Andria, mangia carne cruda e muore in ospedale: sospetta contaminazione da listeria. Nel mirino una macelleria

È al vaglio della Procura di Trani il caso di un paziente deceduto lo scorso 9 marzo presso l’ospedale di Andria, su cui emergono elementi riconducibili a una possibile infezione da Listeria monocytogenes. L’uomo, già affetto da diverse patologie pregresse e con un quadro clinico complesso, avrebbe consumato carne cruda prima del ricovero, durante il quale è poi sopraggiunto il decesso.

La magistratura ha avviato accertamenti per chiarire le circostanze dell’eventuale infezione e le cause della morte, senza che al momento sia stato accertato un legame diretto con il batterio. La presenza della listeria sarebbe emersa solo in seguito, nel corso di controlli effettuati dopo il decesso.

Resta al centro delle verifiche l’ipotesi di un possibile collegamento con alimenti contaminati, anche se al momento non vi sono conferme ufficiali. Parallelamente, è scattata un’ampia operazione di controllo sul territorio da parte del Servizio di igiene degli alimenti di origine animale della Asl Bt, con il supporto dei carabinieri del Nas.

I tecnici del Dipartimento di Prevenzione stanno eseguendo campionamenti in macellerie e negozi di alimentari: alcune attività sono state temporaneamente sospese in via precauzionale per consentire le analisi microbiologiche. Tra gli esercizi sotto esame figura anche una macelleria locale, ma gli inquirenti attendono gli esiti degli accertamenti per verificare un’eventuale corrispondenza tra il ceppo batterico rilevato nel paziente e quello eventualmente presente negli alimenti.

Al momento, precisano fonti investigative, non esiste alcuna certezza su un nesso causale tra il batterio e il decesso. Le analisi richiederanno tempi lunghi e i risultati definitivi potrebbero arrivare solo nelle prossime settimane. Le indagini, coordinate dalla Procura di Trani, proseguono con l’obiettivo di ricostruire l’origine della possibile contaminazione e verificare l’intera filiera alimentare coinvolta.

Bari, omicidio Benedetto Petrone. La Procura insiste per l’archiviazione: “Comune e Anpi non possono opporsi”

La Procura di Bari ha chiesto per la seconda volta l’archiviazione delle indagini sull’omicidio del militante comunista Benedetto Petrone, ucciso nel 1977. Il giudice Gabriella Pede ha stabilito che Comune di Bari e Anpi non possono opporsi alla richiesta di archiviazione, accogliendo le eccezioni della difesa di due imputati.

La Procura ritiene di aver individuato sei possibili partecipanti al delitto, ma sostiene che le prove raccolte non siano sufficienti per prevedere una condanna, nonostante alcuni elementi di sospetto.

Durante l’udienza la Procura ha ribadito la richiesta di archiviazione, mentre i familiari della vittima hanno chiesto nuove indagini o l’imputazione coatta. La decisione è stata rinviata al 13 maggio, quando parleranno le difese.

Shock dopo l’attacco al suo bulldog, perde il bimbo ma per la Procura non ci sono colpevoli: lei si oppone

Una donna incinta ha perso il bambino dopo lo shock provocato dall’aggressione di un cane amstaff al suo bulldog, avvenuta il 12 gennaio a Merine (Lizzanello). Il cane, sfuggito al controllo del proprietario, uccise l’animale della donna.

La Procura ha chiesto l’archiviazione dell’indagine nei confronti del proprietario dell’amstaff, inizialmente accusato di interruzione colposa di gravidanza, ritenendo che l’aborto sia stato causato dal dolore per la perdita del cane e non direttamente dall’aggressione. La donna ha deciso di opporsi alla richiesta di archiviazione e si attende ora la decisione del giudice.

Brindisi, 71enne muore poche ore dopo il marito mentre raggiunge la sala del commiato: indaga la Procura

Muore mentre raggiunge la sala del commiato dove c’è la salma del marito deceduto poche ore prima. È accaduto nel tardo pomeriggio di lunedì a Cisternino, in provincia di Brindisi.

Dopo la morte della donna i carabinieri hanno fatto un sopralluogo nella loro abitazione di campagna, dove hanno sempre vissuto, trovando una condizione di degrado.

Ora la Procura ha aperto un’inchiesta per far luce sulle condizioni di vita dei coniugi, che a quanto si apprende, hanno avuto in passato anche un amministratore di sostegno.

Il pubblico ministero Francesco Carluccio nelle prossime ore potrebbe disporre l’autopsia per entrambi. Al momento non sono comunque emersi elementi investigativi per i quali si può ipotizzare che la morte dei coniugi sia avvenuta per altre cause se non quelle naturali. L’abitazione è stata sequestrata per ulteriori accertamenti.

Sistema Labianca, la truffa dei soldi facili approda in Svizzera: “Denunciato alla Procura di Roma”

Le sirene albanesi continuano ad attrarre sempre più investitori italiani. Le linee di credito e i finanziamenti facili facili promessi da alcuni “facilitatori”, però, si rivelano presto delle truffe vere e proprie. Non solo raggiri milionari, ma anche nel caso si voglia aprire un’azienda di qualunque tipo.

Negli ultimi anni, il fenomeno ha assunto connotati mostruosi. In virtù dell’alto tasso di corruzione presente nel Paese, questi pseudo consulenti, con tanto di profili social accattivanti, trovano spesso professionisti locali o dipendenti di banca disposti a reggere il gioco in cambio di poche centinaia di euro.

Abbiamo dato il via alla nostra inchiesta in sordina, cercando di restare sul generale senza fare nomi, ma dopo la messa in onda del primo servizio siamo stati inondati di segnalazioni. Tutte riconducono a Cesare Labianca, riferimento di Caesar’ Group. Torniamo ad occuparci della nostra inchiesta con un’altra testimonianza, la truffa a quanto pare è approdata anche in Svizzera.

Barletta, incendiata l’auto del giornalista Adriano Antonucci: la Procura di Trani apre un’inchiesta

La Procura di Trani ha aperto un’inchiesta sull’incendio che ieri sera, 5 febbraio, a Barletta ha distrutto l’auto del giornalista Adriano Antonucci, collaboratore della Gazzetta del Mezzogiorno e di Barlettaviva. L’ipotesi di reato, a carico di ignoti, è quella di danneggiamento a seguito di incendio.

La vettura era parcheggiata non lontano dalla abitazione del cronista ed è stata sequestrata. La Polizia ha avviato le indagini per risalire alla natura del rogo. Non si esclude nessuna ipotesi.

“La più sincera solidarietà e vicinanza umana al giornalista Adriano Antonucci. Sono al fianco di chi, con professionalità e passione, racconta la nostra città. Ad Adriano va tutto il mio sostegno e quello dell’amministrazione comunale. Confido nel lavoro delle forze dell’ordine affinché si possa fare luce sull’accaduto”, le parole del sindaco di Barletta, Cosimo Cannito.

Orecchiette gate, il paradosso made in Bari si sposta in aula: la Procura riconosce la frode ma chiede l’archiviazione

Una nuova incredibile puntata dell’inchiesta sulla truffa delle orecchiette di Barivecchia. Questa volta le novità non arrivano dall’Arco Basso, bensì dalle aule di giustizia.

La Procura di Bari ha riconosciuto la frode nell’esercizio del commercio messa in atto nei vicoli della città vecchia, ma ha chiesto l’archiviazione per le tre persone indagate. Tra loro c’è anche Nunzia Caputo, la regina delle orecchiette.

Come si legge sul Corriere della Sera, infatti per la Procura la condotta dei tre indagati integra il reato in contestazione, ma il fatto risulta di particolare tenuità per le modalità della condotta, l’esigua entità del danno cagionato e l’intensità del dolo”.

Una condotta che viene definita dal pm “non abituale”. Eppure, come testimoniato dalla nostra inchiesta giornalistica, la realtà è stata un’altra. Ora il gip deciderà se procedere con l’archiviazione oppure no.

Nell’inchiesta risulta parte offesa Gaetano Campolo di Home Restaurant, assistito dall’avvocato Carlo Taormina, che ha denunciato le signore delle orecchiette.

Bari, omicidio Lopez a San Girolamo: chiesti l’ergastolo per Davide Lepore e 20 anni per Giovanni Didonna

La Dda di Bari ha chiesto la condanna all’ergastolo per Davide Lepore e a 20 anni per Giovanni Didonna, i due imputati in Corte d’Assise per l’omicidio di Ivan Lopez, ucciso la sera del 29 settembre 2021 sul lungomare IX maggio, nel quartiere San Girolamo di Bari, mentre tornava a casa a bordo di un monopattino.

La pm Bruna Manganelli ha chiesto 10 mesi di isolamento diurno per Lepore, considerato l’esecutore materiale dell’omicidio, mentre per Didonna – che avrebbe rubato due auto, una delle quali poi usata per raggiungere la vittima – è stata chiesta l’esclusione dell’aggravante mafiosa e l’assoluzione dall’accusa di porto e detenzione d’arma.

Lopez, secondo gli inquirenti, sarebbe stato ucciso per ritorsione perché, insieme con suo fratello Francesco (ora collaboratore di giustizia), avrebbe compiuto delle estorsioni nei confronti di Lepore, titolare di alcune autorimesse di Bari e vicino al clan Capriati della città vecchia (e, in precedenza, al clan Parisi-Palermiti).

I fratelli Lopez, invece, erano esponenti del clan mafioso Strisciuglio. L’omicidio, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, è maturato in un contesto di “fibrillazioni e delle contrapposte azioni di fuoco, incominciate nell’estate 2021, fra il clan Strisciuglio” e il clan Parisi-Palermiti di Japigia. Il processo riprenderà il 27 febbraio.

Ivan Lopez era lo zio di Antonella, la 19enne uccisa per errore da un proiettile di pistola nella discoteca ‘Bahia’ di Molfetta (Bari) la notte tra 21 e 22 settembre 2024 durante una lite tra giovani armati. Il presunto autore dell’omicidio di Antonella Lopez, Michele Lavopa, fu arrestato subito dopo i fatti. Bersaglio dei killer – secondo le indagini – era l’amico della ragazza, il 20enne rampollo del clan del rione Japigia del capoluogo pugliese Eugenio Palermiti, rimasto ferito assieme ad altre tre persone.

Procura Bari, dal 2023 al 2024 spesi 30 milioni per le indagini: 13 solo per le intercettazioni – I DATI

Ammontano a circa 30,7 milioni di euro le spese sostenute dalla Procura di Bari nel biennio 2023 2024, quasi 13,2 milioni impiegati per le intercettazioni telefoniche, ambientali, informatiche, attraverso trojan.

Sono i dati contenuti nel bilancio sociale della Procura di Bari, presentato oggi alla stampa dal procuratore Roberto Rossi e dagli aggiunti Ciro Angelillis e Giuseppe Gatti.

Nel 2023, rivelano i dati, le spese per la giustizia sono state di 14,8 milioni (6,2 milioni per le intercettazioni), 15,9 nel 2024 (7 per intercettazioni). A fronte di questi costi, in totale sono stati recuperati poco più di 343 milioni di euro con i sequestri (226 nel 2023, 117 nel 2024) e 154 milioni di confische definitive: “Tali valori – è scritto nel bilancio – offrono un’idea immediata e tangibile degli sforzi investigativi dell’ufficio e, soprattutto, di una dimensione del valore che le attività della Procura generano a beneficio della comunità”.

Nello stesso biennio, la Direzione distrettuale antimafia di Bari ha eseguito 560 misure cautelari personali e 65 misure reali, definendo 15.887 procedimenti a fronte dei 16.800 sopravvenuti nello stesso periodo.

La Dda, si legge nel bilancio sociale, ha sostenuto uno “sforzo straordinario nel Foggiano”, con oltre 130 operazioni, 880 arresti, decine di tonnellate di droga sequestrate, oltre 100 interdittive antimafia e sei Comuni sciolti per mafia. Diversi anche i collaboratori di giustizia “di alto livello” che hanno iniziato a collaborare con gli inquirenti. Complessivamente, nei due anni analizzati, sono state aperte 103mila indagini e definiti 110mila procedimenti, con un calo del 20% delle pendenze residue.

L’operaio Claudio Salamida precipita e muore nell’ex Ilva: 17 indagati per omicidio colposo

Sono 17 gli indagati dalla Procura di Taranto per la morte di Claudio Salamida, operaio di 46 anni originario di Alberobello e residente a Putignano, deceduto lunedì scorso a seguito di un incidente sul lavoro all’interno dell’ex Ilva, oggi Acciaierie d’Italia.

L’ipotesi di reato è omicidio colposo in concorso per presunte condotte di imprudenza, negligenza, imperizia e violazioni delle norme antinfortunistiche. Con decreto del pm Mariano Buccoliero è stato disposto un accertamento tecnico non ripetibile: l’esame autoptico, affidato alla medico legale Liliana Innamora to, con conferimento dell’incarico fissato per lunedì 19 gennaio in Procura e svolgimento presso l’ospedale Santissima Annunziata. Agli indagati è stato notificato l’avviso per la nomina di consulenti.

Nel registro degli indagati ci sono due figure apicali, un capo area, un capo reparto, diversi capi turno, responsabili e tecnici della manutenzione meccanica, capi squadra addetti alla manutenzione e un preposto di una ditta dell’indotto. Una platea che copre l’intera catena organizzativa dell’impianto e che sarà esaminata dagli inquirenti per verificare profili di responsabilità nella dinamica dell’incidente.

Salamida, dipendente di Acciaierie d’Italia, stava operando nell’area del convertitore 3 quando è precipitato dal quinto livello dell’acciaieria, compiendo un volo di circa sette metri. Secondo le prime ricostruzioni, era impegnato nella chiusura di una valvola di ossigeno su un camminamento dove erano state collocate pedane in legno, che si sarebbero aperte per cause da chiarire. Tra le persone offese figurano la moglie, il figlio minore, il fratello e i genitori.

Tra gli indagati ci sono il direttore generale di Acciaierie d’Italia Maurizio Saitta; il direttore dello stabilimento Benedetto Valli; e un responsabile dell’impresa appaltatrice Peyrani, una delle aziende intervenute per i lavori del convertitore 3 dell’acciaieria 2, rimasto fermo da settembre allo scorso 5 gennaio.

La svolta nelle indagini è arrivata al termine degli accertamenti svolti dallo Spesal, il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl. La Procura ha sequestrato l’area in cui è avvenuto l’incidente. L’acciaieria 2 continua intanto a funzionare utilizzando il convertirore 1.