Taranto, pestati due dipendenti di Kyma Ambiente. Svolta nelle indagini: 44enne accusato di tentato omicidio

Svolta nelle indagini sul brutale pestaggio ai danni di due dipendenti di Kyma Ambiente, avvenuto all’alba del 9 settembre a Taranto. La Squadra Mobile, coordinata dal pm Raffaele Casto, ha individuato uno dei presunti autori dell’aggressione: si tratta di un 44enne tarantino, accusato di tentato omicidio.

Decisiva per gli investigatori sarebbe stata l’analisi delle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Gli agenti sono riusciti a risalire all’auto utilizzata dal gruppo nonostante la targa fosse stata parzialmente occultata con dello scotch.

Il veicolo è stato rintracciato e sequestrato, consentendo agli investigatori di identificare il 44enne, al quale è stato notificato un avviso di garanzia. Le indagini proseguono per individuare anche l’altro presunto responsabile del pestaggio

Santeramo, protesta degli operai Natuzzi. Corona funebre davanti alla sede: “Qui giace il Made in Italy”

Una corona di fiori con la scritta “Qui giace il Made in Italy” è stata deposta dagli operai Natuzzi davanti alla sede centrale dell’azienda, a Santeramo in Colle, nel giorno in cui sono scattate le chiusure annunciate dal gruppo.

Il piano prevede la cessazione definitiva dello stabilimento Jesce 2 di Santeramo e la sospensione temporanea degli impianti Graviscella e Ps di Altamura, con il trasferimento di quasi 700 lavoratori in altre sedi, in gran parte destinati alla cassa integrazione.

I sindacati hanno contestato duramente la decisione. Il segretario generale della Fillea Cgil Puglia, Ignazio Savino, ha definito il piano industriale un grave colpo al territorio, accusando l’azienda di ridurre la produzione italiana e chiedendo alle istituzioni di intervenire per ottenere il ritiro del progetto e la riapertura del confronto.

Savino ha inoltre ricordato il peso del comparto, che coinvolge circa 9mila lavoratori nell’area murgiana, e ha chiesto l’ingresso di Invitalia nella gestione della crisi, sottolineando i consistenti aiuti pubblici ricevuti da Natuzzi negli ultimi 23 anni.

La protesta arriva dopo il fallimento del tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy e dell’ultimo incontro tra azienda e sindacati nella sede di Confindustria Bari, conclusosi senza alcun accordo.

Rsa Casa Caterina, Melaccio il solito bluff. Annuncia le dimissioni: vanno via anche i dipendenti

Rsa Casa Caterina, siamo ai titoli di coda. Il 18 giugno scorso c’è stato l’ennesimo tentativo di sfratto. Solo due dei 24 ospiti hanno lasciato la struttura. In quell’occasione, facendo male i conti, l’amministratore della Nicolas, Gianni Melaccio, di fatto ancora legata a Michele Schettino e a una società che fa capo alla compagna dell’imprenditore ai domiciliari, ha spinto i parenti a presenziare.

Scelta dimostratasi infelice, perché forse questa volta hanno compreso fino in fondo il rischio che corrono, loro e i congiunti rimasti nella Rsa. Senza rette non ci sono alternative, perché non ci sono investitori.

Così in queste ore Melaccio è andato dal Sindaco di Adelfia, Giuseppe Cosola, a dire di voler abbandonare la barca insieme ai dipendenti. Questi ultimi andranno via per primi, poi toccherà a lui. L’amministratore della Nicolas avrebbe chiesto le Pec degli enti ai quali comunicare la decisione.

Il primo cittadino, dal canto suo, avrebbe già avvisato la Asl, che resta in attesa degli eventi. Insomma, l’esperienza Melaccio potrebbe finire col rischio di lasciare gli ospiti senza cibo, esattamente com’era iniziata. Manca l’ufficialità, ma questo dovrebbe essere l’epilogo già scritto in partenza.

Rsa Casa Caterina, dipendenti ed ex lavoratori esausti: “Tante promesse e pochi soldi”

La situazione in cui riversa la rsa Casa Caterina è paradossale. La struttura è senza una guida, un direttore sanitario, un assistente sociale, mentre i dipendenti sono lasciati senza stipendio.

Come degli estranei qualunque, siamo riusciti ad entrare nella rsa e nessuno ci ha fermato, lasciandoci liberi di poter entrare negli uffici e nelle stanze degli anziani ospiti. In struttura, durante il nostro blitz, c’era solo un Oss (abusiva e senza contratto) al lavoro.

Dopo aver chiamato urgentemente il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, aggiornandolo su tutto, siamo tornati sul posto dove abbiamo raccolto la denuncia di lavoratori ed ex dipendenti.

Casa Caterina, l’ombra di Schettino sulla rsa: la compagna indagata incontra i dipendenti

Torniamo ad occuparci di Casa Caterina, la rsa di Adelfia finita al centro di un’inchiesta che ha portato la Procura di Bari a indagare sette persone, tra l’altro anche per maltrattamento e abbandono. Nei giorni scorsi, come vi abbiamo raccontato, Nas e Finanza hanno fatto accertamenti, perquisizioni e sequestri, anche presso le abitazioni di alcuni indagati.

La struttura funziona, è ancora aperta regolarmente, gli ospiti anziani all’interno sono sereni e sono accuditi grazie alla straordinaria dedizione dei dipendenti (che presto saranno pagati).

Dopo aver incontrato sul posto il nuovo amministratore Gianni Melaccio che, per conto di una cordata, ha preso in mano la situazione anche da un punto di vista finanziario, vi parliamo del blitz in struttura della moglie dell’imprenditore brindisino Michele Schettino, agli arresti domiciliari e indagato dalla Procura di Lecce per bancarotta fraudolenta nell’ambito della gestione di altre rsa. Lo stesso Schettino, con la sua compagna, sono indagati anche nell’inchiesta della Procura di Bari aperta su Casa Caterina.

Ospiti e dipendenti della RSA nel caos, vertice su Casa Caterina. Impegni a voce: situazione tesa

La Nicolas non muore mai. La società che gestisce Casa Caterina, la Rsa di Adelfia si presenta all’incontro con amministrazione comunale e Asl rappresentata da un nuovo amministratore. Si tratta del dottore in legge Giammaria Melaccio e secondo qualcuno è solo l’ennesimo prestanome.

Al netto della guerra di carte e debiti, secondo qualcuno quelli complessivi sarebbero di due milioni e mezzo, l’incontro è servito per avere rassicurazioni sull’ordinaria gestione della struttura e quindi degli ospiti, una cinquantina. Il Comune si era offerto di garantire colazione, pranzo e cena fino a oggi, ma non ce n’è stato bisogno, essendo intervenuto il nuovo amministratore.Seppure si è registrata la mancata colazione di sabato scorso, forse causata da un malinteso con il Comune.

La struttura è sotto organico e fino a qualche giorno fa mancavano i presidi necessari. Melaccio si è impegnato a stretto giro a rimettere tutto in ordine, nonostante la mancata volontà del proprietario a trattare con la società che finora ha accumulato con lui centinaia di migliaia di euro di fitti non pagati. Venerdì scorso la Regione ha fatto nuovamente sapere che la Rsa non è in possesso dei requisiti e quindi gli anziani devono essere spostati, in estrema ratio anche invitando i familiari degli ospiti a riportarli nelle proprie abitazioni.

Intanto la Asl ha annunciato controlli rapiti per verificare le promesse fatte al tavolo del nuovo amministratore della Nicolas, per ora solo a voce considerando che la visura camerale riporta ancora il nome di quello precedente. Bisognerà capire come si potrebbe proseguire in considerazione del fatto che la società non ha neppure il titolo, ovvero il contratto, per occupare la struttura. La situazione è tutt’altro che risolta, soprattutto perché Casa Caterina potrebbe rientrare nelle indagini che in questi giorni hanno coinvolto Michele Schettino, accusato di aver messo in piedi una truffa che ha riguardato in passato anche altre Rsa.

La Procura di Lecce ha chiesto il suo arresto nell’ambito di un’inchiesta su 9 indagati per la bancarotta fraudolenta della società Grsl, fallita nel 2021 e attiva nella gestione di residenze per anziani. Un’inchiesta che vede coinvolti anche Giovanni Vurro, 49enne di Adelfia, mentre per Luigi Lucca e Francesco De Marco è stato richiesto il divieto di svolgere attività d’impresa o incarichi direttivi. Gli indagati, tra cui anche il docente universitario Pierluca Di Cagno, 50enne di Bari, sono accusati a vario titolo di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale.

Di sicuro non capita spesso di potervi mostrare per intero e senza filtri l’esito di incontri così delicati. Non dimentichiamo che in ballo ci sono soprattutto le sorti degli ospiti. Intanto, mentre si aspetta la relazione del CTU nominato per verificare lo stato di salute degli anziani per il loro spostamento, come voluto dal proprietario delle mura, Lucio Pepe, la Asl ha annunciato un’ulteriore verifica sulle condizioni di salute di nonni e nonne presenti a Casa Caterina.

La situazione è particolarmente tesa e complessa, tanto da aver attirato l’attenzione dei media nazionali e potrebbe avere sviluppi importanti nei prossimi giorni. Ieri abbiamo intervistato l’ex direttore, con un contratto di consulenza, Antonio Novielli. Una lunga intervista in cui il 70enne, da 35 anni nel settore, racconta la sua verità, svelando molti aneddoti e circostanze anche sui rapporti, tra gli altri con il proprietario della struttura, Lucio Pepe e soprattutto Michele Schettino.

Barletta, frode con i bonus Renzi per i dipendenti: arrestato amministratore di una società edile. Maxi sequestro

Crediti d’imposta fittizi usati per non pagare le tasse. È quanto avrebbe fatto l’amministratore di una società edile di Barletta, finito in carcere, assieme a un suo presunto complice, indagato a piede libero.

I due sono accusati in concorso di indebita compensazione di crediti di imposta fittizi, riciclaggio e autoriciclaggio. La frode ai danni dell’Erario sarebbe riuscita compensando i falsi crediti di imposta ottenuti col bonus ‘Renzi’, riservato ai dipendenti con reddito lordo non superiore a 28mila euro e pagato direttamente dal datore di lavoro che lo compensava poi in dichiarazione.

Così, avrebbero ottenuto rimborsi che poi sarebbero stati riciclati o autoriciclati in società riconducibili agli indagati. I crediti sarebbero stati ottenuti inserendo nei modelli F24 il codice tributo relativo al bonus che però risultava “superiore rispetto a quello realmente spettante” e calcolato in base al numero di dipendenti.

Gli accertamenti sono iniziati dopo una segnalazione inoltrata alla Guardia di finanza dalla Agenzia delle Entrate che aveva notato anomalie da parte dell’imprenditore edile che nel 2019, avrebbe compensato poco meno di 285mila crediti di imposta “inesistenti e derivanti dal bonus – sostengono gli inquirenti – riciclando il risparmio d’imposta in altre società direttamente e indirettamente riconducibili ai due indagati per circa un milione di euro”.

I militari hanno anche sottoposto a sequestro beni, mobili e immobili riconducibili ai due, per un valore complessivo di poco più di un milione di euro, pari al valore dei crediti di imposta ottenuti dai due indagati. Si tratta di un immobile, cinque auto e 32 conti correnti e partecipazioni societarie.

Cara Palese, 20 dipendenti per 750 ospiti. Sit-in davanti alla Prefettura di Bari: “Condizioni di lavoro insostenibili”

“Chiediamo condizioni dignitose per i lavoratori e per gli ospiti, perché nel Cara di Bari non sono garantite condizioni igienico-sanitarie adeguate. Le nuove gare hanno tagliato la spesa e quindi non è possibile garantire un numero di unità e di ore lavorative adeguate”.

Lo ha detto Antonio Ventrelli, segretario generale della Filcams Cgil Bari, durante il presidio dei lavoratori delle pulizie e dell’accoglienza del Centro per richiedenti asilo di Bari Palese, che oggi hanno manifestato davanti alla Prefettura del capoluogo pugliese. Una delegazione è stata infine accolta per un confronto.

Al momento, spiega il sindacalista, “i dipendenti sono venti, per circa 750 ospiti. Per mantenere dignitose le condizioni igienico-sanitarie di quel luogo ci vorrebbe il doppio dei lavoratori”. Ventrelli ha parlato di “condizioni di lavoro insostenibili” e di dipendenti esposti “a rischi in tema di salute e sicurezza. Inoltre non vengono garantite retribuzioni dignitose”.

I furbetti della colazione, intera squadra al bar ogni mattina con mezzi aziendali: Multiservizi licenzia 2 dipendenti

Due giardinieri della Bari Multiservizi sono stati licenziati per essersi allontanati dai luoghi di lavoro ed essersi recati nei bar, in tenuta da lavoro, per fare colazione utilizzando i mezzi dell’azienda.

In totale sono 5 i dipendenti coinvolti. L’azienda li ha fatti seguire e fotografare, salvo poi passare all’azione. Due operai sono stati licenziati (tra questi uno ha anche avuto un decreto penale di condanna), il terzo ha avuto un decreto penale di condanna e una sospensione di 10 giorni, il quarto solo la sospensione di 10 giorni e il quinto la sospensione di un solo giorno.

La Multiservizi, la società partecipata del Comune di Bari, dovrà nei prossimi 6 mesi trasmettere una serie di informative sui principali atti di gestione come stabilito dalla Prefettura dopo il lavoro svolto dalla commissione d’accesso antimafia nominata dal Viminale nel corso degli ultimi mesi dopo l’inchiesta Codice Interno.

Tutto ha avuto origine da alcuni controlli e dalle anomalie nel chilometraggio percorso da una squadra. Il bar era sempre lo stesso, quello di via Di Vittorio, e mezzi e attrezzature erano lasciati i custoditi. I dipendenti hanno ammesso e a loro dire l’azienda era “sempre a conoscenza” di questa abitudine e mai contestata.

Due dipendenti sono stati licenziati, poi una denuncia è stata presentata alla Procura che ha chiesto e ottenuto un decreto penale di condanna da 2mila 900 euro per altri due dipendenti accusati di truffa e peculato. I procedimenti penali nei confronti degli altri tre sono ancora in corso.

Depuratori d’acqua, caso “Biosalus-Soypura”. Qualità fai da te: recensioni scritte dai dipendenti

Da Biosalus a Soypura, torniamo ad occuparci dell’azienda dei depuratori d’acqua che si è trasformata cambiando nome. Biosalus non esiste più, ogni traccia anche su internet è stata rimossa, ma non è morta. Anzi.

Il modus operandi è lo stesso, le persone coinvolte sono le stesse, i testimonial pure, anche le offerte di lavoro e la truffa messa in piedi. Sono arrivate in redazione diverse segnalazioni e abbiamo deciso così di approfondire tutto. Questa volta parliamo delle recensioni fresche “farlocche” scritte dagli ex dipendenti di Biosalus.