Malamovida a Bari, motorini selvaggi e modificati al Punto X. Controlli a Poggiofranco: irregolari uno su due

Controlli serrati della Polizia locale nella zona del Punto X, a Poggiofranco, dove nella serata del 31 maggio sono scattate verifiche mirate sui mezzi a due ruote per contrastare irregolarità e comportamenti pericolosi. L’area, frequentata ogni sera da decine di giovani in motorino, è finita nel mirino degli agenti per i frequenti episodi di alta velocità anche all’interno della piazza.

Tra i primi dieci mezzi controllati, sette sono risultati non in regola: contestate modifiche come marmitte non omologate, luci irregolari e assenza degli specchietti retrovisori. Secondo quanto spiegato dalla Polizia locale, si tratta di una tendenza sempre più diffusa tra i giovani, che personalizzano i motorini appena acquistati per distinguersi e mostrare le modifiche sui social.

I controlli, effettuati dalle 22 all’una di notte, hanno interessato complessivamente una ventina di mezzi. In totale sono state contestate 11 violazioni. Un dato significativo riguarda l’età dei conducenti: circa l’80% delle persone fermate era minorenne.

“La differenza va valorizzata, ma non è questo il modo giusto”, sottolineano dalla Polizia locale, annunciando che i controlli proseguiranno anche nelle prossime serate per garantire maggiore sicurezza sulle strade cittadine.

Barletta, violenta rissa tra due gruppi di giovani fuori dal locale: firmati 9 daspo urbani

Nove Daspo urbani sono stati firmati dal questore di Barletta – Andria – Trani, Alfredo Fabbrocini, nell’ambito dell’inchiesta condotta dai carabinieri che lo scorso 4 maggio ha portato alla esecuzione di 11 provvedimenti cautelari a carico dei presunti responsabili della violenta rissa avvenuta in piazza Marina a Barletta, nel marzo dello scorso anno, davanti a un locale molto frequentato dalla movida cittadina.

I destinatari dei provvedimenti, che impongono il divieto di accesso alle aree urbane, sono quattro persone di Barletta e cinque di Cerignola (Foggia). Per questi ultimi, è stato anche disposto il divieto di ritorno a Barletta per i prossimi due anni.

Secondo quanto accertato dalle indagini, gli indagati (di cui cinque finiti agli arresti domiciliari con il divieto di comunicare con persone non conviventi e sei sottoposti all’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria) facevano parte di “fazioni contrapposte” che avrebbe iniziato a litigare prima con “manovre automobilistiche estremamente pericolose”, per poi passare alle mani.

Nei frame analizzati dai militari, erano riprese auto di grossa cilindrata sfidarsi che hanno messo “in pericolo l’incolumità di alcuni pedoni”, hanno fatto sapere gli inquirenti. Nel corso del pericoloso inseguimento, secondo quanto ricostruito, sono stati danneggiati arredi urbani, alcuni dei quali, come fioriere e pali della illuminazione pubblica, sono stati usati dagli indagati come armi per colpirsi. Tutti rispondono, a vario titolo, di rissa aggravata, tentata rapina impropria, lesioni personali, danneggiamento e porto di strumenti atti a offendere.

A due degli indagati, un 23enne e un 24enne entrambi di Cerignola, è stata contestata la tentata rapina impropria per aver cercato di impossessarsi degli occhiali da vista di un altro dei ragazzi coinvolti nella violenta lite, colpendolo brutalmente al volto con un pugno. Nel corso della rissa in sei erano rimasti feriti, riportando prognosi fino a otto giorni per traumi cranici e lussazioni.

Sfottò social, sguardi a ragazze, ingressi e bottiglie nei locali “accondiscendenti”: così si finisce a sparare tra la folla

“Il piatto va servito freddo. Ognuno avrà ciò che merita”. È uno dei messaggi comparsi nelle storie Instagram di un detenuto vicino al clan Capriati, recluso nel carcere di Bari, poche ore dopo l’uccisione del 42enne Filippo Scavo, avvenuta il 19 aprile. Nel post c’è anche l’immagine simbolica di un’arma automatica nascosta in un frigorifero. In un’altra storia si brindava con delle birre, mentre detenuti legati agli Strisciuglio avrebbero reagito ribaltando un biliardino del carcere in segno di lutto.

I contenuti social sono stati inseriti dai pm nel decreto di fermo emesso per l’omicidio nei confronti di Dylan Capriati, nipote del boss Lello Capriati, insieme ad Aldo Lagioia e Michele Morelli. Secondo gli investigatori, il delitto è maturato nel contesto della storica contrapposizione armata tra i clan Capriati e Strisciuglio.

Gli inquirenti escludono una lite improvvisa: i tre indagati sarebbero entrati già armati dal varco D del locale e tutto sarebbe avvenuto in appena undici secondi. Morelli, secondo la ricostruzione, era disarmato. La Procura evidenzia inoltre falle nei controlli di sicurezza del club, definiti “non rigidamente impermeabili”, e contesta agli addetti un atteggiamento omertoso. Un testimone presente nel locale avrebbe invece assistito direttamente alla scena.

Gli investigatori denunciano infine un clima di forte omertà nei locali della movida. “Non chiediamo ai gestori di diventare gendarmi, ma di collaborare e segnalare episodi sospetti”, ha sottolineato il comandante provinciale dei carabinieri Gianluca Trombetti. Secondo pentiti e intercettazioni, nei locali frequentati dai clan sarebbero frequenti corsie preferenziali e controlli aggirati per favorire gli affiliati.

Nel provvedimento emerge un quadro di estrema violenza e spregiudicatezza da parte dei giovani affiliati ai clan: uso disinvolto delle armi e totale indifferenza per il rischio di colpire innocenti. Alla base dei contrasti, secondo gli atti, anche motivi apparentemente banali, come sguardi rivolti alle ragazze, discussioni per bottiglie nei locali o questioni legate a ingressi e autografi.

Per la Direzione distrettuale antimafia, l’omicidio Scavo rappresenterebbe la vendetta per la morte di Lello Capriati, ucciso il primo aprile 2024 a Torre a Mare. Secondo la Squadra Mobile, a sparare in quell’occasione sarebbe stato Gianluca Marinelli, in moto con Nunzio Losacco.

Barletta, rissa tra due gruppi di giovani fuori dal locale: gli 11 indagati riconosciuti da tatuaggi e abiti griffati

Incastrati dai tatuaggi e da capi e orologi griffati ostentati sui social. Gli stessi visibili nelle immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza di Barletta e del locale davanti a cui avrebbero dato vita a una violenta rissa nella notte tra il primo e il due marzo 2025.

In undici sono stati identificati e oggi, a poco più di un anno dall’episodio, cinque di loro, tre di Cerignola (Foggia) e due di Barletta, sono finiti agli arresti domiciliari con il divieto di comunicare con persone non conviventi; per gli altri sei è scattato l’obbligo di presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria. Rispondono, a vario titolo, di rissa aggravata, tentata rapina impropria, lesioni personali, danneggiamento e porto di strumenti atti a offendere.

I carabinieri del comando provinciale di Trani e di Cerignola, coordinati dalla Procura di Trani, parlano di “fazioni contrapposte” composte da ragazzi di età compresa tra i 23 e i 24 anni, alcuni di Barletta e altri di Cerignola, che avrebbe iniziato a litigare prima con “manovre automobilistiche estremamente pericolose”, poi passando alle mani. Nei frame registrati si vedono auto di grossa cilindrata sfidarsi e “mettendo in pericolo l’incolumità di alcuni pedoni”, riferiscono gli inquirenti. Dopo l’analisi dei filmati dei sistema di videosorveglianza cittadina e interna al locale, sono stati monitorati “i profili social degli indagati”, riconosciuti “da capi di abbigliamento griffati, orologi e tatuaggi ostentati nelle ore precedenti e coincidenti con l’aggressione”.

Nel corso del pericoloso inseguimento, secondo quanto ricostruito, sono stati danneggiati arredi urbani, alcuni dei quali, come fioriere e pali della illuminazione pubblica, usati dagli indagati come armi per colpirsi. A due degli indagati, un 23enne e un 24enne, entrambi di Cerignola, è contestata la tentata rapina impropria per aver cercato di impossessarsi degli occhiali da vista di un altro dei ragazzi coinvolti nella violenza lite, colpendolo brutalmente al volto con un pugno. Nel corso della rissa in sei erano rimasti feriti, riportando prognosi fino a otto giorni per traumi cranici e lussazioni.

Capienza massima di 200 persone, all’interno ce ne sono 517: chiuso locale a Bari. Piano di evacuazione irregolare

Nell’ambito delle attività di controllo della Polizia di Stato presso i locali di pubblico spettacolo, disposte a seguito di Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica e in attuazione delle direttive del Ministero dell’Interno, la Questura di Bari ha effettuato nei giorni scorsi una verifica amministrativa presso una discoteca situata nel Comune di Bari.

L’attività, svolta nella notte tra il 21 e il 22 febbraio, è stata condotta da personale della Divisione di Polizia Amministrativa della Questura di Bari, agenti del Nucleo Annonario della Polizia Locale di Bari e personale dell’Ispettorato del Lavoro.

Il controllo ha riguardato sia gli aspetti connessi alla sicurezza dei luoghi, sia il rispetto della normativa amministrativa vigente. Nel corso degli accertamenti è emerso che, nonostante il locale fosse regolarmente autorizzato ad esercitare l’attività con capienza massima di 200 persone, al momento dell’accesso degli operatori risultavano presenti oltre 517 avventori, ben oltre il limite consentito.

Ulteriori irregolarità hanno interessato il piano di evacuazione. In particolare, è stata rilevata l’apertura, in prossimità della console del DJ, di un varco che conduce a un cortile pertinenziale, realizzato in assenza di autorizzazione. È stata inoltre riscontrata la presenza di una tensostruttura collocata tra l’ingresso del locale e il varco di accesso, anch’essa non prevista nell’autorizzazione rilasciata dal Comune.

Alla luce delle violazioni accertate e considerato il concreto pericolo per la pubblica incolumità, il Settore Attività Produttive del Comune di Bari ha emesso un’ordinanza dirigenziale con la quale è stata disposta la revoca del titolo autorizzatorio della discoteca. Le attività di controllo proseguiranno nei prossimi giorni e riguarderanno locali presenti nel Comune di Bari ed in provincia.

Truffa eco casette, cronaca di uno sfratto. Caputi si barrica nel locale: “Ci vediamo in Tribunale”

Torniamo a parlare dell’inchiesta su Maurizio Antonio Caputi e sulla truffa delle casette di legno. Abbiamo seguito con particolare attenzione le operazioni di sfratto nel locale occupato da Caputi, alla presenza dell’ufficiale giudiziario, di due poliziotti in borghese, dell’avvocato di Silvana e di Giuseppe, proprietario del locale.

Caputi, nonostante fosse informato da tempo, ha continuato a invocare tempo, chiedendo un altro mese per svuotare il locale e liberarsi del materiale. Il tempo che gli è stato dato a disposizione è di una sola settimana.

Vi avevamo lasciato sul più bello, prima di tentare il blitz nei locali occupati. Caputi, dopo averci aperto le porte, si è però barricato nel locale. Ecco la seconda parte della nostra cronaca.

Via dal locale senza pagare, le scuse: “Una bravata”. Mamma minaccia querela e fa bonifico

Vi ricordate del colpo messo a segno qualche settimana fa da due giovanissimi a Burger Pork? I due erano andati via senza pagare il conto da 53,40 euro e noi, puntuali come sempre, c’eravamo recati sul posto per raccogliere l’appello di Pamela.

La storia si è chiusa con un lieto fine, perché la mamma di uno dei due ha provveduto a saldare il conto non pagato, dopo però aver minacciato di querelare tutti per la diffusione del video.

Occupazione abusiva di suolo pubblico, musica oltre le 24 e bevande in vetro oltre le 22: locali sanzionati a Bari

Non solo rifiuti, i controlli della Polizia Locale dal 1° al 30 novembre hanno riguardato anche i pubblici esercizi. A fronte delle 49 ispezioni effettuate dagli agenti dell’Annona, 12 sono state le multe comminate per occupazione abusiva di suolo pubblico, 2 per esposizione di pubblicità non autorizzata, 2 per somministrazione di bevande in contenitori in vetro oltre le ore 22, 2 le sanzioni per diffusione della musica oltre le ore 24 e, ancora, 2 per diffusione della musica senza la necessaria valutazione dell’impianto acustico di diffusione sonora.

Uno occupava l’area antistante il pubblico esercizio con arredi non conformi al Regolamento comunale, un altro esercitava l’attività di somministrazione di alimenti e bevande senza la prescritta segnalazione certificata di inizio attività. Per quanto riguarda, invece, il commercio ambulante su aree pubbliche, gli esercizi commerciali e gli artigiani, su 36 attività controllate sono stati effettuati 11 sequestri amministrativi di merce varia e 5 contestazioni di occupazione abusiva di suolo pubblico.

 

 

Modugno, spaccio di droga nel locale: licenza sospesa per 7 giorni

Il Questore di Bari ha disposto la sospensione della licenza per la durata di giorni 7, ai sensi dell’art. 100 del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza, di un pubblico esercizio per somministrazione di alimenti e bevande ubicato a Modugno.

Il provvedimento amministrativo è giunto seguito di controlli effettuati dall’Arma dei Carabinieri durante i quali è stato accertato che il locale era abituale ritrovo di numerosi avventori, tra cui persone dedite all’uso ed allo spaccio di sostanze stupefacenti, con precedenti penali o comunque ritenuti pericolosi.

Pertanto è sorta l’improrogabile esigenza di contrastare il consolidamento della situazione creatasi, adottando in via preventiva una misura a garanzia dell’ordine e della sicurezza pubblica, al fine di scongiurare l’abituale frequentazione di persone ritenute pericolose privandole del luogo di loro abituale aggregazione.

Molfetta, la replica del locale Sacro: “Nessuna aggressione e nessun buttafuori ferito”

“La ricostruzione degli eventi offerta non risulta affatto veritiera dal momento che, i fatti, rappresentati erroneamente come accaduti in data diversa rispetto a quella effettiva, si sono svolti all’esterno dell’esercizio pubblico e precipuamente nell’area parcheggio. In dette circostanze, ad evento ormai conclusosi, un avventore, nell’eseguire una manovra in retromarcia, incautamente investiva uno dei clienti, per poi terminare la manovra impattando contro il cancello di ingresso, danneggiandolo”.

Inizia così la nota degli gli Avv.ti Andrea Calò e Dario Iurlaro per conto del sig. Giuseppe Cormio, amministratore e gestore del locale Sacro di Molfetta, con riferimento all’articolo pubblicato il 30 settembre.

“È bene precisare che nessun’altra persona, oltre al cliente investito, ha riportato lesioni. Quanto è stato pubblicato in ordine a presunti feriti, ovvero a risse ovvero a regolamenti di conti che si sarebbero consumati quella sera, è frutto di una capziosa mistificazione degli accadimenti – si legge -. Tale precisazione si ritiene doverosa in ragione del discredito subìto in questi giorni dalla proprietà dell’esercizio commerciale”.