Sonia sta cercando di andare avanti. Mentre continua la ricerca di una nuova abitazione dove andare dopo aver lasciato la Casa di Quinto Potere, procede anche il percorso psicologico. Sonia continua ad essere seguita da una psicologa e si recherà al centro antiviolenza per cercare di buttare alle spalle il suo passato e quanto subito dal suo ex. Tutto finalizzato alla possibilità di rivedere un giorno i suoi figli.
Bimbi “strappati”, Ale e Antonietta: “Siamo una famiglia distrutta. Rivogliamo i nostri 5 figli” (1)
Vi introduciamo la storia di Alessandro e Antonietta. Non hanno più la genitorialità dei loro 5 figli, non li vedono e non hanno più notizie di loro da mesi. Ci siamo recati da loro per indagare sulle motivazioni di questa decisione, introducendoci anche nell’abitazione descritta come “inadeguata” sulle carte. In realtà, come si evince dalle immagini, la casa è assolutamente accogliente. Anche dal punto di vista economico non emergono problemi. Presto vi racconteremo la storia di Giulia, una delle 5 figlie, da cui ha origine tutto.
Equilibrio rotto per “cazzate” tra giovani, i figli di Lello Capriati: “Papà è morto per colpa nostra”. La sete di vendetta
«La colpa è nostra». Così Sabino “Bino” Capriati ha commentato, subito dopo l’omicidio del padre Lello Capriati avvenuto il 1° aprile 2024, le tensioni nate con il fratello Christian nell’ambito della faida con il clan Strisciuglio. Le parole emergono dalle intercettazioni dell’inchiesta sulla guerra tra i clan baresi.
Secondo gli investigatori, Sabino Capriati avrebbe subito individuato il presunto responsabile dell’agguato, Luca Marinelli, annunciando anche l’intenzione di vendicarsi. “Se lo devo scannare lo scanno veloce”. Poco dopo, però, il giovane finì in carcere, lasciando ad altri esponenti del clan il compito della ritorsione. Tra questi il cugino Dylan Capriati, accusato dell’omicidio di Filippo Scavo avvenuto due anni dopo in una discoteca di Bisceglie.
Le intercettazioni mostrano come anche gli Strisciuglio attendessero una vendetta imminente. Nell’estate del 2024 alcuni affiliati parlavano della necessità di muoversi con guardaspalle persino per andare al mare. “Sono andati a rompere un equilibrio per le cazzate dei ragazzini”, commentava intercettato Antonio Manzari, riferendosi alle liti nate nella movida barese.
Secondo gli inquirenti, la nuova escalation mafiosa non sarebbe stata provocata da interessi economici o territoriali, ma da motivi banali: sguardi, spintoni e discussioni nei locali notturni. Una deriva che lo stesso Lello Capriati avrebbe cercato di evitare. Dopo 19 anni di carcere per l’omicidio di Michele Fazio, il boss — secondo diversi collaboratori di giustizia — voleva allontanarsi dalla violenza e concentrarsi sugli affari. Il suo obiettivo, raccontano i pentiti, era investire i proventi del traffico di droga in attività turistiche e commerciali a Barivecchia.
Uccisa dal marito a Foggia, l’ultimo saluto a Stefania Rago. Il vescovo ai due figli: “Perdonate se potete”
“Cari Jessica e Michael, perdonate se potete e amate. Il perdono disarma e cambia in bene i sentimenti malvagi. Il perdono non dona pace solo a chi lo riceve, esso lenisce anche il dolore e pacifica chi lo dona Cari figli, nella memoria della mamma, perdonate e amate. Mettetevi al servizio del bene, lasciatevi amare dal Signore Gesù e trovate pace”.
È un passaggio dell’omelia di monsignor Giorgio Ferretti, arcivescovo della diocesi Foggia-Bovino, durante il funerale di Stefania Rago, la donna di 46 anni uccisa il 23 aprile a Foggia nella sua abitazione dal marito, il 48enne Antonio Fortebraccio, ora in carcere con l’accusa di femminicidio. L’arcivescovo si è rivolto ai figli della donna e anche alla stessa vittima: “E tu cara Stefania, tra le braccia di Cristo Risorto, dal giardino del cielo, dove non c’è più né sofferenza né lutto, perdonaci e prega un po’ anche per noi”.
Il feretro, nella chiesa di San Michele Arcangelo a Foggia, era ricoperto da rose bianche, accompagnato dai suoi familiari: i figli Jessica e Michael, i genitori, la sorella, il fratello e tanti amici e persone che la conoscevano e le volevano bene. Per i funerali è stato proclamato lutto cittadino.
Nell’omelia, monsignor Ferretti ha detto che “la gelosia non è amore ma difesa della propria proprietà; ed è assurdo che consideriamo spesso anche le persone nostra proprietà. Diciamo alla persona amata ‘sei mia’ e sottintendiamo che non vogliamo che sia di nessun altro. E il nostro egoismo si espande al punto di voler soggiogare gli amati al nostro volere. E la profonda stoltezza di questo pensiero è che oltre a fare del male alle persone amate, così ne facciamo anche a noi stessi. Torturiamo e ci torturiamo: ci roviniamo la vita. Ah se comprendessimo l’amore sincero, libero, che Gesù ha per ciascuno di noi: forse ne sapremmo donare di più e di più vero agli altri. Basta – ha concluso – ascoltare noi stessi, le nostre voglie, i nostri desideri, le nostre passioni; basta soffrire per ciò che ci manca e smaniare, sgomitare per possedere; basta uccidere per avere”.
Femminicidio a Foggia, Stefania uccisa dal marito. Il legale dei figli: “Vita matrimoniale piena di violenze”
“Quello che appare chiaro, dopo aver parlato con i figli e con i genitori sconvolti e sotto choc dal dolore e dal terrore di quello che è accaduto, è che la vita matrimoniale di Stefania è stata caratterizzata dalle violenze del marito. E soprattutto negli ultimi anni da una gelosia ossessiva che ha reso praticamente impossibile la vita a Stefania, tanto che lei poi aveva deciso di chiedere la separazione”.
Lo ha detto l’avvocato Michele Sodrio che assiste i due figli di Stefania Rago, la 46enne di Foggia uccisa dal marito Antonio Fortebraccio a colpi di pistola. È stato convalidato il fermo e disposta la custodia cautelare in carcere per l’uomo che, a quanto si apprende, non avrebbe confessato e si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell’interrogatorio avvenuto in carcere, dove è detenuto dall’alba del 24 aprile.
Nel fermo eseguito dai carabinieri l’accusa era di omicidio volontario aggravato dal vincolo coniugale, reato che nelle scorse ore è stato rubricato in femminicidio. Fortebraccio, inizialmente assistito d’ufficio dall’avvocata Rosa Archidiacono, ha ora nominato come difensore di fiducia l’avvocato Antonio Martino.
“Abbiamo ricevuto avviso della fissazione dell’autopsia per giovedì prossimo sul corpo della povera Stefania Rago – aggiunge l’avvocato Sodrio – e dall’avviso abbiamo appreso che viene contestato il nuovo delitto di femminicidio che prevede la pena base dell’ergastolo. Sono questioni delle quali si discuterà in sede processuale”.
“Si accerteranno tutte queste circostanze – conclude – ma pare chiara ed incontestabile la correttezza della contestazione del femminicidio, perché siamo di fronte ancora una volta al maschio che vuole esercitare una sorta di diritto di proprietà patologico sulla propria moglie e compagna, e per questo motivo arriva a uccidere”.
Bari, 57enne condannato per maltrattamenti all’ex compagna: violenze per anni davanti ai figli
Il Tribunale di Bari ha condannato un 57enne barese a tre anni e un mese di reclusione per maltrattamenti e lesioni nei confronti della compagna, al termine di un processo che ha ricostruito anni di presunte violenze domestiche. L’uomo è stato invece assolto dall’accusa di stalking.
Secondo quanto emerso dalle indagini, tra il 2018 e il 2023 l’imputato avrebbe più volte aggredito la donna, anche in presenza dei figli minorenni, colpendola con schiaffi o facendola urtare contro i mobili. In un episodio particolarmente grave, le avrebbe lanciato contro una culla. Le violenze, stando al racconto della vittima, sarebbero iniziate già nel 2017, pochi mesi dopo la nascita del figlio della coppia. La pm Chiara Giordano aveva chiesto una condanna a tre anni e quattro mesi. L’imputato è difeso dall’avvocato Gianluca Loconsole.
La denuncia è stata presentata dalla donna nel 2024, ma nel fascicolo processuale compare anche un referto del pronto soccorso relativo a lesioni subite dall’uomo nel 2022. In sede di denuncia, la vittima ha descritto una relazione segnata da continui litigi e offese: «Non sei una buona madre, non sei buona a nulla», le avrebbe ripetuto l’ex compagno.
Tra gli episodi ricostruiti, anche quello del 2019, quando durante una lite l’uomo avrebbe scagliato una culla contro la donna, colpendola all’occhio destro. La vittima ha spiegato di non essersi recata in ospedale per paura di ulteriori ritorsioni e nella speranza che la situazione potesse migliorare.
Le violenze sarebbero proseguite fino all’ottobre 2023, quando la donna ha deciso di interrompere la convivenza, ponendo fine a una relazione che, secondo l’accusa, era ormai degenerata in un contesto di maltrattamenti continui.
Uccisa dal marito a Bisceglie, le parole dei figli di Patrizia: “Si rifletta sul valore della vita. Non ignorate le fragilità”
Chiedono rispetto, silenzio e riservatezza, ma anche che la tragedia non resti confinata a una dimensione privata. Mauro ed Elia Gentile, figli di Patrizia Lamanuzzi, la 54enne uccisa dal marito Luigi Gentile lo scorso 15 aprile a Bisceglie, hanno affidato a una nota il loro messaggio alla vigilia dei funerali.
I due giovani, assistiti dai legali Onofrio Musco e Adriana Moschetti, hanno espresso un sentito ringraziamento a quanti in queste ore hanno manifestato vicinanza e affetto: istituzioni, forze dell’ordine, magistratura, operatori intervenuti, associazioni e cittadini.
La volontà è che “una tragedia umana così profonda non resti soltanto una ferita privata, ma possa rappresentare un momento di riflessione collettiva sul valore della vita, sul rispetto della persona e sulla necessità di non voltarsi mai dall’altra parte di fronte ai segnali di sofferenza e fragilità altrui”, si legge.
Pur nel dolore, Mauro ed Elia ribadiscono la volontà di custodire il ricordo della madre nella sua dimensione più intima e personale, rinnovando l’appello al rispetto della riservatezza e del silenzio che il lutto impone.
Bitonto, ufficio anagrafe senza ascensore e rampe: mamme saltano le promesse di matrimonio dei figli
Doveva essere un momento di festa, ma si è trasformato in un episodio amaro per due madri con disabilità motorie durante le promesse di matrimonio dei propri figli, celebrate nei giorni scorsi al Comune di Bitonto.
Le due donne, originarie di Palombaio e impossibilitate a camminare, non hanno potuto accedere al primo piano dell’edificio di piazza Marconi, sede dell’ufficio di stato civile, a causa dell’assenza di ascensori o rampe.
Una delle due ha rinunciato a partecipare alla cerimonia, mentre l’altra, grazie all’intervento dei familiari e alla disponibilità dei dipendenti comunali, ha potuto assistere al rito, spostato eccezionalmente al piano terra.
Il caso ha suscitato polemiche. Il consigliere comunale di opposizione Arcangelo Putignano ha denunciato l’accaduto, sottolineando come l’accessibilità sia un diritto e non una concessione.
Dall’amministrazione arriva però l’impegno a intervenire. L’assessore Cosimo Bonasia ha annunciato lavori imminenti per l’adeguamento dell’immobile, inclusa l’eliminazione delle barriere architettoniche, con il trasferimento temporaneo dei servizi in un’altra sede per limitare i disagi.
“Bisceglia vattene”, scritte intimidatorie contro il sindaco di Mattinata: “Irresponsabili avete spaventato i miei figli”
“Michele Bisceglia vattene”. È la scritta, realizzata con vernice rossa, comparsa questa mattina sul muro di casa della madre del primo cittadino di Mattinata (Foggia), Michele Bisceglia, sindaco del comune garganico dal settembre 2020.
“Stamattina al mio risveglio ho trovato queste scritte sul muro di casa di mia madre, proprio di fronte alla mia abitazione. Affinché lo potessi leggere meglio, evidentemente – scrive Bisceglia sui social -. Agli autori di questo gesto intimidatorio rispondo con la determinazione e il coraggio di sempre. Né io né la mia famiglia abbiamo mai ceduto ad intimidazioni. Questa comunità lo sa bene. Non inizieremo e non inizierò certo adesso. Avete spaventato i miei figli, però.
Avete violato la loro innocenza. Ed è questa la vostra responsabilità più grave. Loro ricorderanno sempre questa giornata per la violenza di quelle parole. Un gesto irresponsabile, grave, stupido. Inutile. Solo e soltanto i cittadini, nel segreto delle urne, liberamente potranno mandarmi a casa. Se vorranno, naturalmente! Non certo minacce come queste”.
Mattinata andrà al voto per il rinnovo del sindaco e del consiglio comunale il 24 e 25 maggio prossimi. Il comune di Mattinata, circa 5800 abitanti, è uno dei sei comuni della provincia di Foggia sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2018.
“Non abbiamo lavorato oltre cinque anni, considerato che il percorso di emancipazione dopo lo scioglimento è iniziato ben prima, per arrivare a questa situazione – ha detto all’ANSA il primo cittadino -. Non abbiamo perso tutti questi anni. Io continuerò a lavorare per conciliare, pacificare, ma ci vuole una levata di scudi, decidere se ripiombare nella situazione che c’era prima o andare avanti”. Il sindaco ha già denunciato le minacce ai carabinieri che stanno svolgendo indagini.
Solo con la sua vecchiaia, Giuseppe a casa di un figlio dopo la caduta: si spinge per una RSSA
Ci sono aggiornamenti importanti sulla storia di Giuseppe. Dopo essere caduto per strada e aver registrato la posizione dell’Amministrazione comunale di Adelfia, possiamo dirvi che l’83enne si trova a casa di uno dei tre figli. Sta bene e si sta cercando di inserire Giuseppe in una RSSA, grazie anche alla partecipazione attiva del Comune.










