Foggia, la denuncia choc sui social: “Mia moglie e mia figlia allontanate da una libreria per il colore della pelle”

Doveva essere un ritorno alle proprie radici, ma si è trasformato in un episodio di razzismo che ha lasciato amarezza e dolore. A raccontarlo è un cittadino originario di Foggia, da circa dieci anni residente in Svizzera, che ha affidato ai social la testimonianza di quanto sarebbe accaduto, due mesi fa, alla moglie originaria dello Sri Lanka e alla figlia di 12 anni.

Secondo il racconto dell’uomo, che precisa di non aver assistito direttamente alla scena, alla donna e alla bambina sarebbe stato impedito di entrare in una libreria del capoluogo dauno. Il proprietario, stando alla loro versione, si sarebbe posizionato davanti all’ingresso invitandole ad andare via senza fornire spiegazioni.

La figlia sarebbe scoppiata in lacrime, mentre la madre avrebbe vissuto l’accaduto come un episodio di razzismo. Il padre, dopo aver appreso quanto successo, si sarebbe recato nella libreria per chiedere spiegazioni. «Ero furioso», racconta nel post, ammettendo di aver rivolto anche parole pesanti al proprietario. Di fronte alle contestazioni, riferisce, l’uomo avrebbe risposto più volte: «Non mi ricordo».

Nel suo lungo messaggio, il cittadino foggiano sottolinea soprattutto la delusione per quanto sarebbe avvenuto proprio all’ingresso di una libreria, luogo che considera simbolo di cultura, conoscenza e apertura verso mondi e culture differenti.

«Nessun colore della pelle dovrebbe mai far sentire qualcuno meno benvenuto», scrive, spiegando di aver raccontato la vicenda perché la figlia non impari ad accettare in silenzio episodi che, secondo la famiglia, hanno il sapore del pregiudizio. «Foggia è anche la sua città. Foggia merita di meglio», conclude.

Savelletri, la denuncia choc di una turista 40enne: “Violentata nel camper sotto la minaccia di una pistola”

Una donna di circa 40 anni, originaria del Nord Italia, ha denunciato di essere stata violentata durante la notte mentre si trovava da sola in vacanza a Savelletri, frazione di Fasano. La donna si è presentata nei giorni scorsi al pronto soccorso di Brindisi, accompagnata dai carabinieri della stazione di Fasano.

Secondo il suo racconto, si sarebbe addormentata all’interno del camper mentre lavorava al computer, dopo aver parcheggiato in uno spiazzo frequentato da altre persone. In quel momento un uomo sarebbe entrato nel mezzo e le avrebbe puntato contro una pistola, a pochi centimetri dal volto, costringendola a subire una violenza sessuale.

Non è stato possibile stabilire se l’arma fosse vera o giocattolo. La donna, tuttavia, ha riferito ai militari di averla vista chiaramente. Sono in corso gli accertamenti per ricostruire l’accaduto e identificare il presunto responsabile.

“Ti ho vista oggi”, denuncia senza esito allo stalker. Paola: “Nessuno lo ferma è inquietante”

Torniamo ad occuparci della storia che ha origine nel centro commerciale Conforama di Fasano. Protagonista un uomo barese, di nome Salvatore, che stalkerizza diverse donne. Abbiamo incontrato Maria che ha voluto raccontare la sua storia e lanciare un messaggio alle altre vittime.

Il caso è finito anche al centro di un servizio del programma La Vita in Diretta in onda su Rai 1. Vi mostriamo la testimonianza di Paola, un’altra vittima di Salvatore.

Fake news su TikTok, la giudice antimafia Francesca Mariano e i rapporti con la ‘Ndragheta: scatta la denuncia

Nuove intimidazioni contro la gip antimafia del Tribunale di Lecce Francesca Mariano, da circa due anni sotto scorta. Questa volta le minacce arrivano anche dal web: su TikTok è stato diffuso un falso articolo, apparentemente attribuito a Repubblica, nel quale la magistrata veniva indicata come indagata per presunte collusioni con la ’Ndrangheta.

La notizia, completamente falsa e ritenuta diffamatoria, ha spinto Mariano, attraverso i suoi legali Luigi Corvaglia e Francesco Vergine, a presentare una denuncia-querela. Particolare preoccupazione ha suscitato anche il nickname utilizzato dall’autore del contenuto, considerato potenzialmente minaccioso.

L’episodio si inserisce in una lunga sequenza di intimidazioni. A fine febbraio, in un deposito della famiglia a Galatina, la scorta aveva trovato un ordigno rudimentale collegato a una bombola del gas. Nei mesi precedenti erano arrivate una lettera minatoria con il disegno di un crocifisso e, nel novembre 2025, una testa di capretto sulla tomba del padre, accompagnata da un coltello e dalla scritta “prima o poi”.

Già nel febbraio 2024, sotto l’abitazione della giudice a Lecce, era stata lasciata un’altra testa di capretto insanguinata e infilzata con un coltello, con un biglietto recante la parola “Così”. Per quell’episodio era stato identificato un 44enne coinvolto nell’inchiesta antimafia “The Wolf” sul clan Lamendola-Catanna.

Le intimidazioni sono confluite in un fascicolo coordinato dalla Procura di Potenza, mentre la Squadra Mobile di Lecce indaga per accertare se dietro i diversi episodi ci sia una regia comune. Mariano continua intanto a svolgere il proprio lavoro in tribunale e a firmare provvedimenti delicati: tra gli ultimi, l’operazione “Colemi”, che ha colpito la frangia di Tuturano della Sacra corona unita.

Nardò, protesta per il ticket da 1,50 euro in cattedrale e aggredisce guide e addetti: denunciato dipendente Asl

Ha protestato contro il ticket serale per visitare la Cattedrale di Nardò e, secondo la denuncia presentata dalla Curia, è passato dalle parole alla violenza. Un uomo del posto, dipendente dell’Asl, è stato denunciato dopo un episodio avvenuto nella serata di Ferragosto.

Secondo la ricostruzione, l’uomo avrebbe lanciato a terra un treppiedi e il tabellone informativo, rimosso il nastro che delimitava l’ingresso e aggredito verbalmente guide e addetti alla sicurezza. Avrebbe inoltre avuto un contatto fisico con una delle responsabili, continuando a insultare e minacciare i presenti.

All’origine della protesta ci sarebbe il contributo di 1,50 euro previsto per le aperture serali straordinarie della Cattedrale, dalle 20 alle 22. Il ticket, introdotto per sostenere i costi di custodia e sorveglianza e contribuire a prevenire furti e atti vandalici, non è invece previsto durante i normali orari di apertura, quando l’ingresso resta gratuito.

La Diocesi, guidata dal vescovo Fernando Filograna, ha espresso solidarietà alle persone coinvolte e ha presentato formale querela. Attraverso le indagini difensive condotte dai propri legali, la Curia sarebbe riuscita a identificare l’autore dell’aggressione.

La Diocesi ha ribadito che il contributo era stato comunicato con largo anticipo e ha sottolineato la volontà di tutelare la sicurezza di chi lavora nella Cattedrale, lasciando ora agli organi giudiziari il compito di accertare eventuali responsabilità.

Bari, manifesti con Meloni imbrattati con offese e divelti. La denuncia di Picaro: “Episodio grave e inaccettabile”

Manifesti elettorali imbrattati, strappati e in parte divelti con scritte offensive contro la premier Giorgia Meloni sono stati segnalati in diverse zone di Bari. A denunciare gli episodi è Michele Picaro, presidente provinciale di Fratelli d’Italia ed europarlamentare.

Nel mirino sono finite le affissioni che annunciano l’iniziativa politica del prossimo 4 settembre al porto di Bari, alla quale è prevista la partecipazione della presidente del Consiglio. I vandalismi, secondo Picaro, sono stati riscontrati tra Corso Mazzini, Piazza Garibaldi, Corso Italia e Piazza Luigi di Savoia.

L’europarlamentare ha definito quanto accaduto «grave e inaccettabile», sottolineando la differenza tra la critica politica e atti vandalici accompagnati da insulti e riferimenti a Hitler. Picaro ha quindi auspicato una condanna unanime da parte delle forze politiche, ribadendo che il confronto democratico deve svolgersi nel rispetto delle persone e delle idee.

Ospedale Miulli, 96enne con forti dolori per 5 ore al Pronto Soccorso. Poi l’amara sorpresa: “Lo specialista non c’è”

Oltre cinque ore di attesa al Pronto Soccorso, per poi scoprire che lo specialista necessario non era disponibile. È quanto denuncia una famiglia che nella giornata di ieri, 18 agosto, ha accompagnato una donna di 96 anni, affetta da Alzheimer e costretta a muoversi in carrozzella, al Pronto Soccorso dell’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti.

La donna, secondo quanto raccontato dai familiari, si è presentata intorno alle 18, a causa di forti dolori all’orecchio e lancinanti fitte alla testa. Dopo il triage le è stato assegnato un codice azzurro. Dopo circa due ore di attesa, alle 20.10, i familiari hanno chiesto informazioni al triage, ricevendo rassicurazioni sul fatto che la donna sarebbe stata la prima paziente con codice azzurro a essere visitata, una volta terminata la gestione dei pazienti con codice arancione.

L’attesa, però, è proseguita. Nel frattempo, raccontano i familiari, sarebbero stati chiamati anche alcuni pazienti con codice verde, mentre diversi pazienti con codice azzurro venivano progressivamente visitati. Alla fine, nella sala d’attesa sarebbero rimaste soltanto la 96enne e un’altra persona con lo stesso codice. La chiamata è arrivata soltanto alle 23.05, oltre cinque ore dopo l’ingresso.

Ma, secondo il racconto della famiglia, la sorpresa è arrivata proprio al momento della visita. Il medico avrebbe comunicato loro che l’otorino non era presente e che, per una valutazione specialistica, sarebbe stato necessario rivolgersi a un medico privato oppure a un’altra struttura. Una situazione che ha lasciato increduli i familiari, soprattutto per la lunga attesa affrontata dalla donna. La domanda, a quel punto, è stata inevitabile: perché nessuno aveva comunicato prima che l’otorino non fosse disponibile?

I familiari sono quindi tornati al triage chiedendo spiegazioni. Secondo quanto riferito loro, ci sarebbe stato un cambio turno e non sarebbe stato chiaro perché nessuno avesse comunicato l’assenza dello specialista. Sarebbe stato inoltre riferito che l’otorino è presente nella struttura soltanto durante le ore mattutine.

“Abbiamo spiegato più volte la situazione di nostra madre: 96 anni, Alzheimer, in carrozzella e con dolori fortissimi. Nessuno ci ha detto che lo specialista che serviva non era disponibile”, raccontano i familiari.

La famiglia precisa di comprendere perfettamente il funzionamento dei codici di priorità e di non pretendere una visita immediata. Il punto contestato, però, è un altro: l’assenza di una comunicazione che avrebbe potuto consentire ai familiari di rivolgersi prima a un’altra struttura, evitando alla donna anziana e fragile oltre cinque ore di attesa.

“Non cerchiamo polemiche – spiegano – vogliamo capire cosa sia successo e soprattutto evitare che possa accadere nuovamente ad altri anziani e ad altre famiglie”.

Per questo motivo i familiari hanno deciso di rendere pubblico l’accaduto, chiedendo chiarimenti sulla gestione della vicenda e auspicando che venga fatta luce sulle ragioni della lunga attesa e, soprattutto, sulla mancata comunicazione relativa all’assenza dello specialista.

Volpe catturata e legata a testa in giù, la denuncia choc da Noicattaro: “Spero tu sia il prossimo”

Un episodio di maltrattamento ai danni di una volpe è stato denunciato sui social a Noicattaro, nel Barese. A rendere pubblica la vicenda è stato un post condiviso in un gruppo Facebook locale, accompagnato dalle immagini dell’animale. “Se questo gesto e normale per te che lai fatto, spero che il prossimo sia tu a testa in giù”, la didascalia scelta dall’autore del post.

La volpe sarebbe stata catturata, legata e lasciata a testa in giù, in condizioni che hanno suscitato forte indignazione tra gli utenti. Dalle fotografie pubblicate si vede l’animale appeso alla recinzione, con le zampe legate e il corpo sospeso.

Non sono al momento noti i responsabili del gesto né le circostanze esatte che hanno portato alla cattura dell’animale. La denuncia affidata ai social ha però acceso immediatamente il dibattito, con numerosi commenti di condanna per quello che gli utenti hanno definito un trattamento crudele e inaccettabile nei confronti dell’animale.

La vicenda, qualora venissero accertate le responsabilità e le modalità denunciate, potrebbe avere conseguenze anche sul piano giudiziario. Al momento, tuttavia, le informazioni disponibili provengono dalla segnalazione pubblicata sul gruppo Facebook e restano da verificare.

Policlinico di Bari, oltre quattro ore per il triage al pronto soccorso oculistico: la denuncia di una famiglia

Oltre quattro ore di attesa solo per il triage e una nuova attesa per la visita specialistica. È quanto denuncia la figlia di una 60enne arrivata ieri sera al pronto soccorso oculistico del Policlinico di Bari, dove alla donna è stato successivamente diagnosticato un distacco della retina.

La famiglia riferisce di essere arrivata alle 18 e di aver effettuato il triage soltanto alle 22.05. Alle 22.45, secondo il racconto pubblicato sui social, la paziente era ancora in attesa della visita oculistica.

Durante il turno, riferisce la donna, sarebbero stati presenti un solo infermiere e un solo medico, mentre in sala d’attesa si trovavano numerosi pazienti provenienti da diverse province pugliesi, oltre a turisti e bambini.

La paziente, dopo la diagnosi, avrebbe ricevuto un appuntamento per una successiva visita preliminare il 17 agosto. La figlia critica duramente i tempi di attesa e la gestione del servizio, sottolineando le difficoltà affrontate da chi raggiunge Bari da altre zone della regione, anche per il rientro a casa dopo ore di permanenza in ospedale.

La denuncia pone quindi l’attenzione sulla necessità di garantire un adeguato servizio di emergenza oculistica, soprattutto in un periodo delicato come quello della settimana di Ferragosto.