Bari, bimbo di 2 anni muore al Pediatrico. L’appello dei genitori di Riccardo: “Serve un hospice pediatrico in Puglia”

È morto a soli 2 anni Riccardo Laselva, bambino di Putignano deceduto il 6 settembre nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Giovanni XXIII di Bari. La sua morte ha riacceso il dibattito sulla necessità di un hospice pediatrico in Puglia, struttura che oggi manca nella regione.

I genitori, Marco Laselva e Alessandra Colella, hanno lanciato un appello alle istituzioni affinché venga garantito alle famiglie di bambini affetti da patologie inguaribili un luogo in cui poter ricevere cure palliative senza essere separati dai propri figli nei momenti più delicati. A riportare la storia è La Repubblica.

Riccardo, affetto da una grave patologia cardiaca diagnosticata a sei mesi, aveva affrontato un complesso intervento al Bambino Gesù di Roma e successivamente un lungo periodo di ricovero in un hospice pediatrico nel Lazio. Tornato in Puglia, era stato seguito a domicilio dall’équipe delle cure palliative pediatriche, ma nei momenti di aggravamento doveva essere ricoverato in Terapia intensiva, dove la presenza continuativa dei genitori non era possibile.

Dopo la lettera inviata dal padre al presidente della Regione Antonio Decaro, sono stati annunciati due posti letto per le cure palliative pediatriche al Giovanni XXIII, con attivazione prevista da ottobre. Per la famiglia, però, si tratta solo di un primo passo: l’obiettivo resta la realizzazione di un vero hospice pediatrico regionale, insieme al potenziamento dell’assistenza domiciliare e alla creazione di un centro ospedaliero capace di collegare i diversi servizi.

La famiglia Laselva, attraverso l’associazione “Avrò cura di te”, intende continuare la battaglia perché altri genitori non debbano affrontare gli ultimi momenti della vita dei propri figli senza poterli accompagnare.

Allarme Dangue ad Alliste, accertati 5 casi: contagiato anche un bambino di Bari dopo vacanza in Salento

Ad Alliste, in provincia di Lecce, la Asl avrebbe accertato almeno cinque casi di Dengue, il virus tramesso le punture di zanzare infette, tra cui uno pediatrico. Lo rende noto il sindaco Renato Rizzo, che ha disposto un nuovo intervento di disinfestazione adulticida e antilarvale lungo il tratto compreso tra Posto Rosso e Mare Verde, al confine con Ugento.

A quanto si apprende, tra i cinque riscontrati ci sarebbe anche un caso pediatrico verificato al rientro del paziente a Bari dopo aver trascorso una vacanza in Salento.

Le attività di bonifica in corso stanno interessando la scogliera e comprendono il trattamento antilarvale delle pozzanghere. Domani, dalle 4,30 alle 6,30, è previsto l’uso di un atomizzatore lungo le strade della zona interessata. La Asl ha inoltre sconsigliato, nelle ore diurne, la permanenza sulla scogliera e la balneazione nelle aree coinvolte.

Choc a Martano, bimbo di un anno con un dito incastrato nel filtro della doccia: pezzo rimosso in ospedale

Momenti di apprensione a Martano, in provincia di Lecce, dove un bambino di circa un anno è rimasto con un dito incastrato nel filtro della doccia. Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118 e i Vigili del Fuoco.

Dopo aver rimosso il filtro, rimasto bloccato al dito del piccolo, i soccorritori hanno lavorato con grande cautela per liberarlo, procedendo a smontare e rimuovere il pezzo poco alla volta.

Il bambino è stato successivamente accompagnato in ospedale per gli accertamenti del caso. Fortunatamente, l’intervento si è concluso senza conseguenze: il piccolo non ha riportato alcuna lesione.

Choc a Capurso, a 10 anni utilizzato come corriere della droga: arrestati il padre e un 19enne

Un minorenne di appena 10 anni sarebbe stato utilizzato dal padre per la consegna di un ingente quantitativo di droga. È quanto emerso da un’operazione dei carabinieri della Compagnia di Triggiano, che hanno arrestato un 40enne residente a Triggiano e domiciliato a Capurso e un 19enne barese, con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione è scattata lunedì, quando i militari, impegnati in un servizio di contrasto al traffico di droga, hanno notato una vettura sospetta con a bordo i due uomini. Il 40enne, alla guida di una Fiat Panda, sarebbe stato seguito fino al momento della consegna di un pacco al 19enne, nei pressi del quartiere San Paolo di Bari.

Il giovane è stato quindi fermato e trovato in possesso di un pacco contenente quasi 5 chili di hashish, suddivisi in 49 panetti: 39 con una specifica dicitura e 10 con un’altra. La droga, secondo le stime degli investigatori, avrebbe avuto un valore complessivo di circa 895 euro. Il 40enne e il 19enne sono stati arrestati e trasferiti in carcere, assistiti dai rispettivi legali.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il padre avrebbe utilizzato il figlio minorenne per la consegna della sostanza. Il bambino, di appena 10 anni, sarebbe stato coinvolto nella fase dello scambio, circostanza che ha ulteriormente aggravato la posizione dell’uomo.

Noicattaro, nuovo presunto attacco di un lupo: bimbo di 6 anni azzannato a Noicattaro. Cresce l’allarme

Non si placa la paura a Noicattaro, alle porte di Bari, dove nel giorno di Ferragosto un altro bambino di sei anni sarebbe stato aggredito dal presunto lupo già segnalato nelle scorse settimane.

L’episodio sarebbe avvenuto nei pressi del supermercato Famila. Secondo alcuni testimoni, il bambino è stato soccorso e trasportato al pronto soccorso, riportando ferite alle costole. Le urla e il panico tra i presenti hanno riacceso l’allarme tra i residenti, sempre più preoccupati per la sicurezza dei propri figli.

Il luogo dell’ultimo episodio sarebbe lo stesso delle precedenti aggressioni ai danni di due bambine, entrambe di sei anni. Dopo i numerosi avvistamenti, il Comune ha disposto la chiusura notturna del parco e delle aree verdi, misura prorogata in vista del weekend di Ferragosto.

Intanto prosegue la ricerca dell’animale da parte della task force istituita dalla Prefettura. Dopo il parere favorevole dell’Ispra, la Regione ha autorizzato la cattura del presunto lupo, ritenendo necessario intervenire con urgenza.

A Noicattaro e nei comuni del Barese cresce così la preoccupazione, mentre i cittadini chiedono interventi rapidi per poter tornare a vivere e frequentare le aree verdi in sicurezza.

Ex Ilva, l’appello di un 13enne malato al governatore Decaro: “Perché vuoi tenere il mostro ancora aperto?”

Un appello drammatico arriva da Andrea, 13 anni, tra gli undici ricorrenti dell’azione contro l’ex Ilva di Taranto. Affetto da una rara malattia legata a una mutazione genetica, il ragazzo ha rivolto un videomessaggio al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, chiedendo perché lo stabilimento debba restare aperto.

Andrea ha raccontato di aver seguito tutte le udienze e ha ricordato i bambini curati a Taranto, alcuni dei quali non ci sono più. “Noi piccoli tarantini abbiamo paura di diventare angeli”, ha detto nel suo appello.

Il messaggio arriva dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano che ha imposto la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva entro il 28 ottobre, per la presenza di amianto e per emissioni di polveri sottili oltre i limiti.

Decaro ha risposto al ragazzo, assicurando che porterà la sua lettera al Governo il 21 agosto, in occasione dell’inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo a Taranto. “Esistono fabbriche che non inquinano e non fanno ammalare le persone”, ha dichiarato il governatore, ribadendo la necessità di trovare un equilibrio tra lavoro, salute e futuro della comunità tarantina.

Tragedia a Bisceglie, bimbo di 10 mesi muore dopo una caduta in casa: indagano i carabinieri

Tragedia nel pomeriggio di oggi a Bisceglie, dove un bambino di 10 mesi è morto poco dopo il suo arrivo al Pronto soccorso dell’ospedale cittadino. Secondo una prima ricostruzione, il piccolo avrebbe riportato gravi lesioni in seguito a una caduta dal lettone di casa.

A portarlo in ospedale è stata la madre, che avrebbe raccontato ai sanitari come il bimbo fosse caduto nonostante sul letto fossero stati sistemati alcuni cuscini come barriera di protezione. All’arrivo in ospedale il piccolo era in condizioni gravissime, cianotico e con battito cardiaco molto debole. I medici hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma ogni sforzo si è rivelato inutile.

La salma è stata posta a disposizione dell’autorità giudiziaria. Sulla vicenda sono in corso le indagini dei carabinieri per ricostruire con esattezza la dinamica dell’accaduto.

Mamma e bimbo rischiano di annegare, salvati da 16enne di Altamura: “Non chiamatemi eroe”

Ha evitato una tragedia con sangue freddo e prontezza, ma continua a minimizzare il proprio gesto. Protagonista della vicenda è Daniele Lorusso, 16 anni, di Altamura, che sabato pomeriggio sulle spiagge di Metaponto ha salvato una donna e il suo bambino in difficoltà in mare. A raccontare la storia è La Repubblica.

Intorno alle 15.30, attirato dalle grida dei bagnanti, il giovane si è tuffato in acqua raggiungendo un bambino che chiedeva aiuto vicino alle boe. Una volta arrivato sul posto, ha scoperto che sotto di lui si trovava la madre, ormai priva di sensi e completamente sommersa. Con grande lucidità, Daniele ha sostenuto il piccolo e riportato la donna in posizione supina, mantenendole il volto fuori dall’acqua.

Poco dopo sono intervenuti il bagnino del lido e altri soccorritori a bordo di un’imbarcazione, che hanno trasportato tutti a riva. La donna è stata soccorsa dai sanitari e successivamente trasferita in elisoccorso all’ospedale Madonna delle Grazie di Matera, da cui è stata dimessa senza gravi conseguenze.

Per il giovane altamurano, accolto dai ringraziamenti dei presenti, il ritorno a casa con la consapevolezza di aver salvato due vite. «Non ho fatto nulla di eroico, lo avrebbe fatto chiunque», ha commentato con umiltà dopo il doppio salvataggio.

Pugno a un bimbo, calcio ad una donna incinta e spari con il kalashnikov. Raid mafioso a Bari: 3 condanne definitive

La Polizia di Stato ha eseguito tre ordini di carcerazione, emessi dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Bari – Ufficio Esecuzioni Penali, nei confronti di altrettanti soggetti, condannati, in via definitiva, a vario titolo, per i reati di tentato sequestro di persona, lesioni personali, tentato omicidio, detenzione e porto illegali di armi da fuoco, ricettazione e induzione a non rendere dichiarazioni o a renderle false, all’Autorità Giudiziaria: tutti aggravati dalla mafiosità.

Le condanne in questione chiudono l’iter processuale di una complessa indagine svolta dalla Squadra Mobile sotto il coordinamento della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di diversi soggetti che aveva portato, nel mese di dicembre del 2021, all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di nove soggetti. In particolare, l’indagine era stata avviata a seguito di una spedizione punitiva, avvenuta nel mese di giugno del 2019 nel quartiere Palese Macchie, nei confronti di un soggetto colpevole di aver spacciato sostanza stupefacente nel loro territorio senza una preventiva autorizzazione.

Dalla ricostruzione dei fatti effettuata dagli investigatori era emerso che, dopo una prima aggressione fisica, il raid sarebbe sfociato in un sequestro di persona; tuttavia, tale proposito veniva ostacolato dall’intervento della compagna dell’uomo, all’ottavo mese di gravidanza, e del figlio della donna, di soli sei anni. In quella circostanza gli aggressori, obbligati a desistere, comunque non esitarono a colpire il bambino con un pugno violento al volto e la madre con un calcio.
Dopodiché, passata circa un’ora, un commando composto da soggetti armati di pistole e kalashnikov, in alternativa al mancato rapimento, esplose numerosi colpi di arma da fuoco, ad altezza d’uomo, nella casa ove si riteneva che l’uomo si fosse rifugiato. I proiettili esplosi, almeno ventitré, non colpirono fortunatamente nessuno perché il loro bersaglio e i suoi parenti ebbero la prontezza di sdraiarsi a terra.

Nei giorni scorsi, la Squadra Mobile ha eseguito i tre provvedimenti definitivi nei confronti dei condannati, due dei quali erano già detenuti per altra causa mentre il terzo veniva rintracciato ed associato nella Casa Circondariale di Bari. Nei confronti di uno dei due soggetti detenuti veniva data, altresì, esecuzione anche ad altre sentenze definitive di condanna per i reati di estorsione, spaccio di sostanze stupefacenti, resistenza, oltraggio a pubblico ufficiale e lesioni.

Bari, sentenza storica della Corte d’Appello. Una madre e due padri: riconosciuti tre genitori per lo stesso bambino

La Corte d’Appello di Bari ha riconosciuto in via definitiva un bambino come figlio di tre genitori: la madre biologica e due papà che lo crescono dalla nascita. Il piccolo, oggi di 4 anni, è nato in Germania da un progetto di genitorialità condivisa tra una donna e una coppia unita civilmente da oltre dieci anni. Il concepimento è avvenuto in modo naturale, senza ricorso alla maternità surrogata.

Dopo il riconoscimento iniziale della madre e del padre biologico, anche il compagno di quest’ultimo ha ottenuto in Germania il riconoscimento genitoriale, consentito dalla normativa tedesca. Quando la famiglia ha chiesto la trascrizione del provvedimento anche in Italia, il Comune pugliese competente ha negato l’autorizzazione, aprendo così il contenzioso giudiziario.

La Corte d’Appello di Bari ha però accolto il ricorso, richiamando anche la precedente decisione favorevole del giudice tedesco. La sentenza, emessa a gennaio e ormai definitiva, rappresenta un precedente significativo sul riconoscimento delle famiglie omogenitoriali in Italia.

“Speriamo che questo sia il primo grande passo verso una giurisprudenza aperta a questa tipologia di famiglie”, ha commentato l’avvocata Pasqua Manfredi di Rete Lenford, che ha assistito la coppia.