Omicidio Irene Margherito, in aula il pentimento del cognato Adamo Sardella: “Vorrei chiedere perdono”

“Vorrei chiedere perdono a tutti. Sono profondamente addolorato per aver provocato la morte di mia cognata e sono pentito di tutto quello che ho fatto”.

Con queste parole, lette in aula durante dichiarazioni spontanee, il 57enne Adamo Sardella ha espresso il proprio pentimento nel processo per l’omicidio di Irene Margherito, uccisa il 26 maggio 2024 a Mesagne e morta poche ore dopo in ospedale a Brindisi.

L’udienza si è svolta davanti alla Corte d’Assise di Brindisi. Sardella, imputato anche per il tentato omicidio del compagno della vittima, ha poi risposto alle domande del pubblico ministero, delle parti civili, dei suoi difensori e del presidente della Corte.

Nel corso del dibattimento sono stati nuovamente ricostruiti i dissapori familiari che, secondo l’accusa, sarebbero all’origine del delitto.

Omicidio Benny Petrone a Bari, nuova archiviazione dopo 49 anni: reati prescritti per i 5 indagati

La gip del Tribunale di Bari Gabriella Pede ha archiviato le indagini sull’omicidio di Benedetto Petrone, il 18enne operaio comunista ucciso il 28 novembre 1977, a Bari, durante un’azione di un gruppo di militanti fascisti.

La gip ha rigettato la richiesta di opposizione all’archiviazione presentata dalla sorella della vittima, Porzia Petrone, ed ha disposto l’archiviazione dell’indagine nei confronti di cinque indagati per l’intervenuta prescrizione del reato e per un sesto indagato frattanto deceduto. La Procura, che aveva iscritto nel registro degli indagati sei persone, aveva chiesto nuovamente l’archiviazione dell’indagine.

Pur rilevando “elementi quantomeno di fondato sospetto circa la partecipazione degli indagati al fatto”, come scritto dal procuratore Roberto Rossi e dalla pm Grazia Errede nella richiesta di archiviazione, non appare possibile “formulare nei loro riguardi una fondata previsione di condanna” in quanto le indagini svolte non hanno “portato ad ulteriori elementi di prova a corredo e riscontro” di alcuni dialoghi intercettati. Alla richiesta si era opposta la sorella della vittima.

Secondo il giudice, dalle intercettazioni “si apprende, unicamente, una preoccupazione, generalizzata e condivisibile, degli indagati, in ordine alla riapertura delle indagini”, ma “la manifestazione di tali sentimenti, invero, non consente di delineare in capo agli indagati alcun ruolo nell’omicidio di Petrone”.

Per l’omicidio di Benedetto Petrone nel 1981 fu condannato a 22 anni di reclusione dalla Corte d’assise di Bari il solo esecutore materiale, Giuseppe Piccolo, con pena ridotta in appello a 16 anni nel 1982. Piccolo morì suicida in carcere due anni dopo la sentenza di secondo grado. Le nuove indagini sono partite dopo che, nel 2023, il gip a cui era stata precedentemente chiesta l’archiviazione di un’inchiesta aperta nel 2017 a carico di ignoti aveva disposto nuove indagini, riconoscendo l’esistenza delle aggravanti della crudeltà e dei motivi abietti nell’omicidio di Petrone. La sussistenza di queste due aggravanti è stata esclusa oggi dal gip.

Omicidio La Forgia a Molfetta, la fidanzata: “Mi ha buttato giù prima che gli sparassero. Così mi ha salvato”

Emergono nuovi particolari sull’omicidio di Antonio “Anthony” La Forgia, il 23enne ucciso nella notte del 15 giugno a Molfetta mentre si trovava in auto con la fidanzata. La giovane si è salvata grazie a un gesto istintivo dello stesso La Forgia che, pochi istanti prima degli spari, l’avrebbe spinta verso il basso, evitandole di essere colpita. «Anthony mi disse di fermarmi, frenai e il telefono cadde a terra. Mi abbassai per prenderlo e lui mi buttò la testa giù», ha raccontato la ragazza.

Secondo gli inquirenti, il delitto sarebbe maturato nell’ambito delle rivalità tra gruppi dediti allo spaccio di droga per il controllo delle piazze di vendita. Dopo l’omicidio, gli investigatori hanno temuto possibili ritorsioni, anche da parte del fratello diciottenne della vittima, e per questo la Procura di Trani e la Procura per i Minorenni di Bari hanno disposto tre fermi per omicidio. In carcere sono finiti Michele Parisi, 53 anni, Ilario Camporeale, 24 anni, e un minorenne. Un quarto giovane, di 23 anni, è stato invece arrestato per detenzione di un’arma.

Le indagini hanno ricostruito un clima di forte tensione tra La Forgia e il minorenne arrestato. Una settimana prima dell’agguato il giovane avrebbe minacciato la vittima per questioni legate allo spaccio, mentre poche ore prima del delitto La Forgia gli avrebbe puntato una pistola contro durante un acceso confronto.

Dalle indagini emerge inoltre che, nonostante un passato in carcere minorile durante il quale aveva espresso il desiderio di costruirsi una vita diversa, La Forgia avrebbe ripreso l’attività di spaccio, utilizzando anche un bed & breakfast come presunta base operativa. Gli investigatori evidenziano infine che il minorenne arrestato avrebbe pubblicato sui social, poche ore prima dell’omicidio, un video in cui mostrava un revolver accompagnato da un messaggio dal tono intimidatorio, ritenuto significativo nell’ambito delle indagini.

Omicidio Antony La Forgia a Molfetta: tre fermati. Tra loro anche un minorenne: è ritenuto il killer

Svolta nelle indagini sull’omicidio di Antony La Forgia, il 23enne ucciso a colpi di pistola il 16 giugno scorso a Molfetta. I carabinieri hanno eseguito tre fermi nei confronti di altrettanti presunti responsabili, tra cui un minorenne, su disposizione delle Procure di Trani e per i Minorenni di Bari.

Secondo gli investigatori, il delitto sarebbe stato pianificato nell’ambito di contrasti legati al controllo dello spaccio di droga. Un amico della vittima sarebbe stato costretto a fare da “esca”, attirando La Forgia nel luogo dell’agguato, dove il 23enne è stato raggiunto dai colpi d’arma da fuoco mentre era ancora nella sua auto.

Decisive per le indagini sarebbero state le immagini dei sistemi di videosorveglianza, che hanno consentito ai carabinieri di ricostruire gli spostamenti dei presunti coinvolti.

Nello stesso filone investigativo è stata eseguita anche un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del 23enne tranese Francesco Ditaro, accusato di detenzione illegale di armi: secondo l’accusa avrebbe manifestato l’intenzione di vendicare l’omicidio o di armarsi per affrontare i presunti responsabili. Gli indagati restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

Omicidio Raffaele Pirro sulla ss100 a Capurso, svolta dopo 16 anni: arrestato il presunto killer

Svolta nelle indagini sull’omicidio di Raffaele Pirro, l’imprenditore edile di 73 anni ucciso il 16 luglio 2010 nelle campagne di Capurso. Dalle prime ore di questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, su delega della Procura della Repubblica di Bari – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari.

I provvedimenti, eseguiti dal personale del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari nell’ambito di un procedimento ancora nella fase delle indagini preliminari, riguardano le ipotesi di reato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, detenzione e porto di armi da fuoco nei confronti di uno degli indagati e, per gli altri quattro, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e spaccio di cocaina. Le contestazioni restano comunque al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovranno essere verificate nel corso del procedimento, nel pieno rispetto del diritto di difesa.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, uno degli arrestati sarebbe il presunto autore materiale dell’omicidio di Raffaele Pirro, assassinato nelle primissime ore del 16 luglio 2010 mentre si trovava in una piazzola di sosta al chilometro 12+100 della strada statale 100, nel territorio di Capurso. Gli inquirenti sottolineano inoltre che la vittima è sempre risultata estranea ad ambienti e contesti di criminalità.

Nel corso della stessa attività investigativa sono inoltre emersi elementi indiziari nei confronti di altri quattro destinatari della misura cautelare, ritenuti appartenenti a un’associazione dedita al traffico illecito di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, operante nel territorio di Altamura. L’operazione rappresenta l’esito di una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Ulteriori dettagli sull’inchiesta saranno resi noti al termine delle attività ancora in corso.

Omicidio La Forgia a Molfetta, due persone fermate: ecco chi sono. Nel delitto coinvolto anche un minore

Svolta nelle indagini sull’omicidio di Antony La Forgia, il 23enne ucciso il 16 giugno scorso a Molfetta. Due persone sono state sottoposte a fermo: si tratta di Michele Parisi, 53 anni, e Ilario Camporeale, 24 anni.

Tra i presunti esecutori materiali dell’agguato ci sarebbe anche un minorenne, nei cui confronti procede la magistratura minorile. Altre cinque persone risultano indagate nell’ambito della stessa inchiesta.

Secondo gli investigatori, i due fermati avrebbero attirato un amico della vittima con il pretesto di bere qualcosa insieme, per poi minacciarlo con due pistole e costringerlo a chiamare La Forgia, facendogli credere di essere in difficoltà. Una volta giunto sul posto, il 23enne sarebbe stato raggiunto da due uomini con il volto coperto da passamontagna che avrebbero aperto il fuoco, uccidendolo.

L’accusa di omicidio è aggravata dalla premeditazione, dai futili motivi e dal coinvolgimento di un minorenne. I fermi sono stati eseguiti tra domenica e lunedì, mentre si attende l’udienza di convalida davanti al gip.

L’inchiesta coinvolge anche altre cinque persone. Quattro di loro, tra cui una donna, sono indagate per detenzione di armi finalizzata, secondo l’accusa, a vendicare l’omicidio di La Forgia. Un quinto indagato è invece accusato di aver ostacolato le indagini.

Omicidio La Forgia a Molfetta, fermati due giovani: blitz nella notte per scongiurare la fuga

Svolta nelle indagini sull’omicidio di Antonio La Forgia, il 23enne ucciso a colpi di pistola a Molfetta nella notte tra il 15 e il 16 giugno. Nella notte tra domenica e lunedì scorso i carabinieri hanno fermato due giovani ritenuti i presunti responsabili del delitto, al termine di un blitz scattato per il timore che potessero tentare la fuga.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, coordinati dalla Procura di Trani, La Forgia fu vittima di un vero e proprio agguato mentre si trovava in auto con la fidanzata, all’incrocio tra via Corrado Salvemini e viale Giovanni XXIII.

I killer avrebbero esploso almeno cinque colpi di pistola, uno dei quali ha raggiunto il 23enne alla testa. Trasportato d’urgenza all’ospedale “Don Tonino Bello”, il giovane è morto poco dopo il suo arrivo.

Le indagini avrebbero delineato il movente come una spedizione punitiva. Gli accertamenti si sono concentrati sui rapporti e sulle dinamiche tra i giovani appartenenti alle famiglie criminali del territorio. Uno dei due fermati sarebbe infatti riconducibile a uno dei clan egemoni del Barese.

Gli investigatori stanno inoltre verificando la posizione di una terza persona che potrebbe essere coinvolta nella vicenda. Antonio La Forgia era tornato in libertà da circa sei mesi dopo aver scontato un periodo di detenzione.

Omicidio a Vieste, il 35enne Antonello Scirpoli ucciso a fucilate: caccia al killer

Omicidio a Vieste, in provincia di Foggia, nella tarda serata di ieri, dove è stato ucciso il 35enne Antonello Scirpoli, già noto alle forze dell’ordine.

A quanto si apprende, l’uomo sarebbe stato ucciso a fucilate, mentre era a bordo di uno scooter in località Defensola, alla periferia della città, nei pressi della sua abitazione.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri che hanno avviato indagini per verificare se il delitto sia riconducibile alla criminalità organizzata garganica.

Omicidio Signorile a Carbonara, convalidato il fermo per il killer Alessandro Barcellona: resta in carcere

È stato convalidato il fermo ed è stata confermata la custodia cautelare in carcere per Alessandro Barcellona, la guardia giurata di 40 anni che ha confessato l’omicidio del 38enne Alessandro Signorile, ucciso il 30 giugno in via De Marinis, a Carbonara.

La decisione è stata presa dalla gip del Tribunale di Bari, Paola Angela De Santis, al termine dell’udienza durante la quale l’indagato, assistito dai suoi legali, ha ribadito di aver agito per vendetta e gelosia.

Davanti alla giudice e alla pm Larissa Catella, Barcellona ha ricostruito i fatti, raccontando di aver avuto intenzioni suicide subito dopo il delitto, ma di aver cambiato idea dopo aver ricevuto un messaggio della figlia, decidendo così di costituirsi.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, la mattina del 30 giugno Barcellona avrebbe incontrato casualmente Signorile, con il quale avrebbe avuto un acceso litigio legato alla crisi della propria relazione sentimentale. Dopo la discussione si sarebbe allontanato per recuperare la pistola d’ordinanza, raggiungendo poi il rivale in moto e sparandogli quattro colpi di pistola, tutti andati a segno.

Dopo l’omicidio avrebbe inviato messaggi di addio a parenti e amici, per poi dirigersi verso il lungomare prima di essere intercettato e fermato dai militari mentre si stava consegnando alle autorità.

Omicidio Signorile a Carbonara, Barcellona confessa: “Volevo uccidermi mia figlia mi ha convinto a costituirmi”

Ha risposto alle domande confermando la confessione già resa dopo il fermo il 40enne Alessandro Barcellona, la guardia giurata barese accusata dell’omicidio del 36enne Alessandro Signorile, commesso il 30 giugno nel quartiere Carbonara di Bari.

Barcellona è in carcere dalla mattina del delitto, fermato dai carabinieri a bordo di una moto mentre, ha spiegato nell’interrogatorio, stava andando a costituirsi. Avrebbe agito – ha ricostruito la Procura e confermato il 40enne – “per gelosia e vendetta” dopo aver scoperto la relazione extraconiugale tra la propria compagna e la vittima.

Questa mattina, dinanzi alla gip Paola Angela De Santis, si è celebrata l’udienza di convalida del fermo. L’indagato ha spiegato che, subito dopo aver commesso l’omicidio, avrebbe avuto intenzioni suicide ma un messaggio ricevuto da parte della figlia gli avrebbe fatto cambiare idea, convincendolo a costituirsi.

La difesa di Barcellona, gli avvocati Nicola Quaranta e Stefano Remine, hanno contestato il pericolo di fuga posto a fondamento del fermo, chiedendo gli arresti domiciliari a seguito della confessione. La gip deciderà nelle prossime ore sulla convalida del fermo e sulla applicazione di una misura cautelare.