Antonio Pio è un ragazzo autistico con grave epilessia. I genitori ci hanno chiamato per chiedere aiuto perché loro figlio non può stare più con loro. Lo hanno fatto dopo l’ultimo grave episodio avvenuto tra casa e scuola. Una situazione diventata ingestibile nonostante i vari tentativi fatti. Ecco il racconto di Paolo.
Maestra d’asilo picchia e insulta i bimbi, chiusa l’indagine. Il papà di Kevin: “Video inquietanti”
Torniamo ad occuparci della maestra di 65 anni di Bitonto sospesa dall’insegnamento per sei mesi con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di bambini di circa 4 anni.
Secondo le indagini, la donna avrebbe compiuto diversi episodi di violenza e umiliazione in classe, tra cui schiaffi sul viso e sulla nuca, strattonamenti e urla. In un caso avrebbe fatto cadere un bambino obbligandolo a rimanere a terra, mentre in un altro avrebbe colpito una bambina sulla testa con un libro.
Siamo tornati dal papà di Kevin che, tramite una denuncia, ha fatto scattare le indagini. Ecco tutti gli aggiornamenti della vicenda.
Rosa sogna di camminare, si aggrappa a papà e fa qualche passo: “Mai sentite le gambe così forti”
L’emozione più grande. Dopo il secondo giorno di trattamento, Rosa ha iniziato a muovere i suoi primi passi. “Non ho mai sentito le gambe così forti”, racconta. La terapia sta iniziando a dare i primi risultati, tutti documentati dai video inviati dalla famiglia Cascione da Monterrey. La speranza cresce, così come il nostro sostegno.
Femminicidio a Foggia, Stefania uccisa dal marito. La figlia Jessica: “Papà non potrà mai essere perdonato”
A una settimana dal femminicidio di Stefania Rago, uccisa il 23 aprile nella sua abitazione a Foggia dal marito, il 48enne guardia giurata Antonio Fortebraccio, la voce della figlia Jessica, 27 anni, si alza forte anche per lanciare un messaggio preciso.
“Il femminicidio non deve mai essere considerato normale”. Jessica, in un incontro con i giornalisti insieme a suo fratello Michael, di 23 anni, parla anche del padre: “Una persona del genere non potrà mai essere perdonata. Uccidere significa voler avere il controllo totale sull’altra persona, decidere che non debba vivere. Non merita alcun riavvicinamento”. Dietro a quella tragedia, spiega, si nascondeva una dinamica familiare fatta di controllo e svalutazione.
“Non ci si aspetta mai una reazione del genere da un padre o da un marito. I litigi esistono in tutte le famiglie, ma mai fino a questo punto”, racconta: “Controllava molto la vita di mia madre. Apparentemente voleva che fosse autonoma, ma in realtà non le permetteva mai di esserlo davvero”. Un episodio resta emblematico: “Mia madre aveva studiato e lavorato in diversi posti, ma a un certo punto ha smesso. Aveva paura. Lui la faceva sentire incapace, la buttava giù moralmente”.
“Abbiate coraggio – esorta -. Parlate con le persone vicine, quelle che possono davvero aiutarvi”. Jessica racconta che “la madre non si confidava. Era molto riservata. Forse voleva proteggerci”. Ma i figli, comunque, capivano: “Le chiedevo perché fosse turbata, ma lei diceva sempre che stava bene”. Poi, ricorda, “c’erano già state altre occasioni un cui mamma aveva chiesto il divorzio. Ma lui era insistente, questa cosa non l’ha mai accettata. Noi ci speravamo. Lo dicevamo anche a mio padre. Stai meglio tu e sta meglio mamma”.
“Ci ha lasciato forza e amore – ricorda Michael -. Ci sono stati momenti di gioia, ma anche momenti difficili. Soprattutto per nostra madre che ha dovuto sostenere nel tempo dinamiche familiari complesse. Nonostante tutto, però, nessuno avrebbe mai immaginato un epilogo così tragico. Nemmeno lei pensava che suo marito potesse arrivare a tanto. Neanche noi figli lo avremmo mai pensato. Ci ha lasciato tanta forza, davvero tanta”. “L’ho vista proprio quella mattina, verso le 10. Sono tornato a Bari perché studio lì. Mi ha dato un bacio a stampo e mi ha detto: ‘Quando ci vediamo, amore mio?’. Le ho risposto: ‘La settimana prossima, stai tranquilla. Poi la sera ho saputo tutto”.
Botte e insulti all’asilo, sospesa la maestra. Il papà di Kevin fa scattare le indagini: “Un incubo”
Torniamo ad occuparci della maestra di 65 anni di Bitonto sospesa dall’insegnamento per sei mesi con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di bambini di circa 4 anni.
Secondo le indagini, la donna avrebbe compiuto diversi episodi di violenza e umiliazione in classe, tra cui schiaffi sul viso e sulla nuca, strattonamenti e urla. In un caso avrebbe fatto cadere un bambino obbligandolo a rimanere a terra, mentre in un altro avrebbe colpito una bambina sulla testa con un libro.
Abbiamo intervistato il papà che, tramite una denuncia, ha fatto scattare le indagini. Abbiamo raccolto la sua testimonianza e il suo racconto, con tutti gli sviluppi negativi della vicenda sulle vittime.
IL LEGALE – Festa del Papà. Genchi: “Stessi diritti delle mamme. No all’abuso del codice rosso”
Oggi 19 marzo, in occasione della festa di San Giuseppe, si celebra anche la festa del papà. Quinto Potere, nel corso di questi anni, ha acceso i suoi riflettori anche sulle storie di alcuni padri di famiglia e sulle loro battaglie giudiziarie. Abbiamo deciso di affrontare l’argomento anche con l’avvocato Genchi nella nuova puntata della rubrica Il Legale.
“Papà vieni e spacca la faccia al prof”, docente aggredito a scuola: indagato 48enne per violenza e minacce
Un padre 48enne di Ruffano ha tentato di aggredire un professore nell’istituto “Bottazzi” di Casarano dopo che il figlio 16enne, punito con diverse note disciplinari per comportamento aggressivo, lo aveva incitato via messaggio a “spaccargli la faccia”.
L’uomo si è presentato a scuola con l’altro figlio, ha insultato e minacciato il docente e lo ha strattonato nei corridoi, costringendolo a rifugiarsi in bagno e a chiamare i carabinieri.
Identificato dai militari, è ora accusato di violenza e minaccia a pubblico ufficiale. L’udienza preliminare è fissata per l’11 maggio.
Rosa sogna di camminare. La crisi, la paura e la voglia di lottare: “Tanto bene attorno a noi”
In tanti ci chiedono notizie su Rosa e sul suo sogno. Siamo andati a ritrovarla a casa, in attesa del viaggio in Messico in programma a maggio. Con lei c’è papà Nicola per tutti gli aggiornamenti sulla vicenda. Nonostante i momenti difficili e la paura, la famiglia sta trovando energie e forze nella solidarietà immensa di chi si è fatto avanti.
Riabilitazione sospesa a 17enne autistica, il dramma di Francesca. Il papà: “Non è pericolosa”
“Scusatemi per la commozione ma è dura”. Ha inizio così una chiacchierata dapprima informale e poi con le telecamere accese con Michele Marrone, papà di Francesca, una giovane affetta da autismo di livello tre.
La storia della diciassettenne era stata posta al centro dell’attenzione mediatica già qualche anno fa in seguito ad un problema legato alle cure dentarie ospedaliere successivamente risolto dopo non pochi sballottamenti della famiglia. A distanza di poco tempo la vita di Francesca parrebbe essersi complicata ancor più del dovuto in seguito ad un allontanamento dalla struttura richiesto, e sottoscritto, dall’istituto che frequentava.
La motivazione risiederebbe nella pericolosità della giovane. Papà Michele però non ci sta e decide ancora una volta, per amore di sua figlia e della verità, di andare a fondo alla vicenda. Le domande che la famiglia si pone sono legate proprio al principio di pericolo al quale l’istituto rimanda: “Se così fosse dovrei temere per la vita di mia figlia? Potrebbe compiere qualche gesto improvviso e pericoloso?”.
Interrogativi leciti che non troverebbero una valida risposta da parte degli enti preposti. Un altro problema presente è quello legato al piano terapeutico della diciassettenne che a causa di alcuni psicofarmaci somministratele in passato si è trovata a dover gestire sbalzi ormonali, aumento di peso e molti squilibri nei valori degli esami a cui è stata sottoposta.
Tra i protagonisti sanitari della vicenda un ping-pong in classico stile italiano. Responsabilità che passano da un ente ad un altro, da una pec ad una mail con il tentativo di far sbrogliare la matassa sempre ad altri. Ma quello su cui dovremmo riflettere è: chi aiuta queste famiglie se le istituzioni sanitarie non mettono a disposizione del popolo il proprio sapere?
Rosa sogna di camminare, papà Nicola: “Ecco perché andiamo tutti insieme e servono 120mila euro”
La storia di Rosa, la 14enne affetta da diverse patologie gravi e nata con la paralisi celebrale infantile, ha colpito tutta la nostra community e non solo. Per la sua famiglia e per Rosa si é aperta una speranza.
Un viaggio in Messico nella clinica Neurocytonix esattamente a Monterrey, una delle poche realtà che usa la tecnologia del cytotron, può rappresentare la svolta della sua vita.
Per questo ha avviato una raccolta fondi con la speranza di raccogliere il necessario per sostenere le spese per voli, alloggi e cure. Mamma Maria, dopo aver descritto le patologie di Rosa, ci ha illustrato quale sarà il percorso da seguire.
Come spesso accade, le nostre storie attirano purtroppo i soliti chiacchieroni e haters. Niente però riesce a scalfire la forza di Rosa. Anche perché è circondata dall’amore della sua famiglia.
Noi abbiamo voluto recitare la nostra parte e abbiamo deciso, tramite la nostra associazione, di donare 6mila euro per la sposare la causa di Rosa per acquistare i biglietti necessari. Dopo aver comprato i biglietti, siamo tornati da Rosa e dalla sua famiglia dopo un momento delicato. Questa volta abbiamo consegnato i passaporti ed è arrivato il momento di presentarvi Nicola, il papà di Rosa, che ai nostri microfoni ha precisato alcune cose sul viaggio e sulla raccolta fondi.










