Scoperta maxi frode nella BAT, carburante per la pesca usato per altri mezzi: 6 denunciati

Sei persone sono state denunciate dalla Guardia di Finanza di Margherita di Savoia con l’accusa di falso in atto pubblico nell’ambito di un’indagine su presunti utilizzi illeciti di carburante destinato alla pesca professionale.

Secondo gli accertamenti, i responsabili di alcuni pescherecci avrebbero utilizzato complessivamente oltre 15 tonnellate di gasolio acquistato senza il pagamento delle accise previste, sfruttando indebitamente le agevolazioni fiscali riservate al settore.

Le indagini, coordinate dalla Procura di Foggia, hanno preso in esame i tracciati delle uscite in mare confrontando i dati informatici delle dotazioni obbligatorie di bordo con le dichiarazioni fornite dai comandanti delle imbarcazioni. Dagli approfondimenti sarebbero emerse ripetute discrepanze tra le ore realmente trascorse in attività di pesca e quelle ufficialmente dichiarate.

Ora sarà l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli a quantificare le sanzioni amministrative, che potrebbero raggiungere un importo massimo di circa 130mila euro.

Taranto, truffa aggravata per i fondi europei destinati alla pesca: sequestrati 290mila a impresa

Sequestrati oltre 290mila euro a una società di Taranto e al suo rappresentante legale nell’ambito di un’inchiesta su presunte frodi legate ai fondi europei per la pesca e l’acquacoltura. Il provvedimento è stato eseguito dai finanzieri della Sezione Operativa Navale della Guardia di Finanza di Taranto su disposizione del gip del Tribunale, su richiesta della Procura europea – ufficio di Bari.

Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero ottenuto indebitamente finanziamenti del Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca attraverso la produzione di documenti e dichiarazioni false. In particolare, avrebbero attestato la realizzazione e l’avvio di un’attività economica per la trasformazione dei prodotti della pesca e dell’acquacoltura entro i termini previsti dalla normativa, quando in realtà ciò non sarebbe avvenuto.

L’inchiesta, coordinata dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Bari e sviluppata dal Reparto Navale di Taranto, ipotizza il reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Evasione dei tribunali comunali e frode sui posti barca nel porto di Otranto: 53 denunciati

I finanzieri della sezione operativa navale di Otranto hanno scoperto un sistema di frode finalizzato all’ottenimento indebito di posti barca e all’evasione dei tributi comunali, che ha portato alla denuncia di 53 persone accuse a vario titolo di falso ideologico e truffa aggravata.

L’indagine di polizia giudiziaria ha riguardato l’analisi della documentazione presentata in relazione ad un bando pubblico per l’assegnazione di ormeggi per imbarcazioni da diporto e natanti nel porto di Otranto, da cui è emersa una “sistematica alterazione”, spiega la Gdf, della realtà anagrafica e logistica da parte di numerosi richiedenti.

Nello specifico, sono state analizzate oltre 250 posizioni e scoperte più di 50 irregolarità tra fittizie residenze e false sedi operative societarie, “strumentalmente” dichiarate nel territorio comunale idruntino al solo scopo – secondo gli investigatori – di scalare le graduatorie del bando, che prevedeva criteri di priorità e punteggi aggiuntivi per i residenti e le imprese locali.

I finanzieri, inoltre, hanno esaminato le istanze prodotte e le certificazioni allegate inerenti alle agevolazioni previste per i portatori di handicap, accertando il possesso, per alcuni dei richiedenti, unicamente della certificazione per invalidità civile e non il requisito espressamente richiesto dal bando.

L’operazione ha avuto riflessi anche sul fronte delle entrate comunali, in quanto l’accertamento delle false residenze ha fatto decadere le agevolazioni fiscali per l’abitazione principale (prima casa), di cui i soggetti interessati avevano anche indebitamente goduto. Tale condotta porterà al recupero dell’Imu non versata, per un ammontare complessivo stimato pari a circa 80.000 euro.

Maxi frode sulle accise nel Salento, uso illecito di gasolio agricolo: 3 arresti. Indagate 23 persone

La Guardia di Finanza di Gallipoli (Lecce) ha eseguito tre arresti domiciliari e una misura interdittiva per un anno a carico di titolari di imprese agricole di Matino, Gallipoli e Galatone.

L’accusa è associazione a delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati in materia di accise e contro la fede pubblica. L’inchiesta ha svelato tre distinti sistemi fraudolenti legati all’uso illecito di gasolio agricolo, con oltre 500mila litri distratti e un’evasione di accise stimata in circa 156mila euro. Indagate e denunciate complessivamente 23 persone.

È in corso di esecuzione anche un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca, per un valore di circa 120mila euro, oltre a perquisizioni locali e personali. Gli indagati – ha accertato l’inchiesta – avrebbero costituito imprese operanti nel settore dell’agricoltura, formando documentazione ideologicamente falsa presentata ai competenti Uffici U.M.A. (Utenti Motori Agricoli), per ottenere il rilascio di Libretti Fiscali di Controllo e beneficiare così dell’assegnazione di rilevanti quantitativi di prodotto petrolifero ad aliquota agevolata.

Il carburante, anziché essere destinato al riscaldamento delle coltivazioni sotto serra ovvero all’esercizio dell’attività agricola, sarebbe stato ceduto a terzi, non aventi diritto, operanti nelle province di Lecce e Brindisi, che lo avrebbero poi destinato ad usi soggetti a maggiore imposta, quali riscaldamento e auto trazione. È stato anche documentato che un deposito commerciale di prodotti petroliferi che fungeva da distributore stradale di carburante, sarebbe stato usato per rifornire i serbatoi di alimentazione di centinaia di automezzi con gasolio destinato all’agricoltura.

Barletta, frode con i bonus Renzi per i dipendenti: arrestato amministratore di una società edile. Maxi sequestro

Crediti d’imposta fittizi usati per non pagare le tasse. È quanto avrebbe fatto l’amministratore di una società edile di Barletta, finito in carcere, assieme a un suo presunto complice, indagato a piede libero.

I due sono accusati in concorso di indebita compensazione di crediti di imposta fittizi, riciclaggio e autoriciclaggio. La frode ai danni dell’Erario sarebbe riuscita compensando i falsi crediti di imposta ottenuti col bonus ‘Renzi’, riservato ai dipendenti con reddito lordo non superiore a 28mila euro e pagato direttamente dal datore di lavoro che lo compensava poi in dichiarazione.

Così, avrebbero ottenuto rimborsi che poi sarebbero stati riciclati o autoriciclati in società riconducibili agli indagati. I crediti sarebbero stati ottenuti inserendo nei modelli F24 il codice tributo relativo al bonus che però risultava “superiore rispetto a quello realmente spettante” e calcolato in base al numero di dipendenti.

Gli accertamenti sono iniziati dopo una segnalazione inoltrata alla Guardia di finanza dalla Agenzia delle Entrate che aveva notato anomalie da parte dell’imprenditore edile che nel 2019, avrebbe compensato poco meno di 285mila crediti di imposta “inesistenti e derivanti dal bonus – sostengono gli inquirenti – riciclando il risparmio d’imposta in altre società direttamente e indirettamente riconducibili ai due indagati per circa un milione di euro”.

I militari hanno anche sottoposto a sequestro beni, mobili e immobili riconducibili ai due, per un valore complessivo di poco più di un milione di euro, pari al valore dei crediti di imposta ottenuti dai due indagati. Si tratta di un immobile, cinque auto e 32 conti correnti e partecipazioni societarie.

Orecchiette gate, il paradosso made in Bari si sposta in aula: la Procura riconosce la frode ma chiede l’archiviazione

Una nuova incredibile puntata dell’inchiesta sulla truffa delle orecchiette di Barivecchia. Questa volta le novità non arrivano dall’Arco Basso, bensì dalle aule di giustizia.

La Procura di Bari ha riconosciuto la frode nell’esercizio del commercio messa in atto nei vicoli della città vecchia, ma ha chiesto l’archiviazione per le tre persone indagate. Tra loro c’è anche Nunzia Caputo, la regina delle orecchiette.

Come si legge sul Corriere della Sera, infatti per la Procura la condotta dei tre indagati integra il reato in contestazione, ma il fatto risulta di particolare tenuità per le modalità della condotta, l’esigua entità del danno cagionato e l’intensità del dolo”.

Una condotta che viene definita dal pm “non abituale”. Eppure, come testimoniato dalla nostra inchiesta giornalistica, la realtà è stata un’altra. Ora il gip deciderà se procedere con l’archiviazione oppure no.

Nell’inchiesta risulta parte offesa Gaetano Campolo di Home Restaurant, assistito dall’avvocato Carlo Taormina, che ha denunciato le signore delle orecchiette.

Frode sui bonus edilizi, nei guai marito e moglie: sequestrati beni per 870mila euro a Bari

La Guardia di finanza sta eseguendo a Bari un sequestro preventivo d’urgenza finalizzato alla confisca per un totale di 870 mila euro nei confronti di due persone, marito e moglie, nell’ambito di una inchiesta su proventi illeciti originati dal sistema di frode ai bonus edilizi con crediti d’imposta fittizi.

Il sequestro riguarda il profitto ottenuto con attività di riciclaggio, per un valore di circa 70 mila euro; e quello di quattro unità immobiliari, tre terreni, cinque compendi aziendali, quote societarie, diversi rapporti bancari e polizze assicurative, per un totale di 800mila euro, riconducibili al nucleo famigliare degli indagati.

I militari evidenziano che l’uomo avrebbe ostacolato l’identificazione della provenienza di alcune somme trasferendole all’estero tramite alcune società inglesi e tedesche a lui riconducibili; successivamente, dopo numerosi passaggi mediante operazioni che hanno coinvolto diversi Stati (Regno Unito, Germania e Botswana), ha fatto rientrare in Italia 70 mila euro attraverso accreditamenti sui suoi conti personali, e ha utilizzato parte di queste risorse per l’acquisto di un immobile, intestandolo fittiziamente alla moglie.

Le complesse attività svolte dalla Guardia di finanza, informano i militari in una nota, consistite nell’analisi di compravendite, locazioni, costituzioni di società, cessioni di quote societarie, movimentazioni finanziarie per dissimulare le operazioni di riciclaggio e reinvestimento dei capitali illecitamente accumulati nel tempo, “hanno consentito di accertare che la capacità reddituale lecita dell’indagato e dei suoi familiari non fosse tale da giustificare, complessivamente, un tale accrescimento patrimoniale”.

Fasano, spaccia miscela di olio di semi per extravergine d’oliva di Altamura: denunciato commerciante

I finanzeri della Compagnia di Fasano hanno eseguito un controllo ispettivo nei confronti di un esercente che aveva esposto per la vendita dell’olio pubblicizzato come “extravergine di oliva 100% italiano locale di Altamura” confezionato in latte e contenitori di plastica privi di ogni indicazione obbligatoria relativa alla tracciabilità e alle indicazioni di conservazione del prodotto.

I militari hanno quindi eseguito un campionamento del prodotto, ma dagli esami di laboratorio è emerso che l’olio conteneva valori di spettrofotometria e di acidità non conformi, nonché marcatori che indicavano come l’olio in questione fosse in realtà composto da una miscela di olio di oliva e olio di semi.

Il titolare dell’esercizio commerciale è stato quindi denunciato per il reato di frode in commercio. Nel corso di un altro controllo ispettivo nei confronti di un imbottigliatore di Fasano, i militari hanno sequestrato altri 391 litri di olio extravergine italiano in quanto stoccato per la successiva vendita in contenitori con etichette prive delle indicazioni obbligatorie previste dalla normativa di settore, di cui al Regolamento UE n. 2104/2017 e dal Regolamento UE n. 1169/2011.

Maxi frode finanziaria da 20 milioni a New York: arrestato cittadino svizzero a Bari. Era ricercato dall’Interpol

La Guardia di Finanza ha arrestato un cittadino svizzero al largo delle coste baresi. L’uomo era ricercato a livello internazionale per una maxi frode finanziaria da 20 milioni di dollari a New York.

I militari hanno notato un veliero sospetto e hanno deciso di intervenire, fermandolo in mare aperto. Poi la scoperta. Sul cittadino svizzero pendeva un mandato di arresto internazionale per associazione a delinquere, frode su titoli finanziari e riciclaggio.

Dopo le dovute verifiche con l’Interpol, l’uomo è stato arrestato e trasferito nel carcere di Bar. Sono state avviate le pratiche per l’estradizione negli Stati Uniti. 

Scoperta frode da 43 milioni su import auto di lusso, blitz anche in Puglia: sequestrate Ferrari e Lamborghini´

Una frode quantificata in 43 milioni di euro è stata scoperta dalla Guardia di finanza di Prato: al centro degli accertamenti, una presunta associazione criminale dedita alla vendita di auto di lusso di origine tedesca. Da quanto spiegato l’immatricolazione in Italia dei veicoli avveniva senza il pagamento dell’Iva.

Le fiamme gialle, sotto il coordinamento della procura europea di Bologna, hanno dato esecuzione a provvedimenti emessi dai tribunali di Ferrara e Trani: disposte misure cautelari reali sui capitali sociali di 8 società, 7 terreni, 3 immobili residenziali, un concessionario di auto, 41 vetture tra cui Ferrari, Lamborghini e Porsche per un valore di mercato complessivo di circa 3,5 milioni di euro, ed su oltre 50 conti bancari con disponibilità liquide complessive, al momento, di oltre 1,2 milioni. Scattate inoltre perquisizioni in case, imprese e altri immobili nella disponibilità degli indagati.

L’inchiesta, si spiega in una nota, ha preso le mosse da un esposto presentato da un acquirente che lamentava difficoltà nel perfezionamento dell’immatricolazione di una vettura usata acquistata tramite un concessionario multimarca da un venditore tedesco.

E’ poi emersa «l’esistenza di un sistema altamente organizzato di raccolta degli ordini di acquisto tramite concessionarie multimarca compiacenti, l’individuazione dei veicoli target presso grandi rivenditori di usato tedeschi e la definizione di pratiche di importazione tali da permettere l’immatricolazione in Italia dei veicoli senza il pagamento dell’Iva, ricorrendo all’interposizione di società di comodo estere, intestate a prestanome e flussi di falsa fatturazione.

Inoltre, al fine di rendere ulteriormente difficoltosa la riconducibilità dello schema evasivo alle concessionarie coinvolte, gli indagati hanno altresì posto in essere schemi di periodica cessazione e riapertura delle partite Iva impiegate per l’acquisto degli automezzi, senza tuttavia variare l’ubicazione degli showroom e l’insegna commerciale utilizzata, al fine di continuare a beneficiare della visibilità commerciale acquisita nel tempo». L’esecuzione di sequestri e perquisizioni ha avuto il supporto delle Fiamme gialle di Ferrara, Bologna, Andria, Trani, Molfetta e Crotone.