Porto di Bari tra degrado, buche e scarsa illuminazione: “Inaccettabile cartolina e rischio reale per chi lavora”

Buche profonde, traffico caotico, rifiuti e scarsa illuminazione. È questa la situazione che ogni giorno si trovano ad affrontare lavoratori, autotrasportatori e cittadini che frequentano l’area portuale del capoluogo pugliese. A denunciare le condizioni critiche è un lavoratore che vive quotidianamente il porto e che parla di una realtà ormai “oltre ogni limite di tollerabilità”.

Il porto rappresenta uno dei principali punti di accesso alla città e un nodo fondamentale per l’economia e il turismo. Tuttavia, secondo la segnalazione, l’area versa in uno stato di grave degrado e disorganizzazione.

Tra i problemi più evidenti: asfalto dissestato e buche pericolose per mezzi e persone; presenza diffusa di rifiuti e condizioni igieniche precarie; erbacce e assenza di manutenzione del verde; parcheggi incontrollati di TIR, anche in doppia e tripla fila; segnaletica stradale assente o illeggibile; illuminazione insufficiente nelle ore serali e notturne; mancanza di controlli su viabilità e ordine pubblico;  traffico disordinato e potenzialmente pericoloso.

La situazione non riguarda solo il decoro urbano, ma pone seri rischi per la sicurezza di chi lavora e transita nell’area. Il porto, infatti, è frequentato quotidianamente da operatori, autotrasportatori, cittadini e turisti.

“È inaccettabile – si legge nella denuncia – che chi arriva a Bari da ogni parte del mondo si trovi davanti uno scenario di abbandono e incuria, lontano dal reale valore della città”. Secondo il lavoratore, ciò che preoccupa maggiormente è l’assenza di interventi strutturali e continui, nonostante l’importanza strategica dell’area.

Da qui l’appello alle istituzioni e agli organi competenti affinché vengano avviate azioni immediate per garantire: maggiore sicurezza per lavoratori e utenti; condizioni dignitose e decorose; una gestione efficiente della viabilità; controlli costanti sull’area.

Quella del porto di Bari non appare più come una semplice serie di disservizi, ma come una criticità strutturale che richiede attenzione immediata. La speranza, conclude il segnalante, è che l’informazione possa contribuire a portare alla luce queste problematiche e favorire un cambiamento concreto per uno dei luoghi simbolo della città.

“Bari città operatrice di pace”, partita dal porto l’imbarcazione che si unirà a Flotilla per Gaza: a bordo sei volontari

È partita questa mattina dal porto di Bari l’imbarcazione con a bordo sei volontari che si uniranno alla Global Sumud Flotilla, che salperà dalla Sicilia verso Gaza a fine mese.

La partenza della barca a vela è stata preceduta da una conferenza stampa, che si è tenuta nei pressi del faro di San Cataldo di Bari, alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei collettivi Global Sumud Flotilla, Gaza Freestyle e Global Movent for Gaza Puglia.

“Bari è città operatrice di pace. Questa seconda missione della flottiglia è ancora più importante perché il contesto internazionale si è ancor di più aggravato, quindi io sono qui per augurare buon vento alla flottiglia” ha detto il sindaco di Bari, Vito Leccese, presente insieme all’assessore alla Legalità Nicola Grasso.

“Queste azioni – ha aggiunto il sindaco – non sono solo dimostrative, ma sono azioni concrete di solidarietà verso un popolo che sta soffrendo e per il quale non si intravedono le prospettive di pace che i signori della terra hanno indicato qualche mese fa”.

“Con questo viaggio vogliamo arrivare a Gaza non soltanto fisicamente, ma anche politicamente e umanamente. Vogliamo dare visibilità al fatto che il popolo italiano, anche quello pugliese, non ha nessuna intenzione di essere coinvolto in una guerra guidata dagli interessi di Israele e Stati Uniti che ci mette a rischio e che è costruita sulla morte e sul genocidio”, ha detto l’attivista barese Tony Lapiccirella della Global Sumud Flotilla.

“Il board of peace – ha continuato – è un progetto di speculazione che non ha nulla a che vedere con la volontà del popolo palestinese e che intende la ricostruzione come debito, come furto di terra, furto di risorse. Noi invece – ha concluso Lapiccirella – vogliamo che la ricostruzione sia una ricostruzione solidale che non chiede nulla in cambio, se non il rispetto della volontà e della dignità di un popolo intero”.

Pulivano il pesce nell’acqua del porto tra gli scarichi, 8 denunciati a Trani: campionamenti di Arpa Puglia

Pulivano il pesce con l’acqua antistante il porto di Trani, tra le barche attraccate e gli scarichi, prima di venderlo. Gettavano in mare gli scarti in violazione delle norme ambientali. Ed esponevano la merce su bancali sistemati sul suolo pubblico senza autorizzazione. Sono otto le persone denunciate dai carabinieri a Trani perché considerate responsabili di reati ambientali, violazioni delle leggi in materia di igiene pubblica e occupazione abusiva di suolo pubblico.

L’indagine, durata tre mesi e coordinata dal gruppo ambiente della Procura di Trani, ha permesso di accertare che chi vendeva il pesce sulle banchine del porto cittadino lo avrebbe fatto senza rispettare le più elementari norme di igiene. Gli investigatori sono stati aiutati anche dalle immagini di videosorveglianza della zona. I bancali sono stati sequestrati e i pescherecci ispezionati.

Alle operazioni, oltre ai militari del comando provinciale di Trani, ai carabinieri del Nas e ai sommozzatori, hanno partecipato anche i tecnici dell’Arpa Puglia, l’Agenza regionale per la protezione dell’ambiente, che hanno effettuato campionamenti dell’acqua di mare. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, gli otto indagati, che hanno tra i 27 e i 62 anni e sono tutti di Trani, avrebbero abitualmente adottato “condotte che investono in modo diretto il bene primario della salute pubblica, compromettendo le condizioni minime di sicurezza alimentare e tracciabilità che devono presidiare l’intera filiera ittica”.

Gli indagati avrebbero “reiteratamente bagnato il pescato destinato alla vendita con acqua di mare prelevata direttamente dallo specchio acqueo portuale, in violazione della normativa europea di settore e, soprattutto, con potenziale esposizione dei consumatori a rilevanti rischi di contaminazione chimica e batteriologica”, spiega una nota dei carabinieri che hanno accertato uno “smaltimento illecito in mare di scarti organici, residui di lavorazione e liquidi di lavaggio provenienti dalle imbarcazioni e dai banchi di vendita, delineando un quadro di potenziale aggressione all’ambiente marino”.

Bari, false candele made in Italy. Fermato tir con targa bulgara: sequestrati 156mila prodotti

Trasportava un ingente carico di candele con un falso marchio “Made in Italy”, ma la merce proveniva in realtà dall’estero. La scoperta è stata effettuata dai militari della Guardia di Finanza insieme ai funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli durante un controllo su un autoarticolato con targa bulgara, in arrivo dalla Grecia.

All’interno del mezzo sono state rinvenute circa 156mila candele in paraffina riportanti la bandiera italiana e il marchio “Made in Italy”. Gli accertamenti hanno però rivelato che i prodotti erano stati fabbricati in Bulgaria, configurando così un caso di falsa indicazione di origine.

Il legale rappresentante della società destinataria della merce è stato denunciato all’Autorità giudiziaria con le accuse di vendita di prodotti con segni mendaci e contraffazione. L’intero carico è stato posto sotto sequestro.

Blitz della Finanza al porto di Bari, liberata area occupata da abusivi: rimossi 8 natanti e 19 tonnellate di rifiuti

È stata liberata dalla Guardia di Finanza un’area del porto di Bari occupata abusivamente da natanti e attrezzature da pesca non autorizzate. I militari della Stazione Navale hanno rimosso 8 natanti di varie dimensioni, molti dei quali in cattivo stato di conservazione.

Sulle imbarcazioni e sulla banchina prospiciente erano presenti anche reti e attrezzature da pesca non consentite, posizionate in assenza delle necessarie autorizzazioni.

L’intervento del Nucleo Sommozzatori ha poi consentito di smantellare 80 ormeggi e 13 scalandroni di approdo realizzati abusivamente nell’area demaniale.

Non è stato possibile risalire ai responsabili delle occupazioni illecite e, considerato lo stato di degrado del materiale rinvenuto, si è proceduto al conferimento in discarica di circa 19 tonnellate complessive di rifiuti. L’intervento ha così permesso di ripristinare il decoro dell’area portuale, che potrà ora essere nuovamente destinata a usi di pubblica utilità.

 

 

Tragedia al porto di Manfredonia, autista 60enne muore stroncato da un malore: inutile la corsa del 118

Tragedia nel pomeriggio di ieri nel porto industriale di Manfredonia dove un operaio di 60 anni è deceduto mentre era al lavoro nell’area retro portuale.

La vittima, autista e dipendente di una ditta, si è accasciato all’improvviso a causa di un malore. A lanciare l’allarme sono stati alcuni colleghi, sul posto è intervenuto il 118. I tentativi di rianimarlo sono stati inutili.

Tir sospetto al porto di Brindisi, sequestrati quasi 2.300 profumi: contenevano la sostanza cancerogena “Lilial”

I militari della Guardia di Finanza di Brindisi e i funzionari dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli hanno sequestrato nel porto di Brindisi un carico di oltre 2.200 profumi irregolari.

Il sequestro è partito dopo le anomalie emerse nella documentazione di un autoarticolato sbarcato da un traghetto.

L’ispezione ha permesso di scoprire erogatori e taniche di profumi, alcuni privi di etichettatura e altri contenenti il “Lilial”, sostanza vietata dalla normativa europea perché potenzialmente cancerogena e dannosa per la salute.

I prodotti, ritenuti pericolosi e idonei a trarre in inganno i consumatori, sono stati sequestrati.

Bari, domani l’arrivo della nave Life Support di Emergency con 120 migranti: a bordo 31 minori

Arriverà nel porto di Bari domani 6 dicembre, alle 9.30, la nave di ricerca e soccorso Life Support di Emergency con 120 migranti a bordo tratti in salvo nella notte fra il 2 e il 3 dicembre in due distinte operazioni nelle acque internazionali della zona Sar libica.

Lo annuncia Emergency, spiegando che i salvataggi “hanno interessato due gommoni sovraffollati, sprovvisti di dispositivi di sicurezza come i salvagenti e inadatti ad affrontare la traversata del Mediterraneo”.

A bordo ci sono 58 uomini, 31 donne, 23 minori non accompagnati e otto accompagnati. “Le persone soccorse sono molto provate, debilitate e disidratate – spiega Serena Buzzetti, medical team leader a bordo della Life Support – molte soffrono a causa del mare mosso, alcune sono state visitate e trattate dal nostro personale sanitario. Ci sono inoltre diverse persone fragili, penso innanzi tutto alle sette donne incinte di cui una al settimo e una all’ottavo mese di gravidanza, che avrebbero bisogno il prima possibile di un controllo ginecologico approfondito, e agli otto bambini, di cui la più piccola ha solo due mesi”.

Il primo intervento, complicato dal mare mosso e dell’oscurità, ha permesso di portare in salvo 32 uomini – dei quali sette sono minori non accompagnati e tre bambini che viaggiano con almeno un familiare – e 15 donne, tra cui tre bambine accompagnate e due donne in stato di gravidanza. Il secondo soccorso, invece, ha riguardato 73 persone, 57 uomini e 16 donne. Fra loro ci sono 14 minori non accompagnati e un bambino accompagnato, due ragazze che viaggiano da sole e una bambina accompagnata, oltre a cinque donne incinte. I migranti provengono da Gambia, Guinea Bissau, Nigeria, Sud Sudan, Niger, Senegal, Camerun, Ghana e Costa D’Avorio.

Sbaglia corsia e finisce in mare, in salvo sul tetto dell’auto: “Siamo tutti sulla stessa barca”

La foto dell’uomo sul tettuccio della propria auto, finita in mare al Porto di Bari, ha fatto il giro del web. Secondo quanto ricostruito il conducente della vettura, un ragazzo albanese regolarmente residente in Italia, dopo aver superato i varchi di controllo per l’imbarco in Albania, non è riuscito a fermarsi in tempo.

Fortunatamente era solo, con lui non c’era nessuno in auto. Il ragazzo è riuscito ad uscire dalla vettura e a mettersi in piedi sul tettuccio in attesa dei soccorsi. Il recupero è stato effettuato poco dopo dalla capitaneria di porto, sul posto sono intervenuti anche i sommozzatori dei vigili del fuoco per recuperare la macchina.

Il conducente è stato trasportato poi in ospedale dove ha richiesto esplicitamente di essere sottoposto ai test per alcol e droga al fine di poter dimostrare di essere lucido.

Secondo alcune indiscrezioni pare che non vi erano barriere di sicurezza e un’illuminazione sufficiente nel punto in cui il giovane ha svoltato erroneamente. Probabilmente la vicenda non è destinata a chiudersi qui visto che il malcapitato è pronto a chiedere i danni alla autorità portuale. Ma anche a noi di Quinto Potere non mancano gli imprevisti, d’altronde siamo tutti sulla stessa barca.

Bari, pizzo mensile e schiaffi. Estorsioni al porto di Santo Spirito: chieste 3 condanne – I NOMI

Il pm antimafia Marco D’Agostino ha chiesto 3 condanne per Domenico Sidella (12 anni), Raffaele Altieri (9 anni) e Caterina Santoro (6 anni e 7 mesi), arrestati ad aprile 2024 con l’accusa di aver chiesto mensilmente dai 10 ai 100 euro a due proprietari delle imbarcazioni del porto di Santo Spirito a titolo di “protezione”.

I fatti risalgono al periodo compreso tra il 2021 e il 2022. Nel corso delle indagini i carabinieri hanno rilevato come un pescatore fosse stato schiaffeggiato e un’imbarcazione data alle fiamme.

Agli imputati sono contestati i reati di estorsione e incendio, entrambi aggravati dal metodo mafioso, e occupazione di spazio demaniale. Una parte del porto, infatti, sarebbe stata abusivamente chiusa con una catena e utilizzata come parcheggio abusivo. Si tornerà il aula il 30 ottobre.