Bimbo trovato senza vita nella culla termica a Bari, Don Antonio Ruccia: “Indagini superficiali. Era già morto”

Dopo la conclusione della sua vicenda giudiziaria, il parroco della chiesa di San Giovanni Battista di Bari, don Antonio Ruccia, rompe il silenzio sul caso del neonato trovato senza vita il 2 gennaio 2025 nella culla termica.

“Non ho mai ricevuto l’allarme: quel bambino era già morto quando fu lasciato lì – dice in una intervista a Famglia Cristiana – . Il patteggiamento non è un’ammissione di colpa ma l’unico modo che avevo per fermare una macchina del fango che rischiava di distruggere il mio ministero. Volevano solo un capro espiatorio. Ora mi batto per la verità».

E accusa: «le indagini» sono state «superficiali e a senso unico». «La sentenza sembrava essere già scritta – spiega il parroco al settimanale cattolico – e soprattutto ho avuto la netta sensazione che si volesse dare in pasto all’opinione pubblica un capro espiatorio. Tanti hanno dato giudizi categorici senza conoscere nulla e soprattutto per partito preso. Anzitutto: il patteggiamento non è un’ammissione di colpa. È un voler mettere fine ad una vicenda che ha leso la mia dignità e ha creato una voragine tra l’aiuto alla vita e il voler l’eliminazione della culla termica. A ‘vincere in questa vicenda sono stati i social e quelli che io chiamo gli strilloni».

«Persone – aggiunge – che pur non conoscendo la vicenda hanno dichiarato cose false e soprattutto denigrato completamente il mio operato e quest’iniziativa che ho voluto nel 2014 come strumento di accompagnamento per salvare vite».

Bari, neonato morto al Pediatrico 15 giorni dopo l’intervento: la famiglia chiede risarcimento da 1,4 milioni

Un neonato salentino, operato nel 2018 per un grave problema cardiaco all’ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari, morì quindici giorni dopo l’intervento senza riuscire a superare la delicata operazione. I genitori, affidatisi con fiducia ai medici nella speranza di salvargli la vita, non hanno mai smesso di chiedere chiarimenti sulle cause della morte.

Per questo hanno presentato alla direzione dell’ospedale una richiesta di risarcimento di circa 1,4 milioni di euro. Secondo la famiglia, la cifra ha soprattutto un valore simbolico: rappresenta la richiesta di verità e trasparenza su quanto accaduto.

Le cause del decesso restano oggetto di confronto tra periti, medici e legali, con diverse ipotesi al vaglio, tra possibili complicanze, errori tecnici o eventuali negligenze.

La vicenda ha riaperto il dibattito sulla qualità delle cure sanitarie, sulla gestione degli interventi complessi e sulla necessità di maggiore chiarezza e comunicazione tra strutture ospedaliere e familiari dei pazienti. Per i genitori del bambino, il percorso giudiziario rappresenta soprattutto la ricerca di giustizia e di risposte per dare dignità alla memoria del loro figlio.

Tragedia a Manduria, crolla casolare in periferia: 76enne muore sotto le macerie

Un casolare è crollato nella mattinata alla periferia di Manduria causando la morte di un uomo di 76 anni. Sul posto sono intervenuti vigili del fuoco, forze dell’ordine e 118, ma per l’anziano non c’è stato nulla da fare.

Le autorità stanno ora lavorando per chiarire la dinamica dell’accaduto e verificare le cause che hanno provocato il cedimento dell’edificio.

Bari, neonato trovato morto nella culla termica: don Antonio Ruccia patteggia un anno

Ha patteggiato una pena (sospesa) ad un anno di reclusione don Antonio Ruccia, il prete della chiesa San Giovanni Battista di Bari a processo per omicidio colposo per il neonato trovato morto, nel locale adibito a culla termica della parrocchia, la mattina del 2 gennaio 2025.

Il piccolo morì per ipotermia poco tempo dopo essere stato abbandonato nella culla termica da una persona che non è mai stata identificata. Infatti l’inchiesta per abbandono di minore è stata archiviata nei mesi scorsi.

Ruccia, attraverso il suo avvocato Salvatore D’Aluiso, ha riproposto oggi il patteggiamento davanti alla giudice monocratica Luna Calzolaro, che lo ha ratificato in udienza. La prima richiesta di patteggiamento a tre mesi era stata respinta dal gup che aveva giudicato la pena ‘non congrua’.

A processo, quindi, rimane soltanto il tecnico Vincenzo Nanocchio, l’elettricista che nel 2014 installò i macchinari presenti nel locale a supporto della culla termica (il sistema di allarme) e il climatizzatore. Il processo nei suoi confronti inizierà il prossimo 3 giugno davanti alla giudice Giovanna Dimiccoli. Nanocchio è assistito dagli avvocati Giovanni De Leo e Pino Giulitto. Il piccolo, poi ribattezzato ‘Angelo’ dal sindaco di Bari, Vito Leccese, fu trovato senza vita per caso dal titolare di un’impresa funebre che quella mattina era lì per un funerale. La morte avvenne per ipotermia perché, secondo l’accusa, la culla non era dotata di adeguate misure che consentissero di allertare i soccorsi.

Secondo gli accertamenti tecnici compiuti, infatti, il sistema, che avrebbe dovuto far partire una chiamata al cellulare del parroco e attivare il sistema di riscaldamento della culla una volta rilevato il peso del bimbo, non funzionò. Inoltre, fu accertato che dal climatizzatore presente nella stanza usciva solo aria fredda. Le indagini della squadra mobile di Bari sono state coordinate dal procuratore aggiunto Ciro Angelillis e dalla pm Angela Morea.

Tragedia nel Foggiano, schianto auto-furgone sulla statale 16: un morto e un ferito

È di un morto ed un ferito il bilancio di un incidente stradale avvenuto ieri sera sulla strada statale 16 tra San Severo e Foggia, in direzione del capoluogo dauno.

Due i mezzi coinvolti, un’autovettura Fiat 500 L ed un furgone. Stando ad una prima ricostruzione, a perdere la vita è stato l’uomo alla guida del furgone che sarebbe rimasto incastrato tra le lamiere del mezzo.

Il conducente dell’auto, invece, è stato soccorso e trasportato in ospedale a San Severo. Sul posto vigili del fuoco e carabinieri per la ricostruzione esatta della dinamica dell’incidente.

Tragedia nel Foggiano, bimbo di 10 anni muore in piazza mentre gioca. Aperta inchiesta: fatale una caduta

È stata avviata un’indagine sulla morte di Alessio, il bambino di dieci anni deceduto sabato pomeriggio, 28 febbraio, a Castelluccio dei Sauri. Il piccolo stava giocando vicino a una fontana nella piazza centrale quando, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe scivolato, urtando violentemente la testa, il collo e il petto contro il muretto. L’impatto avrebbe causato la perdita di coscienza e, successivamente, l’arresto cardiaco.

I soccorsi sono stati immediati: un medico rianimatore presente sul posto ha iniziato le manovre, proseguite per oltre 45 minuti dai sanitari del 118, giunti con più mezzi anche da Troia e Foggia. Purtroppo, ogni tentativo di rianimazione si è rivelato vano.

I carabinieri, con il supporto della Sezione Investigazioni Scientifiche, stanno ricostruendo l’esatta dinamica dell’accaduto. La salma è attualmente a disposizione dell’autorità giudiziaria, che potrebbe disporre l’autopsia.

Tragedia a Trani, auto finisce fuori strada: muore 32enne. Due giovani feriti gravi

È di un morto e due feriti il bilancio di un incidente stradale avvenuto la scorsa notte a Trani in via Barletta. La vittima è un uomo di 32 anni che, secondo quanto ricostruito, era alla guida dell’auto che per cause da accertare è uscita di strada.

Per l’uomo sono stati inutili i soccorsi prestati dal 118 che invece ha stabilizzato e portato negli ospedali di Barletta e Andria i due feriti. Si tratta di un 17enne e di 21enne entrambi baresi ma residenti a Trani: avrebbero riportato traumi cranici. Sulle loro condizioni al momento non si hanno informazioni. Indagano i carabinieri.

Tragedia a Monopoli, uomo trovato morto al porto: il corpo in acqua legato ad una pietra. Indagini in corso

Tragedia a Monopoli dove questa mattina un corpo di un uomo è stato individuato nelle acque antistanti la Banchina Solfatara tra le imbarcazioni ormeggiate.

A lanciare l’allarme alcuni testimoni, sul posto è intervenuta la Guardia Costiera di Monopoli che ha subito messo in sicurezza l’area. Secondo quanto ricostruito pare che l’uomo fosse ricercato dai familiari, preoccupati dalla sua scomparsa. Il corpo sarebbe stato rinvenuto legato a una pietra.

Sul posto sono anche intervenuti anche i sommozzatori del Soccorso Subacqueo Acquatico dei Vigili del Fuoco di Taranto per il recupero della salma. Nelle prossime ore sono attesi gli accertamenti medici per risalire alla causa del decesso. Le indagini accerteranno la dinamica dei fatti.

Tragedia sulla Bitonto-Palese, frontale tra auto: muore 29enne di Giovinazzo. Grave l’amico

Tragedia nella notte sulla provinciale 156 che collega Bitonto a Palese. Un 29enne di Giovinazzo, Giuseppe Vero, è deceduto in seguito ad uno schianto frontale, coinvolte nell’incidente una Fiat Panda e una Citroen Picasso.

L’amico, che era in auto con la vittima, è rimasto gravemente ferito ed è stata trasportato in ospedale dal 118. I corpi sono stati estratti dalle carcasse di una delle due auto dopo più di un’ora di lavoro dei vigili del fuoco intervenuti immediatamente, insieme al 118 e alla Polizia.

La dinamica dell’incidente resta da chiarire ed è al vaglio degli investigatori. Lo schianto potrebbe essere stato causato da una possibile invasione di corsia.

Militare pugliese morto in Afghanistan, l’appello del fratello di Mario Frasca: “Sia riconosciuto vittima terrorismo”

Con un nuovo appello al governo, il fratello di Mario Frasca, militare foggiano morto il 23 settembre 2011 durante una missione di pace ad Herat, in Afghanistan, torna a chiedere il “riconoscimento dello Stato di vittime di terrorismo internazionale”.

Vincenzo Frasca ha fondato nel 2012 l’associazione dedicata alla memoria di suo fratello, caporal maggiore capo dell’esercito italiano originario di Orta Nova, morto all’età di 32 anni in Afghanistan.

“Leggere le dichiarazioni della premier Meloni e del ministro della Difesa Crosetto, che chiedono a Trump il rispetto per i nostri soldati va bene, – dice all’ANSA Vincenzo Frasca – ma dico loro che il rispetto deve iniziare prima dal governo italiano fornendo il giusto riconoscimento ai nostri soldati che devono essere decorati per il sacrificio che hanno fatto”.

Qualche mese fa, a maggio scorso, il padre di Mario e Vincenzo Frasca, Antonio, ha scritto una lunga lettera al presidente americano Trump per chiedere un incontro durante il quale “chiedere un aiuto per il riconoscimento dello Stato di vittime di terrorismo internazionale considerato che l’America è stato da sempre un Paese alleato”.

“Ci siamo sempre battuti – continua Vincenzo Frasca – affinché il principio di uguaglianza sancito dall’articolo 3 della Costituzione venisse rispettato dal nostro Paese. I nostri caduti sono stati riconosciuti in modo diverso, non come vittime del terrorismo internazionale, cosa che abbiamo chiesto fin da subito. Abbiamo chiesto anche che venissero loro riconosciute le due massime onorificenze, la medaglia d’oro al valor militare e la medaglia d’oro al valor civile. Lo abbiamo chiesto anche con manifestazione in piazza Montecitorio nel 2016, raccogliendo, insieme ai familiari degli altri militari caduti firme per una petizione presentata agli organi del Governo e del Parlamento. Chiediamo solo – conclude – attenzione e riconoscimento per i nostri oltre 170 militari italiani che dal 1950 ad oggi sono caduti nelle missioni di pace in tutto il mondo”.