Omicidi, sparatorie e faide tra clan a Bari: blitz del ministro Piantedosi in Prefettura per comitato sulla sicurezza

Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è arrivato in prefettura a Bari dove parteciperà a un Comitato congiunto per la sicurezza che riguarda la Città Metropolitana di Bari e le province di Foggia e di Barletta-Andria-Trani.

La presenza del ministro è dovuta in particolare ai due omicidi di mafia a Bisceglie e alle sparatorie a Bari vecchia, tra la metà e la fine di aprile, tutti legati alla lotta tra clan per il controllo dei traffici illeciti; e ai recenti omicidi commessi nel capoluogo dauno.

All’incontro con Piantedosi parteciperanno il procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Giovanni Melillo, i prefetti, i vertici provinciali delle Procure, delle forze di Polizia e dei Vigili del Fuoco, i rappresentanti dei Comuni capoluogo, della Città Metropolitana di Bari e delle Province di Foggia e Barletta-Andria -Trani.

Il ministro si sposterà poi a Lecce dove alle 15 parteciperà a un Comitato per la sicurezza congiunto per le province di Lecce, Taranto e Brindisi con i prefetti, i vertici provinciali delle Procure, delle forze di polizia e dei Vigili del Fuoco, i rappresentanti dei Comuni capoluogo, e delle tre Province salentine.

Faida Capriati-Strisciuglio: “Solo un miracolo ha evitato altre vittime”. Filippo Scavo era già “condannato a morte”

La guerra di mafia tra i clan Strisciuglio e Capriati torna a insanguinare Bari. Secondo quanto emerge dalle indagini sugli omicidi di Lello Capriati e Filippo Scavo, la faida tra i due gruppi criminali avrebbe potuto provocare molte più vittime negli ultimi due anni.

Gli investigatori ritengono che Filippo Scavo fosse stato condannato a morte già dopo l’assassinio di Lello Capriati, ucciso da Luca Marinelli. A volerlo eliminare sarebbero stati Sabino e Christian Capriati. In un episodio avvenuto a Bari, Christian Capriati avrebbe anche sparato contro Scavo dopo averlo incrociato in auto, senza però riuscire a colpirlo.

La rivalità tra i clan, iniziata negli anni Novanta, si sarebbe riaccesa per la rottura di equilibri interni da parte delle giovani leve criminali. Il gip Vittorio Rinaldi parla di gruppi incapaci di contenere “l’ostentazione della propria potenza criminale”, esibita apertamente nei luoghi della movida barese.

Tra gli episodi ricostruiti dagli inquirenti figura una lite armata al pub Demetra, nata da uno sguardo rivolto alla ragazza che accompagnava Scavo. “Che ti guardi”, le parole di Scavo. “Non posso guardare?”, la risposta di Capriati. Un altro collaboratore di giustizia, Michele Miccoli, ha descritto come impossibile una vera pace tra Strisciuglio e Capriati: “Come vedere i pipistrelli di giorno”.

La violenza si è consumata spesso in mezzo alla gente. Nell’estate scorsa Mimmetto Strisciuglio e Christian Capriati si sarebbero puntati le pistole dentro la discoteca Clorofilla di Castellaneta, mentre un altro scontro armato sarebbe stato evitato davanti al Doa di Bari. Già dopo l’omicidio di Antonella Lopez, uccisa per errore durante una sparatoria al Divine Club il 22 settembre 2024, commercianti e gestori dei locali dell’Umbertino avevano denunciato paura e tensione crescente tra giovani affiliati armati.

Per l’omicidio di Filippo Scavo sono stati fermati Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli, che saranno interrogati dal gip Giuseppe Ronzino. Nell’ambito dell’inchiesta sull’assassinio di Capriati saranno ascoltati anche Sabino Capriati, Onofrio Lorusso e Angelo Vincenzo Caruso, vicino agli Strisciuglio.

Nei prossimi giorni verranno interrogati anche Luca Marinelli e Nunzio Losacco, accusati dell’omicidio di Lello Capriati, delitto che secondo gli investigatori sarebbe stato ordinato dai vertici degli Strisciuglio dopo alcuni attacchi armati compiuti dai figli di Capriati nel quartiere Carbonara.

Intanto la Procura di Bari ha disposto l’autopsia sul corpo di Scavo, affidata al professor Francesco Introna e prevista per il 12 maggio. Restano aperte anche le indagini sull’uccisione del cameriere Angelo Pizzi, assassinato in un ristorante di Bisceglie: gli investigatori cercano di capire se sia stato colpito per errore nell’ambito della stessa guerra mafiosa.

Faida Capriati-Strisciuglio, omicidi e non solo: i nomi degli arrestati. La fotografia dell’evoluzione della mafia barese

Non solo la soluzione di due omicidi, ma anche la fotografia dell’evoluzione della criminalità organizzata barese. È quanto emerge dalle indagini che hanno portato all’arresto di 14 presunti appartenenti ai clan Capriati e Strisciuglio per gli omicidi di Lello Capriati, ucciso il 1° aprile 2024 a Torre a Mare, e di Filippo Scavo, assassinato il 19 aprile 2026 al Divine Club di Bisceglie.

Secondo la Direzione distrettuale antimafia, la nuova generazione dei clan si distingue per spavalderia, uso disinvolto delle armi e ostentazione sui social. «Siamo intervenuti con la massima rapidità per evitare ulteriori episodi violenti», ha dichiarato il procuratore Roberto Rossi, rassicurando sulla sicurezza delle imminenti celebrazioni di San Nicola. Gli investigatori non escludono che nella scia di vendette possa rientrare anche l’omicidio del cameriere Lino Pizzi, ucciso per errore il 30 aprile a Bisceglie.

Tra i destinatari dei provvedimenti cautelari figurano Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli, accusati dell’omicidio Scavo. Arrestati anche Luca Marinelli e Nunzio Losacco per l’assassinio di Lello Capriati. Misure cautelari sono state eseguite inoltre nei confronti dei figli di Lello, Sabino e Christian Capriati, e dello zio Onofrio Lorusso, accusati di aver ferito due esponenti degli Strisciuglio durante una sparatoria nel marzo 2024. Arrestati anche Domenico Strisciuglio detto Mimmetto (figlio del boss Gino “la luna”) e Angelo Vincenzo Caruso: entrambi nella notte di Halloween 2023 minacciarono con una pistola Christian Capriati in una discoteca. Arrestato anche il fratello di Angelo Vincenzo, Ivan Caruso, che minacciò lo stesso ragazzo al Demetra insieme a Filippo Scavo. In manette anche Francesco Menolascina, che pilotò un drone per introdurre un telefono nel carcere di Bari, e Luciano Perinetti, che – insieme ad altri indagati – custodiva in un box di Borgo Cecilia armi e droga.

L’inchiesta ricostruisce una faida alimentata non più soltanto dal controllo del territorio, ma anche da rivalità nate nella movida barese. Diverse liti in discoteca avrebbero fatto esplodere il conflitto tra i giovani rampolli dei clan, nonostante un precedente tentativo di pace promosso da Lello Capriati. «Filippo Scavo è stato la figura che ha rotto l’equilibrio», ha spiegato il pm Marco D’Agostino.

 

Faida tra clan, il Fermi annulla la visita a Barivecchia: “Per motivi di sicurezza preferiamo non rischiare”

Clima di preoccupazione tra studenti e famiglie dopo i recenti episodi di violenza nel centro storico. Una classe quarta del liceo scientifico Liceo scientifico Enrico Fermi di Bari ha deciso di annullare l’attività prevista nella zona di Bari Vecchia, inizialmente inserita nel programma di alternanza scuola-lavoro.

La decisione è stata comunicata agli studenti tramite un messaggio in chat: «Per motivi di sicurezza […] preferiamo non rischiare e rimanere a scuola». L’iniziativa, nata dalle preoccupazioni espresse da alcuni genitori per le recenti sparatorie, ha portato alla riprogrammazione delle attività all’interno dell’istituto.

Informata anche la dirigente scolastica, Giovanna Griseta, mentre tra gli studenti le reazioni sono state contrastanti: c’è chi ha accolto la decisione con sollievo e chi, invece, l’ha ritenuta eccessiva.

Faida tra clan a Bari, la festa di San Nicola sarà blindata. Controlli rafforzati: oggi nuovo vertice in prefettura

Clima di forte tensione a Bari, dove nel fine settimana si sono intensificati controlli e presidi delle forze dell’ordine nei quartieri più sensibili e nelle zone della movida. In Piazza del Ferrarese, la massiccia presenza di agenti – in divisa e in borghese – ha fatto circolare voci di una sparatoria, poi rivelatesi infondate.

Alla base dell’allerta, invece, il ritrovamento nel pomeriggio di sabato di una pistola calibro 21, smontata e nascosta in un’impalcatura nel parcheggio di Santa Chiara. L’episodio si inserisce in un contesto già segnato dalla sparatoria avvenuta nei giorni scorsi in via Pier l’Eremita, dove uomini armati su scooter avevano aperto il fuoco, ferendo lievemente una donna di 85 anni.

Le indagini, condotte nel massimo riserbo, puntano a chiarire la dinamica dell’agguato, mentre sul territorio si registra un’intensificazione delle operazioni di controllo. Elicotteri dei carabinieri hanno sorvolato più volte Bari Vecchia, mentre reparti specializzati sono stati dispiegati anche nel quartiere San Paolo. Parallelamente, la polizia ha condotto perquisizioni e attività di monitoraggio diffuse.

Sul territorio cresce la preoccupazione per una criminalità sempre più giovane, legata alla gestione delle piazze di spaccio. Intanto, sui social circolano messaggi intimidatori in vista della festa patronale di San Nicola, alimentando timori tra i cittadini.

Per oggi è previsto in Prefettura un comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica dedicato proprio alla gestione dell’evento, mentre le autorità assicurano una risposta ferma per garantire la sicurezza in città.

Bisceglie, Angelo Pizzi ucciso per errore a colpi di pistola in un ristorante: sullo sfondo la guerra tra i clan di Bari

Emergono nuovi aggiornamenti sull’omicidio che si è consumato ieri sera a Bisceglie in via Mauro Storelli dove un commando composto da almeno tre persone incappucciate ha aperto il fuoco all’interno della “Spaghetteria numero 1”, sotto gli occhi dei clienti.

I sicari, giunti a bordo di un’auto poi dileguatasi, avrebbero esploso diversi colpi di arma da fuoco, almeno 10, causando la morte di Angelo Pizzi, 62 anni, direttore di sala del locale.

Secondo le prime ricostruzioni dei carabinieri, la vittima non sarebbe stata il vero bersaglio dell’azione criminale. Pizzi, incensurato, si sarebbe infatti trovato casualmente sulla traiettoria dei proiettili, rimanendo coinvolto senza alcuna responsabilità nell’agguato.

Gli inquirenti ritengono che il commando fosse sulle tracce di un’altra persona, il proprietario del ristorante che ha precedenti penali e che sarebbe legato a uno dei clan rivali attivi nel territorio barese, che negli ultimi tempi avrebbero esteso la loro presenza anche a Bisceglie. Sullo sfondo emerge la faida tra i gruppi Capriati e Strisciuglio, già al centro di recenti episodi di violenza.

L’agguato potrebbe infatti essere collegato all’omicidio di Filippo Scavo, avvenuto tra il 18 e il 19 aprile nella discoteca Divinae Club, e alle sparatorie registrate negli ultimi giorni nel capoluogo pugliese. Le indagini sono in corso e coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari, impegnata a ricostruire la dinamica dei fatti e a individuare i responsabili.

“A testa alta e senza paura. Non si può abbassare lo sguardo davanti alla criminalità. Siamo con il Prefetto, con la Magistratura, con le Forze dell’Ordine. Bisceglie ha scelto da che parte stare. Dobbiamo essere uniti per riportare sul territorio legalità e giustizia. Ognuno deve fare la propria parte”, sono le parole del sindaco di Bisceglie, Angelantonio Angarano.

Bari come Gomorra, c’è paura per la festa di San Nicola: il prefetto convoca Comitato per la sicurezza

A Bari cresce la tensione in vista della festa di San Nicola, mentre una nuova ondata di violenza scuote la città. Giovani affiliati alla criminalità organizzata, la cosiddetta “paranza” dei baby boss, sono protagonisti di una faida armata per il controllo delle piazze di spaccio.

Le istituzioni – coordinate dal prefetto Francesco Russo e dalle forze dell’ordine – stanno predisponendo un imponente piano di sicurezza per evitare che gli scontri degenerino durante le celebrazioni, con il rischio concreto di nuovi agguati.

La guerra tra clan si combatte sia nelle strade sia sui social, dove minacce e promesse di vendetta alimentano il clima di tensione.  Negli ultimi giorni si sono susseguiti diversi episodi di violenza tra Bari e provincia, tra sparatorie e ferimenti, segno di un conflitto in escalation. Al centro dello scontro c’è il controllo del traffico di droga, conteso tra i clan Strisciuglio e Capriati.

Gli investigatori lavorano per identificare i responsabili e prevenire nuove azioni armate, mentre cresce il timore che la faida possa esplodere proprio nei giorni della festa patronale, trasformando un evento simbolo della città in un momento ad alto rischio.

Piazze di spaccio, faida tra i clan Misceo e Annoscia a Noicattaro: chiesti 16 anni per Giuseppe Annoscia

I pm Fabio Buquicchio, Daniela Chimienti e Domenico Minardi hanno invocato una pena di 16 anni di reclusione nei confronti di Giuseppe Annoscia, soprannominato “Schpidd”, nell’ambito dell’inchiesta Noja sui clan Misceo e Annoscia.

Il 54enne di Noicattaro è ritenuto il mandante dell’agguato del 3 marzo 2021 nel quale Luciano Saponaro e Luca Belfiore furono raggiunti da numerosi colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata.

Il primo fu colpito alle spalle e riportò gravi lesioni, il secondo fu ferito invece al gomito e al fianco. A sparare, secondo la Proccura, fu Giuseppe Patruno. L’agguato secondo gli inquirenti rientra nell’ambito della guerra tra i clan per il controllo delle piazze di spaccio.

In totale sono 69 gli imputati, 52 hanno chiesto il rito abbreviato. Le richieste di condanna vanno dai 3 e ai 20 anni di carcere. Altri 5 imputati hanno proposto il patteggiamento, mentre i restanti potrebbero affrontare il dibattimento. Il Ministero dell’Interno si è costituito parte civile. Le accuse a vario titolo sono di associazione mafiosa, traffico di droga, porto e detenzione di armi e resistenza a pubblico ufficiale.

Secondo quanto ricostruito dalle indagini, la droga era acquistata dal clan Palermiti di Japigia e Madonnella, trasportata nel quartier generale di Noicattaro e da lì smistata verso Adelfia, Capurso, Triggiano, Gioia del Colle e Fasano. I reati contestati spaziano dall’associazione mafiosa al traffico di stupefacenti, dal porto e detenzione di armi fino alla resistenza a pubblico ufficiale.

La Procura di Bari ha invocato nelle precedenti udienze una pena di 20 anni di reclusione per Giuseppe Misceo, detenuto nel carcere di Secondigliano e ritenuto il capo dell’omonimo clan egemone a Noicattaro, per Luciano Saponaro, uomo di fiducia del boss, per Emanuele Grimaldi, considerato il braccio armato del clan. Per Giuseppe Patruno, responsabile del sottogruppo Grimaldi, invocata invece una condanna di 13 anni di carcere. Uno in meno per Domenico Anelli, ritenuto il cassiere del sodalizio e incaricato del trasporto della droga. Pene più contenute, pari a 3 anni e 4 mesi, sono state richieste per i collaboratori di giustizia Domenico Porrelli e Mario Stefanelli.

Faida Di Cosola-Strisciuglio, Cosimo Meligrana ucciso in una sala slot a Gioia nel 2016: 5 arresti – VIDEO

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di cinque persone, accusate a vario titolo dei delitti di “omicidio premeditato in concorso” e “rapina a mano armata”, aggravati dalle modalità mafiose.

+++ IL VIDEO SUL NOSTRO CANALE TELEGRAM +++

Le indagini, coordinate dalla DDA di Bari e sviluppate in più fasi dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tra cui appartenenti al clan Di Cosola, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso, consumato a Gioia del Colle la sera del 19 febbraio 2016 all’interno di una sala slot e che ha visto la vittima, Cosimo Meligrana, venire attinta da almeno 7 colpi di pistola cal. 9×21 mm da un killer che, per celare la sua identità, indossava una maschera teatrale in silicone.

+++ I NOMI DEGLI ARRESTATI +++

L’evento delittuoso, inquadrato all’interno di un più ampio contesto criminale, ha visto la partecipazione diretta di alcuni membri del clan Di Cosola, all’epoca coinvolti nella guerra di mafia con membri del clan Strisciuglio, che costretti ad abbandonare il quartiere periferico di Bari San Pio trovarono riparo presso uno degli odierni indagati, noto narcotrafficante dell’area di Gioia del Colle, il quale, già vittima di rapina a mano armata e di lesioni personali, offrì loro una sistemazione logistica, sostanze stupefacenti ed armi da fuoco, ottenendo in cambio l’impegno, portato a termine, ad eliminare Cosimo Meligrana.

L’indagine ha consentito altresì di documentare la responsabilità di uno degli indagati che, in concorso con Cosimo Meligrana, nel settembre 2015 sarebbe stato protagonista di una rapina a mano armata e di lesioni personali in danno del mandante dell’omicidio.

+++ IL VIDEO SUL NOSTRO CANALE TELEGRAM +++

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa dell’indagato, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.

Omicidio a Torre a Mare, sospetti su faida tra i clan Capriati e Strisciuglio: perquisizioni a Carbonara e Adelfia

La pista seguita dagli inquirenti è quella di un regolamento di conti tra clan, mentre viene esclusa al momento la pista di una guerra interna ai Capriati. C’è grande paura in merito alla possibile rottura degli equilibri che possa riaprire una faida tra i clan baresi. 

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