Fiori, palloncini e video su TikTok. Festa al cimitero di Bari per i 43 anni di Lello Capriati: “Come una discoteca”

Palloncini bianchi e blu, fiori, decine di persone e video finiti sui social: il 43esimo compleanno di Lello Capriati è stato celebrato con una cerimonia al cimitero di Bari che ha acceso polemiche e proteste.

La commemorazione, organizzata dalla famiglia lungo uno dei viali del camposanto di via Francesco Crispi, è stata raccontata anche su TikTok, suscitando reazioni indignate tra cittadini e visitatori.

«Sembrava una discoteca», racconta a La Gazzetta del Mezzogiorno una persona che ha segnalato l’episodio, denunciando un clima ritenuto poco rispettoso di un luogo tradizionalmente dedicato al raccoglimento e al ricordo.

Al centro delle critiche non solo la portata dell’evento, ma anche la percezione di una progressiva normalizzazione di comportamenti considerati fuori luogo all’interno di spazi pubblici destinati alla memoria e al silenzio.

Omicidio Filippo Scavo, il gip: “Dylan Capriati non si fece vedere a Barivecchia dopo averlo ucciso”

Dopo l’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne ritenuto vicino al clan Strisciuglio ucciso il 19 aprile scorso all’interno del Divine Club di Bisceglie, le abitudini dei tre indagati sarebbero cambiate radicalmente. È quanto emerge dall’ordinanza con cui il gip di Bari Giuseppe Ronzino ha convalidato il fermo di Dylan Capriati e Nicola Morelli, mentre il fermo del terzo indagato, Aldo Lagioia, è stato convalidato dalla gip di Trani Marina Chiddo.

Secondo il giudice, dopo il delitto Capriati sarebbe diventato irreperibile nei luoghi della città vecchia di Bari dove veniva abitualmente controllato dalle forze dell’ordine. I tre indagati furono fermati contestualmente agli 11 arresti eseguiti nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Raffaele “Lello” Capriati, avvenuto a Bari nell’aprile 2024. Per gli investigatori, l’uccisione di Scavo rappresenterebbe una vendetta del clan Capriati contro i rivali degli Strisciuglio.

Nell’ordinanza il gip evidenzia la “spiccata indole violenta” degli indagati e la “spavalda ostentazione” delle armi utilizzate in un locale affollato e aperto al pubblico, sottolineando il rischio che potessero essere colpite altre persone presenti.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, armati sarebbero stati Capriati e Lagioia che, dopo aver incrociato Scavo all’esterno della discoteca, lo avrebbero raggiunto all’interno colpendolo con un proiettile alla base del collo. Entrambi avrebbero sparato, ma solo un colpo si sarebbe rivelato fatale. Dopo il delitto Capriati e Lagioia si sarebbero allontanati a bordo di una Lancia Y, mentre Morelli, che non era armato, sarebbe rientrato autonomamente a casa.

Omicidio Filippo Scavo, restano in carcere Dylan Capriati e i due amici: “Possono sparare ancora e scappare”

Restano in carcere Dylan Capriati e Nicola Morelli, i due 21enni accusati dell’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso all’interno del Divine Club di Bisceglie. Il gip del tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, ha convalidato il fermo evidenziando il concreto pericolo di reiterazione del reato e di fuga da parte degli indagati.

Entrambi si sono presentati all’udienza di convalida scegliendo di non rispondere alle domande. Morelli, assistito dall’avvocata Valeria Volpicella, ha sostenuto di trovarsi casualmente nel locale e di non aver preso parte al piano criminoso, una versione che però non ha convinto il giudice.

Nell’ordinanza il gip sottolinea come le discoteche possano trasformarsi, per soggetti legati alla criminalità organizzata, in “palcoscenici” utili a ostentare forza intimidatoria e potere mafioso, anche attraverso dinamiche alimentate sui social come Instagram e TikTok.

Secondo il giudice, Capriati e Morelli avrebbero mostrato particolare spregiudicatezza e indifferenza verso l’incolumità pubblica, esplodendo diversi colpi d’arma da fuoco a breve distanza nonostante la presenza di numerosi clienti nel locale. A pesare anche il rischio di fuga: subito dopo il delitto i due sarebbero risultati irreperibili e, in alcune intercettazioni, si parlerebbe di un possibile trasferimento di Morelli a Napoli.

Per il gip, le modalità dell’omicidio – compiuto a volto scoperto, in un locale affollato e durante una serata danzante – richiamano chiaramente dinamiche e metodi mafiosi.

Faida Capriati-Strisciuglio: “Solo un miracolo ha evitato altre vittime”. Filippo Scavo era già “condannato a morte”

La guerra di mafia tra i clan Strisciuglio e Capriati torna a insanguinare Bari. Secondo quanto emerge dalle indagini sugli omicidi di Lello Capriati e Filippo Scavo, la faida tra i due gruppi criminali avrebbe potuto provocare molte più vittime negli ultimi due anni.

Gli investigatori ritengono che Filippo Scavo fosse stato condannato a morte già dopo l’assassinio di Lello Capriati, ucciso da Luca Marinelli. A volerlo eliminare sarebbero stati Sabino e Christian Capriati. In un episodio avvenuto a Bari, Christian Capriati avrebbe anche sparato contro Scavo dopo averlo incrociato in auto, senza però riuscire a colpirlo.

La rivalità tra i clan, iniziata negli anni Novanta, si sarebbe riaccesa per la rottura di equilibri interni da parte delle giovani leve criminali. Il gip Vittorio Rinaldi parla di gruppi incapaci di contenere “l’ostentazione della propria potenza criminale”, esibita apertamente nei luoghi della movida barese.

Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti figura una lite armata al pub Demetra, nata da uno sguardo rivolto alla ragazza che accompagnava Scavo. “Che ti guardi”, le parole di Scavo. “Non posso guardare?”, la risposta di Capriati. Un altro collaboratore di giustizia, Michele Miccoli, ha descritto come impossibile una vera pace tra Strisciuglio e Capriati: “Come vedere i pipistrelli di giorno”.

La violenza si è consumata spesso in mezzo alla gente. Nell’estate scorsa Mimmetto Strisciuglio e Christian Capriati si sarebbero puntati le pistole dentro la discoteca Clorofilla di Castellaneta, mentre un altro scontro armato sarebbe stato evitato davanti al Doa di Bari. Già dopo l’omicidio di Antonella Lopez, uccisa per errore durante una sparatoria al Divine Club il 22 settembre 2024, commercianti e gestori dei locali dell’Umbertino avevano denunciato paura e tensione crescente tra giovani affiliati armati.

Per l’omicidio di Filippo Scavo sono stati fermati Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli, che saranno interrogati dal gip Giuseppe Ronzino. Nell’ambito dell’inchiesta sull’assassinio di Capriati saranno ascoltati anche Sabino Capriati, Onofrio Lorusso e Angelo Vincenzo Caruso, vicino agli Strisciuglio.

Nei prossimi giorni verranno interrogati anche Luca Marinelli e Nunzio Losacco, accusati dell’omicidio di Lello Capriati, delitto che secondo gli investigatori sarebbe stato ordinato dai vertici degli Strisciuglio dopo alcuni attacchi armati compiuti dai figli di Capriati nel quartiere Carbonara.

Intanto la Procura di Bari ha disposto l’autopsia sul corpo di Scavo, affidata al professor Francesco Introna e prevista per il 12 maggio. Restano aperte anche le indagini sull’uccisione del cameriere Angelo Pizzi, assassinato in un ristorante di Bisceglie: gli investigatori cercano di capire se sia stato colpito per errore nell’ambito della stessa guerra mafiosa.

Il traffico di droga e le agenzie di sicurezza dei locali notturni: i soldi dei Capriati riciclati nel “turismo” a Barivecchia

Le indagini antimafia hanno delineato l’evoluzione negli ultimi anni del clan Capriati, storica organizzazione criminale di Bari, oggi attiva tra traffico di droga, gestione della sicurezza nei locali notturni e investimenti nel turismo di Bari vecchia. A ricostruire gli affari del gruppo sono le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.

Secondo gli inquirenti, il clan avrebbe consolidato il controllo dello spaccio nelle discoteche e nei luoghi della movida, reinvestendo parte dei profitti in attività commerciali, tra cui strutture ricettive e ristorazione nel centro storico cittadino. Dopo l’omicidio di Lello Capriati, avvenuto nell’aprile 2024 a Torre a Mare, la guida delle attività criminali sarebbe passata ai figli Bino e Christian.

Le dichiarazioni dei pentiti descrivono un’organizzazione ancora fortemente radicata nel narcotraffico, con piazze di spaccio operative tra Bari vecchia, Carbonara e alcune località della movida estiva pugliese.

Faida tra clan a Bari, omicidi Lello Capriati e Filippo Scavo: interrogatori nel primo giorno di San Nicola

Sono in programma domani mattina gli interrogatori delle 14 persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sulla guerra di mafia che da anni contrappone i clan Strisciuglio e Capriati. Al centro delle indagini ci sono gli omicidi di Lello Capriati, avvenuto nell’aprile 2024, e di Filippo Scavo, ucciso nell’aprile 2026.

Secondo gli investigatori, il conflitto tra i due gruppi criminali avrebbe avuto ripercussioni anche sull’agguato avvenuto il 30 aprile scorso in un ristorante di Bisceglie, dove un cameriere è stato ucciso per errore. Il vero obiettivo dei sicari sarebbe stato il titolare del locale, ritenuto vicino al clan Capriati.

Undici dei 14 arrestati sono accusati dell’omicidio di Lello Capriati. Altri tre giovani – Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Nicola Morelli – sono invece indagati per l’uccisione di Filippo Scavo.

Intanto, l’autopsia sul corpo di Scavo sarà eseguita martedì 12 maggio dal professor Francesco Introna dell’Istituto di Medicina Legale di Bari.

L’omicidio di Lello Capriati dopo l’agguato a Carbonara: la risposta degli Strisciuglio e la “terza guerra mondiale”

Mentre si attende la convalida dei fermi di Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli, arrestati con l’accusa di aver ucciso Filippo Scavo nel Divine Club di Bisceglie il 19 aprile scorso, emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Lello Capriati, assassinato il 1° aprile 2024 con quattro colpi di pistola.

Secondo gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia di Bari, i due delitti sono strettamente collegati e inseriti nella faida tra il clan Capriati e il gruppo Strisciuglio. L’omicidio di Scavo, infatti, sarebbe stato la risposta alla morte di Lello Capriati, nipote dello storico boss di Bari Vecchia Tonino Capriati.

Le indagini ricostruiscono un clima di tensione crescente già nei giorni precedenti all’agguato. Lello Capriati avrebbe tentato di mediare tra i suoi figli e alcuni giovani legati agli Strisciuglio, ma la tregua sarebbe saltata il 29 marzo 2024, quando Christian e Bino Capriati avrebbero fatto irruzione a Carbonara, territorio controllato dagli Strisciuglio, per colpire Filippo Scavo. Nell’azione rimasero feriti due giovani.

A confermare la ricostruzione sono anche alcune intercettazioni raccolte dagli inquirenti. In una conversazione dal carcere, un detenuto racconta che “i ragazzi di Capriati” erano andati a sparare contro uomini vicini a Sigismondo Strisciuglio, detto “Gino La Luna”. Nella stessa telefonata si parla della reazione del clan rivale, deciso a colpire nel cuore della roccaforte dei Capriati, a Barivecchia.

Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, gli Strisciuglio si sarebbero organizzati rapidamente per vendicare l’attacco subito, avviando quella che viene definita “la terza guerra mondiale” tra i due gruppi criminali. “I ragazzini, i figli di 20 anni, quelli sono cornuti, quelli non si possono vedere a ballare, si trovano a ballare e si litigano. Dice che hanno detto: mò ci siamo cacati il cazzo, basta a fare pace”. Poi aggiunge: “Fu proprio quello il mamastrone che diede l’ordine, lui fu che disse: prendetelo e date al padre, non me ne frega niente, vedete voi come dovete fare”. Il detenuto indica nel capoclan Sigismondo Strisciuglio colui che rebbe dato a Gianluca Marinelli, arrestato ieri, l’ordine di uccidere Lello Capriati.

Faida Capriati-Strisciuglio, omicidi e non solo: i nomi degli arrestati. La fotografia dell’evoluzione della mafia barese

Non solo la soluzione di due omicidi, ma anche la fotografia dell’evoluzione della criminalità organizzata barese. È quanto emerge dalle indagini che hanno portato all’arresto di 14 presunti appartenenti ai clan Capriati e Strisciuglio per gli omicidi di Lello Capriati, ucciso il 1° aprile 2024 a Torre a Mare, e di Filippo Scavo, assassinato il 19 aprile 2026 al Divine Club di Bisceglie.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia, la nuova generazione dei clan si distingue per spavalderia, uso disinvolto delle armi e ostentazione sui social. «Siamo intervenuti con la massima rapidità per evitare ulteriori episodi violenti», ha dichiarato il procuratore Roberto Rossi, rassicurando sulla sicurezza delle imminenti celebrazioni di San Nicola. Gli investigatori non escludono che nella scia di vendette possa rientrare anche l’omicidio del cameriere Lino Pizzi, ucciso per errore il 30 aprile a Bisceglie.

Tra i destinatari dei provvedimenti cautelari figurano Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli, accusati dell’omicidio Scavo. Arrestati anche Luca Marinelli e Nunzio Losacco per l’assassinio di Lello Capriati. Misure cautelari sono state eseguite inoltre nei confronti dei figli di Lello, Sabino e Christian Capriati, e dello zio Onofrio Lorusso, accusati di aver ferito due esponenti degli Strisciuglio durante una sparatoria nel marzo 2024. Arrestati anche Domenico Strisciuglio detto Mimmetto (figlio del boss Gino “la luna”) e Angelo Vincenzo Caruso: entrambi nella notte di Halloween 2023 minacciarono con una pistola Christian Capriati in una discoteca. Arrestato anche il fratello di Angelo Vincenzo, Ivan Caruso, che minacciò lo stesso ragazzo al Demetra insieme a Filippo Scavo. In manette anche Francesco Menolascina, che pilotò un drone per introdurre un telefono nel carcere di Bari, e Luciano Perinetti, che – insieme ad altri indagati – custodiva in un box di Borgo Cecilia armi e droga.

L’inchiesta ricostruisce una faida alimentata non più soltanto dal controllo del territorio, ma anche da rivalità nate nella movida barese. Diverse liti in discoteca avrebbero fatto esplodere il conflitto tra i giovani rampolli dei clan, nonostante un precedente tentativo di pace promosso da Lello Capriati. «Filippo Scavo è stato la figura che ha rotto l’equilibrio», ha spiegato il pm Marco D’Agostino.

 

Equilibrio rotto per “cazzate” tra giovani, i figli di Lello Capriati: “Papà è morto per colpa nostra”. La sete di vendetta

«La colpa è nostra». Così Sabino “Bino” Capriati ha commentato, subito dopo l’omicidio del padre Lello Capriati avvenuto il 1° aprile 2024, le tensioni nate con il fratello Christian nell’ambito della faida con il clan Strisciuglio. Le parole emergono dalle intercettazioni dell’inchiesta sulla guerra tra i clan baresi.

Secondo gli investigatori, Sabino Capriati avrebbe subito individuato il presunto responsabile dell’agguato, Luca Marinelli, annunciando anche l’intenzione di vendicarsi. “Se lo devo scannare lo scanno veloce”. Poco dopo, però, il giovane finì in carcere, lasciando ad altri esponenti del clan il compito della ritorsione. Tra questi il cugino Dylan Capriati, accusato dell’omicidio di Filippo Scavo avvenuto due anni dopo in una discoteca di Bisceglie.

Le intercettazioni mostrano come anche gli Strisciuglio attendessero una vendetta imminente. Nell’estate del 2024 alcuni affiliati parlavano della necessità di muoversi con guardaspalle persino per andare al mare. “Sono andati a rompere un equilibrio per le cazzate dei ragazzini”, commentava intercettato Antonio Manzari, riferendosi alle liti nate nella movida barese.

Secondo gli inquirenti, la nuova escalation mafiosa non sarebbe stata provocata da interessi economici o territoriali, ma da motivi banali: sguardi, spintoni e discussioni nei locali notturni. Una deriva che lo stesso Lello Capriati avrebbe cercato di evitare. Dopo 19 anni di carcere per l’omicidio di Michele Fazio, il boss — secondo diversi collaboratori di giustizia — voleva allontanarsi dalla violenza e concentrarsi sugli affari. Il suo obiettivo, raccontano i pentiti, era investire i proventi del traffico di droga in attività turistiche e commerciali a Barivecchia.

La rissa nel pub Demetra con Scavo e l’agguato in piazza a Carbonara: “Lello Capriati ucciso per le liti dei figli”

La morte di Lello Capriati sarebbe stata considerata dagli stessi affiliati del clan come la conseguenza delle “condotte sconsiderate” dei figli Sabino e Christian. È quanto emerge dalle intercettazioni della Squadra Mobile di Bari nell’ambito delle indagini sulla faida tra i Capriati e gli Strisciuglio.

Secondo le conversazioni captate, i figli del boss avrebbero alimentato le tensioni nate dopo una lite nel pub Demetra con Filippo Scavo, culminata poi in una “stesa” armata nella piazza di Carbonara, territorio storicamente vicino agli Strisciuglio. “Sono andati a rompere un equilibrio per le c…ate dei ragazzini”, dice Antonio Manzari, uno dei solidali, parlando con la moglie, riferendosi agli scontri scoppiati.

Nelle intercettazioni emerge anche il riferimento all’omicidio di Lello Capriati, ucciso a Torre a Mare nel giorno di Pasquetta 2024 mentre era in auto con l’amante. Si ricorda come il boss avesse tentato di ricucire i rapporti con il clan rivale per ristabilire la pace. “Il padre non c’entrava”, sottolineano nelle conversazioni, attribuendo invece la nuova escalation ai comportamenti dei figli.

Particolare preoccupazione aveva suscitato, tra gli affiliati, il ritorno in libertà di Sigismondo Strisciuglio, detto “Il Pilastro”, storico boss di Carbonara scarcerato dopo 24 anni di detenzione. “Non puoi andare a sparare a Carbonara… adesso è uscito il Pilastro”, commenta uno degli intercettati, criticando la decisione di reagire con le armi.

Le intercettazioni restituiscono il clima di tensione che attraversava Bari vecchia e Carbonara. “Che quello per il figlio se n ’è andato, per il figlio piccolo (Christian, ndr)! Lo vedi cosa avete combinato? Per il casino che andate combinando voi due!” Lo sai… e ci ha rimesso tuo padre”, dice qualcun altro.