Duplice omicidio a Carovigno, uccide fratello e cognata in campagna: pena ridotta per l’88enne Cosimo Calò

La Corte d’assise d’appello di Lecce ha ridotto da 27 a 17 anni di reclusione la condanna per Cosimo Calò, 88 anni, accusato del duplice omicidio del fratello e della cognata, uccisi il 1° marzo 2023 nelle campagne di Serranova, a Carovigno, nel Brindisino.

I giudici hanno escluso l’aggravante della premeditazione e riconosciuto all’imputato l’attenuante del vizio parziale di mente. Secondo quanto emerso dalle indagini, Calò avrebbe sparato ai due familiari al culmine di una controversia legata all’eredità, in particolare per la proprietà di un terreno situato a poca distanza dalla loro abitazione.

Omicidio Rafaschieri a Bari, non impugna sentenza di primo grado: sconto di pena per il boss Mineccia

Ulteriore sconto di pena per il boss barese Filippo Mineccia, reo confesso dell’agguato mafioso del 24 settembre 2018, in cui fu ucciso Walter Rafaschieri e ferito suo fratello Alessandro. Per Mineccia i giudici hanno stabilito una condanna a 15 anni di reclusione.

In primo grado il boss 42enne, genero del capo clan di Japigia Eugenio Palermiti, era stato condannato a 20 anni di reclusione. Il coimputato Giovanni Palermiti, figlio del boss Eugenio, era stato condannato all’ergastolo. Mineccia non aveva impugnato la sentenza, mentre Palermiti sì, chiedendo l’esclusione dell’aggravante della premeditazione. I giudici dell’appello, accogliendo il motivo di ricorso, avevano ridotto le condanne ad entrambi, 20 anni per Palermiti e 18 per Mineccia.

Sulla responsabilità, il giudizio è ormai irrevocabile da tempo ma sulla quantificazione della pena inflitta a Mineccia, la Corte di Assise di Appello di Bari, dopo un primo rigetto e una successiva pronuncia della Cassazione, ha ora accolto la richiesta della difesa, rappresentata dall’avvocato Nicola Quaranta, della ulteriore riduzione di un sesto, come previsto dalla riforma Cartabia, per non aver impugnato la sentenza di primo grado.

Bari, prende a martellate una suora per rubarle la pensione: pena ridotta per Oss del San Paolo dopo riabilitazione

Ha ottenuto una riduzione della pena l’operatore socio-sanitario barese di 62 anni che il 5 marzo 2025 aggredì con un martello una suora laica di 67 anni per rapinarla dei mille euro appena ritirati alle Poste di via Principe Amedeo, a Bari. L’uomo, affetto da una grave dipendenza dal gioco d’azzardo, ha manifestato pentimento, chiesto scusa alla vittima e avviato un percorso di recupero frequentando il gruppo Giocatori Anonimi della sua parrocchia.

La Corte d’Appello ha così ridotto la condanna da quattro anni e sei mesi a quattro anni di reclusione. Il 62enne è stato inoltre assolto dall’accusa di evasione contestata dopo un breve allontanamento dai domiciliari.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, l’uomo aveva pedinato la donna dopo il prelievo e l’aveva aggredita lungo il tragitto verso la sede delle Missionarie dell’Immacolata Padre Kolbe, colpendola alla testa e a un braccio prima di fuggire con la borsa. Arrestato un mese dopo dalla polizia grazie alle immagini delle telecamere di sorveglianza, aveva subito confessato il gesto, spiegando di aver dilapidato stipendio e risparmi alle slot machine e di essere oppresso da debiti e bollette.

Omicidio Palazzotto a Bitritto: ridotta in Appello da 14 a 10 anni la pena per Francesco Assunto

La Corte d’Assise di Appello di Bari ha ridotto da 14 a 10 anni di reclusione la pena inflitta in primo grado a Francesco Assunto per l’omicidio di Gianni Palazzotto a Bitritto, avvenuto il 20 novembre 2022 fuori il bar Coffee Time.

Sono state riconosciute le attenuati generiche che hanno portato allo sconto di pena. Secondo quanto ricostruito la vittima, in evidente stato di alterazione, all’alba si è presentato all’esterno del bar dando calci, testate e spallate contro la vetrina della vittima.

Assunto a quel punto lo atterra, lo colpisce con sei violenti pugni, prima di posizionarsi con le ginocchia sulla parte dorsale della gabbia toracica, spingendo con le mani per tenerlo fermo. Dopo pochi istanti, come documentato anche dalle telecamere di videosorveglianza, Palazzotto smette di respirare, ma Assunto non ha lasciato subito la presa.

La morte, come certificato dall’autopsia, è arrivata per “asfissia acuta meccanica e violenta causata dalla compressione prolungata del mantice respiratorio”, ritenendo l’abuso di droga e alcol concause del decesso, ma non cause determinanti. Confermata in Appello la provvisionare a favore delle parti civili (il padre, la sorella e la compagna della vittima).

Bari, uccide 21enne dopo una lite in stazione: pena ridotta in Appello per il killer 25enne

La Corte di Assise di Appello di Bari ha ridotto la condanna di Romeo Okoidigun, 25enne di nazionalità nigeriana, da 15 anni e 8 mesi di reclusione a 14 anni e 8 mesi di reclusione per l’omicidio volontario del 21enne somalo Abdi Aboala.

Il corpo della giovane vittima fu trovato senza vita vicino ai binari della stazione centrale di Bari la notte tra il 17 e il 18 febbraio 2022. Il 25enne, reo confesso, fu fermato dopo poche ore dal delitto, identificato grazie alle immagini delle telecamere di videosorveglianza.

L’arma del delitto un coltello di 33 centimetri che il 25enne aveva con sé quando fu fermato dalla Polizia con ancora gli abiti sporchi di sangue. Secondo quanto emerso, prima che scoppiasse la rissa, tra i due pare ci fosse stato un approccio sessuale.

Avevano bevuto insieme birra e gin e poi fumato marijuana. Da lì poi sarebbe nata una colluttazione nella quale il 25enne ha accoltellato e ucciso il 21enne. “Mi dispiace molto per quello che è successo, ma non so perché è successo”, le parole dell’assassino dopo il suo arresto.

La Procura, ipotizzando l’omicidio volontario aggravato dai futili motivi, chiese l’ergastolo ma l’aggravante venne esclusa già in primo grado dai giudici della Corte di Assise. Durante il primo processo il 25enne fu anche sottoposto a una perizia psichiatrica che ha rilevato un “vizio parziale di mente”.

Bari, minacce social alla giudice del processo dell’anziana madre: pena ridotta a 7 mesi in Appello

La vicenda risale a settembre 2022. La 76enne Angela Pinto era stata arrestata per stalking condominiale: la condanna di 3 anni di reclusione in primo grado è stata poi ridotta a 2 anni in Appello. Durante il processo il figlio dell’imputata ha organizzato prima un sit-in di protesta davanti al Tribunale, poi ha pubblicato minacce sui social.  

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Bari, pusher gambizzato a Poggiofranco: pena ridotta per i baresi Caricola e Cascella. Esclusa l’aggravante mafiosa

Nel secondo processo d’Appello è stata ridotta la pena nei confronti dei due baresi Francesco Caricola e Francesco Cascella, rispettivamente di 29 e 39 anni, finiti a processo per lesioni personali e detenzione e porto illegale d’arma da fuoco in concorso.

Nel settembre 2016, secondo quanto ricostruito dalle indagini, avrebbero organizzato la gambizzazione di uno spacciatore minorenne nel quartiere Poggiofranco. Cascella avrebbe ideato l’agguato, mentre Caricola avrebbe attirato il giovane nella trappola. A sparare invece è stata una terza persona.

In primo grado e in Appello, nei confronti dei due, fu riconosciuta l’aggravante dell’agevolazione mafiosa, ma la Cassazione l’ha esclusa. Così, nel secondo processo d’Appello, la pena è stata ridotta a 2 anni e 8 mesi per Caricola (da 3 anni e un mese) e a 3 anni per Cascella (da 3 anni e 5 mesi).

Secondo la Cassazione la gambizzazione “non è un’azione propria solo delle associazioni mafiose, ma è invece in grado di evocare tanto la criminalità organizzata di tipo mafioso quanto la criminalità comune, in ipotesi organizzata, e quella operante nel settore degli stupefacenti”, si legge nelle carte. “Gli avvertimenti tesi a dissuadere la vittima nel perseverare nell’attività di spaccio in una zona di competenza di un clan (non possono essere ritenuti elementi sintomatici della sussistenza dell’aggravante del metodo mafioso”, la tesi dei giudici.