Omicidio Scavo, il Divine Club ancora sequestrato. Il titolare: “Rischiamo il fallimento noi vittime innocenti di mafia”

“Le prime vittime di questa guerra di mafia siamo noi. La nostra azienda, le decine di persone che lavorano per preparare, seguire, curare le tantissime iniziative ideate o che trovano ospitalità al Divine Club. Dopo quasi un mese e mezzo da quel tragico evento, la nostra azienda si trova sotto sequestro preventivo. Siamo ancora addolorati e profondamente turbati da quel fatto di sangue consumato nel nostro locale ma che avrebbe potuto accadere ovunque. Siamo completamente estranei a quella terribile vicenda e alle persone coinvolte. Ma purtroppo ne stiamo pagando il prezzo, altissimo. Un paralisi così lunga della nostra attività ne mette a rischio la stessa sopravvivenza. Siamo vittime e rischiamo di pagare un prezzo altissimo”.

Inizia così lo sfogo di Roberto Maggialetti, proprietario e direttore del Divine Club di Bisceglie dove si è consumato l’omicidio del 43enne Filippo Scavo, ucciso a colpi di pistola all’interno della sala da ballo, nella notte tra il 18 e il 19 aprile. Il Divine è sotto sequestro preventivo dal 20 aprile. La difesa ha presentato nelle scorse ore una istanza di revoca del sequestro preventivo.

“Una richiesta  con la quale non vogliamo creare alcun tipo di intralcio al lavoro degli inquirenti, ai quali, sin dal primissimo momento abbiamo offerto la più assoluta collaborazione. Il loro lavoro è importantissimo e molto delicato ma crediamo altresì che a distanza di oltre un mese ragionevolmente potrebbero ritenersi terminati e completamente esperiti gli accertamenti e le attività di rilievo tecnico-scientifico e di repertamento. Mantenere i sigilli comporta per noi una serie di gravissimi problemi economici, imprenditoriali e reputazionali che stanno mettendo a rischio la stessa sopravvivenza della nostra attività. Vi prego di capire che stiamo vivendo un dramma e che se la chiusura si potrarrà ancora per molto tempo non avremo altra scelta che portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento”, aggiunge Maggialetti.

“Siamo realmente appesi ad un filo. Una attività come la nostra non può rimanere chiusa per un tempo così lungo, all’inizio dell’estate, la stagione più importante e senza poter avere un orizzonte chiaro e definito. Ci sono degli eventi oramai compromessi, date con artisti internazionali che non potremo più recuperare – aggiunge -. Abbiamo dovuto rinunciare ad ospitare due importanti convention di aziende come la Deloitte, società di consulenza e la Cab la nota rete di sportelli per assistenza nella scelta di luce, gas, telefonia. Quasi duemila persone. Tutto questo vuol dire lavoratori che restano a casa, dal personale amministrativo, ai commessi, ai tecnici. Vuol dire stipendi in arretrato. Noi viviamo dei nostri guadagni, degli introiti che derivano dalla organizzazione di serate danzanti, spettacoli, convegni. Senza contare la ricaduta sul territorio, la paralisi dell’indotto. Quella del divertimento e della accoglienza è una industria che coinvolge, come nel nostro caso, decine e decine di persone. Siamo vittime innocenti di mafia E comunque siamo già in grado di rafforzare il sistema di sicurezza all’interno attraverso l’utilizzo di metal detector su tutti gli ingressi e il potenziamento della videosorveglianza con riconoscimento facciale, oltre al continuo coordinamento con le forze dell’ordine”.

Omicidio Scavo a Bisceglie, caccia ai complici di Dylan Capriati: sono tre. Ecco cosa hanno fatto

Nuovi sviluppi nelle indagini sull’omicidio di Filippo Scavo, ucciso il 19 aprile scorso all’esterno del Divine Club di Bisceglie. La Direzione distrettuale antimafia di Bari è sulle tracce di almeno tre complici dei presunti killer Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli.

Secondo quanto emerge dall’ordinanza cautelare firmata dal gip Giuseppe Ronzino, un giovane avrebbe aperto la porta di sicurezza del locale ai due uomini armati, consentendo loro di entrare nella discoteca durante l’inseguimento della vittima. Altri due complici avrebbero invece favorito la fuga di Capriati e Lagioia a bordo di una Lancia Ypsilon blu-violacea, utilizzata per raggiungere prima Corato e poi Bari vecchia.

Le telecamere del locale hanno ripreso gran parte della sequenza. Poco prima del delitto, nel privé della discoteca sarebbe scoppiata una lite alla quale avrebbe preso parte lo stesso Scavo. Intorno alle 3.50 il 43enne si sarebbe fatto aprire una porta di sicurezza per uscire all’esterno, ufficialmente per evitare la fila ai bagni. Gli investigatori, però, non escludono che l’uomo fosse andato a recuperare un’arma e che i rivali lo abbiano seguito.

Alle 3.51 le immagini mostrano Capriati e Lagioia mentre puntano la pistola contro Scavo. La vittima riesce inizialmente a rientrare nel locale, ma viene inseguita e raggiunta vicino al privé, dove viene uccisa. Secondo gli inquirenti furono utilizzate due pistole diverse e solo per caso non ci furono altre vittime.

Le indagini proseguono ora per identificare tutti i presenti coinvolti nella fuga e nel supporto logistico ai killer. Gli investigatori ritengono che l’identificazione dei complici sia possibile grazie alle immagini di videosorveglianza che mostrano chiaramente i volti delle persone arrivate in discoteca insieme a Capriati.

Omicidio in discoteca a Bisceglie, celebrati i funerali di Filippo Scavo: cerimonia privata al cimitero di Carbonara

Si sono svolti all’alba di questa mattina, nel cimitero di Carbonara, i funerali di Filippo Scavo, il quarantenne ucciso con un colpo d’arma da fuoco all’interno di una discoteca di Bisceglie alcune settimane fa.

La cerimonia funebre si è tenuta in forma strettamente privata, alla presenza di pochi familiari e conoscenti. Massiccio il dispositivo di sicurezza predisposto dalle forze dell’ordine, presenti con numerosi uomini per presidiare l’area del cimitero durante lo svolgimento delle esequie.

 

Omicidio Filippo Scavo, i tre indagati non rispondono al gip. Morelli: “Non ho visto niente”

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere i tre indagati (Dylan Capriati, Nicola Morelli e Aldo Lagioia) fermati martedì per l’omicidio di Filippo Scavo, il 43enne del clan Strisciuglio di Bari ucciso la notte del 19 aprile scorso nella discoteca ‘Divine Club’ di Bisceglie.

I tre sono comparsi oggi davanti al gip per la convalida del fermo. Morelli, assistito dall’avvocato Valeria Volpicella, ha rilasciato dichiarazioni spontanee dicendo di aver avuto un incontro estemporaneo con gli altri due, di conoscere soltanto Dylan Capriati e di aver conosciuto Lagioia in quell’occasione.

Morelli avrebbe anche riferito di non aver assistito all’omicidio, ma di aver soltanto sentito gli spari. Il suo legale ha chiesto la revoca della detenzione il carcere. La decisione del giudice potrebbe arrivare già oggi.

In mattinata sono iniziati anche gli interrogatori degli 11 arrestati, sempre martedì, nell’ambito delle indagini sull’omicidio di Raffaele ‘Lellò Capriati, ucciso la sera di Pasquetta del 2024. Dell’omicidio sono accusati Luca Marinelli e Nunzio Losacco, entrambi del clan Strisciuglio. Gli altri 9 arrestati, invece, devono rispondere delle diverse schermaglie avvenute negli anni tra i rampolli dei clan Capriati e Strisciuglio, rivali dal 1997.

Tra questi ci sono i due figli di Raffaele Capriati, Sabino e Christian, e il figlio del boss Sigismondo Strisciuglio, Domenico. I due gruppi si sarebbero fronteggiati armi in pugno in diverse occasioni. Per la Dda di Bari, l’omicidio di Scavo sarebbe una vendetta per quello di Capriati. Lo stesso Scavo, il 29 marzo 2024, avrebbe minacciato con una pistola Christian Capriati nel pub ‘Demetrà di Bari, da quanto raccontato da Scavo agli inquirenti a causa di uno sguardo di troppo nei confronti di una ragazza. Qualche ora dopo Capriati, suo fratello e Onofrio Lorusso avrebbero ferito a colpi di pistola due ragazzi del clan Strisciuglio. A quel punto, sarebbe arrivato l’ordine di uccidere Raffaele Capriati (che qualche mese prima aveva mediato una tregua tra i rampolli dei due clan), freddato mentre si trovava in macchina nel quartiere Torre a Mare. Due anni dopo, a uccidere Scavo sarebbe stato Dylan Capriati, nipote di Raffaele.

Faida tra clan a Bari, omicidi Lello Capriati e Filippo Scavo: interrogatori nel primo giorno di San Nicola

Sono in programma domani mattina gli interrogatori delle 14 persone arrestate nell’ambito dell’inchiesta sulla guerra di mafia che da anni contrappone i clan Strisciuglio e Capriati. Al centro delle indagini ci sono gli omicidi di Lello Capriati, avvenuto nell’aprile 2024, e di Filippo Scavo, ucciso nell’aprile 2026.

Secondo gli investigatori, il conflitto tra i due gruppi criminali avrebbe avuto ripercussioni anche sull’agguato avvenuto il 30 aprile scorso in un ristorante di Bisceglie, dove un cameriere è stato ucciso per errore. Il vero obiettivo dei sicari sarebbe stato il titolare del locale, ritenuto vicino al clan Capriati.

Undici dei 14 arrestati sono accusati dell’omicidio di Lello Capriati. Altri tre giovani – Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Nicola Morelli – sono invece indagati per l’uccisione di Filippo Scavo.

Intanto, l’autopsia sul corpo di Scavo sarà eseguita martedì 12 maggio dal professor Francesco Introna dell’Istituto di Medicina Legale di Bari.

Filippo Scavo ucciso in 11 secondi, era entrato nella discoteca per sfuggire ai killer: “Poteva essere una strage”

Undici secondi per uccidere Filippo Scavo all’interno del Divine Club di Bisceglie. È la ricostruzione della Direzione distrettuale antimafia di Bari sull’omicidio avvenuto all’alba del 19 aprile scorso, per il quale sono finiti in carcere Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Michele Morelli. I tre indagati sono accusati, a vario titolo, di omicidio aggravato dal metodo mafioso e dalla finalità di favorire il clan Capriati, oltre che di detenzione e porto illegale di armi.

Secondo gli investigatori, Capriati e Lagioia sarebbero entrati nel locale armati, mentre Morelli avrebbe avuto un ruolo di supporto. Le immagini delle telecamere mostrerebbero un primo tentativo fallito all’esterno della discoteca: Scavo sarebbe riuscito a rientrare nel locale cercando rifugio tra la folla, ma i tre lo avrebbero inseguito e colpito mortalmente pochi secondi dopo.

Secondo gli inquirenti, gli addetti alla sicurezza avrebbero ceduto alle pressioni del gruppo, consentendo l’accesso nonostante la presenza delle armi. «Poteva essere una strage», ha commentato la pm Bruna Manganelli. Per la Dda non si è trattato di una lite degenerata casualmente, ma dell’ennesimo capitolo della storica faida tra i clan Capriati e Strisciuglio.

L’omicidio sarebbe maturato come vendetta per la morte di Lello Capriati, assassinato a Torre a Mare il 1° aprile 2024. Per quell’agguato risultano indagati Luca Marinelli e Nunzio Losacco, ritenuti vicini agli Strisciuglio. Alla base dell’escalation ci sarebbe stata una serie di tensioni nate nella movida barese, culminate prima in una lite al pub Demetra tra Scavo e Christian Capriati e poi in una sparatoria a Carbonara compiuta dai figli di Lello Capriati.

La rissa nel pub Demetra con Scavo e l’agguato in piazza a Carbonara: “Lello Capriati ucciso per le liti dei figli”

La morte di Lello Capriati sarebbe stata considerata dagli stessi affiliati del clan come la conseguenza delle “condotte sconsiderate” dei figli Sabino e Christian. È quanto emerge dalle intercettazioni della Squadra Mobile di Bari nell’ambito delle indagini sulla faida tra i Capriati e gli Strisciuglio.

Secondo le conversazioni captate, i figli del boss avrebbero alimentato le tensioni nate dopo una lite nel pub Demetra con Filippo Scavo, culminata poi in una “stesa” armata nella piazza di Carbonara, territorio storicamente vicino agli Strisciuglio. “Sono andati a rompere un equilibrio per le c…ate dei ragazzini”, dice Antonio Manzari, uno dei solidali, parlando con la moglie, riferendosi agli scontri scoppiati.

Nelle intercettazioni emerge anche il riferimento all’omicidio di Lello Capriati, ucciso a Torre a Mare nel giorno di Pasquetta 2024 mentre era in auto con l’amante. Si ricorda come il boss avesse tentato di ricucire i rapporti con il clan rivale per ristabilire la pace. “Il padre non c’entrava”, sottolineano nelle conversazioni, attribuendo invece la nuova escalation ai comportamenti dei figli.

Particolare preoccupazione aveva suscitato, tra gli affiliati, il ritorno in libertà di Sigismondo Strisciuglio, detto “Il Pilastro”, storico boss di Carbonara scarcerato dopo 24 anni di detenzione. “Non puoi andare a sparare a Carbonara… adesso è uscito il Pilastro”, commenta uno degli intercettati, criticando la decisione di reagire con le armi.

Le intercettazioni restituiscono il clima di tensione che attraversava Bari vecchia e Carbonara. “Che quello per il figlio se n ’è andato, per il figlio piccolo (Christian, ndr)! Lo vedi cosa avete combinato? Per il casino che andate combinando voi due!” Lo sai… e ci ha rimesso tuo padre”, dice qualcun altro. 

L’audio shock di un pentito: “So chi ha ucciso Scavo al Divinae l’hanno visto. Temo per San Nicola”

Gli ultimi episodi di cronaca hanno nuovamente seminato panico e terrore a Bari tra omicidi, sparatorie e gambizzazioni. L’intervista a Raffaele Diomede, ha aperto il vaso di Pandora e, qualche ora dopo la pubblicazione del servizio, siamo stati contattati da un pentito e collaboratore di giustizia che ci ha fornito dettagli sull’omicidio di Filippo Scavo, il 40enne ucciso nella discoteca Divinae di Bisceglie. L’uomo afferma di sapere chi è il killer di Uecchione, un ragazzino, e teme che la “guerra” sia solo iniziata.

Omicidio Filippo Scavo, la vedova di Lello Capriati su TikTok: “Prima o poi la pagherete. Dio vede e provvede”

Dall’omicidio di Lello Capriati a quello di Filippo Scavo. Un delitto che riaccende i riflettori sulle tensioni mai sopite tra i clan baresi Capriati e Strisciuglio e che gli investigatori collegano a vecchi contrasti e possibili regolamenti di conti.

Scavo era già finito al centro di episodi di tensione: pochi giorni prima dell’assassinio di Lello Capriati, aveva avuto un acceso confronto con Christian, figlio della vittima. Un episodio che non era degenerato nell’immediato, ma che secondo gli inquirenti potrebbe inserirsi nella spirale di violenze culminata prima con l’omicidio di Lello e ora con quello dello stesso Scavo.

Determinanti per le indagini sono le immagini delle telecamere di sorveglianza del locale “Divinae”, che hanno ripreso la scena del delitto. A rendere ancora più preoccupante il contesto è un video pubblicato sui social da Maria Lorusso, vedova di Capriati, un giorno fa.

Nel filmato, accompagnato da un messaggio dal tono minaccioso, si allude a una sorta di giustizia inevitabile. “È tutto scritto. Prima o poi la pagherete: ricorda che Dio prima vede e dopo provvede. Baci, col cuore, io sempre aspetto il sole”, si legge. E i commenti al video sembrano riflettere un sentimento di vendetta, con frasi che evocano attese e ritorsioni.

Omicidio Scavo a Bisceglie, il direttore del Divine club: “Addolorati. Da parte nostra massima collaborazione”

“Siamo profondamente colpiti e addolorati da quanto accaduto. Per questo sentiamo il dovere di rivolgere un appello forte e sincero al territorio, alle famiglie e soprattutto ai più giovani: i luoghi di aggregazione devono restare spazi di condivisione, musica e socialità, lontani da ogni forma di violenza. La sicurezza è un impegno comune che coinvolge tutti”.

È un passaggio della lunga nota firmata da Roberto Maggialetti, direttore del Divine club, la discoteca di Bisceglie, nel nord Barese, in cui ieri è stato ferito a morte il 43enne barese, Filippo Scavo.

“Riteniamo che l’accaduto sia riconducibile a un gesto individuale violento, posto in essere con modalità non conformi e al di fuori di ogni possibilità di controllo preventivo da parte dell’organizzazione del locale”, spiega Maggialetti puntualizzando che “nonostante l’impegno costante nel garantire un ambiente sicuro e controllato, esistono comportamenti isolati e imprevedibili che non possono essere in alcun modo ricondotti alla responsabilità della struttura”.

Nella nota, viene ribadito che “la sicurezza è da sempre al centro del nostro operato” e che “anche nella serata di sabato, vista la forte affluenza, erano attivi controlli con metal detector manuali, affiancati da un servizio di sicurezza interno qualificato e strutturato”. Il locale “opera adottando standard di sicurezza elevati – sottolinea Maggialetti – superiori a quelli richiesti dalla normativa vigente, con personale addetto al controllo degli accessi e al monitoraggio costante dell’andamento della serata”.

Nell’ambito delle indagini è stata sottoposta a sequestro “esclusivamente una porzione limitata del locale, al solo fine di consentire lo svolgimento delle indagini”. “La direzione ha garantito la massima collaborazione alle autorità competenti, mettendo immediatamente a disposizione tutte le informazioni utili e le registrazioni dei sistemi di videosorveglianza presenti all’interno e all’esterno della struttura”, prosegue Maggialetti.

“In questo momento prima di ogni aspetto tecnico, resta il peso umano di quanto accaduto. È un episodio che non rappresenta ciò che siamo né il lavoro che quotidianamente portiamo avanti con serietà, sacrificio e rispetto delle regole”, conclude.