Comunali 2026, confermati Laricchia e Pascazio a Capurso e Bitetto: a Modugno vince Montebruno – RISULTATI

Fiorenza Pascazio è stata confermata sindaca di Bitetto con il 68% dei voti, definendo il risultato una grande conferma della fiducia dei cittadini dopo 11 anni di amministrazione. Riconfermati anche Michele Laricchia a Capurso, Corrado De Benedittis a Corato, Giuseppe Lovascio a Conversano e Tommaso Amendolara a Palo. A Modugno ha vinto Beppe Montebruno, mentre a Grumo è stato eletto Francesco Rutigliano. A Locorotondo successo di misura per Vittorino Smaltino.

Nella BAT, larga vittoria ad Andria per Giovanna Bruno con il 75% delle preferenze, mentre a Minervino è stato eletto Massimiliano Bevilacqua. A Trani e Molfetta si va invece verso il ballottaggio: a Trani è avanti Marco Galiano su Angelo Guarriello, mentre a Molfetta il candidato del centrosinistra Manuel Flavio Minervini è in vantaggio su Pietro Mastropasqua. Il Pd parla di una rimonta significativa della coalizione progressista.

Flotilla per Gaza intercettata da Israele, c’è anche la barese Simona Losito. Leccese: “C’è apprensione”

C’è anche una giornalista barese tra i 29 attivisti italiani fermati dall’esercito israeliano dopo l’intercettazione delle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla dirette verso Gaza. Si tratta di Simona Losito, 29 anni, freelance, già impegnata in una precedente missione via mare lo scorso 30 aprile a bordo della nave Alcyone, riuscita allora a evitare l’abbordaggio. Questa volta, invece, l’imbarcazione Sirius è stata bloccata.

La vicenda ha mobilitato Bari, dove nel pomeriggio si è svolto un presidio davanti alla prefettura organizzato dalla sezione pugliese della Flotilla per chiedere la liberazione degli attivisti fermati. Gli organizzatori hanno denunciato precedenti sequestri di volontari e chiesto un intervento della comunità internazionale.

Sulla situazione è intervenuto anche il sindaco di Bari Vito Leccese, che ha espresso vicinanza alla famiglia della giovane giornalista e sollecitato il rispetto delle tutele istituzionali e consolari per tutti i fermati, auspicando “il prevalere del diritto umanitario e della pace”.

Parallelamente alla missione via mare, prosegue anche la Global Sumud Convoy, carovana umanitaria diretta al valico di Rafah tra Egitto e Gaza. Nel convoglio, fermo nei pressi di Sirte in Libia in attesa di un corridoio sicuro, ci sono anche due pugliesi: Sara Suriano, docente 33enne di Andria, e Domenico Centrone, professore universitario di Molfetta. Il gruppo trasporta medicinali, case mobili e aiuti umanitari destinati alla popolazione civile di Gaza.

Bari, inchiesta su falsi permessi di soggiorno: torna libero il consulente barese Giovanni Brancale

È tornato in libertà Giovanni Brancale, consulente del lavoro barese finito agli arresti domiciliari venerdì scorso nell’ambito di un’inchiesta su presunte violazioni delle normative in materia di immigrazione. Il provvedimento restrittivo, disposto dal gip di Matera, aveva coinvolto complessivamente undici persone.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Brancale – assistito dall’avvocato Antonio La Scala – ha reso parziali ammissioni, confermando l’irregolarità di alcune pratiche presentate. In particolare, ha riconosciuto che le domande facevano riferimento a imprese inesistenti, indicate come disponibili ad assumere lavoratori extracomunitari.

Il consulente ha inoltre precisato che i compensi percepiti per la gestione delle pratiche erano compresi tra i 500 e i 1.000 euro, cifre inferiori rispetto a quelle ipotizzate dalla Guardia di Finanza, che nelle carte dell’indagine coordinata dalla pm Angela Continisio parlava di importi fino a 2mila euro.

Gli atti sono stati successivamente trasferiti per competenza territoriale al gip di Bari, Nicola Bonante, che ha disposto la revoca della misura cautelare, ritenendo venute meno le esigenze che ne avevano giustificato l’applicazione.

Forte vento nel Barese, abete di oltre 20 metri cade su su palazzina. Volano pannelli nel campus universitario

Decine di interventi dei vigili del fuoco nel Barese per il maltempo e il forte vento di scirocco che da stamattina soffia anche sulla città capoluogo. Gli interventi hanno riguardato cartelli pubblicitari e segnali pericolanti, rami spezzati, cornicioni pericolanti e tetti di verande volati via.

Una ringhiera di un balcone pericolante è stata prontamente rimossa da un quinto piano grazie all’ausilio dell’autoscala ed è in fase di rimozione un abete di oltre 20 metri caduto sulla palazzina accanto. Non si segnalano fortunatamente a Bari fino a questo momento danni a persone.

Alcuni pannelli metallici di copertura di edifici dell’Università di Bari che si trovano all’interno del campus universitario si sono staccati a causa delle forti raffiche di vento di scirocco e sono volati per terra.

Per questa ragione UniBa ha disposto l’evacuazione degli studenti e del personale. Un analogo provvedimento di evacuazione è stato disposto a scopo precauzionale dal Politecnico che ha sede all’interno dello stesso campus.

Allerta arancione in Puglia, alberi crollati e strade allagate: disagi nel Barese. Un uomo bloccato in auto a Monopoli

L’ondata di maltempo in Puglia, contrassegnata dall’allerta arancione, sta impegnando da ore i vigili del fuoco del comando provinciale di Bari e dei distaccamenti della provincia.

Tanti gli interventi in corso nel capoluogo pugliese ma anche in diversi comuni del Barese come Giovinazzo, Altamura, Noci, Monopoli e Polignano a Mare. Si tratta per lo più di seminterrati allagati, di alberi e cornicioni pericolanti, di infiltrazioni di acqua, e di auto in panne.

È critica la situazione a Monopoli dove risulta allagata la strada interna in località Santo Stefano che dal centro porta a Capitolo, dove un uomo è rimasto bloccato nell’abitacolo della sua auto: i vigli del fuoco lo hanno tirato fuori e messo in sicurezza. Sempre a Monopoli due ascensori sono rimasti bloccati dall’acqua al piano interrato dove si trovano i garage condominiali.

Ladri d’appartamento, doppio furto in casa da Gioia a Putignano: arrestato 50enne barese dopo fuga a piedi

Nei giorni scorsi, la Polizia di Stato ha proceduto all’esecuzione della misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di un uomo, barese, di 50 anni, indagato con l’accusa di essere l’autore di un furto e di un tentato furto in abitazione.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Il provvedimento cautelare in argomento è stato emesso a seguito di quanto emerso dalle attività d’indagine svolte dopo un arresto in flagranza di reato avvenuto il 18 ottobre 2025 allorquando personale della Squadra Mobile di Bari, nel corso di un servizio finalizzato al contrasto al fenomeno dei furti in appartamento, riuscì a bloccare due soggetti che avevano da poco compiuto un furto in un’abitazione a Putignano dopo aver tentato di compierne un altro a Gioia del Colle.

Nella circostanza la batteria dei soggetti, oltre ai due arrestati, era composta da altre tre persone che riuscirono a fuggire. In particolare uno di loro si dileguò a piedi facendo perdere le sue tracce mentre gli altri due si diedero alla fuga a bordo di un’auto, poi successivamente rinvenuta abbandonata nelle campagne di Putignano.

Le successive indagini, coordinate dall’Autorità Giudiziaria, consentivano, tuttavia, di poter identificare il fuggitivo appiedato, noto agli operanti, nei cui confronti è stata eseguita la misura cautelare. Con la doverosa premessa che si tratta di accertamenti compiuti nella fase delle indagini preliminari, che necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa, il destinatario della misura cautelare risponde, pertanto, del reato di furto in abitazione.

Prima la lite virale sul volo Ryanair, poi le minacce agli agenti per il video hot: condannata 36enne barese

Si era presentata alla Polizia Postale per denunciare la diffusione online di alcuni video sessualmente espliciti che la ritraevano, ma la situazione è rapidamente degenerata in insulti e minacce contro gli agenti. Per questo una donna di 36 anni, originaria di Bari e residente a Grumo Appula, è stata condannata a un anno e tre mesi di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale.

I fatti risalgono al 27 maggio 2021, il giorno successivo a un altro episodio che l’aveva già resa nota alle cronache: una lite a bordo di un volo Ryanair da Ibiza a Orio al Serio, scoppiata per il rifiuto di indossare la mascherina, durante la quale la donna aveva insultato e aggredito alcuni passeggeri.

Presentatasi negli uffici della Polizia Postale in evidente stato di agitazione, la 36enne chiedeva la rimozione immediata dei video che la ritraevano nuda su una spiaggia di Ibiza.

Invitata dagli agenti a calmarsi, indossare correttamente la mascherina e fornire dettagli utili alla denuncia, la donna avrebbe invece reagito con offese e minacce nei confronti del personale, arrivando a insultare ripetutamente un poliziotto. A distanza di cinque anni, il tribunale ha emesso la sentenza: oltre alla pena detentiva, la donna dovrà risarcire il poliziotto con 1.700 euro. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a un anno.

Dalle indagini è inoltre emerso che la 36enne era già stata segnalata per altri episodi, tra cui un tentato furto a Modugno e la violazione delle restrizioni durante il lockdown.

“Minaccia di pubblicare video hot con l’ex fidanzata”, assolto il barese Andrea Di Gennaro: è il figlio di Antonio

Si chiude con un’assoluzione piena il processo a carico del calciatore barese Andrea Di Gennaro, 35enne figlio dell’ex calciatore del Bari e ora commentatore televisivo Antonio Di Gennaro, accusato di tentata estorsione nei confronti della ex fidanzata per la scomparsa di un Rolex mai ritrovato. Il giudice del Tribunale di Lecce ha stabilito che “il fatto non sussiste”.

La vicenda risale al 2017, quando la giovane denunciò di aver dimenticato l’orologio a casa del giocatore. I rapporti tra i due si deteriorarono fino alla rottura, mentre veniva avviata un’indagine per appropriazione indebita a carico di ignoti.

Il caso si riaccese mesi dopo, durante un incontro casuale a Otranto, dove scoppiò un litigio. Secondo l’accusa, Di Gennaro avrebbe minacciato la ex di diffondere video compromettenti, ma in aula testimoni ritenuti attendibili hanno escluso la presenza di tali minacce.

Determinanti anche le analisi sui telefoni, che non hanno rilevato messaggi incriminanti. Per il giudice, eventuali frasi pronunciate sarebbero state legate al momento di tensione e non a un tentativo di estorsione. Da qui l’assoluzione definitiva del calciatore.

La ragazza, costituita parte civile, è stata risarcita nel corso del processo ed ha pertanto revocato la propria costituzione di parte civile. Il giovane, a sua volta, ha garantito di non avere altre copie del video sessualmente esplicito oggetto del giudizio, escludendo in tale modo possibili riproduzioni o diffusioni dello stesso.

“Quadro antisemita e odio razziale sui social”: il pittore barese Giovanni Gasparro assolto con formula piena

Il pittore barese Giovanni Gasparro è stato assolto con formula piena dalle accuse di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa. La vicenda giudiziaria, nata da alcuni commenti pubblicati sulla sua pagina Facebook in relazione al dipinto Martirio di San Simonino da Trento, si è conclusa con il riconoscimento dell’insussistenza del reato contestato.

In precedenza, la Procura di Bari aveva chiesto una condanna a sei mesi di reclusione, con il riconoscimento delle attenuanti generiche. Secondo l’accusa, rispondendo ad alcuni utenti sui social, Gasparro avrebbe divulgato idee ritenute riconducibili all’odio antisemita, influenzando così il dibattito online e suscitando commenti di analogo contenuto da parte di alcuni follower.

Al centro della controversia vi era il dipinto realizzato nel 2020 dall’artista, che raffigura il cosiddetto martirio di Simonino da Trento, un bambino scomparso nella notte del 23 marzo 1475 e ritrovato morto circa un mese dopo. L’opera riprende una rappresentazione storica della vicenda, raffigurando il bambino con una ferita al costato, circondato da membri della comunità ebraica mentre raccolgono il sangue della ferita.

La storia di Simonino fu oggetto di venerazione religiosa per secoli: il bambino venne infatti considerato beato dalla Chiesa cattolica fino al 28 ottobre 1965, quando, nel contesto del Concilio Vaticano II, il culto fu ufficialmente abolito. Nel corso del processo, la difesa ha sostenuto che l’opera di Gasparro si inserisce nell’ambito della tradizione iconografica e della libertà artistica e storica, senza configurare alcuna istigazione all’odio o alla discriminazione. I giudici hanno accolto questa impostazione, riconoscendo che i fatti contestati non integrano gli estremi del reato.

Con la sentenza di assoluzione piena si chiude dunque una vicenda giudiziaria che aveva suscitato ampio dibattito tra arte, storia e libertà di espressione. Il tribunale ha stabilito che l’attività dell’artista, compresi i commenti oggetto di contestazione, non costituisce reato.

Violenze e torture nel carcere minorile di Casal del Marmo, indagati 10 poliziotti penitenziari: tra loro un barese

Dieci agenti della polizia penitenziaria del carcere minorile di Casal del Marmo sono indagati dalla Procura di Roma per presunte violenze, torture e lesioni aggravate ai danni di dodici detenuti, in gran parte stranieri. Tra loro c’è anche un poliziotto barese di 52 anni, per il quale però non è contestato il reato di tortura.

Secondo le indagini, per mesi alcuni detenuti sarebbero stati picchiati e minacciati, talvolta in zone non coperte dalle telecamere. Gli abusi sarebbero stati documentati anche da relazioni interne.

Il gip ha disposto un incidente probatorio in cui le vittime dovranno raccontare i fatti a uno psicologo e riconoscere i presunti responsabili, per evitare che diventino irreperibili dopo la scarcerazione.