Festa patronale a Valenzano, 36enne del clan Capriati accoltellato dopo lite alle giostre: indagini su un 18enne

Una lite scoppiata nei pressi delle giostre allestite a Valenzano per la festa di San Rocco è culminata nel grave ferimento di un 36enne barese, residente nel quartiere Carrassi, già noto alle forze dell’ordine e ritenuto vicino al clan Capriati.

L’uomo è stato colpito all’addome con un’arma da taglio nella tarda serata del 18 agosto. Secondo una prima ricostruzione, a provocare la discussione sarebbe stato un 18enne di Valenzano, incensurato, che dopo l’aggressione avrebbe fatto perdere le proprie tracce.

Gli investigatori stanno ricostruendo la dinamica dell’accaduto e stanno cercando di rintracciare il giovane, anche attraverso le testimonianze e gli eventuali elementi raccolti sul posto.

Bisceglie, scoperto il covo dei latitanti: arrestati due affiliati al clan Capriati. Erano ricercati da tre anni – I NOMI

Avevano trasformato un casolare nelle campagne di Bisceglie in un rifugio per sottrarsi alla cattura, ma sono stati individuati e arrestati dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale della Bat, al termine di una complessa attività investigativa avviata lo scorso maggio.

In manette sono finiti Paolo De Gennaro e Vito Di Cataldo, entrambi ritenuti affiliati al clan Capriati di Bari. De Gennaro, latitante da oltre tre anni, deve scontare 30 anni di reclusione per l’omicidio, aggravato dal metodo mafioso, di Girolamo Valente, ucciso a Bisceglie nel 2017 nell’ambito della guerra tra gruppi criminali per il controllo del traffico di droga.

Di Cataldo, ricercato da circa tre anni, era destinatario di due ordini di carcerazione. Deve complessivamente espiare 18 anni, 8 mesi e 9 giorni di reclusione per associazione mafiosa, estorsioni aggravate, reati in materia di armi e altri delitti aggravati dal metodo mafioso. All’operazione hanno preso parte anche i militari dello Squadrone eliportato Cacciatori Puglia.

Omicidio Lello Capriati, processo al via a settembre: in 11 a giudizio. Sullo sfondo la faida tra i clan baresi

Il prossimo 8 settembre si aprirà davanti alla Corte d’Assise di Bari il processo per l’omicidio di Lello Capriati, ritenuto a capo dell’omonimo clan di Bari Vecchia e ucciso a Torre a Mare il 1° aprile 2024. Imputati Nunzio Losacco e Luca Marinelli, accusati di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso.

Secondo la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia, Marinelli avrebbe esploso quattro colpi di pistola contro Capriati mentre viaggiava a bordo di una Honda Hornet guidata da Losacco. L’agguato si inserirebbe nella storica faida tra i clan Capriati e Strisciuglio per il controllo delle attività illecite.

Sono undici gli imputati complessivi nel procedimento. Tra questi figurano anche Sabino e Cristian Capriati, figli della vittima, accusati di tentato omicidio per il ferimento di due uomini di Carbonara, ritenuti vicini all’area criminale di Filippo Scavo, ucciso nell’aprile scorso al Divine Club di Bisceglie.

Nell’inchiesta sull’omicidio di Scavo, che vede quattro indagati tra cui Dylan Capriati, la Procura ha ottenuto l’acquisizione della testimonianza di una persona che avrebbe riconosciuto tre dei quattro presunti responsabili. Per gli investigatori, l’uccisione di Scavo potrebbe rappresentare la vendetta del clan Capriati per l’assassinio di Lello.

 

Omicidio Filippo Scavo, il gip: “Dylan Capriati non si fece vedere a Barivecchia dopo averlo ucciso”

Dopo l’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne ritenuto vicino al clan Strisciuglio ucciso il 19 aprile scorso all’interno del Divine Club di Bisceglie, le abitudini dei tre indagati sarebbero cambiate radicalmente. È quanto emerge dall’ordinanza con cui il gip di Bari Giuseppe Ronzino ha convalidato il fermo di Dylan Capriati e Nicola Morelli, mentre il fermo del terzo indagato, Aldo Lagioia, è stato convalidato dalla gip di Trani Marina Chiddo.

Secondo il giudice, dopo il delitto Capriati sarebbe diventato irreperibile nei luoghi della città vecchia di Bari dove veniva abitualmente controllato dalle forze dell’ordine. I tre indagati furono fermati contestualmente agli 11 arresti eseguiti nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Raffaele “Lello” Capriati, avvenuto a Bari nell’aprile 2024. Per gli investigatori, l’uccisione di Scavo rappresenterebbe una vendetta del clan Capriati contro i rivali degli Strisciuglio.

Nell’ordinanza il gip evidenzia la “spiccata indole violenta” degli indagati e la “spavalda ostentazione” delle armi utilizzate in un locale affollato e aperto al pubblico, sottolineando il rischio che potessero essere colpite altre persone presenti.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, armati sarebbero stati Capriati e Lagioia che, dopo aver incrociato Scavo all’esterno della discoteca, lo avrebbero raggiunto all’interno colpendolo con un proiettile alla base del collo. Entrambi avrebbero sparato, ma solo un colpo si sarebbe rivelato fatale. Dopo il delitto Capriati e Lagioia si sarebbero allontanati a bordo di una Lancia Y, mentre Morelli, che non era armato, sarebbe rientrato autonomamente a casa.

Omicidio Filippo Scavo, restano in carcere Dylan Capriati e i due amici: “Possono sparare ancora e scappare”

Restano in carcere Dylan Capriati e Nicola Morelli, i due 21enni accusati dell’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto il 19 aprile scorso all’interno del Divine Club di Bisceglie. Il gip del tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, ha convalidato il fermo evidenziando il concreto pericolo di reiterazione del reato e di fuga da parte degli indagati.

Entrambi si sono presentati all’udienza di convalida scegliendo di non rispondere alle domande. Morelli, assistito dall’avvocata Valeria Volpicella, ha sostenuto di trovarsi casualmente nel locale e di non aver preso parte al piano criminoso, una versione che però non ha convinto il giudice.

Nell’ordinanza il gip sottolinea come le discoteche possano trasformarsi, per soggetti legati alla criminalità organizzata, in “palcoscenici” utili a ostentare forza intimidatoria e potere mafioso, anche attraverso dinamiche alimentate sui social come Instagram e TikTok.

Secondo il giudice, Capriati e Morelli avrebbero mostrato particolare spregiudicatezza e indifferenza verso l’incolumità pubblica, esplodendo diversi colpi d’arma da fuoco a breve distanza nonostante la presenza di numerosi clienti nel locale. A pesare anche il rischio di fuga: subito dopo il delitto i due sarebbero risultati irreperibili e, in alcune intercettazioni, si parlerebbe di un possibile trasferimento di Morelli a Napoli.

Per il gip, le modalità dell’omicidio – compiuto a volto scoperto, in un locale affollato e durante una serata danzante – richiamano chiaramente dinamiche e metodi mafiosi.

Faida Capriati-Strisciuglio: “Solo un miracolo ha evitato altre vittime”. Filippo Scavo era già “condannato a morte”

La guerra di mafia tra i clan Strisciuglio e Capriati torna a insanguinare Bari. Secondo quanto emerge dalle indagini sugli omicidi di Lello Capriati e Filippo Scavo, la faida tra i due gruppi criminali avrebbe potuto provocare molte più vittime negli ultimi due anni.

Gli investigatori ritengono che Filippo Scavo fosse stato condannato a morte già dopo l’assassinio di Lello Capriati, ucciso da Luca Marinelli. A volerlo eliminare sarebbero stati Sabino e Christian Capriati. In un episodio avvenuto a Bari, Christian Capriati avrebbe anche sparato contro Scavo dopo averlo incrociato in auto, senza però riuscire a colpirlo.

La rivalità tra i clan, iniziata negli anni Novanta, si sarebbe riaccesa per la rottura di equilibri interni da parte delle giovani leve criminali. Il gip Vittorio Rinaldi parla di gruppi incapaci di contenere “l’ostentazione della propria potenza criminale”, esibita apertamente nei luoghi della movida barese.

Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti figura una lite armata al pub Demetra, nata da uno sguardo rivolto alla ragazza che accompagnava Scavo. “Che ti guardi”, le parole di Scavo. “Non posso guardare?”, la risposta di Capriati. Un altro collaboratore di giustizia, Michele Miccoli, ha descritto come impossibile una vera pace tra Strisciuglio e Capriati: “Come vedere i pipistrelli di giorno”.

La violenza si è consumata spesso in mezzo alla gente. Nell’estate scorsa Mimmetto Strisciuglio e Christian Capriati si sarebbero puntati le pistole dentro la discoteca Clorofilla di Castellaneta, mentre un altro scontro armato sarebbe stato evitato davanti al Doa di Bari. Già dopo l’omicidio di Antonella Lopez, uccisa per errore durante una sparatoria al Divine Club il 22 settembre 2024, commercianti e gestori dei locali dell’Umbertino avevano denunciato paura e tensione crescente tra giovani affiliati armati.

Per l’omicidio di Filippo Scavo sono stati fermati Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli, che saranno interrogati dal gip Giuseppe Ronzino. Nell’ambito dell’inchiesta sull’assassinio di Capriati saranno ascoltati anche Sabino Capriati, Onofrio Lorusso e Angelo Vincenzo Caruso, vicino agli Strisciuglio.

Nei prossimi giorni verranno interrogati anche Luca Marinelli e Nunzio Losacco, accusati dell’omicidio di Lello Capriati, delitto che secondo gli investigatori sarebbe stato ordinato dai vertici degli Strisciuglio dopo alcuni attacchi armati compiuti dai figli di Capriati nel quartiere Carbonara.

Intanto la Procura di Bari ha disposto l’autopsia sul corpo di Scavo, affidata al professor Francesco Introna e prevista per il 12 maggio. Restano aperte anche le indagini sull’uccisione del cameriere Angelo Pizzi, assassinato in un ristorante di Bisceglie: gli investigatori cercano di capire se sia stato colpito per errore nell’ambito della stessa guerra mafiosa.

Il traffico di droga e le agenzie di sicurezza dei locali notturni: i soldi dei Capriati riciclati nel “turismo” a Barivecchia

Le indagini antimafia hanno delineato l’evoluzione negli ultimi anni del clan Capriati, storica organizzazione criminale di Bari, oggi attiva tra traffico di droga, gestione della sicurezza nei locali notturni e investimenti nel turismo di Bari vecchia. A ricostruire gli affari del gruppo sono le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia.

Secondo gli inquirenti, il clan avrebbe consolidato il controllo dello spaccio nelle discoteche e nei luoghi della movida, reinvestendo parte dei profitti in attività commerciali, tra cui strutture ricettive e ristorazione nel centro storico cittadino. Dopo l’omicidio di Lello Capriati, avvenuto nell’aprile 2024 a Torre a Mare, la guida delle attività criminali sarebbe passata ai figli Bino e Christian.

Le dichiarazioni dei pentiti descrivono un’organizzazione ancora fortemente radicata nel narcotraffico, con piazze di spaccio operative tra Bari vecchia, Carbonara e alcune località della movida estiva pugliese.

Faida tra clan a Bari, omicidi Lello Capriati e Filippo Scavo: interrogatori nel primo giorno di San Nicola

Sono in programma domani mattina gli interrogatori delle 14 persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sulla guerra di mafia che da anni contrappone i clan Strisciuglio e Capriati. Al centro delle indagini ci sono gli omicidi di Lello Capriati, avvenuto nell’aprile 2024, e di Filippo Scavo, ucciso nell’aprile 2026.

Secondo gli investigatori, il conflitto tra i due gruppi criminali avrebbe avuto ripercussioni anche sull’agguato avvenuto il 30 aprile scorso in un ristorante di Bisceglie, dove un cameriere è stato ucciso per errore. Il vero obiettivo dei sicari sarebbe stato il titolare del locale, ritenuto vicino al clan Capriati.

Undici dei 14 arrestati sono accusati dell’omicidio di Lello Capriati. Altri tre giovani – Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Nicola Morelli – sono invece indagati per l’uccisione di Filippo Scavo.

Intanto, l’autopsia sul corpo di Scavo sarà eseguita martedì 12 maggio dal professor Francesco Introna dell’Istituto di Medicina Legale di Bari.

L’omicidio di Lello Capriati dopo l’agguato a Carbonara: la risposta degli Strisciuglio e la “terza guerra mondiale”

Mentre si attende la convalida dei fermi di Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli, arrestati con l’accusa di aver ucciso Filippo Scavo nel Divine Club di Bisceglie il 19 aprile scorso, emergono nuovi dettagli sull’omicidio di Lello Capriati, assassinato il 1° aprile 2024 con quattro colpi di pistola.

Secondo gli investigatori della Direzione distrettuale antimafia di Bari, i due delitti sono strettamente collegati e inseriti nella faida tra il clan Capriati e il gruppo Strisciuglio. L’omicidio di Scavo, infatti, sarebbe stato la risposta alla morte di Lello Capriati, nipote dello storico boss di Bari Vecchia Tonino Capriati.

Le indagini ricostruiscono un clima di tensione crescente già nei giorni precedenti all’agguato. Lello Capriati avrebbe tentato di mediare tra i suoi figli e alcuni giovani legati agli Strisciuglio, ma la tregua sarebbe saltata il 29 marzo 2024, quando Christian e Bino Capriati avrebbero fatto irruzione a Carbonara, territorio controllato dagli Strisciuglio, per colpire Filippo Scavo. Nell’azione rimasero feriti due giovani.

A confermare la ricostruzione sono anche alcune intercettazioni raccolte dagli inquirenti. In una conversazione dal carcere, un detenuto racconta che “i ragazzi di Capriati” erano andati a sparare contro uomini vicini a Sigismondo Strisciuglio, detto “Gino La Luna”. Nella stessa telefonata si parla della reazione del clan rivale, deciso a colpire nel cuore della roccaforte dei Capriati, a Barivecchia.

Secondo quanto emerge dalle intercettazioni, gli Strisciuglio si sarebbero organizzati rapidamente per vendicare l’attacco subito, avviando quella che viene definita “la terza guerra mondiale” tra i due gruppi criminali. “I ragazzini, i figli di 20 anni, quelli sono cornuti, quelli non si possono vedere a ballare, si trovano a ballare e si litigano. Dice che hanno detto: mò ci siamo cacati il cazzo, basta a fare pace”. Poi aggiunge: “Fu proprio quello il mamastrone che diede l’ordine, lui fu che disse: prendetelo e date al padre, non me ne frega niente, vedete voi come dovete fare”. Il detenuto indica nel capoclan Sigismondo Strisciuglio colui che rebbe dato a Gianluca Marinelli, arrestato ieri, l’ordine di uccidere Lello Capriati.

Faida Capriati-Strisciuglio, omicidi e non solo: i nomi degli arrestati. La fotografia dell’evoluzione della mafia barese

Non solo la soluzione di due omicidi, ma anche la fotografia dell’evoluzione della criminalità organizzata barese. È quanto emerge dalle indagini che hanno portato all’arresto di 14 presunti appartenenti ai clan Capriati e Strisciuglio per gli omicidi di Lello Capriati, ucciso il 1° aprile 2024 a Torre a Mare, e di Filippo Scavo, assassinato il 19 aprile 2026 al Divine Club di Bisceglie.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia, la nuova generazione dei clan si distingue per spavalderia, uso disinvolto delle armi e ostentazione sui social. «Siamo intervenuti con la massima rapidità per evitare ulteriori episodi violenti», ha dichiarato il procuratore Roberto Rossi, rassicurando sulla sicurezza delle imminenti celebrazioni di San Nicola. Gli investigatori non escludono che nella scia di vendette possa rientrare anche l’omicidio del cameriere Lino Pizzi, ucciso per errore il 30 aprile a Bisceglie.

Tra i destinatari dei provvedimenti cautelari figurano Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli, accusati dell’omicidio Scavo. Arrestati anche Luca Marinelli e Nunzio Losacco per l’assassinio di Lello Capriati. Misure cautelari sono state eseguite inoltre nei confronti dei figli di Lello, Sabino e Christian Capriati, e dello zio Onofrio Lorusso, accusati di aver ferito due esponenti degli Strisciuglio durante una sparatoria nel marzo 2024. Arrestati anche Domenico Strisciuglio detto Mimmetto (figlio del boss Gino “la luna”) e Angelo Vincenzo Caruso: entrambi nella notte di Halloween 2023 minacciarono con una pistola Christian Capriati in una discoteca. Arrestato anche il fratello di Angelo Vincenzo, Ivan Caruso, che minacciò lo stesso ragazzo al Demetra insieme a Filippo Scavo. In manette anche Francesco Menolascina, che pilotò un drone per introdurre un telefono nel carcere di Bari, e Luciano Perinetti, che – insieme ad altri indagati – custodiva in un box di Borgo Cecilia armi e droga.

L’inchiesta ricostruisce una faida alimentata non più soltanto dal controllo del territorio, ma anche da rivalità nate nella movida barese. Diverse liti in discoteca avrebbero fatto esplodere il conflitto tra i giovani rampolli dei clan, nonostante un precedente tentativo di pace promosso da Lello Capriati. «Filippo Scavo è stato la figura che ha rotto l’equilibrio», ha spiegato il pm Marco D’Agostino.