Bari, area privata trasformata in discarica abusiva. Blitz della Locale al Libertà: scatta il sequestro

A seguito di segnalazioni pervenute al Comando di via Aquilino, nella giornata di ieri la Polizia locale ha provveduto a porre sotto sequestro – ex art. 321 del Codice di Procedura penale – un’area privata trasformata in una vera e propria discarica abusiva a cielo aperto a pochi chilometri dal centro cittadino, nel quartiere Libertà.

All’interno dell’area sequestrata gli agenti di Polizia locale intervenuti hanno riscontrato l’abbandono illecito di oltre 100 mq di rifiuti vari, tra cui materiali rivenienti da attività di costruzione e demolizione, miscugli di cemento, mattoni, mattonelle e ceramiche diversi, legno, vetro, plastica, ferro, materiali isolanti, rifiuti urbani domestici e assimilabili prodotti da attività commerciali e industriali, RAEE diversi da quelli pericolosi, rifiuti ingombranti, imballaggi, polistirolo.

Il sequestro contro ignoti, sotto la direzione della Procura della Repubblica, si è reso necessario per interrompere l’accumulo sistematico e ripetuto di rifiuti nell’area, trasformata in deposito con carattere di definitività con lo spianamento di una porzione di terreno a configurare, a tutti gli effetti, una discarica non autorizzata.

Il proprietario dell’area è stato nominato custode giudiziario; a breve seguirà l’emissione di un’ordinanza di bonifica dell’area a carico dello stesso proprietario.

“Grazie alle segnalazioni puntuali di cittadini che non intendono rassegnarsi al degrado e agli abbandoni illeciti di rifiuti che continuano a interessare diverse aree della città, la Polizia Locale ha portato a termine un intervento di grande importanza sotto il profilo della legalità e della tutela dell’igiene urbana – commenta l’assessora alla Vivibilità urbana e Polizia Locale Carla Palone -. La collaborazione tra istituzioni e cittadini si conferma uno strumento fondamentale per individuare e contrastare comportamenti che arrecano danni all’ambiente, al decoro urbano e alla qualità della vita delle persone”.

“Desidero esprimere il mio ringraziamento agli agenti della Polizia Locale per il costante impegno profuso a tutela della città – prosegue l’assessora al Clima, Transizione ecologica e Ambiente Elda Perlino -. Il sequestro di un’area privata trasformata in una vera e propria discarica abusiva rappresenta un risultato significativo, reso possibile dalla stretta collaborazione tra la Ripartizione Igiene e Ambiente, la Polizia Locale e l’Autorità giudiziaria. Interventi come questo testimoniano l’attenzione dell’amministrazione comunale nella lotta agli illeciti ambientali e nella salvaguardia del territorio. Proseguiremo con determinazione nelle attività di vigilanza, prevenzione e contrasto dell’abbandono incontrollato dei rifiuti, consapevoli di dover lavorare per una sempre maggiore sensibilizzazione al rispetto dell’ambiente, bene comune da tutelare nell’interesse della collettività e delle future generazioni”.

Andria, capannoni e operai irregolari: sequestrata maxi fabbrica abusiva. Denunciato il titolare

Lavorazione di marmi e pietre in capannoni abusivi, operai irregolari e presunte violazioni ambientali: è quanto scoperto dalla Guardia di Finanza ad Andria durante un controllo in una ditta del settore marmifero. Denunciato il titolare per reati ambientali e abusi edilizi, mentre l’intera area è stata sequestrata.

I sigilli hanno riguardato sei capannoni in ferro e lamiera, estesi su circa 750 metri quadrati e risultati privi di autorizzazioni, dove – secondo gli investigatori – si operava senza adeguate misure di sicurezza. Gli accertamenti, svolti con il supporto dello Spesal della Asl Bat, hanno evidenziato anche condizioni precarie per i lavoratori: spogliatoi ricavati in container e servizi igienici realizzati in lamiera.

Sequestrati inoltre un piazzale di 10mila metri quadrati pavimentato abusivamente, due discariche abusive per gli scarti di lavorazione e un vascone contenente fanghi e liquami che, secondo gli inquirenti, avrebbero contaminato il terreno circostante e potenzialmente la falda acquifera. Sotto sequestro anche 2mila litri di gasolio agricolo detenuti senza autorizzazioni e una villetta di 200 metri quadrati risultata completamente abusiva.

Rsa Casa Caterina, Pepe contro tutti: “Struttura abusiva va chiusa. Istituzioni sono state chiare”

Siamo tornati all’esterno della rsa Casa Caterina dopo le operazioni che hanno consentito di rimuovere la discarica a cielo aperto che aveva creato indignazione e scalpore. Abbiamo incontrato nuovamente il proprietario della struttura, Pepe che è tornato all’attacco, invocando la chiusura della Rsa definita abusiva anche dalle stesse Istituzioni. Ecco la sua posizione.

Casa abusiva bruciata e chiusa da 5 anni, salta la fogna. Palazzo Arca allagato: “Nessuno sa niente”

La storia che vi raccontiamo entra di diritto nelle tre rubriche di Quinto Potere “Povero a chi capita”, “L’Arca fa acqua da tutte le parti ” e “La burocrazia ci ammazzerà tutti”. Ci troviamo in via Leotta, nel quartiere San Paolo di Bari, al civico 17.

Qui un vano tecnico è stato trasformato in una casa popolare abusiva, 5 anni fa chi l’aveva occupata è andato via e l’abitazione è stata data alle fiamme.

Da quel momento tutto è rimasto così, solo che è saltata la colonna montante, creando disagi in tutta la palazzina. Abbiamo raggiunto i residenti, disperati e in attesa di un intervento dopo che gli scantinati si sono allagati.

Il paradosso è che l’Arca dice di non poter entrare nell’abitazione bruciata perché sotto sequestro e perché nessuno sa chi è in possesso delle chiavi.

Abusiva per disperazione, Terry: “Tre disabili in famiglia. Per noi solo promesse sistema incapace”

Torniamo ad occuparci di case popolari. Abbiamo incontrato e intervistato Teresa che ha occupato abusivamente un’abitazione situata nel quartiere San Pio. Il 9 gennaio ha deciso di lasciare la casa e l’assegnataria legittima, dopo averla vista, ha deciso di non entrarci.

Teresa ci racconta la sua situazione, davvero drammatica, e tutte le difficoltà di un sistema incapace di gestire emergenze come queste. In famiglia ci sono tre disabili.

Bari, casa popolare gomberata dopo 13 anni: “Ho ristrutturato e sempre pagato la fascia abusiva”

Torniamo a parlare di case popolari e dello sgombero delle abitazioni occupate abusivamente a San Pio. Dopo avervi raccontato la storia di Lorenzo e della sua famiglia, aver dato voce alla rivolta delle donne del quartiere e avervi raccontato la storia dell’abitazione murata dopo il no dell’assegnataria, questa volta vi raccontiamo la storia di Antonella, buttata fuori con il suo figlio di 12 anni e con il compagno dopo 13 anni. Abusiva con residenza ha pagato quasi 300 euro al mese come accordo.

Bari, chiusa locanda fittacamere abusiva al Libertà. La scoperta choc della Locale: posti letto anche sul soppalco

È stata pubblicata questa mattina l’ordinanza firmata dal direttore del SUAP che stabilisce la cessazione, con effetto immediato, dell’attività di una locanda fittacamere abusiva che offriva vitto e alloggio per un corrispettivo di €120 al mese e solo alloggio al costo di € 80.

L’ordinanza è stata emessa a seguito dell’azione posta in essere dalla Polizia locale che, a seguito di diverse segnalazioni e lamentale da parte dei residenti scaturite dall’emissione di forti odori di cucina misti a fumi di gas, ha effettuato una serie di appostamenti nei pressi del locale ubicato nel quartiere Libertà. Gli agenti, quindi, nel corso delle indagini, hanno potuto notare un costante traffico di persone di nazionalità straniera, in entrata e uscita dall’immobile al piano stradale, spesso impegnate a mangiare alimenti di vario genere o con buste contenenti vivande.

Eseguita l’ispezione nei locali, è apparso chiaro che il titolare conducesse un vero e proprio esercizio di somministrazione di alimenti e bevande e, all’interno dell’immobile, gestisse una struttura ricettiva con servizio di ristorazione e bar. Gli spazi interni, poco illuminati e privi della dovuta areazione, risultavano inoltre arredati con tavoli, sedie e allestimenti del tutto inadeguati.

Le camere sono apparse tutte utilizzate da ospiti, vista la presenza di scarpe, indumenti, accessori per l’igiene personale e ciabatte multipresa con diversi caricabatteria per telefoni cellulari. Persino sul soppalco, probabilmente non autorizzato, il gestore aveva ricavato quattro posti letto.

In fondo al corridoio dell’immobile era stata allestita una cucina, anch’essa senza areazione, dalla quale si accede all’unico servizio igienico esistente. La cucina, predisposta con elettrodomestici e fornelli improvvisati, veniva utilizzata dal gestore, anche locatario dell’immobile, che all’occasione si destreggiava come cuoco per gli avventori.

Gli agenti hanno potuto verificare, inoltre, la presenza in cucina di sei bombole GPL, di cui due collegate ai fornelli (un bruciatore da campo e un fornello da campeggio a due fuochi). Per il forte odore di gas sono dovuti intervenire i Vigili del Fuoco, accertando la perdita di una delle bombole che rappresentava potenziale pericolo per l’incolumità non solo degli ospiti, anche in considerazione della precarietà dell’impianto elettrico, verosimilmente non a norma.

Interpellati dagli agenti, gli ospiti della struttura hanno confermato di recarsi quotidianamente nella locanda per l’acquisto di cibi pronti al costo di € 5 a pasto e di una tazzina di caffè a € 1. Gli accertamenti eseguiti dalla Polizia locale hanno confermato, infine, che l’esercizio era sprovvisto dell’autorizzazione di attività alberghiera ex L.R.11/1999 e 86 T.U.L.P.S..

“La locanda, per cui oggi è stata disposta un’ordinanza di chiusura delle attività, oltre a non garantire le condizioni minime di vivibilità degli ospiti, avrebbe potuto mettere a serio rischio la loro vita e quella dei residenti della zona – commenta l’assessora alla Vivibilità urbana Carla Palone -. Ciò dimostra che il lavoro della Polizia locale, che desidero ringraziare per il costante impegno, non consiste solo in interventi o azioni di repressione Anzi, sempre più spesso gli agenti dimostrano una grande vicinanza al cittadino, muovendosi a tutela della salute e della sicurezza delle persone, come accaduto in questo caso specifico”.

Truffa eco casette, Caputi il mago fa sparire 68mila euro. Abbattuta la baracca abusiva: “Inagibile”

Contratti firmati, anticipi versati, lavori non finiti, fatture non rilasciate e poi la fuga. Torniamo a parlare dell’inchiesta su Maurizio Antonio Caputi e sulla truffa delle casette di legno. Siamo entrati qualche mese fa in un gruppo delle sue vittime e abbiamo ascoltato le loro storie, visionando anche documenti e carte. Ci sono denunce in corso e abbiamo iniziato a farvi ascoltare le testimonianze delle prime persone cadute nella sua trappola.

Dopo i racconti di Marina, Marta, Maria e Giovanni, questa volta siamo noi a raccontarvi una storia davvero particolare sul mago Caputi, capace di incassare 68mila euro e sparire nel nulla lasciando una famiglia con una baracca abusiva e inagibile.

Maria sotto sfratto con tre figli, c’è l’ultimo rinvio: “Pochi giorni per trovare casa. Abusiva mai”

Torniamo ad occuparci del filone delle case popolari e della storia di Maria e dei suoi tre figli. Siamo tornati a San Girolamo. Lo ricordiamo, Maria aveva uno sfatto esecutivo i primi giorni di luglio. Sul posto si sono regolarmente presentati le autorità e Maria ha avuto una proroga fino al 28 luglio. Resta ancora alla ricerca di una casa in affitto, l’alternativa è l’ingresso in comunità. Maria, nonostante la situazione estrema, non ha mai pensato di occupare abusivamente un’abitazione.

Bari, casa popolare occupata a Japigia: abusiva condannata a 8 mesi dopo 5 anni. A processo anche il suo avvocato

Occupa abusivamente una casa popolare a Japigia senza avere titolo, portando anche i suoi bambini all’interno, e a distanza di 5 anni viene condannata in primo grado a 8 mesi di reclusione e 200 euro di multa. Protagonista una donna di 33 anni, tra 60 giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza.

Assolto invece il suo avvocato “perché il fatto non sussiste”: il legale era finito a processo con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale per aver discusso animatamente con gli agenti di Polizia locale la mattina del 29 settembre 2020 in via Caduti dei Partigiani, nel tentativo da parte degli agenti di sgomberare l’appartamento.