fatti a uno psicologo e riconoscere i presunti responsabili, per evitare che diventino irreperibili dopo la scarcerazione.

Bari, nel carcere minorile aggrediti cinque agenti in una settimana. La denuncia del sindacato: “È inaccettabile”

Cinque agenti della polizia penitenziaria in servizio nell’istituto penale minorile ‘Fornelli di Bari sono stati aggrediti nell’ultima settimana. Lo riferisce il sindacato Osapp. L’ultimo episodio è avvenuto nella serata di venerdì, quando «un detenuto extracomunitario con gravi problemi psichiatrici ha aggredito e mandato in ospedale altri due colleghi, che si aggiungono ai tre feriti dallo stesso soggetto nei giorni scorsi», si legge in una nota.

«È inaccettabile,» dichiara Pasquale Russo, referente per la giustizia minorile Osapp Puglia, «che un soggetto con accertate patologie psichiatriche sia ubicato in una cella inagibile e non sicura. Stiamo parlando di un ambiente che non garantisce né la sicurezza del detenuto né, tantomeno, quella del personale che deve operarvi».

L’istituto, spiega sempre il sindacato, è interessato da lavori di ristrutturazione «che rendono complessa la gestione dei flussi e della sorveglianza». «La Polizia penitenziaria non può e non deve sopperire alle carenze del sistema sanitario», incalza il segretario regionale Angelo Sciabica. «Gli Ipm – continua – non sono cliniche psichiatriche. Chiediamo l’intervento immediato del Dipartimento per la Giustizia minorile e di Comunità affinché questi soggetti vengano trasferiti in strutture idonee».

«Se non verranno presi provvedimenti immediati,» concludono Russo e Sciabica, «saremo costretti a mettere in atto forme di protesta più incisive per tutelare l’incolumità fisica di chi lavora ogni giorno in un ambiente diventato una polveriera»

Caltanissetta, droni in carcere per portare droga e cellulari ai detenuti: arrestati tre pugliesi

I carabinieri del comando provinciale di Caltanissetta hanno arrestato tre persone- un uomo di 29 anni e due donne rispettivamente di 29 e 31 anni, tutti originari della Puglia- per traffico di sostanze stupefacenti e accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione da parte di soggetti detenuti.

Durante un servizio di controllo, i tre sono stati trovati fermi in un’auto in una via poco distante dal carcere. Il veicolo è stato perquisito e all’interno sono stati scoperti: un drone, 13.695 euro, 18 smartphone e 300 grammi di hashish.

Secondo l’accusa, gli indagati erano pronti a utilizzare il drone per sorvolare l’area dell’istituto di pena e far avere droga e telefoni ai reclusi. L’arresto è stato convalidato dal gip che ha disposto la detenzione in carcere per il 29enne e l’obbligo di dimora per le due donne.

Bari, detenuto accusa malore in carcere. Poi tenta la fuga in ospedale ma il piano va male: aggrediti due poliziotti

Momenti di panico qualche giorno fa al Policlinico di Bari dove si è recato un detenuto di 50 anni che aveva lamentato in carcere un malore improvviso. Dopo alcuni accertamenti, è stato disposto il trasferimento in ospedale per ulteriori accertamenti.

Scortato fino all’ospedale, l’uomo al Pronto Soccorso ha cambiato atteggiamento e ha tentato di scappare. Ha colpito gli agenti penitenziari con spintoni e calci nel tentativo di divincolarsi, ma è stato subito immobilizzato e bloccato, evitando così conseguenze gravi.

Gli agenti hanno rimediato qualche giorno di prognosi, ma non sono mancati i momenti di tensione tra i corridoi dell’ospedale. Il detenuto è tornato in carcere e ora la sua posizione si è aggravata.

Bari, cellulari nel carcere: assolti tre detenuti e una dottoressa in servizio durante il blitz

Il Tribunale di Bari ha assolto una dottoressa del carcere di Bari e tre ex detenuti imputati, questi ultimi, per aver usato telefonini durante la detenzione e il medico per non averlo segnalato.

I quattro sono stati processati con rito abbreviato mentre per altri 14 ex detenuti, accusati dello stesso reato di «accesso indebito a dispositivi idonei alla comunicazione» il dibattimento inizierà il 6 febbraio.

Stando all’indagine, coordinata dalla pm Desirè Digeronimo e delegata al nucleo investigativo dell’amministrazione penitenziaria, i reclusi avrebbero «mantenuto rapporti con l’esterno» e, in particolare, «con familiari, amici e conviventi» attraverso l’uso di cellulari illegittimamente custoditi in cella.

I dispositivi, due telefoni e sei sim intestate a soggetti fittizi, furono trovati dagli agenti il 14 ottobre 2022 durante una perquisizione. I tabulati telefonici hanno rivelato che sarebbero stati utilizzati almeno dall’agosto precedente per chiamare figli, mogli, madri e amici.

La dottoressa, che era in servizio il giorno della perquisizione, è stata assolta dall’accusa di omessa denuncia “perché il fatto non sussiste». A uno dei tre detenuti imputati in abbreviato è stata riconosciuta la «particolare tenuità del fatto» (avrebbe contattato la convivente per tre giorni), mentre gli altri due sono stati assolti «per non aver commesso il fatto». Non c’è prova, cioè, che fossero i responsabili delle decine di telefonate che venivano loro addebitate.

Polvere di caffè sui panetti di droga nascosti nei pacchi per detenuti: il fiuto del cane Goran scopre lo stratagemma

Droga nascosta nelle buste della spesa portate all’interno del carcere di Lecce. A scoprirlo i finanzieri del comando provinciale grazie anche all’aiuto prezioso del fiuto del cane antidroga Goran.

In particolare erano stati creati doppi fondi all’interno di pacchi destinati a due detenuti. Trovati 14 panetti di hashish per un totale di 1,3 chilogrammi, quantitativo che avrebbe permesso di ricavare oltre mille dosi.

Sui panetti era stata cosparsa polvere di caffè per cercare di ingannare il fiuto dei cani antidroga. I due detenuti sono stati denunciati per le ipotesi di reato di produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope.