Salvatore Mattarese davanti al gip: “Salvataggio fallito perché i soldi dell’azienda furono dirottati al Bari calcio”

L’ingegnere ed ex deputato 64enne Salvatore Matarrese si è difeso davanti alla gip Isabella Valenzi nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta bancarotta di alcune società di famiglia, per cui la Procura ha chiesto il suo arresto.

Assistito dall’avvocato Domenico Di Terlizzi, ha ricostruito le vicende societarie del gruppo, respingendo le accuse e presentando una consulenza tecnica per dimostrare la correttezza delle operazioni contestate. Si è invece avvalso della facoltà di non rispondere lo zio Amato Matarrese, coinvolto nella stessa richiesta cautelare.

Al centro dell’inchiesta c’è la cessione della nuova Salvatore Matarrese, acquistata nel 2022 da Strade e Condotte per 7 milioni di euro nell’ambito del concordato e poi rivenduta allo stesso prezzo alla holding Imco. Secondo la Procura l’azienda avrebbe avuto un valore reale di circa 20 milioni, configurando così un’operazione distrattiva, circostanza contestata dalla difesa.

Davanti alla giudice, Matarrese ha inoltre sostenuto di essersi disinteressato delle aziende di famiglia durante il periodo in Parlamento, tra il 2013 e il 2018, attribuendo al cugino Giuseppe Matarrese le scelte relative al concordato della società. Tra queste anche la scelta di spostare un’enorme quantità di denaro dalla Salvatore Matarrese spa all’As Bari, la società calcistica fallita nel 2014-

Nella memoria difensiva si evidenzia infine come, tra il 2014 e il 2021, non sarebbero state adottate misure efficaci per arginare il progressivo indebolimento del gruppo, aggravato dai fallimenti nel settore del calcestruzzo, dall’aumento dei debiti e dalle difficoltà nel rispettare gli impegni previsti dal concordato omologato nel 2016.

Bari, società “fantasma” e fatture false: maxi sequestro della Finanza. Nei guai azienda di abbigliamento

Maxi operazione della Guardia di Finanza nel capoluogo pugliese contro una presunta frode fiscale nel settore dell’abbigliamento. Le Fiamme Gialle hanno sequestrato beni e disponibilità finanziarie per circa 1,3 milioni di euro a un imprenditore attivo nell’area metropolitana.

Secondo quanto emerso dalle indagini, sarebbe stata accertata un’evasione fiscale – tra imposte e Iva – per lo stesso importo. L’inchiesta ha inoltre portato alla luce un sistema più ampio basato su fatture false per oltre 150 milioni di euro, emesse da 12 società “cartiere”.

Le aziende fittizie, secondo gli investigatori, risultano localizzate principalmente tra Campania e Toscana. Diversi i soggetti denunciati, mentre proseguono le indagini per recuperare le somme sottratte al fisco.

Tachigrafi alterati, blitz in un’azienda di autotrasporto barese: multa di oltre 85mila euro e 990 punti decurtati

La Polizia di Stato congiuntamente a personale dell’Ispettorato del Lavoro dell’Area Metropolitana di Bari (IAM) ha proceduto ad un controllo presso un’azienda di autotrasporto nella provincia di Bari operante in campo nazionale ed internazionale.

Nel corso delle attività i poliziotti della Polizia Stradale della Sottosezione di Bari, hanno esaminato i dati estrapolati dai tachigrafi installati sui mezzi appartenenti al parco veicolare dell’azienda riferiti ad un periodo di 92 giorni del 2025.

Dall’analisi dei record è emersa una prassi consolidata dell’azienda di autotrasporto finalizzata ad eludere i controlli in materia della disciplina comunitaria REG CE 561/2006 sui tempi di guida e riposo e a dilazionarne fraudolentemente i periodi.

Sono state accertate e verbalizzate complessivamente n. 99 violazioni al Codice della Strada in materia di uso del tachigrafo, tempi di guida e riposo dei conducenti professionali, per un importo di € 85740 e decurtati 990 punti dalle patenti professionali dei conducenti.

Tali condotte, oltre a costituire un gravissimo pericolo per la circolazione stradale, alimentano significativamente il fenomeno della concorrenza sleale fra operatori impegnati nel settore dell’autotrasporto.

Frode fiscale e bancarotta, nei guai azienda nel Foggiano: crack di 12 milioni di euro. Arrestato il rappresentante

La Guardia di Finanza di Foggia ha eseguito un’ordinanza di arresti domiciliari nei confronti del legale rappresentante di una società cooperativa operante nel settore del trasporto su strada, al centro di un’indagine su un presunto sistema di frode fiscale e bancarotta.

L’inchiesta, collegata a un più ampio filone investigativo riguardante un consorzio con sede in Emilia-Romagna, ha portato alla luce un meccanismo illecito di gestione della manodopera. Secondo gli investigatori, il consorzio avrebbe fatto ricorso a una rete di cooperative per esternalizzare i lavoratori, formalmente assunti da queste ultime ma di fatto diretti dal consorzio stesso. I rapporti sarebbero stati mascherati tramite contratti d’appalto fittizi, con l’obiettivo di eludere obblighi fiscali e contributivi.

Gli accertamenti contabili hanno evidenziato che il rappresentante legale della cooperativa avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti per oltre 5 milioni di euro, omettendo inoltre la presentazione delle dichiarazioni fiscali e occultando le scritture contabili.

Secondo l’accusa, l’imprenditore avrebbe anche provocato sistematicamente lo stato di insolvenza della società, successivamente dichiarata in liquidazione giudiziale dal Tribunale di Foggia. La cooperativa avrebbe così accumulato un debito superiore a 12 milioni di euro nei confronti dell’Erario e degli enti previdenziali. Alla luce degli elementi raccolti, gli investigatori ipotizzano i reati di bancarotta fraudolenta, sia documentale sia patrimoniale.

Follia a Cerignola, operatore dell’igiene urbana picchiato per strada da uno sconosciuto. L’azienda: “Sconcertati”

Un operatore della Teknoservice, azienda che si occupa dell’igiene urbana a Cerignola (Foggia), è stato “brutalmente aggredito mentre stava lavorando” da uno sconosciuto successivamente individuato dalle forze dell’ordine, in circostanze che restano ancora al vaglio degli investigatori.

Lo rende noto la stessa azienda in una nota. Secondo una prima ricostruzione fornita dall’azienda, l’operatore sarebbe stato avvicinato e poi colpito con violenza, riportando ferite serie al volto e alla testa.

L’uomo è stato poi soccorso dal personale del 118 e portato in ospedale a Foggia dove è stato ricoverato e sottoposto ad accertamenti. Secondo quanto riferito dall’azienda, le sue condizioni, inizialmente apparse critiche, sono ora stabili: non è in pericolo di vita ma resta sotto osservazione per molteplici traumi facciali e cranici.

“La scena ha lasciato sgomenti colleghi e residenti della zona – scrive l’azienda – riaccendendo il tema della sicurezza per i lavoratori impegnati nei servizi pubblici essenziali, spesso esposti a situazioni di rischio durante il loro operato quotidiano”. La Teknoservice esprime “profonda solidarietà al lavoratore e alla sua famiglia”, annunciando la costituzione di parte civile nell’eventuale procedimento giudiziario.

Operaio nell’azienda che ha messo in sicurezza il “suo” palazzo popolare Arca Puglia: “Un disastro”

Torniamo ad occuparci dell’Arca Puglia che continua a fare acqua da tutte le parti. Questa volta ci troviamo a Triggiano, in via Pietro Nenni, dove abbiamo raggiunto Vito. Non è solo un semplice residente, ma anche un operaio dell’azienda che ha effettuato i lavori per mettere in sicurezza la palazzina. Chi più di lui può sapere come sono stati fatti i lavori.

Natuzzi, fumata nera sul piano industriale 2026-2028: al Mimit rottura fra azienda e sindacati

È “incolmabile” la distanza tra Natuzzi spa e sindacati, quindi la riunione di ieri al Ministero delle Imprese e del Made in Italy si è chiusa con un mancato accordo. Ne dà notizia Natuzzi in una nota.

All’incontro erano presenti anche rappresentanti delle Regioni Puglia e Basilicata. Oggetto del confronto il Piano Industriale 2026-28 che – secondo Natuzzi – è “la risposta strategica alla necessità di affrontare la forte instabilità geopolitica ed economica attuale e di adattare il proprio modello di business in risposta ad uno scenario globale in profonda trasformazione”.

Nel corso della riunione, l’azienda – è detto in un comunicato – “ha più volte offerto aperture e disponibilità sull’intero impianto proposto cercando di trovare una sintesi sostenibile per la salvaguardia dell’occupazione e dell’indotto, cercando altresì di tutelare l’indispensabile equilibrio economico/finanziario. Le organizzazioni sindacali “hanno dato disponibilità a trattare solo un incentivo all’esodo ed hanno dimostrato chiusura sugli altri aspetti del piano presentato dall’azienda”.

“Questa chiusura – aggiunge Natuzzi – risulta ingiustificata perché tutte le iniziative aziendali erano in ogni caso volte a tutelare l’intero perimetro occupazionale in un’ottica di ristrutturazione e conseguente rilancio della Natuzzi. A fronte di questa posizione del sindacato, il Mimit non ha potuto fare altro che registrare al momento una distanza incolmabile delle due posizioni”.

Natuzzi “auspica che i sindacati recuperino a livello nazionale quanto territoriale la necessaria consapevolezza del quadro complesso in cui l’azienda dovrà muoversi”.

Ceglie Messapica, controlli della Finanza: scoperta evasione fiscale da 2,5 milioni. Nei guai società di bevande

La Guardia di Finanza di Ostuni ha scoperto un’evasione fiscale pari a circa 2,5 milioni di euro nell’ambito di un’indagine che ha coinvolto una società di Ceglie Messapica operante nel commercio all’ingrosso e al dettaglio di bevande alcoliche e analcoliche.

Durante i controlli, i finanzieri hanno inoltre contestato all’azienda una violazione amministrativa prevista dal Codice del Commercio per la mancata indicazione dei prezzi dei prodotti esposti alla vendita. Nel corso delle verifiche è stato anche individuato un lavoratore impiegato in nero.

L’indagine, spiegano le Fiamme Gialle in una nota, si è rivelata particolarmente complessa a causa dell’occultamento delle scritture contabili, una strategia spesso utilizzata dagli evasori fiscali per impedire all’amministrazione finanziaria di ricostruire con precisione le operazioni commerciali svolte.

Da Rutigliano a Palo, secondo vasto incendio alla Gm Service: in fiamme nella notte plastica e cartone

Un altro vasto incendio nel Barese dopo quello che ha colpito sabato il capannone della General Trade a Rutigliano. Questa volta il rogo è divampato nella notte nel cortile esterno della Gm Service, un’azienda che si occupa di stoccaggio e trattamento dei rifiuti a Palo del Colle, al confine con Modugno.

I Vigili del Fuoco sono al lavoro dalle 1.30 di questa notte per spegnere le fiamme. Una linea di cavi ad alta tensione, dopo essere caduta, ha bloccato una delle strade di accesso al cortile.

I Vigili del Fuoco sono riusciti comunque a intervenire contenendo l’incendio. A fuoco cartone e plastica presenti all’esterno, il capannone non è stato intaccato dalle fiamme.

Sei cavi dell’alta tensione sono caduti e questo ha causato un blackout nella zona industriale. Sul posto sono giunti diverse squadre con tre autobotti di supporto, mentre l’Arpa è già al lavoro per monitorare la qualità dell’aria. Non si registrano danni a persone.

Il sindaco di Palo, Tommaso Amendolara, ha raccomandato alla cittadinanza “in attesa di ricevere dati ufficiali da Arpa Puglia, di tenere porte e finestre chiuse”.

Bancarotta e distrazione patrimoniale: sequestrata azienda di prodotti da forno a Bisceglie. Tre persone denunciate

Un articolato meccanismo di cessioni di beni aziendali da un’impresa di Bisceglie – specializzata nella produzione di prodotti da forno ma fallita – a una nuova società grazie a un ex dipendente che avrebbe aiutato la prosecuzione dell’attività per sfuggire a contestazioni di bancarotta fraudolenta.

E, ancora, una nuova realtà produttiva che avrebbe usato i beni distratti. È quanto accertato dalla guardia di finanza che ha denunciato tre persone: due rispondono in concorso di bancarotta fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte; l’altra di aver impiegato denaro, beni o utilità di provenienza illecita.

Sotto sequestro è finito l’intero compendio aziendale di una società “i cui beni strumentali sono stati distratti da una storica impresa locale operante nello stesso settore merceologico e dichiarata fallita”, spiegano i militari. Le indagini, coordinate dalla Procura di Trani, si sono concentrate su alcune operazioni realizzate dalla società in liquidazione giudiziale.

È emerso così un meccanismo di distrazione di beni dalla società dissestata a una nuova realtà aziendale. Un passaggio in cui sarebbe stato coinvolto un ex dipendente. Le apparecchiature e altri beni sarebbero finiti alla nuova impresa che avrebbe mantenuto “la stessa sede operativa della fallita, lo stesso marchio e segni distintivi”.

A supporto della tesi investigativa, la documentazione trovata dalla guardia di finanza nell’abitazione dell’imprenditore dichiarato fallito e riconducibile alla nuova società rappresentata dal suo dipendente che proverebbe l’amministrazione di fatto della nuova società per mano del rappresentante legale della società fallita.

Nel corso delle perquisizioni sono stati trovati due lavoratori impiegati in nero che avrebbero dichiarato ai militari di “aver sempre ricevuto disposizioni dallo stesso amministratore di fatto”. I finanzieri hanno chiesto e ottenuto dall’Ispettorato territoriale del lavoro l’adozione di un provvedimento di sospensione dell’attività imprenditoriale.