Disabile buttata fuori casa, Tonia: “Complotto di mia nipote ho sempre pagato. Cerco ancora aiuto”

La storia di Tonia, la 61enne disabile con problemi di natura psicologica, ha diviso la nostra community. Ha raccontato di dormire due mesi in auto dopo essere stata cacciata di casa dalla figlia e dalla nipote che ha voluto incontrarci per fornire la sua versione dei fatti. Siamo tornati ancora una volta da Tonia che ha voluto controbattere alle accuse della nipote.

Choc in Salento, molesta la nipote durante il funerale della nonna: 64enne condannato a 4 anni

Condannato a quattro anni di reclusione un 64enne del basso Salento, riconosciuto colpevole di violenza sessuale nei confronti della nipote 41enne durante il funerale della nonna. La sentenza è stata pronunciata dal Tribunale di Lecce, che ha inflitto una pena superiore a quella richiesta dalla Procura.

Secondo quanto emerso nel processo, l’uomo avrebbe approfittato di un momento in cui si trovava da solo con la donna per molestarla. La vittima ha inoltre raccontato di aver subito comportamenti analoghi da parte dello zio fin dall’adolescenza, episodi che però non erano mai approdati in tribunale.

La denuncia, presentata dopo un tentativo di ricomporre la vicenda in ambito familiare e attraverso un percorso psicologico, ha dato origine al procedimento conclusosi con la condanna.

I giudici hanno disposto anche il pagamento di una provvisionale di 10mila euro in favore della parte civile, mentre il risarcimento definitivo sarà quantificato in sede civile. L’imputato potrà presentare appello dopo il deposito delle motivazioni della sentenza.

Marito e moglie morti a Bisceglie, il nipote di Patrizia: “Uccisa da chi non la voleva libera”. Attesa per l’autopsia

“Dentro di noi c’è un silenzio che urla. Oggi piangiamo una zia che amava con quella generosità che oggi sembra quasi un difetto, e invece era il suo superpotere. Ce l’hanno strappata via, con una violenza cieca, assurda, senza senso. Uccisa da chi non ha saputo accettare la sua libertà, da chi ha chiesto per primo la libertà e poi ha deciso che quella donna non poteva appartenere più a nessuno, nemmeno a se stessa. Questo non è amore. Questo è possesso malato. Questo non è un raptus. Questo è un delitto. Questo non è giusto. Non lo sarà mai”.

È un passaggio di un lungo post pubblicato sui social, da Pietro de Cillis, nipote di Patrizia Lamanuzzi la donna di 54 anni di Bisceglie, nel nord Barese, morta dopo essere precipitata dal balcone del quinto piano di una palazzina di via Vittorio Veneto. A spingerla, secondo quanto ricostruito dai carabinieri che indagano sull’accaduto, sarebbe stato il marito, Luigi Gentile di 61 anni che si è lanciato nel vuoto dallo stesso balcone.

I due si stavano separando dopo più di 25 anni di matrimonio. Ad aiutare la ricostruzione e la dinamica di un omicidio seguito da un suicidio avvenuto mercoledì scorso, saranno le autopsie disposte dalla Procura di Trani. L’incarico sarà conferito nella tarda mattinata di oggi a Davide Ferorelli dell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari. Gli accertamenti autoptici potrebbero incominciare domani pomeriggio.

Nel post, il nipote della 54enne chiede scusa alla vittima. “Ti chiediamo di perdonarci zia, ti chiediamo scusa. Scusa se questa società non ti ha protetta abbastanza, se abbiamo sottovalutato i segnali, se non siamo arrivati in tempo a tirarti fuori da quell’inferno. È un peso che porteremo noi, non tu”. “Quel mostro non vincerà – prosegue il post – non permetteremo che l’ultima parola su di te sia la violenza che ti ha uccisa. L’ultima parola su di te sarà la vita che hai donato, saranno i sorrisi che hai acceso nelle nostre facce stanche, saranno le persone che hai rialzato da terra quando nessuno le vedeva. Saranno i nipoti che cresceranno con il tuo esempio nel sangue come bussola”.

Il post si conclude con una promessa: “Noi giuriamo zia che ogni volta che qualcuno sarà solo, noi saremo lì, come facevi tu. Giuriamo che ogni volta che la vita ci sembrerà troppo pesante, cercheremo il mezzo pieno del bicchiere, perché così ci hai insegnato tu. Giuriamo che il tuo sorriso non morirà con te, lo porteremo noi e lo urleremo al mondo finché non diventerà contagioso come era il tuo”.

Bari, incendia il pianerottolo di casa. Dentro la figlia, il nipotino e l’ex marito: 53enne finisce in una struttura di cura

Ha incendiato il pianerottolo dell’abitazione della figlia dopo aver cosparso il pavimento di benzina, mettendo in pericolo la donna, l’ex marito e il nipotino minorenne presenti in casa. Per questo una 53enne della provincia di Bari è stata sottoposta a misura cautelare in una struttura di cura.

L’episodio più grave risale al primo pomeriggio del 9 marzo scorso. La donna si sarebbe presentata sotto casa della figlia intimando: “Aprite la porta o vi do fuoco”. Poco dopo avrebbe appiccato le fiamme, con il liquido infiammabile che è penetrato anche all’interno dell’appartamento. L’intervento tempestivo di carabinieri e vigili del fuoco ha evitato conseguenze più gravi, mettendo in salvo i presenti. La 53enne è stata rintracciata poco dopo in stato confusionale.

Secondo le indagini, l’incendio è l’ultimo episodio di una serie di atti persecutori avvenuti tra gennaio e marzo 2026: minacce di morte rivolte alla figlia, all’ex marito e al nipotino, oltre a molestie tramite social network. A far partire l’inchiesta è stata la denuncia della figlia, presentata due giorni dopo i fatti.

La gip di Bari Gabriella Pede, che ha disposto il ricovero, non ha ravvisato gravi indizi per il reato di tentato omicidio aggravato ipotizzato dalla Procura. Alla donna sono contestati invece incendio e stalking. Nell’ordinanza si evidenzia una «personalità violenta», alimentata dal risentimento verso la figlia, ritenuta responsabile della fine del matrimonio.

La 53enne, in cura dal 2017 presso il centro di salute mentale di Casamassima per depressione cronica, è assistita dall’avvocato Giuseppe De Luca e sarà interrogata nei prossimi giorni.

Omicidio a Monte Sant’Angelo, il nipote del boss Ricucci ucciso in auto: cadavere abbandonato tra i boschi

È stato ucciso con alcuni colpi di arma da fuoco, con ogni probabilità fucile (arma spesso utilizzata negli agguati soprattutto sul Gargano) Leonardo Ricucci, 38 anni, assassinato a Monte Sant’Angelo (Foggia) e il cui cadavere è stato ritrovato in una zona impervia tra i boschi della zona.

Stando ad una prima ricostruzione, il cadavere è stato ritrovato nella notte (l’omicidio risalirebbe ad alcune ore prima) dopo l’allarme dato dai familiari che, non vedendolo rientrare, hanno allertato le forze dell’ordine.

Lo hanno ritrovato senza vita nell’auto con cui era arrivato sul posto, una masseria di famiglia dove si sarebbe recato già dalla mattinata di ieri. Sposato, padre di due figli, era un fornaio e lavorava nel forno di famiglia nella cittadina garganica. Ricucci aveva precedenti: uno dei più noti risale all’estate del 2013 quando morse l’orecchio ad un agente di polizia intervenuto, libero dal servizio, per sedare una rissa stradale.

Non risultano precedenti o coinvolgimenti in questioni di criminalità organizzata del Gargano. Era nipote di Pasquale Ricucci, ucciso nel novembre del 2019, e ritenuto dagli investigatori elemento apicale del clan Lombardi Ricucci La Torre, da sempre in lotta con il clan dei montanari.

Al momento l’inchiesta dei carabinieri, che stanno cercando di ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto, è coordinata dalla procura di Foggia. Non è escluso il passaggio dell’inchiesta alla Direzione distrettuale antimafia di Bari.

Bari, anziana consegna 5500 euro per finto pacco a nipote e viene spintonata: denunciati due ladri campani

Lo scorso 9 settembre, personale della Polizia di Stato ha proceduto alla denuncia di due uomini, uno di 19 anni, incensurato, l’altro di 33 anni, pregiudicato, entrambi campani, ritenuti responsabili, in concorso tra loro, di una truffa, degenerata in rapina, in danno di una persona anziana nella città di Bari. Accertamenti, compiuti nella fase delle indagini preliminari, necessitano della successiva verifica processuale nel contraddittorio con la difesa.

I fatti, in relazione ai quali è stata effettuata la citata operazione di polizia giudiziaria, si inseriscono in una più ampia attività di prevenzione e repressione avviata, in Bari e provincia, da personale della Squadra Mobile, a causa della recrudescenza del fenomeno delle truffe agli anziani.

La tecnica adottata: i malviventi studiano in maniera approfondita la vittima, individuata sempre tra le persone più vulnerabili, perché anziane o semplicemente sole, per poi recuperare informazioni di carattere personale, quali il numero di telefono e il nome di un parente, al fine di utilizzarle all’atto del raggiro.

In questo caso, i due uomini hanno simulato la consegna di un pacco, indirizzato al nipote della vittima, chiedendo una cospicua somma quale corrispettivo. L’anziana signora, in un primo momento, ha consegnato 1500 euro ad uno dei due autori. Lo stesso, tuttavia, supponendo che l’anziana potesse avere ulteriori somme di denaro, è poi tornato dalla signora, dopo essersi allontanato, chiedendole ulteriori contanti o monili in oro, dicendo che la somma non era sufficiente a coprire il costo della consegna. L’anziana, vittima di raggiro, ha, quindi, consegnato ulteriori 4.000 euro.

Ravvedendosi e sospettando che potesse essere stata vittima di una truffa, all’atto della consegna della seconda somma di denaro, l’anziana ha provato a trattenere il truffatore che, spintonandola, ha poi guadagnato la fuga.

Immediata l’attività di indagine avviata dalla Polizia di Stato, segnatamente dai “falchi” della IV sezione della Squadra Mobile della Questura di Bari. Attraverso le descrizioni fornite dalla vittima e l’analisi dei sistemi di videosorveglianza presenti nei pressi dell’abitazione dell’anziana, gli operatori sono riusciti a risalire ad un’autovettura sospetta che, una volta consumata la rapina, si allontanava dalla città di Bari.

L’autovettura in questione è stata poi intercettata dai poliziotti della Sezione di Polizia Stradale di Avellino che, interloquendo con gli operatori della Squadra Mobile di Bari, hanno proceduto ad effettuare una perquisizione veicolare.

All’interno del poggiatesta del lato passeggero e all’interno della plafoniera della luce di cortesia posteriore, opportunamente occultati, i poliziotti hanno rinvenuto esattamente la somma di 5500 euro.

Alla luce dei fatti emersi, i due uomini sono stati deferiti in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria e la somma di denaro sequestrata in attesa di essere riconsegnata all’anziana signora.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, l’eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo, nel contraddittorio tra le parti.

Bari, droga nella casa popolare occupata: arrestati nonna e nipote. Trovati anche zanne d’avorio e giubbotto antiproiettile

I Carabinieri del Nucleo Radiomobile del Comando Provinciale di Bari hanno tratto in arresto in flagranza per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti ed invasione di terreni o edifici in concorso (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) due italiani: Francesco Crudele., ventunenne e la nonna di quest’ultimo, S.P., cinquantottenne, entrambi con precedenti di polizia.

Gli operanti, nella tarda mattinata di giovedì 19 giugno, hanno eseguito dei controlli, avvalendosi anche dell’ausilio del Nucleo Carabinieri Cinofili di Modugno (BA), nel quartiere periferico di Bari dove vivono gli arrestati.

All’esito della perquisizione domiciliare presso la loro abitazione ed anche in altro appartamento, dello stesso stabile, di proprietà dell’A.R.C.A. Puglia Centrale, occupato abusivamente dagli arrestati, i carabinieri hanno rinvenuto, complessivamente, 6 confezioni ed una busta in plastica per un peso complessivo di 260 grammi di marijuana, una busta in plastica contenente 50 grammi di hashish, cinque panetti per un peso totale di 450 grammi di hashish, tredici dosi di per un totale di 70 grammi di hashish, una busta in cellophane contente “cocaina in pietra” per un peso di 313 grammi, tre piante di marijuana, un giubbotto antiproiettile, denaro contante per un totale di 230 euro, cinque bilancini di precisione, una macchina per sottovuoto, un apparecchio contasoldi ed attrezzature per il taglio e confezionamento delle stesse.

Sono stati rinvenuti, inoltre, un carapace di tartaruga “caretta caretta” e due zanne in avorio di elefante, di cui C.F. non era in grado di dimostrare la lecita provenienza e per tale motivo è stato denunciato anche per la violazione della specifica norma inerente il commercio internazionale delle specie animali e vegetali in via di estinzione.

Gli indagati sono stati dichiarati in arresto; C.F. è stato condotto presso la Casa Circondariale di Bari, mentre la donna è stata sottoposta agli arresti domiciliari in attesa di udienza di convalida a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Il quadro indiziario raccolto dai Carabinieri a loro carico è stato condiviso dalla Procura della Repubblica di Bari che ha avanzato, nei confronti di entrambi, richiesta di emissione di misura cautelare accolta dal G.I.P. del Tribunale di Bari.

È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e l’eventuale colpevolezza degli indagati, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti

Bari, casa popolare occupata da abusivi trasformata in centrale di spaccio: arrestati nonna e nipote di 58 e 21 anni

I Carabinieri hanno scoperto una casa popolare in via Giustina Rocca, situata nel quartiere Japigia di Bari, trasformata in centrale di spaccio e deposito di droga. L’appartamento è stato occupato da qualche mese abusivamente dal nipote del legittimo proprietario deceduto con moglie e figlio piccolo ed è stato trasformato in laboratorio per lo stoccaggio e il confezionamento della droga.

A detenere le chiavi nonna e nipote, entrambi arrestati. Arresti domiciliari per la 58enne, carcere per il 21enne. Nelle prossime ore compariranno davanti al gip. All’interno dell’abitazione sono stati trovati 60 grammi di marijuana e 170 di hashish.

In un altro alloggio della stessa palazzina è stato trovato materiale per confezionare dosi di stupefacenti pronte per il mercato, oltre a 400 grammi di hashish, 300 di marijuana e 313 di cocaina in un unico pezzo. L’abitazione è stata restituita all’Arca.