Bari, via libera alla riapertura del ristorante del lido il Trampolino: restano sotto sequestro le attrezzature

Il ristorante del lido Il Trampolino, nel quartiere San Girolamo di Bari, torna operativo dopo il parziale dissequestro disposto dalla Procura di Bari. Il provvedimento è stato notificato agli amministratori Enrico Vingiani e Angelo Ria, rispettivamente delle società Il Trampolino e Vistamare, coinvolte nell’indagine della Guardia di Finanza per le ipotesi di reato di furto aggravato, appropriazione indebita, truffa e illecita concorrenza con violenza o minaccia.

L’inchiesta è scaturita dalla denuncia presentata dall’avvocato e parlamentare Davide Bellomo per conto del fratello Michele, titolare della società Beldeg, che dal 2021 gestiva il ristorante in virtù di un contratto con Vistamare.

Secondo la denuncia, il contratto sarebbe stato risolto anticipatamente, senza il previsto preavviso e senza giusta causa, impedendo alla Beldeg di accedere ai locali e di recuperare gran parte delle attrezzature acquistate per un valore stimato di circa 125mila euro.

La Procura aveva quindi disposto il sequestro del ristorante e delle attrezzature per consentire gli accertamenti. Dopo i sopralluoghi e la documentazione fotografica effettuati dalla polizia giudiziaria, il procuratore ha revocato il sequestro dei locali, ritenendo ormai cristallizzato lo stato dei luoghi, mentre resta in vigore il sequestro delle attrezzature e degli impianti ritenuti di proprietà della Beldeg. Con il dissequestro, il ristorante ha ripreso l’attività e ha già annunciato nuove iniziative rivolte alla clientela.

Omicidio Scavo, il Divine Club ancora sequestrato. Il titolare: “Rischiamo il fallimento noi vittime innocenti di mafia”

“Le prime vittime di questa guerra di mafia siamo noi. La nostra azienda, le decine di persone che lavorano per preparare, seguire, curare le tantissime iniziative ideate o che trovano ospitalità al Divine Club. Dopo quasi un mese e mezzo da quel tragico evento, la nostra azienda si trova sotto sequestro preventivo. Siamo ancora addolorati e profondamente turbati da quel fatto di sangue consumato nel nostro locale ma che avrebbe potuto accadere ovunque. Siamo completamente estranei a quella terribile vicenda e alle persone coinvolte. Ma purtroppo ne stiamo pagando il prezzo, altissimo. Un paralisi così lunga della nostra attività ne mette a rischio la stessa sopravvivenza. Siamo vittime e rischiamo di pagare un prezzo altissimo”.

Inizia così lo sfogo di Roberto Maggialetti, proprietario e direttore del Divine Club di Bisceglie dove si è consumato l’omicidio del 43enne Filippo Scavo, ucciso a colpi di pistola all’interno della sala da ballo, nella notte tra il 18 e il 19 aprile. Il Divine è sotto sequestro preventivo dal 20 aprile. La difesa ha presentato nelle scorse ore una istanza di revoca del sequestro preventivo.

“Una richiesta  con la quale non vogliamo creare alcun tipo di intralcio al lavoro degli inquirenti, ai quali, sin dal primissimo momento abbiamo offerto la più assoluta collaborazione. Il loro lavoro è importantissimo e molto delicato ma crediamo altresì che a distanza di oltre un mese ragionevolmente potrebbero ritenersi terminati e completamente esperiti gli accertamenti e le attività di rilievo tecnico-scientifico e di repertamento. Mantenere i sigilli comporta per noi una serie di gravissimi problemi economici, imprenditoriali e reputazionali che stanno mettendo a rischio la stessa sopravvivenza della nostra attività. Vi prego di capire che stiamo vivendo un dramma e che se la chiusura si potrarrà ancora per molto tempo non avremo altra scelta che portare i libri in tribunale e dichiarare fallimento”, aggiunge Maggialetti.

“Siamo realmente appesi ad un filo. Una attività come la nostra non può rimanere chiusa per un tempo così lungo, all’inizio dell’estate, la stagione più importante e senza poter avere un orizzonte chiaro e definito. Ci sono degli eventi oramai compromessi, date con artisti internazionali che non potremo più recuperare – aggiunge -. Abbiamo dovuto rinunciare ad ospitare due importanti convention di aziende come la Deloitte, società di consulenza e la Cab la nota rete di sportelli per assistenza nella scelta di luce, gas, telefonia. Quasi duemila persone. Tutto questo vuol dire lavoratori che restano a casa, dal personale amministrativo, ai commessi, ai tecnici. Vuol dire stipendi in arretrato. Noi viviamo dei nostri guadagni, degli introiti che derivano dalla organizzazione di serate danzanti, spettacoli, convegni. Senza contare la ricaduta sul territorio, la paralisi dell’indotto. Quella del divertimento e della accoglienza è una industria che coinvolge, come nel nostro caso, decine e decine di persone. Siamo vittime innocenti di mafia E comunque siamo già in grado di rafforzare il sistema di sicurezza all’interno attraverso l’utilizzo di metal detector su tutti gli ingressi e il potenziamento della videosorveglianza con riconoscimento facciale, oltre al continuo coordinamento con le forze dell’ordine”.