Omicidio Bakari Sako a Taranto, il fratello: “Non sopporto come siamo trattati. Vogliamo avere giustizia”

«Ormai Bakari non c’è più, non potremo vedere più il suo volto, né ascoltare i suoi pensieri. Ha lasciato un vuoto che non sappiamo come riempire. Ha lasciato un vuoto a causa della violenza e noi vogliamo solo avere giustizia per il suo corpo».

È il dolore affidato ai social da Souleymane Sako, fratello minore di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto.

Per l’omicidio sono sei i giovani raggiunti da misure cautelari: quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni, tra cui il presunto autore materiale delle coltellate che avrebbe confessato, oltre ai maggiorenni Fabio Sale, 20 anni, e Mimmo Colucci, 22 anni. Tutti sono indagati, a vario titolo, per omicidio. Al momento gli inquirenti non hanno contestato l’aggravante dell’odio razziale.

Nel post pubblicato su Facebook, Souleymane Sako richiama anche il tema dell’integrazione e delle discriminazioni: «Credo che siamo considerati persone di colore e non dovremmo sentirci così. Non dovremmo essere costretti a protestare perché veniamo trattati male. Lo facciamo perché ne abbiamo bisogno. Abbiamo dei diritti e dei doveri».

«Non sopporto il modo in cui veniamo trattati», aggiunge il fratello della vittima, tornando a chiedere verità e giustizia per la morte di Bakari Sako, avvenuta nel centro storico del capoluogo ionico e al centro di un’indagine che continua a suscitare forte attenzione e mobilitazione in città.

Omicidio a Taranto, 29 giorni dopo proclamato lutto cittadino per la morte di Bakari Sako: scoppia la polemica

Taranto osserva oggi il lutto cittadino per la morte di Bakari Sako, il bracciante maliano di 35 anni ucciso all’alba del 9 maggio in un’aggressione avvenuta nella Città Vecchia. A venti giorni dalla tragedia, il sindaco Piero Bitetti ha proclamato il lutto in concomitanza con la partenza della salma verso il Mali, definendo il gesto un segno di cordoglio verso la famiglia, la comunità maliana e l’intera cittadinanza.

La decisione, però, ha suscitato critiche da parte di molti cittadini, che sui social del Comune hanno contestato i tempi dell’iniziativa, ritenuta tardiva rispetto ad altre realtà vicine. Commenti ironici e polemici hanno accompagnato l’annuncio, accusando l’amministrazione di essere intervenuta troppo tardi.

Per la giornata sono previste bandiere a mezz’asta, un minuto di silenzio alle 12 e la chiusura simbolica di attività commerciali per mezz’ora. Nelle scuole saranno promossi momenti di riflessione sul valore della vita e del rispetto reciproco.

Intanto il Comune avvierà l’iter per installare una targa commemorativa in Piazza Fontana, luogo del delitto. Secondo gli inquirenti, a colpire mortalmente Sako sarebbe stato un 15enne, mentre quattro dei sei fermati sono minorenni.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, c’è l’ok per il trasferimento della salma in Mali: arriverà il 3 giugno a Kayes

Dopo giorni di attesa è stato rilasciato il documento necessario per il rimpatrio della salma di Bakari Sako, il 35enne bracciante ucciso a Taranto all’alba del 9 maggio. Nella giornata di ieri è arrivato il via libera dell’ambasciata a Roma al cosiddetto “passaporto funebre”, consentendo così il trasferimento del corpo in Mali.

Il viaggio inizierà domani pomeriggio con tappa a Roma, poi il volo verso Tunisi e infine Bamako, prima dell’arrivo previsto il 3 giugno a Kayes, paese d’origine della vittima.

Intanto proseguono le indagini sull’omicidio: restano indagati quattro minorenni e due maggiorenni, mentre il 29 maggio il Riesame rivaluterà la posizione dei minori coinvolti.

Gli indagati hanno sostenuto di non aver compreso subito la gravità della situazione e di aver tentato di soccorrere Sako. Un nuovo video acquisito dagli investigatori mostrerebbe anche il passaggio di un’ambulanza nella zona. Resta aperto il nodo principale dell’inchiesta: stabilire se il 35enne avrebbe potuto essere salvato, elemento su cui sarà decisiva la relazione del medico legale.

Barletta, Diviesti ucciso per un debito di 300 euro. La mamma: “Non c’entrava niente con la mafia albanese”

Un debito di appena 300 euro per una partita di droga sarebbe all’origine dell’omicidio di Francesco Diviesti, il parrucchiere 26enne di Barletta scomparso il 25 aprile 2025 e ritrovato morto quattro giorni dopo. Secondo la Direzione distrettuale antimafia di Bari, il delitto sarebbe stato orchestrato dal gruppo criminale guidato dal 40enne albanese Igli Kamberi, ritenuto a capo di un’organizzazione dedita al traffico di stupefacenti tra Puglia e Albania.

Per gli inquirenti, Diviesti sarebbe stato prelevato con la forza e condotto in una cava tra Minervino e Canosa, dove sarebbe stato ucciso con cinque colpi di pistola. Il corpo venne poi carbonizzato, un gesto definito dalla Dda «uno sfregio alla memoria e un monito per la comunità». Tra gli indagati per l’omicidio figurano, oltre a Kamberi, anche Nicola Di Benedetto e Antonio Lanotte, mentre altre persone sono accusate di favoreggiamento.

Le indagini di Dia e polizia hanno ricostruito un contesto segnato dalla presenza della mafia albanese nel territorio barlettano. Secondo gli investigatori, il gruppo criminale gestiva un traffico di droga con guadagni milionari trasferiti in Albania per essere riciclati. Nel corso delle operazioni sono stati sequestrati oltre un milione di euro e sono state eseguite misure cautelari anche in Albania, in collaborazione con la Procura speciale di Tirana.

Determinanti per l’inchiesta anche le dichiarazioni della madre della vittima, Maria Marzocca, che dopo l’omicidio ha deciso di collaborare con gli investigatori nonostante la paura: «Mi hanno strappato pelle e cuore», ha raccontato. “Abbiamo sentito parlare di mafia albanese, di traffico di droga, ma mio figlio che c’entrava con questi contesti?”, ha poi aggiunto. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Diviesti sarebbe stato punito per aver contestato parte del debito contratto con il clan, comportamento interpretato come un affronto al capo dell’organizzazione.

Omicidio a Barletta, Diviesti ucciso per 300 euro: bruciato tra copertoni dopo spari ravvicinati. I nomi degli arrestati

Omicidio premeditato con l’aggravante del metodo mafioso, tentata estorsione, detenzione e porto illegale di armi da fuoco e munizioni, favoreggiamento personale, violazione delle misure di prevenzione personali, riciclaggio internazionale di denaro contante dall’Italia all’Albania: sono le accuse contestate, a vario titolo, alle 14 persone (10 albanesi e 4 italiani, tra cui quattro donne) che questa mattina sono state raggiunte da provvedimenti cautelari emessi su richiesta della Dda di Bari e della Procura speciale anticorruzione e criminalità organizzata di Tirana, coordinate da Eurojust.

Le indagini sono iniziate dal delitto di Francesco Diviesti, il 26enne di Barletta sparito nel nulla il 25 aprile 2025 e ritrovato cadavere, quattro giorni dopo, in un casolare di Canosa di Puglia. Arrestato il presunto autore del delitto: Igli Kamberi, un 41enne albanese che controllava e gestiva lo spaccio di sostanze stupefacenti “con metodo mafioso” a Barletta.

Con lui c’erano, al momento del delitto, due italiani, un uomo e una donna di Barletta, che avrebbero contribuito a cancellare le tracce del delitto e “omesso di riferire all’autorità giudiziaria quanto a loro conoscenza”, spiegano gli investigatori. Per l’omicidio sono stati arrestati Francesco Sassi, 55 anni di Minervino Murge, Antonio Lanotte, 25enne di Barletta residente a Roma, e Saverio e Nicola Dibenedetto, padre e figlio di 58 e 21 anni, entrambi di Barletta.

Secondo quanto ricostruito, Diviesti sarebbe stato coinvolto in un tentativo di estorsione, finito con il suo sequestro e uccisione: il 26enne sarebbe stato fatto inginocchiare, poi assassinato da 5 colpi esplosi a distanza ravvicinata e da due pistole diverse, per poi essere bruciato in alcuni copertoni. Alla base del delitto ci sarebbe una tentata estorsione legata a un debito di 500 euro, poi ridotto a 300 con il noleggio di un’auto a favore di Kamberi. La contestazione sul chilometraggio dell’auto sarebbe stata interpretata come un affronto al ruolo criminale dell’uomo, “un’offesa da lavare col sangue”, ha spiegato la Dda di Bari. Gli investigatori sottolineano inoltre il clima di paura che circonda la vicenda: un amico della vittima, dopo aver collaborato con gli inquirenti, avrebbe ritrattato per timore di ritorsioni.

Proprio dagli accertamenti sul 41enne, gli investigatori hanno poi scoperto “la presenza di un gruppo strutturato con sede in Albania specializzato in riciclaggio di denaro e traffico di droga e che attraverso l’omicidio di Diviesti ha mostrato la ferocia e l’ostentazione della violenza con cui le mafie vogliono produrre assoggettamento”, ha spiegato il procuratore aggiunto della Dda di Bari, Giuseppe Gatti. Kamberi, irreperibile dalle ore successive al delitto, era stato poi arrestato in Ungheria per la detenzione di 24 chili di cocaina pura, nell’ambito di un altro procedimento della Procura di Trani. Le misure cautelari odierne sono stati eseguiti in Italia, Albania e Spagna

Omicidio Sako a Taranto, sull’ambulanza c’era un altro paziente. Poi la chiamata al 118: “C’è un uomo ubriaco”

La morte di Bakari Sako sarebbe stata inevitabile: il 35enne maliano, accoltellato il 9 maggio scorso a Taranto, è deceduto in pochi minuti a causa della grave emorragia provocata dalla ferita che gli ha reciso l’aorta. È quanto emerso dall’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Vaglio, alla presenza anche dei consulenti delle difese degli indagati.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, un’ambulanza transitata nei pressi di piazza Fontana subito dopo l’aggressione non avrebbe potuto soccorrere l’uomo perché già impegnata in un altro intervento con un paziente a bordo. Nei video acquisiti dagli inquirenti si vede uno dei giovani del branco gesticolare verso il mezzo sanitario che poi si allontana. Saranno le indagini a chiarire se qualcuno abbia invitato l’autista a proseguire. Poco dopo, una donna avrebbe chiamato i soccorsi parlando di un uomo ubriaco, senza riferire dell’accoltellamento.

Sul fronte giudiziario, il Tribunale dei minori discuterà il 29 maggio il ricorso presentato dai legali dei quattro minorenni arrestati, che chiedono il trasferimento dal carcere a una comunità. Anche i due maggiorenni coinvolti, Fabio Sale e Cosimo Colucci, hanno impugnato l’ordinanza che dispone la custodia cautelare in carcere.

Le indagini della Squadra mobile di Taranto, coordinate dalle procure ordinaria e minorile, hanno permesso di identificare rapidamente i presunti responsabili e ricostruire i ruoli nell’aggressione. Nell’ordinanza cautelare, il gip Gabriele Antonaci parla di una “sensazione di impunità” con cui il branco avrebbe agito in pieno centro, senza preoccuparsi delle telecamere o dei testimoni.

Bakari Sako stava andando al lavoro in bicicletta quando sarebbe stato accerchiato e picchiato senza motivo. Un 15enne gli avrebbe inferto tre coltellate, due all’addome e una al torace. Ferito, il 35enne si rifugiò in un bar dove si accasciò a terra. Il titolare del locale è ora indagato per favoreggiamento personale: secondo l’accusa avrebbe omesso di riferire agli investigatori la presenza di uno degli indagati sulla scena.

Omicidio Diviesti a Barletta, operazione antimafia all’alba fra Italia e Albania: 11 arresti – NOMI

Quattordici persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta della Dda di Bari, in collaborazione con l’autorità giudiziaria di Tirana, sull’omicidio di Francesco Diviesti, il 26enne di Barletta scomparso il 25 aprile 2025 e ritrovato cadavere quattro giorni dopo in un rudere delle campagne del nord Barese, e su un gruppo organizzato, con sede a Tirana, dedito al riciclaggio internazionale di denaro contante dall’Italia all’Albania.

Uno è ai domiciliari, 3 sono stati sottoposti all’obbligo di firma e gli altri in carcere. I dettagli saranno resi noti in una conferenza stampa in Procura a Bari alle 10:30.

Per l’omicidio Diviesti in carcere sono finiti Igli Kamberi, 40enne albanese residente a Barletta, Francesco Sassi, 55 anni, di Minervino Murge, Antonio Lanotte, 25 anni, di Barletta residente a Roma; Saverio e Nicola Dibenedetto, padre e figlio, 58 e 21 anni, di Barletta.

Omicidio Bakari Sako a Taranto, spunta un nuovo video: un’ambulanza passa dalla piazza durante l’aggressione

Nuovi sviluppi nelle indagini sull’omicidio di Bakari Sako, il giovane maliano ucciso in piazza Fontana. Un filmato del circuito di videosorveglianza avrebbe infatti rivelato un dettaglio cruciale: un’ambulanza era già presente nella piazza 13 minuti prima del decesso del ragazzo.

Secondo gli atti dell’inchiesta, l’aggressione sarebbe avvenuta alle 5.23, mentre i soccorsi sarebbero arrivati alle 5.39 dopo la chiamata di una donna. Le nuove immagini mostrano invece il passaggio del mezzo di emergenza già alle 5.26: l’ambulanza si sarebbe fermata per pochi istanti prima di ripartire.

Il video è ora al vaglio della Procura e potrebbe aiutare a chiarire due aspetti fondamentali: se Bakari avrebbe potuto essere salvato e se qualcuno dei giovani indagati abbia tentato di chiedere aiuto ai soccorritori durante quel passaggio. Le indagini proseguono.

Restano intanto in carcere sei giovani: il 19enne Fabio Sale, il 22enne Cosimo Colucci e quattro minorenni detenuti nei centri di prima accoglienza di Bari e Lecce. Indagato per favoreggiamento anche il titolare del bar Fontana.

Omicidio a Taranto, così ha agito il branco: Bakari Sako ucciso con tre coltellate e un pugno al volto

Tre coltellate mortali avrebbero causato la morte di Bakari Sako, il bracciante maliano ucciso all’alba del 9 maggio in piazza Fontana, nella città vecchia di Taranto. È quanto emerge dalle prime risultanze dell’autopsia disposta dalla Procura ordinaria e da quella per i minorenni, affidata al medico legale Roberto Vaglio, che avrà 60 giorni per depositare la relazione completa.

Secondo gli accertamenti, la vittima sarebbe stata colpita con tre fendenti – due al torace e uno all’addome – compatibili con profonde lesioni interne. A questi si sarebbe aggiunto un violento pugno al volto che avrebbe provocato la rottura di un dente e ferite al labbro superiore. Quando i sanitari del 118 sono intervenuti, intorno alle 5.34, l’uomo era già privo di segni vitali. Inutili i tentativi di rianimazione: il decesso è stato constatato alle 7.07.

Per l’omicidio sono indagati sei giovani, due maggiorenni e quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni, accusati in concorso di omicidio volontario aggravato. In carcere i maggiorenni Fabio Sale, 20 anni, e Cosimo Colucci, 22 anni, insieme ai quattro minori trasferiti negli istituti penali minorili. Un 15enne, che avrebbe materialmente sferrato la coltellata all’addome, ha compiuto 16 anni durante la custodia cautelare.

Indagato anche il titolare del bar dove Sako avrebbe cercato rifugio poco prima di morire: deve rispondere di favoreggiamento personale nei confronti di Colucci. Intanto la Procura ha disposto una perizia tecnica sui cellulari sequestrati e sui filmati delle telecamere di videosorveglianza per ricostruire le fasi dell’aggressione.

Tra i quesiti posti al medico legale anche quello relativo alla tempestività dei soccorsi: gli inquirenti vogliono capire se un intervento più rapido avrebbe potuto evitare la morte del bracciante.

Omicidio Bakari Sako a Taranto: “Il branco ha agito con senso di impunità. Non si sono preoccupati di essere visti”

“Particolarmente allarmante è che, dall’analisi dei filmati in atti, traspare limpidamente la sensazione di impunità con la quale il branco ha agito: essi, infatti, hanno pestato un soggetto sconosciuto in pieno centro città, quasi in orario diurno, non preoccupandosi minimamente di essere visti da testimoni oculari o di essere immortalati dalle telecamere di videosorveglianza. Non si sono minimamente premurati, ad esempio, di occultare il proprio viso, tramite cappucci o caschi, mostrandosi liberamente mentre ponevano in essere una condotta gravemente sprezzante della vita altrui”.

Lo ha scritto il gip di Taranto Gabriele Antonaci nell’ordinanza di custodia cautelare emessa – a fronte della non convalida del fermo – nei confronti di Cosimo Colucci, di 22 anni, detto Mimmo, uno dei sei indagati per l’omicidio di Bakari Sako, il 35enne bracciante maliano ucciso all’alba del 9 maggio scorso nella città vecchia di Taranto.

Colucci risponde in concorso con il 20enne Fabio Sale e quatto minorenni tra i 15 e i 16 anni. Sako, che percorreva via Garibaldi in sella a una bicicletta e si apprestava ad andare al lavoro nei campi, è stata accerchiato e picchiato senza un particolare motivo. Poi un 15enne gli ha sferrato tre coltellarìte, due all’addome e una al torace.

Il 35nne è entrato in un bar per trovare riparo e si è accasciato sul pavimento. Il gestore del locale ha intimato ai ragazzi che lo avevano seguito di uscire dal bar insieme al maliano, ma non ha chiamato le forze dell’ordine. L’esercente ora è indagato per favoreggiamento personale in quanto non avrebbe fatto il nome di Colucci pur conoscendolo e avendolo visto sulla scena. Martedì la procuratrice facente funzioni del tribunale per i minorenni Daniela Putignano affiderà l’autopsia al medico legale Roberto Vaglio. Nella stessa giornata la pm del Tribunale ordinario Paola Francesca Ranieri assegnerà la consulenza sui file video del bar di piazza Fontana e i cellulari dei due maggiorenni e della vittima.