Bari, prende a martellate una suora per rubarle la pensione: pena ridotta per Oss del San Paolo dopo riabilitazione

Ha ottenuto una riduzione della pena l’operatore socio-sanitario barese di 62 anni che il 5 marzo 2025 aggredì con un martello una suora laica di 67 anni per rapinarla dei mille euro appena ritirati alle Poste di via Principe Amedeo, a Bari. L’uomo, affetto da una grave dipendenza dal gioco d’azzardo, ha manifestato pentimento, chiesto scusa alla vittima e avviato un percorso di recupero frequentando il gruppo Giocatori Anonimi della sua parrocchia.

La Corte d’Appello ha così ridotto la condanna da quattro anni e sei mesi a quattro anni di reclusione. Il 62enne è stato inoltre assolto dall’accusa di evasione contestata dopo un breve allontanamento dai domiciliari.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo aveva pedinato la donna dopo il prelievo e l’aveva aggredita lungo il tragitto verso la sede delle Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe, colpendola alla testa e a un braccio prima di fuggire con la borsa. Arrestato un mese dopo dalla polizia grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza, aveva subito confessato il gesto, spiegando di aver dilapidato stipendio e risparmi alle slot machine e di essere oppresso da debiti e bollette.

Riabilitazione sospesa a 17enne autistica, il dramma di Francesca. Il papà: “Non è pericolosa”

“Scusatemi per la commozione ma è dura”. Ha inizio così una chiacchierata dapprima informale e poi con le telecamere accese con Michele Marrone, papà di Francesca, una giovane affetta da autismo di livello tre.

La storia della diciassettenne era stata posta al centro dell’attenzione mediatica già qualche anno fa in seguito ad un problema legato alle cure dentarie ospedaliere successivamente risolto dopo non pochi sballottamenti della famiglia. A distanza di poco tempo la vita di Francesca parrebbe essersi complicata ancor più del dovuto in seguito ad un allontanamento dalla struttura richiesto, e sottoscritto, dall’istituto che frequentava.

La motivazione risiederebbe nella pericolosità della giovane. Papà Michele però non ci sta e decide ancora una volta, per amore di sua figlia e della verità, di andare a fondo alla vicenda. Le domande che la famiglia si pone sono legate proprio al principio di pericolo al quale l’istituto rimanda: “Se così fosse dovrei temere per la vita di mia figlia? Potrebbe compiere qualche gesto improvviso e pericoloso?”.

Interrogativi leciti che non troverebbero una valida risposta da parte degli enti preposti. Un altro problema presente è quello legato al piano terapeutico della diciassettenne che a causa di alcuni psicofarmaci somministratele in passato si è trovata a dover gestire sbalzi ormonali, aumento di peso e molti squilibri nei valori degli esami a cui è stata sottoposta.

Tra i protagonisti sanitari della vicenda un ping-pong in classico stile italiano. Responsabilità che passano da un ente ad un altro, da una pec ad una mail con il tentativo di far sbrogliare la matassa sempre ad altri. Ma quello su cui dovremmo riflettere è: chi aiuta queste famiglie se le istituzioni sanitarie non mettono a disposizione del popolo il proprio sapere?