“Le femmine devono morire”, scritta choc su murales a Stornara: sospetti su minorenne. La condanna del Sindaco

“Le femmine devono morire” è la scritta choc comparsa nelle scorse ore su uno dei murales di Stornara, in provincia di Foggia. A darne notizia è il sindaco, Roberto Nigro, attraverso un messaggio sui social.

“I murales sono il simbolo della nuova identità di Stornara – dice il primo cittadino – . Grazie a queste opere d’arte, il nostro paese è uscito dai confini locali per farsi conoscere e apprezzare in tutta Italia e all’estero. Sono il frutto del lavoro di artisti, dell’impegno dell’associazione Stornara life e dell’orgoglio di un’intera comunità che ha scelto di credere nella cultura e nella bellezza come motore di rinascita e turismo”.

“Chi imbratta e vandalizza queste opere – continua Nigro – non colpisce solo un muro, ma colpisce Stornara, la sua immagine e il lavoro di tutti noi. Condanno con fermezza questo atto di inciviltà, scritta orribile da chiunque provenga”. Nelle prossime ore, assicura l’amministrazione comunale, si provvederà alla cancellazione.

Il sindaco fa sapere, inoltre, che “sono in corso le indagini della polizia locale per individuare, attraverso anche le immagini delle telecamere di videosorveglianza, l’autore di questa scritta orribile. Potrebbe essere un giovane tra i 16 e i 17 anni, con casco e a bordo di uno scooter che gli stessi cittadini avevano scambiato per un artista di strada considerato che il nostro paese ne ospita tantissimi per la realizzazione dei murales. Quando hanno visto la scritta mi hanno immediatamente avvisato”.

Nigro invita i cittadini “a segnalare comportamenti sospetti e a sentirsi custodi di questo bene comune. L’arte che è per strada appartiene a tutti, e tutti abbiamo il dovere di proteggerla. Continueremo a investire sui murales e sulla valorizzazione di Stornara come città d’arte. Nessun gesto di maleducazione fermerà il percorso intrapreso”.

Cavo steso per strada, uomo cade col monopattino e rischia la vita. Trovati i responsabili: hanno dai 13 ai 15 anni

Una banda di giovanissimi è finita al centro di un’indagine per un episodio che avrebbe potuto avere esiti ben più drammatici e che si è verificato a Stornara, nel Foggiano.

Secondo quanto ricostruito, nella tarda serata di lunedì almeno sette ragazzi tra i 13 e i 15 anni avrebbero prima tranciato i cavi elettrici di una cabina dell’Enel e poi teso un filo metallico rivestito in plastica tra un lampione e l’inferriata di una finestra al piano terra, in una stradina nei pressi del Municipio. Le immagini delle telecamere di sorveglianza avrebbero ripreso l’intera scena, consentendo agli investigatori di identificare tutti i componenti della cosiddetta “baby gang”.

Il gesto ha avuto conseguenze concrete poche ore dopo. All’alba di martedì, un 35enne, Stefano Matteucci, mentre si recava al lavoro a bordo del monopattino, è rimasto impigliato nel cavo, cadendo violentemente sull’asfalto. L’uomo ha riportato ferite al volto, al collo e a una spalla. Determinante l’uso del casco, che ha evitato conseguenze più gravi.

Da tempo i residenti della zona segnalavano schiamazzi e comportamenti molesti nelle ore notturne, attribuiti proprio a gruppi di giovanissimi. La vicenda è ora all’attenzione della Procura per i minorenni di Bari, che coordina le indagini dei carabinieri. La vittima ha già sporto denuncia.

Stornara, furgone di Poste Italiane eroga denaro dopo assalti a bancomat: “Pochi contanti ma aiuto ai cittadini”

È attivo da questa mattina a Stornara, nel Foggiano, un furgone di Poste italiane che erogherà denaro e offrirà alcuni servizi. L’intervento era stato richiesto dopo l’assalto allo sportello bancomat di Intesa Sanpaolo, sabato scorso, che aveva reso inattivo l’unico servizio di erogazione del denaro rimasto per la cittadinanza.

Il 14 agosto, infatti, era stato fatto esplodere anche lo sportello automatico dell’ufficio postale. Il furgone sarà attivo tutte le mattine, fino al sabato, dalle 8.20 alle 13.35. “Erogherà pochi contanti, ma i cittadini potranno sbrigare alcune incombenze postali”, ha sottolineato il sindaco Roberto Nigro che ha scritto ieri mattina al ministro degli Interni e al prefetto di Foggia per chiedere la convocazione urgente di un tavolo tecnico per affrontare la questione che riguarda anche Stornarella, Orta Nova, Carapelle e Ordona (cosiddetti cinque Siti reali insieme a Stornara).

Lo stesso primo cittadino ha richiesto alla sindaca di Ordona Adalgisa La Torre, presidente dell’unione dei cinque Siti, la convocazione di un consiglio monotematico che affronti i disagi vissuti dalle popolazioni, costituite per lo più da persone anziane. “Non abbiamo proprio più nulla – afferma La Torre -. Erano morti annunciate. Ci sono disagi enormi soprattutto per gli anziani, con ripercussioni sull’economia di tutta l’area. Siamo anche tappa della via Francigena e non poter offrire ai pellegrini la possibilità di prelievo non è certo una bella cartolina per le nostre piccole realtà. Le forze dell’ordine fanno il possibile, ma sono oggettivamente poche e a questo punto sarebbe opportuna anche la presenza dei militari, dell’esercito. Confidiamo nel tavolo tecnico richiesto alla prefettura”.

Stornara senza pace, esplode bancomat all’alba: secondo colpo in pochi mesi. Il Sindaco: “Siamo in guerra”

Il bancomat della filiale Intesa Sanpaolo di Stornara, in provincia di Foggia, è stato fatto esplodere alle 6.30 da una banda di ladri che ha utilizzato la tecnica della ‘marmotta’, ovvero un ordigno rudimentale posizionato nella fessura che eroga il denaro.

I carabinieri sono sul luogo per i rilievi e stanno anche analizzando le immagini della videosorveglianza della zona. Non è chiaro se il colpo sia riuscito.

“Ora – afferma il sindaco Roberto Nigro – siamo senza sportello bancomat e senza postamat (quest’ultimo fatto esplodere il 14 agosto, ndr), non abbiamo più nulla. Siamo in ginocchio. E’ un paese in guerra. Scriverò ancora una volta al prefetto per chiedere l’intervento del governo. Non è possibile andare avanti così. Chiedo al governo di intervenire e sollecitare quanto meno Poste Italiane e la Banca a ripristinare al più presto il servizio. La popolazione, circa 5.800 abitanti, non può restare senza alcun servizio”.

Scoperta la più grande fabbrica italiana di sigarette clandestine nel Foggiano, blitz della Finanza: 10 denunce

I finanzieri del comando provinciale di Palermo, su delega della procura europea (Eppo) – Ufficio di Palermo, hanno condotto un’operazione a contrasto dell’illecita produzione di tabacchi lavorati di contrabbando, scoprendo a Stornara (Foggia) un’industria per la fabbricazione di sigarette, dotato di tutte le attrezzature e i macchinari necessari per la realizzazione di processi di produzione su larga scala. Oltre 1 milione e 300 mila euro il valore dell’impianto, realizzato secondo i più avanzati standard tecnologici e in grado di produrre, ogni giorno, circa 2 milioni di sigarette, dice la Gdf.

Le perquisizioni, hanno visto il coinvolgimento anche delle fiamme gialle di Foggia e di Bari. Nello stabilimento, su due piani, di cui uno seminterrato in un’area di oltre 3 mila metri quadri, sono stati trovati 45 bancali di sigarette per un peso complessivo di circa 13 tonnellate, 93 bancali di precursori, 165 sacche contenenti tabacco triturato, nonché materiali per il confezionamento dei pacchetti di sigarette con i loghi di rinomate case di produzione (Marlboro, Chesterfield).

Dentro l’impianto sono state trovare dieci persone di nazionalità ucraina e bulgara, alloggiati in stanze di fortuna. Le persone sono state denunciate con l’accusa di detenzione di tabacchi lavorati di contrabbando e di contraffazione marchi. In un altro stabilimento ad Andria che fa parte della stessa rete logistica, sono stati sequestrati ulteriori materiali per la produzione di tabacchi.

I finanzieri hanno trovato le fabbriche risalendo l’intera filiera di approvvigionamento a partire da alcuni sequestri di sigarette effettuati nei mesi scorsi sul territorio di Palermo. Le sigarette sottoposte a sequestro, se immesse sul mercato, avrebbero comportato un mancato introito per le casse dello Stato e dell’Unione Europea, in termini di accise e di Iva evasa per 3,2 milioni di euro. Ammonta, invece, a 350 mila euro al giorno il profitto illecito che l’impianto era in grado di assicurare; in un anno oltre 120 milioni di euro, per un danno alle finanze pubbliche di circa 80 milioni di euro.