Andria, smantellata l’organizzazione dei falsi incidenti: 6 arresti. Sono carabinieri, medici e avvocati – I NOMI

Dodici incidenti stradali ritenuti falsi, altri venti episodi sotto esame e un presunto sistema di truffe assicurative da oltre 100mila euro. È quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Trani su un’organizzazione che, secondo gli investigatori, avrebbe simulato sinistri per ottenere risarcimenti indebiti attraverso verbali, certificati medici e documentazione falsa.

Il gip ha disposto sei misure cautelari: in carcere sono finiti due carabinieri, due avvocati e un medico, mentre un altro medico è ai domiciliari. Altre 26 persone sono indagate a piede libero. Sono finiti in carcere Pasquale Doronzo, carabiniere ed ex comandante della Stazione di Canosa di Puglia, gli avvocati Giuseppe Gobbi e Nicola De Santis, il carabiniere, Pierluigi Dipalo, e il medico Michele Marcandrea. Ai domiciliari il medico Gianfranco Specchio.

Secondo l’accusa, il sistema si basava su verbali falsi redatti da militari, certificati medici ritenuti non veritieri e pratiche risarcitorie gestite da professionisti coinvolti nell’inchiesta. Le indagini, condotte tra il 2024 e il 2025, hanno fatto emergere anomalie legate a sinistri avvenuti tra Canosa, San Ferdinando e altri comuni della Bat, spesso con veicoli stranieri, soprattutto romeni e bulgari, che secondo gli accertamenti non sarebbero mai stati nei luoghi indicati.

Contestati reati come falso, corruzione, frode processuale e depistaggio. Tra gli elementi chiave dell’inchiesta, anche presunti certificati medici “seriali” e pagamenti fino a 150 euro per ottenere documentazione utile alle richieste di risarcimento.

Falsi incidenti per truffare le assicurazioni in Puglia: 6 arresti e 26 denunce. Tra loro carabinieri, medici e avvocati

Avrebbero attestato falsi incidenti stradali ognuno in base al ruolo ricoperto. Perché tra chi avrebbe permesso di truffare le compagnie assicurative, per oltre 100mila euro, ci sono due carabinieri, due medici e due avvocati.

È quanto scoperto dalle indagini dei carabinieri della Compagnia di Andria che hanno portato all’arresto di sei persone, di cui 5 in carcere e uno ai domiciliari (si tratta di uno dei camici bianchi coinvolti), e alla denuncia di altre 26 che a vario titolo rispondono di falso ideologico in concorso, aggravato perché commesso da più persone, frode e depistaggio in processo penale, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, corruzione di persona incaricata di pubblico servizio e falsità ideologica in certificati commessa da persona esercente un servizio di pubblica necessità.

Sono 12 i falsi incidenti stradali accertati nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Trani mentre altri 20 sono al vaglio degli inquirenti perché dal controllo di denunce e documentazioni presentati emergerebbero delle incongruenze. Gli indagati, per gli investigatori, avrebbero messo in piedi “un sistema di falsificazione di sinistri stradali” utile alla creazione di “pratiche assicurative artificiose e al conseguimento di indebiti indennizzi”, si legge in una nota in cui si spiega che gli accertamenti si sono concentrati nel periodo compreso tra ottobre 2024 e il marzo successivo quando sarebbero stati predisposti “atti di polizia giudiziaria e documentazione sanitaria” che avrebbero attestato incidenti stradali che, secondo la ricostruzione investigativa, non sarebbero mai avvenuti o sarebbero stati descritti “in modo non corrispondente al vero”.

In più casi, gli incidenti avrebbero coinvolto persone legate tra loro da vincoli di parentela o da relazioni di coppia e cittadini stranieri, specie di origini rumene, come controparti: nella gran parte dei casi si tratta di conducenti di mezzi immatricolati per lo più in Romania e Bulgaria. Degli indagati, gli avvocati avrebbero curato le pratiche risarcitorie sulla base di “certificazioni sanitarie, prognosi e attestazioni di invalidità non correlate a effettive condizioni cliniche, ma funzionali alla presentazione delle richieste di risarcimento” rilasciate dai medici coinvolti. I carabinieri indagati invece, avrebbero invece fornito “false annotazioni di servizio” con cui sarebbero stati attribuiti “attendibilità e credibilità ai falsi incidenti”.

Come accaduto in due incidenti in realtà mai accaduti a Canosa di Puglia. Il primo risale al 30 gennaio 2023 quando le due persone coinvolte erano in Romania ma contemporaneamente risultavano nel Pronto soccorso dell’ospedale di Cerignola (Foggia) per poi sottoscrivere il modulo di constatazione amichevole con la controparte. Il secondo, risale al 16 ottobre 2023 con uno dei veicoli coinvolti con targa rumena che era all’estero e non in Puglia. In altri degli episodi contestati dall’accusa, è emerso che dall’analisi dei report di traffico telefonico dei cellulari degli indagati e dei tracciati Gps dei veicoli coinvolti, risultavano essere in luoghi completamente diversi, da quello dove falsamente attestato l’incidente.

Truffe alle assicurazioni su falsi incidenti stradali: 8 condanne. Assolti 3 medici del Pronto Soccorso di Foggia

Il tribunale di Milano ha assolto con formula piena tre medici del pronto soccorso di Foggia accusati di aver concorso ad una serie di truffe nei confronti di un’assicurazione.

Condannati, invece, i soggetti, otto foggiani in tutto, che hanno ideato le truffe (falsi sinistri soprattutto stradali) e percepito i risarcimenti dalla Cardif, polo assicurativo con sede a Milano.

La sentenza è stata emessa ieri. A darne notizia il legale dei sanitari l’avvocato Michele Vaira del foro di Foggia. Stando a quanto ricostruito, i soggetti condannati si recarono, in un periodo compreso tra il 2017 e il 2018, in alcune occasioni, al pronto soccorso di Foggia lamentando di aver subito delle lesioni.

I tre dirigenti medici, che nelle rispettive occasioni hanno visitato questi soggetti, non hanno mai accertato alcun tipo di lesioni (quindi non era contestato alcun delitto di falso), ma secondo la Procura le visite erano troppo veloci.

Dopo l’accesso in pronto soccorso, i presunti truffatori avrebbero modificato alcuni referti radiologici a firma di un quarto medico inserendo i propri nomi e inventando inesistenti traumi ossei o articolari, chiedendo e ottenendo importanti risarcimenti.

“Quella contro i medici del pronto soccorso era un’accusa davvero paradossale. Dovere dei medici è di prestare le cure a chi ne ha bisogno, nel più breve tempo possibile e senza disporre accertamenti diagnostici che già a prima vista apparivano del tutto superflui – ha commentato il legale dei quattro sanitari assolti – Ed è ciò che hanno fatto i miei assistiti, che hanno dimesso, nel giro di poche decine di minuti, e con prognosi massime di 7 giorni, i soggetti che lamentavano presunti traumi senza manifestarne alcuna oggettività. Secondo la procura, invece, i medici avrebbero dovuto svolgere il ruolo di medici legali disponendo, a spese della collettività, ulteriori esami. Se la compagnia avesse prestato fede ai loro referti, non avrebbe speso un solo centesimo in risarcimenti. L’artefazione dei referti radiologici del quarto medico, poi, era davvero grossolana. Mi stupisco che i consulenti della compagnia assicurativa non se ne siano resi conto, chiedendo al policlinico i referti originali, come abbiamo fatto noi nel corso delle indagini difensive”.

Truffe ad assicurazioni e falsi incidenti, 18 indagati a Brindisi: perquisizioni in studi legali e all’ospedale Perrino

Nell’ambito di un’inchiesta della procura di Brindisi su alcune presunte truffe alle compagnie assicurative con falsi incidenti, ieri mattina ci sono state diverse perquisizioni in alcuni reparti e uffici dell’ospedale Perrino di Brindisi, in due cliniche ed in quattro studi legali tra le province di Brindisi e Taranto.

Sarebbero almeno 18 gli indagati, in questa prima fase investigativa. L’ipotesi di reato, nell’inchiesta coordinata dal pm Luca Miceli e condotta dalla Guardia di finanza, è quella di associazione a delinquere finalizzata al falso e a conseguire l’indennizzo di un’assicurazione, distruggere, disperdere, deteriorare; falsità ideologica in certificati commessa da persone esercenti un servizio di pubblica necessità; falsità materiale commessa dal privato; falsità materiale commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici.

Le perquisizioni di oggi hanno riguardato l’acquisizione di documentazione e di informazioni presenti in dispositivi informatici e digitali tra pc e smartphone.