Sedato nel letto di un Hospice, così se n’è andato Fabio. L’ultima volontà: “Evitate i miei errori”

Fabio è morto, nel letto dell’Hospice della clinica barese Santa Rita. Per la famiglia di Quinto Potere si tratta di una dolorosa perdita e di un lutto difficile da superare. Gli siamo stati accanto nei suoi ultimi giorni di vita, denunciando le lacune di un sistema sanitario che lo ha abbandonato. Purtroppo le sue condizioni da subito sono apparse gravissime e la situazione è precipitata nelle ultime ore.

Fabio è stato uno degli ultimi ospiti della casa di Quinto Potere ed era riuscito a concedersi a suo modo una seconda possibilità, trovando un nuovo lavoro e una nuova sistemazione. La vita però a volte è crudele e per questo ha voluto lanciare un ultimo messaggio alla nostra community. Ringraziamo tutti coloro che sono stati vicini a Fabio in queste ore. Ai familiari, ai conoscenti e a chi gli voleva bene le più sentite condoglianze. Riposa in pace Fabio.

Operaio morto a Barletta, oggi l’autopsia. Un altro resta ustionato al porto dopo fuoriuscita di acido solforico

Un altro incidente sul lavoro scuote la città a pochi giorni dalla morte di Vincenzo Dibenedetto. Sabato mattina, al porto, un operaio impegnato in attività di manutenzione straordinaria è rimasto ferito a seguito della fuoriuscita di acido solforico.

L’uomo ha riportato ustioni in diverse parti del corpo ed è stato soccorso dal 118. Dopo un primo trasferimento all’ospedale Dimiccoli di Barletta, è stato trasportato al Centro ustioni del Policlinico di Bari, dove è ricoverato e non sarebbe in pericolo di vita.

Sull’accaduto sono in corso accertamenti. La Capitaneria di porto ha allertato lo Spesal della Asl Bt e informato la Procura di Trani, che ha aperto un’inchiesta per ricostruire le cause della fuoriuscita e le modalità dell’incidente.

L’episodio arriva a pochi giorni dalla tragedia che ha causato la morte di Vincenzo Dibenedetto, 34 anni, precipitato giovedì mentre lavorava nell’oleificio di famiglia in via Foggia. Per la sua morte sono cinque le persone indagate, tra cui due parenti della vittima e il titolare dell’impresa incaricata dei lavori. La Procura ipotizza, a vario titolo, il concorso in omicidio colposo e violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro.

Oggi è prevista l’autopsia sul corpo di Dibenedetto al Policlinico di Bari. Intanto proseguono le indagini dei carabinieri e dello Spesal: l’area dell’incidente e il cestello utilizzato durante i lavori sono stati posti sotto sequestro.

Tragedia nella notte a Taranto, tamponamento a catena sul Ponte Punta Penna: un morto e tre feriti

Tragico incidente nella notte sul Ponte Punta Penna, a Taranto. Intorno alle 2 si è verificato un tamponamento a catena che ha coinvolto diversi mezzi: il bilancio è di una persona morta e tre feriti.

La vittima, secondo le prime informazioni, sarebbe una donna, ma le sue generalità non sono ancora state rese note. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i Vigili del fuoco. La Polizia sta indagando per ricostruire la dinamica dell’incidente e accertarne le cause.

Bari, bimbo di 2 anni muore al Pediatrico. L’appello dei genitori di Riccardo: “Serve un hospice pediatrico in Puglia”

È morto a soli 2 anni Riccardo Laselva, bambino di Putignano deceduto il 6 settembre nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Giovanni XXIII di Bari. La sua morte ha riacceso il dibattito sulla necessità di un hospice pediatrico in Puglia, struttura che oggi manca nella regione.

I genitori, Marco Laselva e Alessandra Colella, hanno lanciato un appello alle istituzioni affinché venga garantito alle famiglie di bambini affetti da patologie inguaribili un luogo in cui poter ricevere cure palliative senza essere separati dai propri figli nei momenti più delicati. A riportare la storia è La Repubblica.

Riccardo, affetto da una grave patologia cardiaca diagnosticata a sei mesi, aveva affrontato un complesso intervento al Bambino Gesù di Roma e successivamente un lungo periodo di ricovero in un hospice pediatrico nel Lazio. Tornato in Puglia, era stato seguito a domicilio dall’équipe delle cure palliative pediatriche, ma nei momenti di aggravamento doveva essere ricoverato in Terapia intensiva, dove la presenza continuativa dei genitori non era possibile.

Dopo la lettera inviata dal padre al presidente della Regione Antonio Decaro, sono stati annunciati due posti letto per le cure palliative pediatriche al Giovanni XXIII, con attivazione prevista da ottobre. Per la famiglia, però, si tratta solo di un primo passo: l’obiettivo resta la realizzazione di un vero hospice pediatrico regionale, insieme al potenziamento dell’assistenza domiciliare e alla creazione di un centro ospedaliero capace di collegare i diversi servizi.

La famiglia Laselva, attraverso l’associazione “Avrò cura di te”, intende continuare la battaglia perché altri genitori non debbano affrontare gli ultimi momenti della vita dei propri figli senza poterli accompagnare.

Precipita da 10 metri a Barletta, muore l’operaio 34enne Vincenzo Dibenedetto: aperta inchiesta

Non ce l’ha fatta Vincenzo Dibenedetto, operaio di 34 anni rimasto gravemente ferito in un incidente sul lavoro avvenuto in un oleificio di Barletta. L’uomo è morto nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Bonomo di Andria, dove era stato ricoverato in condizioni disperate.

Dibenedetto si trovava su un cestello durante le operazioni di posizionamento di una cisterna quando, per cause ancora da accertare, è precipitato nel vuoto da un’altezza di circa 10 metri.

Immediatamente soccorso dal personale del 118, è stato trasportato al Bonomo di Andria, dove è deceduto in tarda serata. Sull’accaduto sono in corso le indagini dei Carabinieri e dello Spesal, impegnati a ricostruire la dinamica dell’incidente e ad accertare eventuali responsabilità.

Urla, coltelli e minacce di morte. Gioacchino: “Mia cugina è fuori controllo. Ci scappa il morto”

Vi raccontiamo una vicenda molto particolare. Abbiamo raggiunto Gioacchino a Santo Spirito per conoscere la sua storia. Racconta di essere stato aggredito fisicamente da sua cugina, vicina di casa con evidenti problemi. E non si tratta di un caso isolato, bensì la punta dell’iceberg di una vicenda che va avanti da tempo tra urla, coltelli e minacce di morte. La donna è conosciuta nella zona ed è pericolosa, Gioacchino rivolge un appello.

Carabiniere morto a Francavilla: arriva l’archiviazione per i poliziotti che hanno ucciso il killer Mastropietro

Si chiude con l’archiviazione il procedimento a carico di Giuseppe Cavallo e Ivan Lupoli, i due poliziotti del commissariato di Grottaglie coinvolti nel conflitto a fuoco nel quale, il 12 giugno 2025, morì Michele Mastropietro, ritenuto l’autore dell’omicidio del brigadiere capo Carlo Legrottaglie.

La pm Francesca Paola Ranieri, della Procura di Taranto, aveva chiesto lo scorso luglio la chiusura del caso senza esercitare l’azione penale. Una tesi condivisa dal gip, che ha emesso il decreto di archiviazione l’8 settembre.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, durante l’inseguimento nelle campagne tra Francavilla Fontana e Grottaglie, gli agenti intimarono più volte l’alt a Mastropietro, arrivando anche a sparare un colpo in aria. Il fuggitivo avrebbe però reagito girandosi verso i poliziotti e sparando diversi colpi di arma da fuoco. Gli agenti risposero al fuoco, colpendo mortalmente l’uomo.

L’inseguimento era iniziato a Francavilla Fontana, dove il maresciallo Carlo Legrottaglie, 59 anni, al suo ultimo giorno di servizio prima della pensione, aveva intercettato insieme a un collega una Lancia Y con a bordo Mastropietro e il suo complice Giannattasio. Durante la fuga furono esplosi diversi colpi, uno dei quali raggiunse mortalmente il brigadiere. La caccia proseguì poi nelle campagne tra Grottaglie e Manduria, fino al conflitto a fuoco nel quale Mastropietro perse la vita.

Lecce-Gallipoli, auto in fiamme sulla statale: morto dopo giorni di agonia il 58enne alla guida

È morto dopo oltre una settimana di agonia il 58enne rimasto gravemente ustionato nell’incendio della sua Nissan, avvenuto lo scorso 23 agosto sulla strada statale tra Lecce e Gallipoli.

L’uomo si era accorto del fumo proveniente dal cofano, aveva accostato e abbandonato l’auto. Poco dopo, però, una violenta fiammata lo aveva investito mentre si stava allontanando. Trasportato in codice rosso al Vito Fazzi di Lecce, era stato ricoverato per le gravi ustioni e le conseguenze delle esalazioni di fumo. Purtroppo, le ferite riportate si sono rivelate fatali.

Malore fatale sul volo Istanbul-Napoli, passeggero italiano muore a bordo: il racconto choc di una testimone

Un volo di rientro da Istanbul a Napoli si è trasformato in una tragedia. Un passeggero adulto, italiano e secondo quanto riferito da una testimone probabilmente napoletano, è morto a bordo del volo TK 1453, decollato da Istanbul alle 7.10 e diretto a Napoli.

Poco dopo il decollo, l’uomo ha accusato un grave malore. Si sarebbe portato le mani al petto, lamentando forti dolori e difficoltà respiratorie. Il personale di bordo e alcuni passeggeri lo hanno accompagnato nella parte anteriore dell’aereo, ma le sue condizioni sono rapidamente peggiorate.

Riportato al proprio posto, l’uomo è stato fatto sdraiare sui sedili e sono immediatamente iniziate le manovre di rianimazione. Un passeggero che si è qualificato come medico ha prestato soccorso, praticando per oltre trenta minuti il massaggio cardiaco e la respirazione insieme a uno steward.

Nel frattempo, il comandante ha deciso di effettuare un atterraggio di emergenza a Salonicco, in Grecia, per consentire l’intervento dei soccorritori. Una volta a terra, medici e forze dell’ordine sono saliti a bordo e hanno proseguito le manovre di rianimazione. Per l’uomo, però, non c’è stato nulla da fare.

A raccontare quei drammatici momenti è una passeggera del volo, che ha chiesto di rimanere anonima. La donna descrive un’atmosfera di forte angoscia a bordo, con persone che fino a pochi minuti prima non si conoscevano e che si sono ritrovate unite nella speranza di salvare la vita al passeggero.

La testimone ha voluto sottolineare in particolare il comportamento dell’equipaggio e del passeggero intervenuto come medico, rimasti impegnati nelle operazioni di soccorso per tutto il tempo possibile, fino all’atterraggio d’emergenza. Durante la fase di atterraggio, inoltre, alcuni passeggeri avrebbero aiutato a mantenere stabile l’uomo nel corridoio dell’aereo.

«Quell’uomo è salito sull’aereo sulle sue gambe ed è uscito dall’aereo dentro un sacco nero», racconta la passeggera, ancora profondamente scossa. Un’immagine che, spiega, non riesce a dimenticare.

L’uomo viaggiava da solo e al momento non sono stati resi noti né il nome né le generalità. La sua morte ha lasciato sotto shock gli altri passeggeri, che hanno assistito impotenti ai tentativi di salvarlo.

«Non scrivo per alimentare curiosità morbosa – spiega la testimone – ma perché dietro questa tragedia c’era una persona, un uomo che viaggiava da solo e che, in quei momenti terribili, ha avuto accanto persone che non lo conoscevano ma che hanno fatto di tutto per salvarlo».

La passeggera ha infine rivolto un appello affinché la vicenda venga raccontata con rispetto, perché quella morte non passi inosservata: «Per quei terribili minuti eravamo tutti lì, accanto a quell’uomo. E forse, anche se non abbiamo potuto salvarlo, il minimo che possiamo fare è non lasciare che la sua morte passi completamente inosservata».

Bracciante trovato morto nel bagagliaio dell’auto, l’autopsia: “Sadam picchiato e poi ucciso a coltellate”

Sarebbe stato picchiato e ucciso a coltellate Sadam Houssain, il bracciante pachistano di 32 anni trovato morto il 22 agosto nel bagagliaio della sua auto, parcheggiata nel ghetto di Borgo Mezzanone, 18 giorni dopo la sua scomparsa.

È quanto emerge dai primi risultati dell’autopsia, eseguita all’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Foggia. L’esame, nonostante l’avanzato stato di decomposizione del corpo, ha escluso l’utilizzo di armi da fuoco. Si attendono ora gli esiti degli esami istologici, previsti tra circa un mese.

Tra le piste seguite dai Carabinieri, quella principale conduce al caporalato. Secondo quanto riferito da un connazionale della vittima, Houssain era solito accompagnare alcuni migranti del ghetto nelle campagne del Tavoliere. Gli investigatori ritengono possibile che proprio questa attività di trasporto dei lavoratori possa essere collegata all’omicidio.