Mattarella telefona a una bambina di Andria affetta da Sma dopo una sua lettera: “Grande umanità”

Una telefonata inaspettata ha regalato un momento di grande emozione a Giulia, una bambina di Andria affetta da Sma, che nei giorni scorsi aveva scritto una lettera al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. A renderlo noto è stata la sindaca di Andria, Giovanna Bruno, con un post pubblicato sui social in occasione del compleanno del Capo dello Stato.

La piccola non aveva potuto partecipare, lo scorso 12 luglio, alla cerimonia per il decennale del disastro ferroviario alla presenza del presidente. Per questo aveva deciso di affidargli una lettera, consegnata tramite la sindaca.

Bruno ha raccontato che Mattarella ha poi telefonato personalmente a Giulia, sorprendendo la madre Giusy. “Lo spessore di un uomo non è il suo ruolo, ma il suo stile. La sua umanità”, ha scritto la prima cittadina, ringraziando il presidente per il gesto.

Infine, un pensiero rivolto alla bambina, attualmente ricoverata a Roma per le cure. “Un grandissimo abbraccio, più forte della tua infinita forza, disarmante come il sorriso e la positività dei tuoi fantastici genitori”, ha concluso la sindaca.

Bari, la lettera di De Laurentiis apre al cambiamento ma non alla cessione: il futuro resta un rebus

La lettera inviata da Luigi De Laurentiis al sindaco di Bari, Vito Leccese, rappresenta il documento politico e societario più rilevante degli ultimi mesi nella complessa vicenda della SSC Bari. Dopo settimane di tensioni istituzionali e richieste di chiarezza il presidente biancorosso ha risposto formalmente ai tre punti posti dal primo cittadino.

Una risposta che contiene aperture significative ma che lascia ancora irrisolti alcuni interrogativi fondamentali. Se da un lato la proprietà annuncia un nuovo management, il coinvolgimento di advisor internazionali e l’apertura a nuovi investitori, dall’altro evita accuratamente di assumere l’impegno che gran parte della piazza attendeva: dichiarare esplicitamente la propria uscita dalla società.

Il primo elemento di novità riguarda la nomina di Pierpaolo Marino come direttore generale. De Laurentiis gli affida due obiettivi: riportare il Bari in Serie A e accompagnare il club verso il superamento della multiproprietà. Sulla carta, un segnale forte. La figura di Marino è di grande esperienza ed autorevolezza nel panorama calcistico nazionale.

Tuttavia emerge un elemento di criticità: la lettera non chiarisce quali saranno i reali poteri del nuovo DG. Marino sarà il vero uomo forte dell’area sportiva e societaria o un semplice cambio di facciata? Sul secondo punto si concentra la questione più delicata. Il presidente del Bari annuncia il coinvolgimento di advisor specializzati nel calcio internazionale e la creazione di una Data Room. Dal punto di vista tecnico si tratta di abituali strumenti utilizzati nelle operazioni di acquisizione societaria.

Il linguaggio utilizzato però lascia spazio a interpretazioni differenti. In nessun passaggio compare un impegno esplicito alla cessione della società. Un’assenza tutt’altro che casuale. Tra i passaggi più significativi del documento vi è quello in cui si legge: «L’obiettivo è l’ingresso di nuovi soci anche prima delle scadenze fissate dalle norme federali».

L’ingresso di nuovi soci potrebbe tradursi si nell’acquisto di una quota di minoranza, in un aumento di capitale o nell’arrivo di un socio industriale strategico ma parlare di una nuova compagine societaria non coincide con l’arrivo di una nuova proprietà. In termini giuridici, potrebbe alludere ad una diversa composizione dell’assetto societario. 

La parte più concreta della comunicazione riguarda il coinvolgimento di advisor professionali e la predisposizione della Data Room ove mancano però informazioni essenziali: non vengono indicati i nomi delle società incaricate, il numero degli investitori coinvolti, lo stato effettivo delle trattative, né una tempistica per la conclusione del percorso. In sostanza, la città viene informata dell’esistenza di un processo ma non delle sue reali prospettive.

Se pur vero che per la prima volta vengono messi nero su bianco alcuni elementi concreti dall’altro lato il documento evita accuratamente il punto che più interessa: il destino personale dell’attuale proprietà. La lettera parla di nuovi soci, di una nuova compagine societaria e del superamento della multiproprietà ma non di cessione totale. Questa, una differenza sostanziale.

Dino Basile e lettera dopo la morte del figlio: “Ai genitori dico di abbracciare i vostri ragazzi. E voi siate prudenti”

“Non esistono parole sufficienti per descrivere un vuoto così grande. Tuttavia sento il dovere, come padre e come rappresentante delle istituzioni, di trasformare questo dolore in un messaggio che possa arrivare a tutti, ai genitori ma soprattutto ai più giovani. Ai genitori dico: abbracciate i vostri figli ogni giorno. Non date mai per scontato il tempo insieme. Un abbraccio in più, un bacio in più, una parola in più: niente è mai troppo”.

Inizia così la lettera pubblicata sui social da Dino Basile, il consigliere regionale che, lo scorso 12 aprile, ha perso suo figlio Antonio, morto a soli 21 anni dopo un incidente sulla Lecce-Arnesano. 

“Permettetemi di rivolgermi anche ai figli, non dimenticate di abbracciare e baciare i vostri genitori, di dire loro quanto li amate. Quando non ci saranno più, vi accorgerete che quegli abbracci non sono mai stati abbastanza – continua -. Lo so per esperienza, avendo già affrontato anni fa la perdita di mio padre. Da padre, sento di aver dato tanto ai miei figli, per chi mi conosce e sa il mio percorso. E nonostante questo, oggi darei qualsiasi cosa per poter ancora abbracciare e baciare mio figlio, anche solo per un istante. A voi ragazzi voglio dire: siate prudenti. Basta un attimo — una distrazione, la stanchezza, una scelta sbagliata — per cambiare tutto, per spegnere sogni, progetti e futuro. La vita è un bene prezioso e va custodita ogni giorno con responsabilità”.

“Oggi il mio cuore è colmo di dolore, ma anche dell’amore che mio figlio mi ha donato e che continuerà a vivere dentro di me. Se questo messaggio potrà salvare anche una sola vita o avvicinare anche una sola famiglia, allora il ricordo di mio figlio continuerà a vivere attraverso gesti di consapevolezza e di affetto. Vi chiedo di non dimenticare mai quanto sia fragile e, allo stesso tempo, preziosa la vita”, conclude Basile.

Omicidio a Foggia, il legale della famiglia Carta: “Marito e padre esemplare. Aiutate gli investigatori”

“Un sentito ringraziamento a nome dei familiari a tutti coloro che in queste ore drammatiche hanno manifestato la propria vicinanza: gli amici, i conoscenti, la comunità parrocchiale e l’intera cittadinanza foggiana”.

Questo è un passaggio di una lettera scritta dall’avvocato Michele Vaira, legale della famiglia di Annibale Carta, detto Dino, il personal trainer assassinato il 13 aprile a Foggia con quattro colpi di pistola mentre era per strada.

Il legale, nella lettera, rivolge un appello “a chiunque sia in possesso di informazioni utili alle indagini – anche apparentemente marginali – affinché si rivolga con fiducia ai Carabinieri del Comando Provinciale di Foggia o in alternativa a questo studio legale. Ogni contributo può risultare determinante per assicurare alla giustizia l’autore di questo atto criminale e restituire alla famiglia di Dino la verità che merita”.

“L’ondata di affetto e di solidarietà che ha investito la famiglia Carta testimonia ciò che chiunque abbia conosciuto ‘Dino’ già sapeva: era un giovane dalla vita specchiata, un grande lavoratore – scrive il legale – un marito e un padre esemplare, una persona amata e stimata da tutti coloro che hanno avuto il privilegio di incontrarlo”.

“La famiglia – aggiunge – ripone la più totale fiducia nell’operato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia e dei Carabinieri del Comando Provinciale, certi che le indagini in corso sapranno fare piena luce su questo terribile delitto e individuare il responsabile, o i responsabili, di un gesto tanto efferato quanto inspiegabile. Chi ha commesso questo crimine ne pagherà le conseguenze, nelle forme e nei tempi che la legge e la giustizia sapranno determinare”.

Un appello è rivolto anche agli organi di informazione “affinché continuino a tenere alta l’attenzione su questo gravissimo fatto di cronaca” e “al contempo chiedo che l’attività giornalistica si svolga nel pieno rispetto della riservatezza e della dignità della famiglia Carta – in particolare delle figlie minori – evitando ogni forma di spettacolarizzazione del dolore e ogni intrusione nella sfera privata dei congiunti della vittima”.

Ieri sera in tanti hanno partecipato alla veglia di preghiera davanti al luogo del tragico omicidio. Sul marciapiede dove si è accasciato senza vita sono stati deposti mazzi di fiori. Tanta gente in lacrime ha acceso dei lumini creando un cerchio. Presente anche la sindaca Maria Aida Episcopo e alcuni familiari della vittima.

“Ci incontravamo mattina presto, in tutti gli orari in cui si portano a spasso i cani, era fantastico anche con gli animali, persona rispettosa, gli volevano bene tutti”, ha detto una donna che conosceva bene Dino.

“Mi ha sconvolto. Non ho ancora avuto il coraggio di andare dalla famiglia – racconta Don Filippo Tardio, parroco della vicina chiesa di San Giuseppe Artigiano -. Quando c’è di mezzo la violenza, quando scorre il sangue è qualcosa che mi prende dentro, sul serio sono senza parole. Dino non lo conoscevo bene. Ho avuto incontri con lui, in procinto del 50esimo di matrimonio dei genitori, però l’impressione che ne ho ricavato è di una persona a modo, perbene, con cui si poteva scherzare, una bravissima persona”

Il senso di Quinto Potere, da Venezia una spallata all’omertà: “Ho trovato il coraggio di reagire”

Riceviamo ogni giorno decine di messaggi di sostegno da parte di chi ci segue con affetto e stima. Tra questi ce n’è uno che ci ha particolarmente colpito e che vogliamo condividere con tutta la nostra community, per rispondere una volta per tutte anche ad una domanda frequente che spesso ci fanno: “Qual è il senso del lavoro di Quinto Potere?”. A rispondere è un nostro seguace di Venezia.

Morte Lucia Salcone, spunta una lettera choc del marito Ciro Caliendo: pietanze preparate col sangue mestruale

Un matrimonio logorato da litigi, un’altra donna nel cuore e una lettera che oggi pesa come un macigno nell’inchiesta. È attorno a queste ombre che si muove il caso di Ciro Caliendo, 48 anni, arrestato con l’accusa di aver ucciso la moglie, Lucia Salcone, simulando un incidente stradale lo scorso 27 settembre.

Secondo gli inquirenti, quello schianto non sarebbe mai avvenuto: l’auto sarebbe stata incendiata con la donna all’interno, ancora viva ma stordita. A rafforzare l’ipotesi della premeditazione c’è una lettera che Caliendo avrebbe scritto di suo pugno poche settimane prima della morte della moglie, indirizzandola a una parente di lei. In quelle righe l’uomo confessa una relazione extraconiugale che durava da tre anni — con una donna amica della stessa Lucia — e manifesta l’intenzione di separarsi.

La lettera, letta solo dopo la tragedia, racconta un uomo che si dice oppresso da continui contrasti e da uno stato depressivo profondo. Scrive di aver pensato al suicidio e di voler vivere, parole sue, “una storia d’amore benedetta da Dio”. Quando si parlava di separazione la moglie avrebbe risposto: “Meglio un marito morto che con un’altra”.

Ma è un altro passaggio a colpire gli investigatori: quello in cui Caliendo si dichiara disposto a sacrificare la vita della moglie pur di riavere la propria libertà. Un’affermazione che per la procura assume il valore di un’intenzione già maturata.

Nella lettera compaiono anche riferimenti a presunti riti e a episodi inquietanti, tra cui l’uso di sangue mestruale nella preparazione di cibi e strani malesseri che l’uomo dice di aver accusato nel tempo. Racconti che si intrecciano con voci circolate prima del matrimonio e ora finite agli atti dell’indagine. A riferirlo è Telesveva.

Caliendo ha trascorso la sua prima notte in carcere e venerdì sarà sottoposto a interrogatorio di garanzia. La procura lo accusa di omicidio premeditato: per chi indaga, dietro quel rogo non c’è stato un incidente, ma un piano studiato per trasformare un delitto in una tragica fatalità.

Crolla palazzo a Bari, Rosalia ringrazia i suoi eroi: “Meritate ogni bene siete il nostro orgoglio” – LA LETTERA

“Vogliamo esprimere tutto il nostro più sentito ringraziamento per il vostro eroico impegno profuso nelle operazioni di soccorso messe in atto subito dopo il crollo della palazzina di via Pinto, 6 a Bari”.

Inizia così la lettera di ringraziamento che Rosalia De Giosa, la 73enne sopravvissuta dopo 27 ore sotto le macerie del palazzo crollato in via De Amicis a Bari, e il figlio Gaetano Papagna, hanno inviato al comando provinciale dei vigili del fuoco di Bari.

“Un impegno il vostro di alto spessore professionale e grande caratterizzazione umana che hanno fatto sì che una vita potesse essere salvata dopo oltre un giorno dalla tragedia – si legge -. Una indefessa attività profusa sull’onda della più alta generosità altruistica che è un esempio di grande civiltà e spirito di abnegazione che sono l’orgoglio del nostro Paese del quale voi come corpo dei Vigili del Fuoco, rappresentate una solida colonna portante, sempre, pronta ad agire coraggiosamente buttando oltre gli ostacoli in vostro cuore”. 

“Meritate ogni bene, così come meritate un vero riconoscimento formale dal nostro Paese, noi possiamo solo dirvi grazie per aver creduto ed essere riusciti a salvare una vita in quella che sembrava essere una missione impossibile. Che Dio vi benedica e renda merito e vi protegga insieme ai vostri cari e ai vostri affetti. Non ci sono parole che possano amplificare il nostro sentimento di gratitudine per quanto avete fatte. Grazie”, concludono Rosalia e Gaetano. 

Beneficienza e affari, la dottoressa manda un emissario. Angela: “È tardi rivoglio tutto indietro”

Torniamo ad occuparci dell’associazione Centro di Ascolto “Dal Silenzio alla Parola”. Un emissario inviato da Rossana D’Aprile si è fatto avanti con Angela e ha proposto un incontro tra le due, declinato per ora. L’incontro, se ci sarà, dovrà essere registrato dalle nostre telecamere. L’avvocato di Angela si è mosso.

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Bari, a 80 migranti chiesto di lasciare il Cara di Palese entro 5 giorni. Lettera a Leccese: “Non sanno dove andare”

“Da giorni una ottantina di migranti titolari di protezione internazionale e ospitati nel Cara di Bari-Palese sono preoccupati, disorientati, e confusi a causa di una informazione che hanno ricevuto con la quale viene loro intimato di abbandonare, entro cinque giorni, il centro di prima accoglienza per richiedenti asilo”.

Lo denuncia in una nota il comitato ‘Io accolgo Puglia’, composto da associazioni e sindacati, che ha inviato una lettera aperta al sindaco, Vito Leccese, e al prefetto, Francesco Russo, chiedendo di “operare perché queste persone possano accedere al circuito della seconda accoglienza come è previsto dalla normativa”.

La richiesta è anche di “un incontro congiunto per chiarire la nostra posizione e per cercare insieme soluzioni condivise che vadano nella direzione della tutela dei diritti e del rispetto della Costituzione”.

Il comitato evidenzia che della sorte dei migranti, una volta fuori dal Cara, “non sembra importare gran che ad alcuno: considerando che si tratta di persone completamente prive di autonomia in quanto impossibilitate quasi del tutto a trovare un lavoro che dia un minimo sostegno nelle more della lunga procedura di riconoscimento”, per questo la decisione “ha il sapore di una condanna permanente alla marginalizzazione”.

Il comitato chiarisce che i migranti “avrebbero come primo problema quello di individuare un tetto per passare la notte”, subito dopo “quello di procurarsi i beni adeguati a soddisfare bisogni elementari di base funzionali alla propria stessa sussistenza”, con il rischio di “aumento della precarietà delle condizioni di vita, creazione di una situazione di potenziale devianza, produzione di un contesto sociale escludente e induzione alla formazione di un clima ostile nei confronti di chi fugge da guerre, violenze e persecuzioni”.