Truffa agli anziani, 89enne raggirata a Foggia: consegna 2mila euro e carta di credito. Arrestati due napoletani

Due ventenni originari di Napoli, con precedenti penali, sono stati arrestati dai Carabinieri per una truffa (per oltre tremila euro) ai danni di un’anziana di 89 anni di Foggia.

L’anziana è stata contattata telefonicamente da un uomo fintosi il nipote, che le aveva preannunciato l’arrivo a casa di un amico per recuperare denaro e monili in oro, proprio per scongiurare conseguenze legate a problemi economici.

Uno degli indagati si sarebbe presentato alla porta della donna, rimasta sola, e dopo averla raggirata con il pretesto di dover risolvere gravi problemi bancari, sarebbe riuscito a farsi consegnare 2.000 euro in contanti e una carta di debito, allontanandosi poi a bordo di un’auto insieme ad un complice.

I due si sarebbero poi recati presso un locale istituto di credito, prelevando dallo sportello Atm ulteriori 1.500 euro, grazie al codice pin della carta che la donna aveva fornito telefonicamente all’uomo che si era finto suo nipote.

I Carabinieri sono riusciti a rintracciare l’autovettura in transito nei pressi dello svincolo autostradale di Candela (Foggia), recuperando, nel corso di una perquisizione all’interno del veicolo, l’intera refurtiva sottratta poco prima all’anziana donna.

Gli arresti sono stati convalidati dal fip che ha disposto per entrambi gli arresti domiciliari presso le rispettive abitazioni a Napoli. I Carabinieri stano verificando se i due possano essere gli autori di altre truffe messe a segno nel Foggiano.

Andria, smantellata l’organizzazione dei falsi incidenti: 6 arresti. Sono carabinieri, medici e avvocati – I NOMI

Dodici incidenti stradali ritenuti falsi, altri venti episodi sotto esame e un presunto sistema di truffe assicurative da oltre 100mila euro. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Trani su un’organizzazione che, secondo gli investigatori, avrebbe simulato sinistri per ottenere risarcimenti indebiti attraverso verbali, certificati medici e documentazione falsa.

Il gip ha disposto sei misure cautelari: in carcere sono finiti due carabinieri, due avvocati e un medico, mentre un altro medico è ai domiciliari. Altre 26 persone sono indagate a piede libero. Sono finiti in carcere Pasquale Doronzo, carabiniere ed ex comandante della Stazione di Canosa di Puglia, gli avvocati Giuseppe Gobbi e Nicola De Santis, il carabiniere, Pierluigi Dipalo, e il medico Michele Marcandrea. Ai domiciliari il medico Gianfranco Specchio.

Secondo l’accusa, il sistema si basava su verbali falsi redatti da militari, certificati medici ritenuti non veritieri e pratiche risarcitorie gestite da professionisti coinvolti nell’inchiesta. Le indagini, condotte tra il 2024 e il 2025, hanno fatto emergere anomalie legate a sinistri avvenuti tra Canosa, San Ferdinando e altri comuni della Bat, spesso con veicoli stranieri, soprattutto romeni e bulgari, che secondo gli accertamenti non sarebbero mai stati nei luoghi indicati.

Contestati reati come falso, corruzione, frode processuale e depistaggio. Tra gli elementi chiave dell’inchiesta, anche presunti certificati medici “seriali” e pagamenti fino a 150 euro per ottenere documentazione utile alle richieste di risarcimento.

Falsi incidenti per truffare le assicurazioni in Puglia: 6 arresti e 26 denunce. Tra loro carabinieri, medici e avvocati

Avrebbero attestato falsi incidenti stradali ognuno in base al ruolo ricoperto. Perché tra chi avrebbe permesso di truffare le compagnie assicurative, per oltre 100mila euro, ci sono due carabinieri, due medici e due avvocati.

È quanto scoperto dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Andria che hanno portato all’arresto di sei persone, di cui 5 in carcere e uno ai domiciliari (si tratta di uno dei camici bianchi coinvolti), e alla denuncia di altre 26 che a vario titolo rispondono di falso ideologico in concorso, aggravato perché commesso da più persone, frode e depistaggio in processo penale, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e falsità ideologica in certificati commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessità.

Sono 12 i falsi incidenti stradali accertati nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Trani mentre altri 20 sono al vaglio degli inquirenti perché dal controllo di denunce e documentazioni presentati emergerebbero delle incongruenze. Gli indagati, per gli investigatori, avrebbero messo in piedi “un sistema di falsificazione di sinistri stradali” utile alla creazione di “pratiche assicurative artificiose e al conseguimento di indebiti indennizzi”, si legge in una nota in cui si spiega che gli accertamenti si sono concentrati nel periodo compreso tra ottobre 2024 e il marzo successivo quando sarebbero stati predisposti “atti di polizia giudiziaria e documentazione sanitaria” che avrebbero attestato incidenti stradali che, secondo la ricostruzione investigativa, non sarebbero mai avvenuti o sarebbero stati descritti “in modo non corrispondente al vero”.

In più casi, gli incidenti avrebbero coinvolto persone legate tra loro da vincoli di parentela o da relazioni di coppia e cittadini stranieri, specie di origini rumene, come controparti: nella gran parte dei casi si tratta di conducenti di mezzi immatricolati per lo più in Romania e Bulgaria. Degli indagati, gli avvocati avrebbero curato le pratiche risarcitorie sulla base di “certificazioni sanitarie, prognosi e attestazioni di invalidità non correlate a effettive condizioni cliniche, ma funzionali alla presentazione delle richieste di risarcimento” rilasciate dai medici coinvolti. I carabinieri indagati invece, avrebbero invece fornito “false annotazioni di servizio” con cui sarebbero stati attribuiti “attendibilità e credibilità ai falsi incidenti”.

Come accaduto in due incidenti in realtà mai accaduti a Canosa di Puglia. Il primo risale al 30 gennaio 2023 quando le due persone coinvolte erano in Romania ma contemporaneamente risultavano nel Pronto soccorso dell’ospedale di Cerignola (Foggia) per poi sottoscrivere il modulo di constatazione amichevole con la controparte. Il secondo, risale al 16 ottobre 2023 con uno dei veicoli coinvolti con targa rumena che era all’estero e non in Puglia. In altri degli episodi contestati dall’accusa, è emerso che dall’analisi dei report di traffico telefonico dei cellulari degli indagati e dei tracciati Gps dei veicoli coinvolti, risultavano essere in luoghi completamente diversi, da quello dove falsamente attestato l’incidente.

Palo, si fanno consegnare gioielli per 15mila euro da un’anziana: arrestati due 20enni a Bari in autostrada

Nel pomeriggio dello scorso 27 aprile, nel contesto delle attività di contrasto al sempre più diffuso fenomeno delle truffe ai danni di persone anziane, i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Bari hanno tratto in arresto in flagranza, due 20enni ritenuti responsabili (fatta salva la valutazione nelle fasi successive con il contributo della difesa), di una truffa ai danni di un’anziana residente a Palo del Colle.

In particolare i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Bari Centro, a seguito di un lungo pedinamento iniziato nella città di Bari, sono riusciti a bloccare i due soggetti all’ingresso dello svincolo autostradale Bari Nord, trovandoli in possesso di vari monili in oro del valore di circa 15.000 euro, risultati successivamente di proprietà della vittima.

In sede di denuncia, l’anziana ha dichiarato di essere stata contattata poco prima sulla sua utenza mobile da un giovane, qualificatosi come suo pronipote, e su quella fissa da un sedicente Direttore dell’Ufficio Postale di Palo del Colle, i quali le riferivano che sua nipote aveva contratto un debito di circa 5.000 euro per non aver pagato delle utenze e che sarebbe stato necessario saldare il debito per non incorrere in conseguenze penali. La vittima, visibilmente scossa per quanto accaduto, aggiungeva che di lì a poco si era presentato presso la sua abitazione un complice, al quale consegnava i preziosi.

Gli elementi acquisiti hanno consentito di delineare un solido quadro probatorio a carico degli arrestati. L’autorità giudiziaria, nel convalidare l’arresto, ha quindi disposto per entrambi la misura degli arresti domiciliari.

 

Truffa del finto carabiniere a Bitetto, anziana consegna i gioielli del marito defunto: caccia ai ladri

Ancora una truffa ai danni di un’anziana nel Barese. È accaduto nelle ultime ore a Bitetto, dove una donna è stata raggirata da malviventi che, fingendosi carabinieri, sono riusciti a farsi consegnare tutti i gioielli custoditi in casa, ricordo del marito defunto.

Secondo quanto emerso, i truffatori hanno contattato telefonicamente l’anziana simulando un grave incidente che avrebbe coinvolto un familiare stretto, probabilmente un figlio, una figlia o un nipote.

Con il solito copione ormai tristemente noto, i criminali hanno fatto leva sulla paura e sull’agitazione della vittima, chiedendo inizialmente la consegna di 20mila euro in contanti per evitare presunte conseguenze giudiziarie.

Non trovando il denaro richiesto, i malviventi si sarebbero “accontentati” dell’oro custodito in casa: gioielli e preziosi dal valore economico e soprattutto affettivo enorme. Dopo la telefonata, uno dei complici si sarebbe presentato direttamente presso l’abitazione dell’anziana per ritirare quanto richiesto, riuscendo poi a dileguarsi rapidamente.

 

 

Compra da Nicolas un’Alfa Giulia rubata, truffa da 19.500 euro: SherLocont a caccia del venditore

Quella che sembrava un’occasione imperdibile si è rivelata una vera e propria trappola. Torniamo ad occuparci della storia di Antony che ha acquistato un’Alfa Giulia al prezzo vantaggioso di 19.500 euro dopo aver letto un annuncio su Subito.it, ignaro che dietro quella proposta si nascondesse un raggiro ben orchestrato.

Secondo quanto raccontato dalla vittima, l’auto appariva in condizioni ottime ma pian piano dopo il passaggio di proprietà sono emersi i primi dubbi. Approfondimenti successivi hanno rivelato una verità sconvolgente: il veicolo risultava rubato. Ci siamo messi sulle tracce del venditore, Nicolas, arrivando a Trani. Ecco cosa abbiamo scoperto.

Il truffatore sgamato ci prova con Antonio: “Restituisco tutto. Ho famiglia non mi rovinare”

SherLocont e Tino si sono messi sulle tracce di un truffatore di oggettistica dopo aver ricevuto diverse segnalazioni e raccolto testimonianze.  Intercettato al telefono, dopo aver ricevuto una soffiata sulla nostra presenza in città, il truffatore sgamato ha cercato di prendere tempo, promettendo di restituire tutto, con la richiesta di non raccontare la sua storia per non rovinare la sua famiglia. Abbiamo esaudito la sua richiesta e qualcosa effettivamente è avvenuta.

Truffa dei finti Carabinieri, si fanno consegnare soldi e gioielli per 25mila euro: arrestata coppia di ladri baresi

Due giovani originari della provincia di Bari sono stati arrestati dai carabinieri in provincia di Arezzo con l’accusa di truffa in concorso, nell’ambito del raggiro dei cosiddetti “finti carabinieri”, una tecnica che colpisce soprattutto persone anziane.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, i due avrebbero contattato telefonicamente una donna di 68 anni residente a Poppi, fingendosi militari dell’Arma. Alla vittima è stato raccontato che l’auto del convivente risultava coinvolta in una rapina e che, per evitare conseguenze legali, era necessario consegnare denaro e gioielli a un falso carabiniere in arrivo presso la sua abitazione.

Il piano è però fallito grazie all’intervento di una vicina, che ha allertato i carabinieri. I militari sono intervenuti sorprendendo uno dei truffatori mentre si faceva consegnare contanti e preziosi: 80 euro e monili in oro per circa 200 grammi, del valore stimato di 25mila euro. Il complice, 24enne, attendeva poco distante in auto.

Entrambi sono stati arrestati. La refurtiva è stata recuperata e restituita alla donna, mentre proseguono le indagini per accertare eventuali collegamenti con altri episodi simili nella zona.

Bari, scoperta la truffa del fotovoltaico: sequestri per 56 milioni. Indagate 4 persone e 2 società

I finanzieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per un valore complessivo superiore a 55 milioni di euro, disposto dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura capitolina. Il provvedimento riguarda denaro, beni mobili e immobili riconducibili a una società con sede in provincia di Milano, al suo rappresentante legale e alla società controllante con base nei Paesi Bassi.

Secondo l’ipotesi accusatoria, i soggetti coinvolti avrebbero indebitamente percepito erogazioni pubbliche legate alla produzione di energia elettrica tramite impianti fotovoltaici situati in provincia di Caserta. Le indagini avrebbero evidenziato la presentazione di dichiarazioni e documenti falsi al Gestore dei Servizi Energetici (GSE), con l’obiettivo di attestare un’entrata in esercizio anticipata di tre grandi impianti solari.

In questo modo, gli indagati avrebbero ottenuto l’accesso diretto agli incentivi previsti dal cosiddetto “IV Conto Energia”, beneficiando di tariffe più vantaggiose e aggirando i limiti e le graduatorie previste dalla normativa. Il sistema di incentivi garantiva contributi per un periodo di vent’anni.

Alla luce degli elementi raccolti, il giudice ha disposto il sequestro, anche per equivalente, fino alla somma di 55,8 milioni di euro, ritenuta profitto del reato contestato. Nell’indagine risultano coinvolte quattro persone fisiche e due società.

Crac gruppo Andidero, chiesto il processo per 8 imputati a Bari: sono accusati di bancarotta, truffa e autoriciclaggio

La Procura di Bari ha chiesto il rinvio a giudizio per otto persone coinvolte nell’inchiesta sul crac di quattro società del gruppo Andidero, storica famiglia di costruttori baresi, e su presunte irregolarità nella trasformazione di una masseria a Ugento, in provincia di Lecce, in un resort. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di bancarotta fraudolenta, truffa ai danni dello Stato e autoriciclaggio.

Il pubblico ministero Lanfranco Marazia ha riunito due distinti filoni d’indagine: il primo relativo al dissesto delle società del gruppo – per le quali in sede civile è divenuta definitiva l’omologa del concordato preventivo – e il secondo riguardante il progetto turistico nel Salento. In quest’ultimo caso, secondo gli inquirenti, Vittorio Andidero e la società Modoni Building avrebbero ottenuto finanziamenti dalla Regione Puglia per lavori mai eseguiti.

Nel corso dell’udienza preliminare, la Procura ha ribadito la richiesta di processo. Di diverso avviso le difese dei fratelli Vittorio e Vittoria Andidero e della madre Grazia Barbone, che hanno chiesto il non luogo a procedere.

Uno degli imputati ha avanzato richiesta di patteggiamento, mentre un altro ha optato per il rito abbreviato. L’udienza è stata aggiornata al 23 giugno, quando si discuteranno le posizioni degli altri indagati.