Investito e picchiato con una mazza di ferro, imprenditore agricolo perseguitato a Sannicandro: tre misure cautelari

Ha vissuto per mesi tra minacce e violenze un piccolo imprenditore agricolo di Sannicandro di Bari, vittima di una serie di aggressioni culminate con un attacco a colpi di accetta. I carabinieri hanno eseguito misure cautelari nei confronti di tre persone, indagate per tentata estorsione in concorso e lesioni personali aggravate.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tutto sarebbe iniziato nel dicembre 2025, quando gli indagati avrebbero preteso 3.500 euro come “compensazione” per un furto di mezzi agricoli fallito all’interno dell’azienda della vittima, sventato dalla presenza dei cani da guardia.

Al rifiuto dell’imprenditore sarebbero seguite ripetute aggressioni: prima colpito con un ombrello al volto e alla schiena, poi raggiunto nella propria abitazione e picchiato con una mazza di ferro davanti ai familiari. Durante la fuga, uno degli indagati lo avrebbe anche investito con un’auto, trascinandolo a terra e provocandogli la perdita di conoscenza e diverse lesioni.

Le intimidazioni sarebbero proseguite anche nei mesi successivi, fino ad aprile, quando la vittima avrebbe subito nuove minacce e un’ulteriore aggressione, questa volta con un’accetta. Le indagini dei carabinieri hanno portato all’emissione delle misure cautelari nei confronti dei tre presunti responsabili.

Bocche tappate con lo scotch e alunni legati alla sedia, choc a Taranto: maestra condannata a 4 anni

È stata condannata a quattro anni di reclusione una maestra 63enne finita a processo con l’accusa di aver maltrattato alcuni alunni di appena sei anni tra il 2014 e il 2015. La sentenza è stata pronunciata dal giudice Federica Furio, che ha inflitto una pena superiore ai due anni e sei mesi richiesti dalla Procura.

Secondo l’accusa, l’insegnante avrebbe sottoposto i bambini a ripetuti comportamenti vessatori nelle classi in cui insegnava. Le indagini erano partite dalle segnalazioni delle famiglie e avevano portato alla luce episodi particolarmente gravi: la donna avrebbe tappato la bocca ad alcuni alunni con dello scotch, schiaffeggiato loro le mani e, in alcuni casi, legato i bambini alle sedie o alla porta dell’aula per impedirne i movimenti.

Le contestazioni riguardano anche presunte minacce e intimidazioni. La maestra avrebbe filmato, o fatto credere di filmare, alcuni alunni con il cellulare, minacciando di diffondere le immagini e di allontanarli dalle famiglie. In altre occasioni avrebbe lanciato il materiale scolastico fuori dalla finestra come punizione.

Le famiglie degli studenti si sono costituite parte civile nel processo. Il giudice ha riconosciuto a ciascuna una provvisionale di 5mila euro. Secondo la ricostruzione accusatoria, i comportamenti avrebbero provocato un forte stato di paura e disagio psicologico nei bambini, tanto che uno di loro avrebbe sviluppato un blocco che gli impediva di leggere e scrivere. Alla donna era contestato il reato di maltrattamenti aggravato dalla cosiddetta violenza assistita.

Taranto, ragazza disabile denuncia abusi sui bus: assolti 8 autisti dell’Amat. La Procura impugna l’assoluzione

La Procura di Taranto ha impugnato la sentenza di assoluzione degli otto autisti di Kyma Mobilità accusati, a vario titolo, di violenza sessuale aggravata nei confronti di una giovane donna con disabilità cognitiva. Il pm Marzia Castiglia ha presentato ricorso in appello contro la decisione emessa il 22 gennaio scorso, quando il tribunale assolse tutti gli imputati con la formula “perché il fatto non sussiste”.

L’inchiesta aveva suscitato forte clamore perché riguardava conducenti del trasporto pubblico accusati di aver fermato i bus in luoghi isolati per abusare della ventenne tra ottobre 2018 e aprile 2020.

Secondo i giudici, le accuse non erano supportate da elementi sufficienti a dimostrare le responsabilità degli imputati né erano emerse prove incontrovertibili degli abusi. La Procura, invece, ritiene che le dichiarazioni della giovane, insieme alle intercettazioni telefoniche e ad altri elementi raccolti durante le indagini, possano sostenere una diversa valutazione del caso in secondo grado.

Violenze negli ospedali, nuovo caso a Lecce: madre e figlia aggrediscono infermiera e oss al Pronto Soccorso

Nuovo episodio di violenza ai danni del personale sanitario al pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce, dove nella notte tra venerdì e sabato un’infermiera e un operatore di SanitaService sono stati aggrediti da due donne, madre e figlia, in attesa di ricevere assistenza medica.

Secondo una prima ricostruzione, alla base dell’aggressione ci sarebbero stati i lunghi tempi di attesa. Le due avrebbero colpito l’infermiera con uno schiaffo al volto, mentre l’operatore intervenuto in sua difesa sarebbe stato raggiunto da un pugno.

Sul posto sono intervenuti gli agenti del posto fisso di polizia, che hanno riportato la situazione alla calma e avviato gli accertamenti per ricostruire l’accaduto e identificare le responsabilità.

Bari, 57enne condannato per maltrattamenti all’ex compagna: violenze per anni davanti ai figli

Il Tribunale di Bari ha condannato un 57enne barese a tre anni e un mese di reclusione per maltrattamenti e lesioni nei confronti della compagna, al termine di un processo che ha ricostruito anni di presunte violenze domestiche. L’uomo è stato invece assolto dall’accusa di stalking.

Secondo quanto emerso dalle indagini, tra il 2018 e il 2023 l’imputato avrebbe più volte aggredito la donna, anche in presenza dei figli minorenni, colpendola con schiaffi o facendola urtare contro i mobili. In un episodio particolarmente grave, le avrebbe lanciato contro una culla. Le violenze, stando al racconto della vittima, sarebbero iniziate già nel 2017, pochi mesi dopo la nascita del figlio della coppia. La pm Chiara Giordano aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi. L’imputato è difeso dall’avvocato Gianluca Loconsole.

La denuncia è stata presentata dalla donna nel 2024, ma nel fascicolo processuale compare anche un referto del pronto soccorso relativo a lesioni subite dall’uomo nel 2022. In sede di denuncia, la vittima ha descritto una relazione segnata da continui litigi e offese: «Non sei una buona madre, non sei buona a nulla», le avrebbe ripetuto l’ex compagno.

Tra gli episodi ricostruiti, anche quello del 2019, quando durante una lite l’uomo avrebbe scagliato una culla contro la donna, colpendola all’occhio destro. La vittima ha spiegato di non essersi recata in ospedale per paura di ulteriori ritorsioni e nella speranza che la situazione potesse migliorare.

Le violenze sarebbero proseguite fino all’ottobre 2023, quando la donna ha deciso di interrompere la convivenza, ponendo fine a una relazione che, secondo l’accusa, era ormai degenerata in un contesto di maltrattamenti continui.

Stalking e violenze, a Bari confermata la condanna di un anno e 8 mesi all’ex compagno: la vittima sarà risarcita

La Corte d’Appello di Bari ha confermato la condanna a un anno e otto mesi di reclusione nei confronti di un uomo accusato di stalking aggravato ai danni della sua ex compagna. I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2018 e il 2020 e si sono verificati nella provincia di Bari.

Secondo quanto emerso, l’imputato avrebbe perseguitato la donna con pedinamenti, continui messaggi e telefonate, arrivando anche a insultarla dopo che lei aveva manifestato l’intenzione di interrompere la relazione.

In un episodio particolarmente grave, scaturito da motivi di gelosia per una mancata risposta al telefono, l’uomo avrebbe aggredito la vittima con calci e schiaffi, stringendole le mani al collo e minacciandola di morte.

Già condannato in primo grado nel 2024 con rito abbreviato, l’uomo ha visto confermata la sentenza anche in appello. Il giudice ha inoltre disposto il risarcimento dei danni sia alla vittima, sia all’associazione Gens Nova, costituitasi parte civile.

Policlinico Bari, violenze su operatori sanitari in calo dal 51 al 31%. Nel 92% dei casi sono aggressioni verbali

Negli ultimi due anni il numero degli operatori sanitari del Policlinico di Bari vittime di episodi di violenza si è ridotto dal 51,0% al 31,5%.

I dati sono stati presentati oggi a Bari nel corso dell’evento ‘Gestire la violenza per curare meglio: strategie di prevenzione, contenimento e risposta in favore di operatori sanitari e socio-sanitari nelle aree a rischio’.

L’indagine è stata condotta dall’unità operativa di Medicina del Lavoro diretta da Luigi Vimercati, nell’ambito del programma nazionale Italian Total Worker Health, finanziato dal Ministero della Salute attraverso il Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr.

Lo studio ha previsto la somministrazione, su un campione di 200 operatori sanitari, di due questionari per una valutazione multidimensionale della sicurezza e del benessere nei luoghi di lavoro. La violenza verbale si conferma la tipologia più frequente, rappresentando circa il 92% degli episodi, mentre le molestie sessuali registrano un lieve calo (dall’1,9% all’1,5%).

Nei pronto soccorso la prevalenza degli episodi di violenza si è ridotta dal 76,3% al 58,6%, anche grazie all’introduzione di interventi mirati come l’introduzione dell’infermiere di accoglienza e processo e la riorganizzazione dei percorsi.

“I dati confermano che le azioni messe in campo stanno producendo effetti concreti – ha dichiarato il direttore sanitario del Policlinico Danny Sivo – . Tra gli interventi più rilevanti va ricordato il protocollo attivato con la Prefettura, che consente un intervento più rapido delle forze dell’ordine nei casi di criticità, insieme all’attivazione di un canale strutturato di comunicazione con i familiari dei pazienti, con un numero di telefono dedicato e uno sportello attivo. Abbiamo inoltre investito – ha concluso – nel miglioramento dei percorsi di accoglienza e accesso, nella segnaletica interna, nella formazione degli operatori e in una gestione più attenta delle relazioni con l’utenza”.

Violenze e torture nel carcere minorile di Casal del Marmo, indagati 10 poliziotti penitenziari: tra loro un barese

Dieci agenti della polizia penitenziaria del carcere minorile di Casal del Marmo sono indagati dalla Procura di Roma per presunte violenze, torture e lesioni aggravate ai danni di dodici detenuti, in gran parte stranieri. Tra loro c’è anche un poliziotto barese di 52 anni, per il quale però non è contestato il reato di tortura.

Secondo le indagini, per mesi alcuni detenuti sarebbero stati picchiati e minacciati, talvolta in zone non coperte dalle telecamere. Gli abusi sarebbero stati documentati anche da relazioni interne.

Il gip ha disposto un incidente probatorio in cui le vittime dovranno raccontare i fatti a uno psicologo e riconoscere i presunti responsabili, per evitare che diventino irreperibili dopo la scarcerazione.

Violenze e minacce, aggredisce il marito e lo ferisce con un coltello: 43enne arrestata nel Tarantino

I carabinieri di Palagiano (Taranto) hanno arrestato una 43enne, ritenuta responsabile di reiterate violenze e minacce nei confronti del marito.

L’intervento è scattato dopo l’ennesima lite segnalata al 112, durante la quale la donna, secondo le prime testimonianze, avrebbe aggredito il coniuge anche brandendo un coltello.

L’uomo, con lesioni al capo e agli arti, ha sporto denuncia confermando un quadro di violenze protratte nel tempo.

Già nei giorni scorsi la donna avrebbe ferito il marito con un oggetto da taglio, episodio che aveva fatto scattare le prime verifiche e l’attivazione del Codice Rosso. Su disposizione dell’Autorità giudiziaria, la 43enne è stata posta agli arresti domiciliari presso l’abitazione di una parente.