Bari, inchiesta su falsi permessi di soggiorno: torna libero il consulente barese Giovanni Brancale

È tornato in libertà Giovanni Brancale, consulente del lavoro barese finito agli arresti domiciliari venerdì scorso nell’ambito di un’inchiesta su presunte violazioni delle normative in materia di immigrazione. Il provvedimento restrittivo, disposto dal gip di Matera, aveva coinvolto complessivamente undici persone.

Nel corso dell’interrogatorio di garanzia, Brancale – assistito dall’avvocato Antonio La Scala – ha reso parziali ammissioni, confermando l’irregolarità di alcune pratiche presentate. In particolare, ha riconosciuto che le domande facevano riferimento a imprese inesistenti, indicate come disponibili ad assumere lavoratori extracomunitari.

Il consulente ha inoltre precisato che i compensi percepiti per la gestione delle pratiche erano compresi tra i 500 e i 1.000 euro, cifre inferiori rispetto a quelle ipotizzate dalla Guardia di Finanza, che nelle carte dell’indagine coordinata dalla pm Angela Continisio parlava di importi fino a 2mila euro.

Gli atti sono stati successivamente trasferiti per competenza territoriale al gip di Bari, Nicola Bonante, che ha disposto la revoca della misura cautelare, ritenendo venute meno le esigenze che ne avevano giustificato l’applicazione.

Bari, tentativi di truffa su debiti e irregolarità TARI. L’allarme dal Comune: “Attenzione a sms e link da cliccare”

Il Comune di Bari mette in guardia la cittadinanza in merito alla diffusione di messaggi SMS fraudolenti che segnalano presunte irregolarità nei pagamenti della TARI invitando i destinatari a chiamare un numero, cliccare su un link o fornire dati personali e bancari.

Diversi utenti hanno infatti ricevuto messaggi che simulano comunicazioni ufficiali dell’ufficio TARI: sms nei quali vengono invitati a contattare con urgenza un numero telefonico per sanare presunte irregolarità nei pagamenti ed evitare così sanzioni.

A tal proposito è opportuno ricordare che il Comune di Bari non invia SMS contenenti link o numeri di telefono da contattare per il pagamento diretto della TARI né richiede, tramite messaggi o email non certificate, l’inserimento di dati personali, codici bancari o credenziali. Tutte le comunicazioni ufficiali avvengono attraverso canali istituzionali verificabili.

“Anche nella nostra città, come in altre in tutta Italia – spiega l’assessore al Bilancio e alla Fiscalità locale Diego De Marzo – iniziano a segnalarci tentativi di truffa che nulla hanno a che vedere con le attività istituzionali degli uffici preposti. Per questo invitiamo i cittadini a non rispondere e non cliccare su alcun link, a rimuovere la comunicazione per evitare aperture accidentali e bloccare il contatto del mittente, segnalando eventuali tentativi di truffa alle autorità competenti. Per qualsiasi dubbio sulla propria posizione tributaria i cittadini possono contattare i nostri uffici attraverso i canali ufficiali del Comune”

Truffa eco casette, Cinzia ex cliente e “dipendente” su Caputi: “Un folle. Gli ho dato 30mila euro”

Torniamo a parlare di Maurizio Antonio Caputi e della truffa delle eco casette, seppure l’inchiesta si è allargata e ha abbracciato anche diversi altri settori. Questa volta lo facciamo con Cinzia, passata da ex cliente a “dipendente” di Caputi. L’abbiamo “corteggiata” per diverso tempo dopo il primo incontro, ha accettato di essere intervistata per fornirci la sua versione dei fatti.

Barletta, frode con i bonus Renzi per i dipendenti: arrestato amministratore di una società edile. Maxi sequestro

Crediti d’imposta fittizi usati per non pagare le tasse. È quanto avrebbe fatto l’amministratore di una società edile di Barletta, finito in carcere, assieme a un suo presunto complice, indagato a piede libero.

I due sono accusati in concorso di indebita compensazione di crediti di imposta fittizi, riciclaggio e autoriciclaggio. La frode ai danni dell’Erario sarebbe riuscita compensando i falsi crediti di imposta ottenuti col bonus ‘Renzi’, riservato ai dipendenti con reddito lordo non superiore a 28mila euro e pagato direttamente dal datore di lavoro che lo compensava poi in dichiarazione.

Così, avrebbero ottenuto rimborsi che poi sarebbero stati riciclati o autoriciclati in società riconducibili agli indagati. I crediti sarebbero stati ottenuti inserendo nei modelli F24 il codice tributo relativo al bonus che però risultava “superiore rispetto a quello realmente spettante” e calcolato in base al numero di dipendenti.

Gli accertamenti sono iniziati dopo una segnalazione inoltrata alla Guardia di finanza dalla Agenzia delle Entrate che aveva notato anomalie da parte dell’imprenditore edile che nel 2019, avrebbe compensato poco meno di 285mila crediti di imposta “inesistenti e derivanti dal bonus – sostengono gli inquirenti – riciclando il risparmio d’imposta in altre società direttamente e indirettamente riconducibili ai due indagati per circa un milione di euro”.

I militari hanno anche sottoposto a sequestro beni, mobili e immobili riconducibili ai due, per un valore complessivo di poco più di un milione di euro, pari al valore dei crediti di imposta ottenuti dai due indagati. Si tratta di un immobile, cinque auto e 32 conti correnti e partecipazioni societarie.

Veditarga.it e gli altri siti di “Salvatore”: “Se vendete l’auto attenti alla truffa dei 20 euro”

Torniamo ad occuparci di truffe, questa volta ci siamo messi sulle tracce di un certo “Salvatore” che si propone di acquistare auto con bonifici immediati. Prima però chiede al venditore, come operazione necessaria, di fare un “report” del mezzo su alcuni siti di sua proprietà.

Ad un prezzo stracciato, a 20 euro, prima di sparire nel nulla. Salvatore, che a volte però diventa Paolo e via dicendo, si presenta con un audio inoltrato infinite volte su WhatsApp e non risponde mai al telefono. Dai commenti negativi ci si rende conto dei risultati della pesca a strascico.

Non paga e manomette le auto a noleggio, Caputi re della truffa non la spunta: pignorati 12mila euro

Torniamo a parlare di Maurizio Antonio Caputi, o se preferite Antonio Lovero, e delle sue meravigliose avventure. C’è un filone a parte della nostra inchiesta sulle eco casette che riguarda il noleggio dei mezzi. Una grande azienda purtroppo per diversi mesi ha avuto a che fare con il re delle truffe. Indovinate un po’?

Il noleggio non veniva pagato, in alcuni i casi i mezzi non tornavano alla base e in altri ancora venivano restituiti con alcuni pezzi mancanti. Caputi ha accumulato un debito di 12mila euro. Ecco come è andata a finire.

Bari, finti incidenti e maxi truffa alle assicurazioni. In 69 rinviati a giudizio: “C’era l’aiuto di avvocati compiacenti”

Avrebbero organizzato un sistema strutturato per simulare incidenti stradali e ottenere risarcimenti indebiti dalle compagnie assicurative. Per questo il gup del Tribunale di Bari, Alfredo Ferraro, ha disposto il rinvio a giudizio per 69 persone, accusate a vario titolo di associazione a delinquere, frode assicurativa e falso.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il gruppo – con base a Gravina in Puglia – avrebbe messo in piedi una rete che coinvolgeva anche autocarrozzerie, rappresentanti di compagnie assicurative e avvocati, ritenuti consapevoli delle attività illecite. Il sistema prevedeva la simulazione di incidenti, con veicoli realmente danneggiati, la compilazione di false constatazioni amichevoli e l’ottenimento di certificati medici falsi.

In alcuni casi, gli indagati si sarebbero recati nei pronto soccorso lamentando dolori inesistenti per ottenere documentazione sanitaria utile alle richieste di risarcimento; in altri, avrebbero presentato esami clinici mai effettuati. Il meccanismo avrebbe fruttato oltre 160mila euro in indennizzi indebiti.

I fatti contestati risalgono al periodo successivo al 2019 e si sarebbero verificati tra le province di Bari, Matera e Potenza. Nell’inchiesta figuravano anche altre due persone, nel frattempo decedute.

Il processo prenderà il via il prossimo 9 luglio davanti al secondo collegio B del Tribunale di Bari.

Bari, truffa e rapina a Carbonara. Anziana investita durante la fuga: ladro arrestato dopo tre ore ad Avellino

Si è finto emissario dei carabinieri per raggirare una donna di 74 anni e sottrarle oro e denaro, ma la sua fuga si è conclusa poche ore dopo con l’arresto in Campania. Torniamo ad occuparci di quanto accaduto ieri mattina a Carbonara in via Roppo, all’angolo con via Maria De Mattias.

Secondo la ricostruzione dei militari, l’anziana era stata contattata telefonicamente da falsi carabinieri che l’avevano convinta a consegnare gioielli e contanti a un uomo che si sarebbe presentato a casa. Poco dopo, alla porta si è presentato un giovane, descritto come robusto e con tuta e cappellino blu, che le ha strappato l’oro dalle mani ed è fuggito.

La scena non è passata inosservata: alcuni vicini sono intervenuti tentando di bloccare il ladro, arrivando ad aprire gli sportelli dell’auto – una Peugeot – con cui stava scappando. Anche la vittima ha cercato di fermarlo, ma l’uomo ha ingranato la retromarcia, travolgendola e provocandole la frattura di una gamba, prima di dileguarsi.

Immediato l’allarme al 112. I carabinieri del nucleo radiomobile di Bari hanno diffuso la targa del veicolo su tutto il territorio nazionale, con il supporto della Polizia di Stato. L’auto, risultata a noleggio, è stata intercettata e il fuggitivo, uno straniero,  è stato fermato a Grottaminarda, in provincia di Avellino, circa tre ore dopo i fatti.

La donna è stata ricoverata all’ospedale Di Venere, dove è stata sottoposta a un intervento chirurgico agli arti inferiori. Recuperata anche la refurtiva: circa 170 grammi d’oro, per un valore stimato di 20mila euro.

Bari, fondi Covid ottenuti senza requisiti grazie all’amico commercialista: in 10 verso il processo – I NOMI

Avrebbero ottenuto indebitamente finanziamenti previsti dal Decreto Liquidità durante l’emergenza Covid, utilizzando poi il denaro per scopi personali. Con questa accusa la pm Chiara Giordano ha chiesto il rinvio a giudizio per dieci persone, indagate a vario titolo per truffa aggravata, malversazione ai danni dello Stato e riciclaggio.

Al centro dell’inchiesta, coordinata dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Bari, ci sarebbe un sistema che coinvolge membri di una famiglia, un ex commercialista e alcuni prestanome. Secondo l’accusa, attraverso tre società costituite nel 2021 – ritenute riconducibili alla stessa famiglia – sarebbero stati ottenuti finanziamenti da 30mila euro ciascuno dichiarando falsamente i requisiti richiesti.

I fondi, sempre secondo gli inquirenti, sarebbero stati successivamente trasferiti su conti personali, prelevati in contanti o girati a prestanome, configurando così operazioni di riciclaggio.

Figura centrale dell’indagine sarebbe Vito Di Cosola, ritenuto l’organizzatore dell’operazione, mentre l’ex commercialista Raffaele Catacchio avrebbe avuto un ruolo nella gestione delle pratiche e nell’individuazione dei prestanome. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 26 maggio davanti alla gip Ilaria Casu.

Tutti gli indagati: Marika Di Cosola, 33 anni, Vito Di Cosola, 61 anni (padre e figlia), Tiziana Di Chio, 56 anni (moglie del secondo), Fabrizio Romito, 35 anni (compagno della prima), l’ex commercialista Raffaele Catacchio, 82 anni (detto Lucio), tutti di Bari, Pietro Giuseppe Mastrangelo, 68 anni, di Putignano, Giovanna Fornelli, 59 anni di Bari, Jamillo Fabbrizi, 35 anni di Roma, Antonio Pellegrino, 50 anni di Bari, Salvatore Guerra, 50 anni di Mattinata.