Audi Q2 taroccata da 20.000 euro, il venditore denuncia Antonio: “C@gli@ne i baresi sono truffatori”

Torniamo ad occuparci della storia di Gianni e della sua Audi Q2 da 20.000 euro taroccata e ferma. Dopo avervi fatto sentire la telefonata con il concessionario in attesa degli sviluppi giudiziari, ci siamo messi in auto e ci siamo recati a sorpresa con lo stesso Gianni a Sora.

Non abbiamo trovato sul posto Andrea, il venditore, con cui abbiamo parlato al telefono, partito a Francoforte, ma suo zio che ha chiamato subito la Polizia. Ora vi parliamo degli ultimi aggiornamenti. Andrea, dopo aver mostrato una “certa disponibilità”, ha cambiato decisamente registro, riempiendoci di insulti e annunciando una querela.

Policlinico Bari, 42enne di Bitonto muore nel reparto di Psichiatria. La denuncia dei familiari: “Stava bene”

Un 42enne di Bitonto è morto nel reparto di Psichiatria del Policlinico di Bari dopo essere stato ricoverato in seguito a un tentativo di suicidio avvenuto tra il 7 e l’8 marzo.

I genitori, assistiti dall’avvocato Michele Pasculli, hanno presentato una denuncia ai carabinieri ipotizzando responsabilità mediche e omissioni nei soccorsi che avrebbero compromesso le possibilità di salvarlo.

L’uomo era stato trovato ferito da un colpo d’arma da fuoco nella sua auto nelle campagne tra Bitonto e Giovinazzo. Dopo il ricovero al San Paolo era stato trasferito al Policlinico, dove era stato sottoposto a un intervento chirurgico ritenuto riuscito e, secondo i familiari, mostrava segni di ripresa e autonomia. Successivamente era stato trasferito nel reparto di Psichiatria. I parenti sostengono che fino a pochi giorni prima del decesso il 42enne stesse bene.

Sabato scorso la famiglia sarebbe stata avvisata di un improvviso peggioramento: arrivati in ospedale, i genitori avrebbero trovato il figlio immobilizzato a letto e incosciente. Secondo quanto denunciato, l’uomo avrebbe avuto una grave emorragia cerebrale e sarebbe poi deceduto. La Procura di Bari potrebbe ora disporre ulteriori accertamenti per chiarire le cause della morte e verificare eventuali responsabilità sanitarie.

Borsa di studio, il caso Mari Lorusso finisce in aula: il Policlinico di Bari prima la licenzia e poi la denuncia per falso

Il Policlinico di Bari ha presentato una denuncia per falso nei confronti di Maria Carmen Lorusso, ex consigliera comunale già imputata per voto di scambio politico-mafioso, in merito alla sua partecipazione al bando del progetto europeo Ubuntu. Al centro della vicenda ci sarebbero presunte dichiarazioni non veritiere rese sia nella domanda di partecipazione sia al momento della firma del contratto per una borsa di studio da 25mila euro annui.

L’azienda ospedaliera, guidata da Antonio Sanguedolce, ha avviato un nuovo procedimento per revocare l’incarico assegnato a Lorusso, dopo aver annullato il precedente provvedimento per evitare possibili ricorsi amministrativi. Alla candidata è stato concesso un termine di dieci giorni per presentare memorie difensive e documentazione.

Secondo il Policlinico, Lorusso avrebbe commesso due irregolarità: la mancata compilazione dell’allegato previsto dal bando relativo a carichi pendenti e procedimenti penali, sostituito con un’autodichiarazione ritenuta non valida, e una dichiarazione resa al momento della firma del contratto, il 23 marzo 2026, nella quale avrebbe attestato di non avere procedimenti civili e penali in corso.

La vicenda è esplosa dopo le verifiche richieste dalla Regione Puglia, che aveva sollecitato l’annullamento in autotutela dell’incarico. Lorusso, risultata prima in graduatoria tra sette candidati, aveva annunciato ricorso al Tar tramite il suo legale.

Foggia, paziente dializzata cade in ospedale. La denuncia: “Dieci ore di attesa al pronto soccorso sono andata via”

Avrebbe atteso per oltre dieci ore nel pronto soccorso del Policlinico di Foggia, decidendo alla fine di andare via e rinunciare all’assistenza, per essere visitata dopo una caduta da una poltrona, avvenuta il giorno prima, mentre si trovava nello stesso ospedale in attesa di sottoporsi alla consueta terapia di dialisi.

La vicenda, raccontata dalla paziente, una 56enne di Foggia da tre anni in dialisi per una patologia renale, risale a ieri.

Nelle prossime ore la donna fa sapere che invierà una formale lettera alla direzione sanitaria, con documentazione allegata, ma intanto ha deciso di raccontare l’accaduto “perché non capiti più a nessun paziente, soprattutto a coloro che presentano fragilità”.

“Ero seduta nella sala d’attesa della struttura di emodialisi del Policlinico di Foggia – racconta la donna – in attesa di entrare nel reparto per la consueta seduta di dialisi che eseguo tre volte a settimana, quando è venuto a sedersi sulla poltrona affianco alla mia un altro paziente. In quel momento entrambe le poltrone, che non erano ancorate a terra, si sono ribaltate e siamo entrambi caduti battendo il capo contro il muro. Io ho accusato anche un forte dolore al braccio.
Nonostante i sanitari intervenuti mi consigliassero di recarmi in pronto soccorso, ho deciso di effettuare la dialisi e fare rientro a casa”.

L’indomani mattina, con un evidente ematoma al braccio, su consiglio del medico di medicina generale, la donna è tornata al pronto soccorso. “Alle 15,49 sono stata presa in carico al triage con un codice di urgenza arancione, – riferisce la 56enne – sono stata sottoposta agli esami ematici, e, nonostante alle 18 fossi la seconda paziente in attesa di consulenza con uno specialista, alle 2 di notte, dopo oltre 10 ore, mi sono recata dall’infermiere di turno comunicandogli che, a causa della lunga attesa, non avevo assunto i miei farmaci vitali e non avevo effettuato l’insulina, con gravissimi rischi per la mia salute. Mi è stato risposto che ‘i medici sono solo due e non possono fare niente’. Di fronte a questo scenario di totale disservizio e noncuranza per la vita umana, ho deciso di andarmene, sentendomi non tutelata e in pericolo”.

Bari, nuova “stesa” al Libertà: esplosi colpi in aria al Redentore. Paura tra i residenti ma nessuna denuncia

Ancora spari nella città di Bari. La sera del 29 aprile il quartiere Libertà, nella zona del Redentore, è stato teatro di una “stesa”: due moto con uomini armati e incappucciati hanno esploso colpi in aria, seminando panico tra i presenti ma senza provocare feriti.

L’episodio arriva a meno di 24 ore dalla sparatoria in via Pier l’Eremita, a Bari vecchia, dove è rimasta ferita un’anziana. Gli investigatori ritengono che si tratti di azioni intimidatorie legate alla faida tra i clan Clan Capriati e Clan Strisciuglio.

Cresce la tensione in vista della Festa di San Nicola, tradizionale momento di tregua criminale che quest’anno potrebbe non essere rispettato. Intanto proseguono le indagini e si intensificano i controlli delle forze dell’ordine.

Botte e insulti all’asilo, sospesa la maestra. Il papà di Kevin fa scattare le indagini: “Un incubo”

Torniamo ad occuparci della maestra di 65 anni di Bitonto sospesa dall’insegnamento per sei mesi con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di bambini di circa 4 anni.

Secondo le indagini, la donna avrebbe compiuto diversi episodi di violenza e umiliazione in classe, tra cui schiaffi sul viso e sulla nuca, strattonamenti e urla. In un caso avrebbe fatto cadere un bambino obbligandolo a rimanere a terra, mentre in un altro avrebbe colpito una bambina sulla testa con un libro.

Abbiamo intervistato il papà che, tramite una denuncia, ha fatto scattare le indagini. Abbiamo raccolto la sua testimonianza e il suo racconto, con tutti gli sviluppi negativi della vicenda sulle vittime.

Porto di Bari tra degrado, buche e scarsa illuminazione: “Inaccettabile cartolina e rischio reale per chi lavora”

Buche profonde, traffico caotico, rifiuti e scarsa illuminazione. È questa la situazione che ogni giorno si trovano ad affrontare lavoratori, autotrasportatori e cittadini che frequentano l’area portuale del capoluogo pugliese. A denunciare le condizioni critiche è un lavoratore che vive quotidianamente il porto e che parla di una realtà ormai “oltre ogni limite di tollerabilità”.

Il porto rappresenta uno dei principali punti di accesso alla città e un nodo fondamentale per l’economia e il turismo. Tuttavia, secondo la segnalazione, l’area versa in uno stato di grave degrado e disorganizzazione.

Tra i problemi più evidenti: asfalto dissestato e buche pericolose per mezzi e persone; presenza diffusa di rifiuti e condizioni igieniche precarie; erbacce e assenza di manutenzione del verde; parcheggi incontrollati di TIR, anche in doppia e tripla fila; segnaletica stradale assente o illeggibile; illuminazione insufficiente nelle ore serali e notturne; mancanza di controlli su viabilità e ordine pubblico;  traffico disordinato e potenzialmente pericoloso.

La situazione non riguarda solo il decoro urbano, ma pone seri rischi per la sicurezza di chi lavora e transita nell’area. Il porto, infatti, è frequentato quotidianamente da operatori, autotrasportatori, cittadini e turisti.

“È inaccettabile – si legge nella denuncia – che chi arriva a Bari da ogni parte del mondo si trovi davanti uno scenario di abbandono e incuria, lontano dal reale valore della città”. Secondo il lavoratore, ciò che preoccupa maggiormente è l’assenza di interventi strutturali e continui, nonostante l’importanza strategica dell’area.

Da qui l’appello alle istituzioni e agli organi competenti affinché vengano avviate azioni immediate per garantire: maggiore sicurezza per lavoratori e utenti; condizioni dignitose e decorose; una gestione efficiente della viabilità; controlli costanti sull’area.

Quella del porto di Bari non appare più come una semplice serie di disservizi, ma come una criticità strutturale che richiede attenzione immediata. La speranza, conclude il segnalante, è che l’informazione possa contribuire a portare alla luce queste problematiche e favorire un cambiamento concreto per uno dei luoghi simbolo della città.

Barletta, scoperta la prigione dei pitbull: dieci esemplari incatenati e maltrattati. Denunciato un 26enne

Un giovane di 26 anni è stato denunciato dagli agenti della polizia locale di Barletta per maltrattamento di animali. Lo rende noto l’associazione animalista Stop animal crimes Italia.

In una nota, è spiegato che dieci pitbull sono stati sequestrati. Tre di questi erano bloccati da una grossa catena, impossibilitati a muoversi e senza riposo.

Un altro cane è stato trovato in una gabbia di due metri quadrati in condizioni igieniche precarie. Gli animali sono stati trasportati in un box in uso alla associazione animalista in una struttura della provincia di Caserta, accreditata dal Ministero della Salute. L’attività di indagine è stata coordinata dal primo gruppo specializzato (Ambiente, edilizia e pubblica amministrazione) della Procura di Trani.

“Stop animal crimes Italia – si legge nella nota – denuncia l’ancora dilagante realtà di maltrattamento degli animali che va dal detenere cani su balconi, terrazze e in box fatiscenti in terreni e cortili fino a forme più cruente e violente come relegare cani in spazi angusti e legati a catene”. Per l’associazione, sono “pochissimi i provvedimenti penali di sequestro di animali a causa della mancanza di fondi pubblici destinati a pagare il loro mantenimento”.

Soldi facili in Albania, insorgono gli “amici” di Polignano: “Valutiamo denuncia a Labianca”

Dopo l’ultimo incontro epico con Cesare Labianca, l’uomo che promette linee di credito, finanziamenti e agevolazioni per l’apertura di aziende in Albania e che si è recato all’Ordine dei giornalisti per denunciare il nostro operato, siamo tornati sul luogo del delitto, seppure Antonio ancora non riesce a darsi pace.

Questa volta non parliamo del pass disabili in bella mostra sulla macchina del ragioniere Labianca, ma della reazione dei suoi “amici” di Polignano. Qualche settimana fa beccammo infatti casualmente Labianca in compagnia di alcuni signori, spacciati per “amici”, ma in realtà la situazione è ben diversa.