“Le femmine devono morire”, scritta choc su murales a Stornara: sospetti su minorenne. La condanna del Sindaco

“Le femmine devono morire” è la scritta choc comparsa nelle scorse ore su uno dei murales di Stornara, in provincia di Foggia. A darne notizia è il sindaco, Roberto Nigro, attraverso un messaggio sui social.

“I murales sono il simbolo della nuova identità di Stornara – dice il primo cittadino – . Grazie a queste opere d’arte, il nostro paese è uscito dai confini locali per farsi conoscere e apprezzare in tutta Italia e all’estero. Sono il frutto del lavoro di artisti, dell’impegno dell’associazione Stornara life e dell’orgoglio di un’intera comunità che ha scelto di credere nella cultura e nella bellezza come motore di rinascita e turismo”.

“Chi imbratta e vandalizza queste opere – continua Nigro – non colpisce solo un muro, ma colpisce Stornara, la sua immagine e il lavoro di tutti noi. Condanno con fermezza questo atto di inciviltà, scritta orribile da chiunque provenga”. Nelle prossime ore, assicura l’amministrazione comunale, si provvederà alla cancellazione.

Il sindaco fa sapere, inoltre, che “sono in corso le indagini della polizia locale per individuare, attraverso anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza, l’autore di questa scritta orribile. Potrebbe essere un giovane tra i 16 e i 17 anni, con casco e a bordo di uno scooter che gli stessi cittadini avevano scambiato per un artista di strada considerato che il nostro paese ne ospita tantissimi per la realizzazione dei murales. Quando hanno visto la scritta mi hanno immediatamente avvisato”.

Nigro invita i cittadini “a segnalare comportamenti sospetti e a sentirsi custodi di questo bene comune. L’arte che è per strada appartiene a tutti, e tutti abbiamo il dovere di proteggerla. Continueremo a investire sui murales e sulla valorizzazione di Stornara come città d’arte. Nessun gesto di maleducazione fermerà il percorso intrapreso”.

Choc ad Acquaviva, tentata violenza in stazione: 22enne salvata da carabiniere fuori servizio. Fermato l’aggressore

Paura all’alba alla stazione ferroviaria di Acquaviva delle Fonti, dove una studentessa 22enne di infermieristica del primo anno è stata vittima di un tentativo di violenza sessuale. Decisivo l’intervento di un carabiniere libero dal servizio, che ha bloccato il presunto aggressore permettendo l’arrivo dei colleghi di Gioia del Colle.

L’episodio è avvenuto intorno alle 6.20. Secondo una prima ricostruzione, la giovane era appena arrivata in treno ad Acquaviva quando sarebbe stata seguita da un uomo di origine marocchina, risultato irregolare sul territorio italiano. Dopo essere sceso dal convoglio insieme alla ragazza, l’uomo l’avrebbe raggiunta nel sottopassaggio della stazione, nei pressi dell’uscita di via Monsignor Schiavo. Qui avrebbe iniziato a molestarla, palpeggiandola e tentando di immobilizzarla. La studentessa avrebbe cercato di fuggire correndo, ma sarebbe stata raggiunta e afferrata da dietro.

Secondo quanto riferito, l’aggressore avrebbe continuato i contatti fisici mimando anche gesti di natura sessuale. Le urla della giovane hanno attirato l’attenzione del carabiniere fuori servizio che si trovava nelle vicinanze. L’uomo è intervenuto immediatamente, riuscendo a bloccare il presunto aggressore.

La ragazza, visibilmente sotto choc, è stata soccorsa e affidata alle cure del personale sanitario. Il presunto aggressore è stato invece condotto in caserma e arrestato. Nei suoi confronti è stata contestata l’accusa di violenza sessuale aggravata. Le indagini dei carabinieri sono in corso per ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’accaduto.

Scomparso e trovato morto in un negozio, choc a Carbonara. La confessione del titolare cinese: “L’ho ucciso io”

Svolta nelle indagini sulla morte di Michelangelo Scamarcia, il 68enne scomparso lo scorso 2 aprile e ritrovato senza vita ieri mattina nel quartiere Carbonara. I carabinieri hanno posto in stato di fermo con l’accusa di omicidio volontario il titolare del negozio dove è stato rinvenuto il cadavere.

Si tratta di un cittadino cinese di 42 anni, attualmente in carcere, che durante l’interrogatorio avrebbe confessato di aver ucciso l’uomo soffocandolo con un sacchetto. Restano però ancora da chiarire le motivazioni del gesto: secondo gli investigatori tra i due ci sarebbe stato un litigio, ma il presunto responsabile non avrebbe saputo fornire spiegazioni precise.

Il corpo della vittima, trovato in avanzato stato di decomposizione, sarà sottoposto nei prossimi giorni ad autopsia per accertare con esattezza le cause del decesso.

Sia la vittima sia il fermato risultano incensurati. Decisivi per l’individuazione del sospettato sarebbero stati i sistemi di videosorveglianza e le verifiche sui movimenti delle carte della vittima.

Choc a Taranto, chiama il 112: “Venite ho ucciso mia moglie”. Ma è un falso allarme: voleva segnalare una truffa

«Venite, ho ucciso mia moglie». Una frase choc che ha fatto scattare un’imponente operazione di emergenza a Taranto, rivelatasi però completamente infondata.

La segnalazione, arrivata al centralino con tono concitato ma deciso, è stata trattata come un allarme reale. In pochi minuti sono intervenuti sul posto quattro volanti della Polizia di Stato, le unità dei Falchi, un’ambulanza del 118 e i Vigili del Fuoco.

Gli agenti hanno individuato l’uomo ancora in strada, fermandolo senza opposizione e mettendo in sicurezza l’area. Gli accertamenti avviati subito dopo hanno però escluso qualsiasi delitto: la donna indicata nella telefonata è stata rintracciata viva e in buone condizioni.

Dalle verifiche è emerso che l’uomo, poco prima, aveva contattato le forze dell’ordine per segnalare una presunta truffa ai danni del padre. Non vedendo arrivare immediatamente le pattuglie, avrebbe deciso di inscenare il falso omicidio per accelerare l’intervento. Accompagnato in Questura, è stato denunciato per procurato allarme.

Muore a 3 anni dopo un malore, Castellaneta sotto choc per la morte del piccolo Davide: disposta l’autopsia

La morte di Davide, il bimbo che ha perso la vita nella notte tra l’11 e il 12 marzo all’ospedale Santissima Annunziata di Taranto, dopo un malore improvviso avuto in casa, ha scosso l’intera comunità di Castellaneta Marina.

Trasportato d’urgenza in ambulanza, i medici hanno tentato di rianimarlo per oltre due ore, ma senza successo: il piccolo è deceduto alle 2:40 nel reparto di Rianimazione.

Non ci sono indagini in corso, il bambino aveva alcune patologie pregresse e l’autopsia disposta dalla Asl dovrà chiarire la causa esatta della morte. L’esame presumibilmente sarà eseguito nelle prossime ore, intanto la salma è nell’obitorio del Santissima Annunziata.

Choc a Brindisi, studentessa precipita nel vuoto a scuola. Volo di 5 metri: è grave. Giallo sulla dinamica

Una studentessa minorenne dell’istituto Alberghiero di Brindisi è stata trasferita d’urgenza all’ospedale Perrino di Brindisi dopo una caduta di circa 5 metri che si è verificata all’interno dell’istituto.

I medici stanno eseguendo esami diagnostici per accertare l’entità dei traumi riportati dalla ragazza dopo la caduta. Sono in corso gli accertamenti della Polizia di Stato e della Polizia locale per ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Il preside ha raggiunto la studentessa in ospedale per sincerarsi sulle sue condizioni.

Bitonto, schiaffi e punizioni ai bimbi nell’asilo. L’insegnante sospesa si difende, il gip: “Uso abituale di violenza”

Torniamo ad occuparci della maestra di 65 anni di Bitonto sospesa dall’insegnamento per sei mesi con l’accusa di maltrattamenti nei confronti di bambini di circa 4 anni. Secondo le indagini, la donna avrebbe compiuto diversi episodi di violenza e umiliazione in classe, tra cui schiaffi sul viso e sulla nuca, strattonamenti e urla. In un caso avrebbe fatto cadere un bambino obbligandolo a rimanere a terra, mentre in un altro avrebbe colpito una bambina sulla testa con un libro.

L’indagine è partita dopo la denuncia di due madri, insospettite da alcuni comportamenti dei figli a casa. Uno dei bambini, ad esempio, aveva iniziato a fare un “gioco strano”, avvolgendosi del nastro adesivo addosso e dicendo che lo faceva “come la maestra”. Confrontandosi con altre famiglie, è emerso che anche un altro bambino imitava lo stesso comportamento.

La polizia del commissariato di Bitonto ha quindi installato delle telecamere in classe, che avrebbero ripreso i presunti maltrattamenti. Interrogata, la maestra — assistita dall’avvocato Tommaso Barile — ha ammesso che alcuni comportamenti possono essere stati inappropriati, ma li ha giustificati con l’indisciplina e la scarsa autonomia dei bambini. Ha inoltre sostenuto che non si trattava di schiaffi ma di “colpetti dietro la nuca” e ha negato di aver usato nastro adesivo.

La giudice per le indagini preliminari di Bari ha però ritenuto che ci siano gravi indizi a suo carico, sottolineando che i comportamenti registrati mostrano un uso abituale di violenza, spesso sproporzionato rispetto alla vivacità dei bambini. Per questo ha disposto la sospensione cautelare della docente, mentre la difesa ha annunciato che presenterà appello contro il provvedimento.

Morte Lucia Salcone, spunta una lettera choc del marito Ciro Caliendo: pietanze preparate col sangue mestruale

Un matrimonio logorato da litigi, un’altra donna nel cuore e una lettera che oggi pesa come un macigno nell’inchiesta. È attorno a queste ombre che si muove il caso di Ciro Caliendo, 48 anni, arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie, Lucia Salcone, simulando un incidente stradale lo scorso 27 settembre.

Secondo gli inquirenti, quello schianto non sarebbe mai avvenuto: l’auto sarebbe stata incendiata con la donna all’interno, ancora viva ma stordita. A rafforzare l’ipotesi della premeditazione c’è una lettera che Caliendo avrebbe scritto di suo pugno poche settimane prima della morte della moglie, indirizzandola a una parente di lei. In quelle righe l’uomo confessa una relazione extraconiugale che durava da tre anni — con una donna amica della stessa Lucia — e manifesta l’intenzione di separarsi.

La lettera, letta solo dopo la tragedia, racconta un uomo che si dice oppresso da continui contrasti e da uno stato depressivo profondo. Scrive di aver pensato al suicidio e di voler vivere, parole sue, “una storia d’amore benedetta da Dio”. Quando si parlava di separazione la moglie avrebbe risposto: “Meglio un marito morto che con un’altra”.

Ma è un altro passaggio a colpire gli investigatori: quello in cui Caliendo si dichiara disposto a sacrificare la vita della moglie pur di riavere la propria libertà. Un’affermazione che per la procura assume il valore di un’intenzione già maturata.

Nella lettera compaiono anche riferimenti a presunti riti e a episodi inquietanti, tra cui l’uso di sangue mestruale nella preparazione di cibi e strani malesseri che l’uomo dice di aver accusato nel tempo. Racconti che si intrecciano con voci circolate prima del matrimonio e ora finite agli atti dell’indagine. A riferirlo è Telesveva.

Caliendo ha trascorso la sua prima notte in carcere e venerdì sarà sottoposto a interrogatorio di garanzia. La procura lo accusa di omicidio premeditato: per chi indaga, dietro quel rogo non c’è stato un incidente, ma un piano studiato per trasformare un delitto in una tragica fatalità.

Choc a Brindisi, indagato il medico Cristian Ghezzani. L’accusa: “Ha ucciso 3 gatti e tentato di sopprimere altri 5”

Avrebbe ucciso tre gatti e tentato di ammazzarne altri cinque con crudeltà un medico 51enne di Brindisi, Cristian Luca Ghezzani, a cui è stato notificato un avvio di conclusione delle indagini emesso dalla Procura di Brindisi.Le contestazioni, legate a diversi episodi di uccisione e tentativi di uccisione di animali, si riferiscono al periodo compreso dal 2023 al 2025.

Le indagini sono state condotte dalla Squadra mobile. Durante l’attività investigativa sono state acquisite le immagini di videosorveglianza di controllo delle colonie feline della città che hanno consentito di ricostruire gli spostamenti dell’indagato ed i singoli episodi.

In cinque casi – secondo quanto accertato dagli investigatori – l’uccisione degli animali non si è consumata per cause non dipendenti dalla volontà dell’indagato. Durante una perquisizione domiciliare i poliziotti hanno sequestrato una gabbia trappola, un bastone e un girabacchino utilizzati per catturare e tentare di colpire gli animali.

Dalle attività condotte da un consulente tecnico dalla Procura, inoltre, è stato accertato che all’interno della gabbia trappola, sul bastone e all’interno dell’autovettura utilizzata dall’uomo vi sono tracce di sangue e peli riconducibili a gatti.

Choc a Francavilla Fontana, gattino ucciso con bastone chiodato. È il secondo caso in pochi giorni nel Brindisino

Un gattino randagio ucciso con un bastone chiodato. È avvenuto a Francavilla Fontana, a scoprirlo è stato un operaio di un’azienda situata nella zona Pip della città che gli dava da mangiare. Si sta cercando di risalire al responsabile.

La notizia arriva a pochi giorni dal salvataggio di Dyson, il gatto di Ostuni ferito con una pistola a piombini. Fortunatamente lui se l’è cavata, dopo essere stato sottoposto ad un intervento urgente. Sul caso indaga la Polizia.