Bari, 30 chili di cocaina nascosti nell’auto: la droga valeva 9 milioni di euro. Due arresti al Porto

In un vano segreto di un’auto avevano nascosto 30 kg di cocaina, che, immessi sul mercato, avrebbero fruttato oltre nove milioni di euro: a Bari due persone, una di origine turca e l’altra francese, sono state arrestate dalla Guardia di Finanza.

I militari delle Fiamme Gialle hanno scoperto la droga mentre le due persone stavano per imbarcarsi per la Grecia. In una nota diffusa dal Comando provinciale di Bari della Guardia di Finanza è spiegato che “particolarmente rilevante è risultato il sistema di occultamento: un meccanismo di apertura meccanico-idraulico, progettato su misura per il veicolo e dotato di attivazione da remoto, indice di un elevato livello di organizzazione e competenze tecniche”.

Porto di Barletta, sequestrate 5mila false pizze e pinse precotte Made in Italy: indagate due persone

Circa 5mila false pizze e pinse ‘Made in Italy’ precotte sono state sequestrate dalla guardia di finanza nel porto di Barletta. Due persone sono indagate dalla Procura di Trani con le accuse di introduzione nel territorio italiani di prodotti alimentari recanti indicazioni e denominazioni di origine contraffatte.

Si tratta di un autotrasportatore e del destinatario della merce, per lo più alimenti da forno come pizze e pinse. A bordo del tir sbarcato dall’Albania, i militari hanno trovato 5mila alimenti precotti con imballaggi e confezioni che “riportavano immagini, scritte e segni” che avrebbe indotto in errore il consumatore, che così avrebbe ritenuto “che il prodotto fosse di provenienza o origine italiana”, spiega una nota. A confermare i sospetti della guardia di finanza è stato l’esame della documentazione, che ha anche permesso di individuare i destinatari dei prodotti.

Sono state svolte perquisizioni in provincia di Napoli, Milano e Reggio Calabria, dove sono stati scoperti “prodotti della stessa natura e imballo con indicazioni contraffatte sul Made in Italy”, aggiunge la nota.

La Procura di Trani ha disposto la devoluzione in beneficenza dei prodotti alimentari a favore delle Caritas di Barletta, Andria e Trani, per “destinarli alle famiglie più bisognose della provincia”.

Fitoplancton tossico, maxi operazione al Porto di Brindisi: sequestrate 20 tonnellate di cozze nere pericolose

Maxi sequestro al porto di Brindisi, dove 20 tonnellate di cozze nere potenzialmente pericolose sono state bloccate prima di essere immesse sul mercato italiano.

Il carico, proveniente dalla Grecia e trasportato su un mezzo refrigerato partito da Igoumenitsa, è stato intercettato durante controlli congiunti effettuati da Guardia di Finanza, Agenzia delle Dogane, Guardia Costiera e servizio veterinario della Asl.

Gli accertamenti sanitari hanno rivelato che parte dei mitili proveniva da un’area greca soggetta a restrizioni per la presenza di fitoplancton tossico, che vieta raccolta e commercializzazione di molluschi destinati al consumo umano.

L’intero carico di cozze nere della specie Mytilus galloprovincialis è stato quindi sequestrato e respinto dalle autorità sanitarie, che hanno applicato il principio di precauzione per evitare rischi ai consumatori.

Bari, sbarcati 152 migranti al porto: in molti sono ustionati. Tra loro 27 minori e 3 donne

Sono 152 i migranti arrivati questa mattina nel porto di Bari a bordo della nave della Ong Solidaire. Tra loro anche 27 minori non accompagnati e tre donne. I profughi, provenienti da Egitto, Bangladesh e Pakistan, erano stati soccorsi nel Mediterraneo, a circa 33 miglia nautiche dalle coste libiche, e successivamente scortati dalla Guardia costiera fino al capoluogo pugliese. Alcuni presentavano tracce di ustioni.

Le operazioni di accoglienza sono coordinate dalla Prefettura di Bari insieme all’Autorità portuale del Mare Adriatico Meridionale e alla Questura, impegnata nelle procedure di identificazione e fotosegnalamento. La Croce rossa e la sanità costiera stanno invece prestando le prime cure ai migranti, che saranno poi trasferiti nei centri di prima accoglienza previsti dal piano nazionale di riparto.

Nel frattempo, altri 166 migranti sono attesi a Brindisi a bordo della Sea-Watch 5. La nave umanitaria, diretta verso il porto assegnato dall’Italia, ha effettuato nella notte un terzo intervento di soccorso salvando 13 persone da un’imbarcazione in vetroresina nel Mediterraneo.

Omicidio a Taranto, accoltellato in piazza all’alba dopo una lite: muore 35enne

Omicidio nelle prime ore del mattino nella città vecchia di Taranto. Un uomo di 35 anni, originario del Mali, è morto dopo essere stato ferito al culmine di una lite avvenuta in piazza Fontana, nelle vicinanze dell’area del porto mercantile.

Secondo una prima ricostruzione degli investigatori, il 35enne sarebbe stato colpito più volte all’addome con un oggetto appuntito, probabilmente un cacciavite. Le cause dell’aggressione sono ancora in fase di accertamento.

Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 che hanno soccorso il ferito e lo hanno trasportato in codice rosso all’ospedale Santissima Annunziata. Nonostante i tentativi dei medici, l’uomo è deceduto poco dopo il ricovero. L’area è stata transennata dagli agenti della Polizia di Stato, con personale della Squadra Volante e della Squadra Mobile impegnato nei rilievi e nella ricerca del responsabile.

Gli investigatori stanno acquisendo le immagini degli impianti di videosorveglianza presenti nella zona per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto.

Evasione dei tribunali comunali e frode sui posti barca nel porto di Otranto: 53 denunciati

I finanzieri della sezione operativa navale di Otranto hanno scoperto un sistema di frode finalizzato all’ottenimento indebito di posti barca e all’evasione dei tributi comunali, che ha portato alla denuncia di 53 persone accuse a vario titolo di falso ideologico e truffa aggravata.

L’indagine di polizia giudiziaria ha riguardato l’analisi della documentazione presentata in relazione ad un bando pubblico per l’assegnazione di ormeggi per imbarcazioni da diporto e natanti nel porto di Otranto, da cui è emersa una “sistematica alterazione”, spiega la Gdf, della realtà anagrafica e logistica da parte di numerosi richiedenti.

Nello specifico, sono state analizzate oltre 250 posizioni e scoperte più di 50 irregolarità tra fittizie residenze e false sedi operative societarie, “strumentalmente” dichiarate nel territorio comunale idruntino al solo scopo – secondo gli investigatori – di scalare le graduatorie del bando, che prevedeva criteri di priorità e punteggi aggiuntivi per i residenti e le imprese locali.

I finanzieri, inoltre, hanno esaminato le istanze prodotte e le certificazioni allegate inerenti alle agevolazioni previste per i portatori di handicap, accertando il possesso, per alcuni dei richiedenti, unicamente della certificazione per invalidità civile e non il requisito espressamente richiesto dal bando.

L’operazione ha avuto riflessi anche sul fronte delle entrate comunali, in quanto l’accertamento delle false residenze ha fatto decadere le agevolazioni fiscali per l’abitazione principale (prima casa), di cui i soggetti interessati avevano anche indebitamente goduto. Tale condotta porterà al recupero dell’Imu non versata, per un ammontare complessivo stimato pari a circa 80.000 euro.

Banchine elettrificate nei porti di Bari e Brindisi, arriva lo stop del Tar: “Gara aggiudicata in modo illegittimo”

Il Tar Puglia ha annullato l’aggiudicazione della gara per l’elettrificazione delle banchine dei porti di Brindisi e Bari, ritenendola illegittima. Accolto il ricorso del raggruppamento secondo classificato, Consorzio Itm–Guastamacchia, contro l’assegnazione al Consorzio Stabile Cantiere Italia–Acreide.

Il progetto, da circa 30 milioni di euro, prevede sistemi di “cold ironing” e produzione di energia da fonti rinnovabili per ridurre le emissioni nei porti. Il ricorrente ha chiesto il subentro nell’appalto o, in alternativa, un risarcimento.

Secondo i giudici, vi sono state irregolarità nella valutazione dei punteggi e nella documentazione delle esperienze tecniche dell’aggiudicatario. L’Autorità portuale valuta ora il da farsi e potrebbe presentare ricorso al Consiglio di Stato.

I lavori, della durata prevista di circa 300 giorni, potrebbero concludersi nel primo semestre del 2027; i fondi non sono legati al Pnrr ma al Programma di Azione e Coesione.

Porto di Bari tra degrado, buche e scarsa illuminazione: “Inaccettabile cartolina e rischio reale per chi lavora”

Buche profonde, traffico caotico, rifiuti e scarsa illuminazione. È questa la situazione che ogni giorno si trovano ad affrontare lavoratori, autotrasportatori e cittadini che frequentano l’area portuale del capoluogo pugliese. A denunciare le condizioni critiche è un lavoratore che vive quotidianamente il porto e che parla di una realtà ormai “oltre ogni limite di tollerabilità”.

Il porto rappresenta uno dei principali punti di accesso alla città e un nodo fondamentale per l’economia e il turismo. Tuttavia, secondo la segnalazione, l’area versa in uno stato di grave degrado e disorganizzazione.

Tra i problemi più evidenti: asfalto dissestato e buche pericolose per mezzi e persone; presenza diffusa di rifiuti e condizioni igieniche precarie; erbacce e assenza di manutenzione del verde; parcheggi incontrollati di TIR, anche in doppia e tripla fila; segnaletica stradale assente o illeggibile; illuminazione insufficiente nelle ore serali e notturne; mancanza di controlli su viabilità e ordine pubblico;  traffico disordinato e potenzialmente pericoloso.

La situazione non riguarda solo il decoro urbano, ma pone seri rischi per la sicurezza di chi lavora e transita nell’area. Il porto, infatti, è frequentato quotidianamente da operatori, autotrasportatori, cittadini e turisti.

“È inaccettabile – si legge nella denuncia – che chi arriva a Bari da ogni parte del mondo si trovi davanti uno scenario di abbandono e incuria, lontano dal reale valore della città”. Secondo il lavoratore, ciò che preoccupa maggiormente è l’assenza di interventi strutturali e continui, nonostante l’importanza strategica dell’area.

Da qui l’appello alle istituzioni e agli organi competenti affinché vengano avviate azioni immediate per garantire: maggiore sicurezza per lavoratori e utenti; condizioni dignitose e decorose; una gestione efficiente della viabilità; controlli costanti sull’area.

Quella del porto di Bari non appare più come una semplice serie di disservizi, ma come una criticità strutturale che richiede attenzione immediata. La speranza, conclude il segnalante, è che l’informazione possa contribuire a portare alla luce queste problematiche e favorire un cambiamento concreto per uno dei luoghi simbolo della città.

“Bari città operatrice di pace”, partita dal porto l’imbarcazione che si unirà a Flotilla per Gaza: a bordo sei volontari

È partita questa mattina dal porto di Bari l’imbarcazione con a bordo sei volontari che si uniranno alla Global Sumud Flotilla, che salperà dalla Sicilia verso Gaza a fine mese.

La partenza della barca a vela è stata preceduta da una conferenza stampa, che si è tenuta nei pressi del faro di San Cataldo di Bari, alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei collettivi Global Sumud Flotilla, Gaza Freestyle e Global Movent for Gaza Puglia.

“Bari è città operatrice di pace. Questa seconda missione della flottiglia è ancora più importante perché il contesto internazionale si è ancor di più aggravato, quindi io sono qui per augurare buon vento alla flottiglia” ha detto il sindaco di Bari, Vito Leccese, presente insieme all’assessore alla Legalità Nicola Grasso.

“Queste azioni – ha aggiunto il sindaco – non sono solo dimostrative, ma sono azioni concrete di solidarietà verso un popolo che sta soffrendo e per il quale non si intravedono le prospettive di pace che i signori della terra hanno indicato qualche mese fa”.

“Con questo viaggio vogliamo arrivare a Gaza non soltanto fisicamente, ma anche politicamente e umanamente. Vogliamo dare visibilità al fatto che il popolo italiano, anche quello pugliese, non ha nessuna intenzione di essere coinvolto in una guerra guidata dagli interessi di Israele e Stati Uniti che ci mette a rischio e che è costruita sulla morte e sul genocidio”, ha detto l’attivista barese Tony Lapiccirella della Global Sumud Flotilla.

“Il board of peace – ha continuato – è un progetto di speculazione che non ha nulla a che vedere con la volontà del popolo palestinese e che intende la ricostruzione come debito, come furto di terra, furto di risorse. Noi invece – ha concluso Lapiccirella – vogliamo che la ricostruzione sia una ricostruzione solidale che non chiede nulla in cambio, se non il rispetto della volontà e della dignità di un popolo intero”.

Pulivano il pesce nell’acqua del porto tra gli scarichi, 8 denunciati a Trani: campionamenti di Arpa Puglia

Pulivano il pesce con l’acqua antistante il porto di Trani, tra le barche attraccate e gli scarichi, prima di venderlo. Gettavano in mare gli scarti in violazione delle norme ambientali. Ed esponevano la merce su bancali sistemati sul suolo pubblico senza autorizzazione. Sono otto le persone denunciate dai carabinieri a Trani perché considerate responsabili di reati ambientali, violazioni delle leggi in materia di igiene pubblica e occupazione abusiva di suolo pubblico.

L’indagine, durata tre mesi e coordinata dal gruppo ambiente della Procura di Trani, ha permesso di accertare che chi vendeva il pesce sulle banchine del porto cittadino lo avrebbe fatto senza rispettare le più elementari norme di igiene. Gli investigatori sono stati aiutati anche dalle immagini di videosorveglianza della zona. I bancali sono stati sequestrati e i pescherecci ispezionati.

Alle operazioni, oltre ai militari del comando provinciale di Trani, ai carabinieri del Nas e ai sommozzatori, hanno partecipato anche i tecnici dell’Arpa Puglia, l’Agenza regionale per la protezione dell’ambiente, che hanno effettuato campionamenti dell’acqua di mare. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, gli otto indagati, che hanno tra i 27 e i 62 anni e sono tutti di Trani, avrebbero abitualmente adottato “condotte che investono in modo diretto il bene primario della salute pubblica, compromettendo le condizioni minime di sicurezza alimentare e tracciabilità che devono presidiare l’intera filiera ittica”.

Gli indagati avrebbero “reiteratamente bagnato il pescato destinato alla vendita con acqua di mare prelevata direttamente dallo specchio acqueo portuale, in violazione della normativa europea di settore e, soprattutto, con potenziale esposizione dei consumatori a rilevanti rischi di contaminazione chimica e batteriologica”, spiega una nota dei carabinieri che hanno accertato uno “smaltimento illecito in mare di scarti organici, residui di lavorazione e liquidi di lavaggio provenienti dalle imbarcazioni e dai banchi di vendita, delineando un quadro di potenziale aggressione all’ambiente marino”.