Femminicidio in A1, Lorena era viva quando l’ex l’ha gettata dal viadotto. Momento di preghiera a Squinzano

Lorena Isceri, 45 anni, era ancora viva quando l’ex compagno Federico Vella la gettò dal viadotto dell’A1 a Barberino del Mugello. È quanto emerge dagli accertamenti medico-legali effettuati sulla salma della donna, uccisa il 4 settembre scorso.

Dall’esame esterno e dalla Tac è emerso che la morte è stata provocata dalla caduta e dall’impatto al suolo dopo il volo da decine di metri. L’autopsia dovrà ora chiarire ulteriormente la dinamica e stabilire se le lesioni riscontrate sul corpo siano state provocate dalla caduta o siano precedenti al momento in cui Lorena sarebbe stata rinchiusa nel bagagliaio dell’auto.

Sono in corso accertamenti anche sul corpo di Vella, che dopo aver aggredito e gettato dal cavalcavia la sua ex si è tolto la vita. Gli investigatori attendono inoltre gli esiti degli esami tossicologici per verificare l’eventuale assunzione di stupefacenti o psicofarmaci.

La Procura di Firenze ha disposto anche la copia forense dei tre telefoni sequestrati, per ricostruire attraverso chiamate e messaggi quanto accaduto nelle settimane precedenti al femminicidio.

Intanto, il padre di Lorena, Franco Isceri, ha lanciato un nuovo appello alle donne: «La prima cosa da fare è denunciare». L’uomo ha ricordato di aver più volte invitato la figlia a denunciare l’ex compagno e ha chiesto alle istituzioni una maggiore protezione per le donne vittime di violenza.

Ieri pomeriggio in tanti hanno partecipato ad un momento di ricordo e preghiera in via Lizza Glauca, a Casalabate, marina di Squinzano, davanti alla casa dove vivono i genitori di Lorena Isceri. A Casalabate Lorena aveva trascorso i suoi ultimi giorni di vacanza prima di rientrare a Firenze. Davanti la casa è stata posizionata una grande foto che ritrae il volto sorridente di Lorena, portata dagli amici. Ognuno ha indossato qualcosa di rosso o ha impugnato una candela o una rosa rossa.

All’iniziativa organizzata dagli amici della vittima, in collaborazione con l’amministrazione comunale e le parrocchie del territorio, hanno partecipato conoscenti, amici e familiari, oltre al sindaco Mario Pede con la fascia tricolore, il parroco di Squinzano don Alessandro Scevola. “Dobbiamo combattere tutti insieme questa battaglia – ha detto il sindaco Pede – perché solo se si agisce con un percorso socio culturale condiviso che miri all’educazione affettiva dell’amore sano, si può debellare questa piaga”.

Bracciante trovato morto nel bagagliaio dell’auto, l’autopsia: “Sadam picchiato e poi ucciso a coltellate”

Sarebbe stato picchiato e ucciso a coltellate Sadam Houssain, il bracciante pachistano di 32 anni trovato morto il 22 agosto nel bagagliaio della sua auto, parcheggiata nel ghetto di Borgo Mezzanone, 18 giorni dopo la sua scomparsa.

È quanto emerge dai primi risultati dell’autopsia, eseguita all’Istituto di Medicina Legale del Policlinico di Foggia. L’esame, nonostante l’avanzato stato di decomposizione del corpo, ha escluso l’utilizzo di armi da fuoco. Si attendono ora gli esiti degli esami istologici, previsti tra circa un mese.

Tra le piste seguite dai Carabinieri, quella principale conduce al caporalato. Secondo quanto riferito da un connazionale della vittima, Houssain era solito accompagnare alcuni migranti del ghetto nelle campagne del Tavoliere. Gli investigatori ritengono possibile che proprio questa attività di trasporto dei lavoratori possa essere collegata all’omicidio.

Omicidio Quagliarella a Trani, l’autopsia chiarisce: tre ferite alla schiena. Fatale quella al torace

È stata la ferita alla schiena all’altezza del torace a risultare fatale per Cosimo Quagliarella, il 18enne di Andria morto dopo essere stato accoltellato in una pinetina alla periferia di Trani, nella notte tra il 12 e il 13 agosto.

L’autopsia, eseguita oggi pomeriggio dal professor Biagio Solarino dell’Istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari, ha evidenziato tre ferite alla schiena. Una di queste, provocata da una lama affilata, avrebbe raggiunto la zona in cui si trovano cuore e polmone, perforando quest’ultimo.

Gli esiti degli accertamenti autoptici saranno ora messi a disposizione degli investigatori e potrebbero contribuire a fare luce sulla dinamica dell’aggressione. Per il delitto è sottoposto a fermo un 17enne di Trani. È accusato di rissa, porto di coltello e omicidio volontario aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione  Secondo la Procura per i minorenni, il ragazzo avrebbe colpito Quagliarella alla schiena con un coltello a scatto dalla lama di almeno 10 centimetri, raggiungendo zone vitali. Alla base dell’aggressione ci sarebbe una ragazza che aveva avuto una relazione con entrambi. Per gli investigatori, il gesto sarebbe stato premeditato e maturato durante una violenta lite. Il 17enne si sarebbe poi costituito, sostenendo la legittima difesa, ma la sua versione sarebbe stata smentita dagli accertamenti dei carabinieri.

Sulla tragedia è intervenuto anche il vescovo di Andria, monsignor Luigi Mansi, che ha affidato ai social una riflessione sulla violenza giovanile. «Dobbiamo dirci con coraggiosa autocritica che colpevoli siamo un po’ tutti perché non riusciamo ad educare alla pace e alla non violenza i nostri giovani», ha scritto il vescovo, sottolineando la necessità di trovare parole e strumenti per far comprendere ai ragazzi che «la violenza è perdente, sempre».

Mansi ha rivolto un pensiero anche al 17enne fermato, osservando come la tragedia abbia distrutto non soltanto la vita di Cosimo, ma anche quella del giovane accusato e degli amici coinvolti nella vicenda.

«La città deve sapere che noi, come Chiesa, siamo pronti e disponibili a far sentire a tutti il nostro desiderio di essere a servizio di una città ancora una volta ferita», ha concluso il vescovo, auspicando un futuro diverso per i giovani.

Omicidio Quagliarella a Trani, nessuna traccia del coltello: oggi l’autopsia sulla salma

Non è stato ancora ritrovato il coltello con cui il 17enne avrebbe colpito e ucciso Cosimo Quagliarella. Le ricerche dei carabinieri nel luogo indicato dal minore hanno dato, al momento, esito negativo.

Il 17enne si trova nel carcere minorile Fornelli di Bari, dopo essere stato sottoposto a fermo con l’accusa di omicidio volontario. A contribuire alla ricostruzione dell’accaduto saranno anche gli esiti dell’autopsia, che sarà eseguita nel primo pomeriggio di oggi. A effettuare gli accertamenti autoptici sarà Biagio Solarino dell’istituto di Medicina legale del Policlinico di Bari.

Mistero a Ibiza, il 33enne foggiano Francesco Forzieri trovato morto in porto: autopsia esclude violenza e droga

L’autopsia sul corpo di Francesco Forzieri, il 33enne originario di Lucera morto a Ibiza lunedì scorso, nel giorno del suo compleanno, esclude l’ipotesi di una morte violenta. Secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo Diario de Ibiza, sul corpo non sono stati riscontrati segni di aggressione né tracce di sostanze stupefacenti.

Gli accertamenti hanno invece evidenziato l’assunzione di alcol, ritenuta la probabile causa della caduta in mare e del successivo annegamento. Il corpo del giovane, che da maggio lavorava come cameriere sull’isola, è stato rinvenuto alle 4.30 del mattino nelle acque di Marina Botafoch.

Le autorità stanno ora analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza della zona per ricostruire gli ultimi momenti di vita del 33enne. Nel frattempo il fratello Antonio, insieme alla madre, si trova a Ibiza per seguire le procedure legate al decesso. Con il supporto del Consolato italiano, la famiglia è in attesa del nulla osta necessario per il rimpatrio della salma.

Bari, 25enne muore nel Cpr di Palese. L’autopsia: “Fatale un mix di metadone e psicofarmaci”

Sarebbe stato un cocktail di metadone e psicofarmaci a provocare la morte di Simo Said, il 25enne marocchino deceduto l’11 febbraio nel Cpr di Bari Palese. È quanto emerge dai risultati dell’autopsia, secondo cui il giovane è morto per uno shock respiratorio con conseguente soffocamento causato dalla massiccia fuoriuscita di liquidi, innescata dall’assunzione dei farmaci.

Gli psicofarmaci rientravano nel piano terapeutico del giovane, mentre il metadone non gli era stato prescritto. Proprio sull’origine della sostanza e sulle modalità con cui sarebbe entrata nella disponibilità di Said si concentrano ora gli approfondimenti dell’inchiesta. L’avvocato della famiglia, Arturo Covella, chiede di fare luce sull’eventuale circolazione incontrollata di farmaci all’interno del centro.

I sospetti sul traffico di metadone nel Cpr erano già emersi dopo la morte del 25enne, anche grazie alle testimonianze raccolte durante un’ispezione parlamentare e agli accertamenti successivi. Un testimone, ascoltato in incidente probatorio, ha raccontato di aver assunto metadone insieme a Said la sera precedente al decesso e ha riferito dell’esistenza di un presunto giro di spaccio interno, con dosi vendute anche in cambio di sigarette.

In attesa della perizia definitiva sull’autopsia, la difesa della famiglia annuncia la richiesta di un nuovo incidente probatorio per ascoltare un ulteriore testimone che potrebbe fornire nuovi elementi sull’eventuale traffico di sostanze stupefacenti all’interno del Cpr.

Si spara, lo rimettono in piedi ma poi muore: effettuata l’autopsia sul corpo di Giuseppe Sicolo. Il 26 i funerali

Proseguono gli accertamenti sulla morte di Giuseppe Sicolo, il 42enne di Bitonto residente a Giovinazzo deceduto al Policlinico di Bari dopo essere stato trasferito nel reparto di Psichiatria in seguito a un tentato suicidio. I familiari, assistiti dall’avvocato Michele Pasculli, continuano a chiedere piena chiarezza sulle cause del decesso e sulle cure ricevute durante il ricovero.

Nelle scorse ore è stata eseguita l’autopsia sul corpo dell’uomo, alla presenza del perito nominato dalla famiglia. L’esame autoptico dovrà contribuire a chiarire le circostanze che hanno portato alla morte del 42enne e ad accertare eventuali responsabilità.

Sicolo era stato ricoverato nella notte tra il 7 e l’8 marzo dopo essere stato trovato gravemente ferito da un colpo d’arma da fuoco al torace all’interno della sua auto, nelle campagne tra Bitonto e Giovinazzo. Dopo il primo intervento all’ospedale San Paolo di Bari, era stato trasferito al Policlinico, dove era stato ricoverato in Rianimazione e sottoposto a un intervento chirurgico giudicato riuscito.

Secondo quanto riferito dai familiari, le sue condizioni erano progressivamente migliorate fino al trasferimento nel reparto di Psichiatria. Successivamente, però, il quadro clinico sarebbe peggiorato improvvisamente: richiamati in ospedale, i genitori avrebbero trovato il figlio incosciente. Gli accertamenti avrebbero poi evidenziato una grave emorragia cerebrale, risultata fatale nonostante i tentativi di rianimazione.

I genitori hanno presentato una denuncia ai Carabinieri ipotizzando responsabilità colpose in ambito sanitario e chiedendo che venga fatta piena luce sull’accaduto. L’ultimo saluto a Giuseppe Sicolo sarà celebrato giovedì 26 giugno alle ore 16.30 nella Basilica dei Santi Medici di Bitonto.

Omicidio a Taranto, così ha agito il branco: Bakari Sako ucciso con tre coltellate e un pugno al volto

Tre coltellate mortali avrebbero causato la morte di Bakari Sako, il bracciante maliano ucciso all’alba del 9 maggio in piazza Fontana, nella città vecchia di Taranto. È quanto emerge dalle prime risultanze dell’autopsia disposta dalla Procura ordinaria e da quella per i minorenni, affidata al medico legale Roberto Vaglio, che avrà 60 giorni per depositare la relazione completa.

Secondo gli accertamenti, la vittima sarebbe stata colpita con tre fendenti – due al torace e uno all’addome – compatibili con profonde lesioni interne. A questi si sarebbe aggiunto un violento pugno al volto che avrebbe provocato la rottura di un dente e ferite al labbro superiore. Quando i sanitari del 118 sono intervenuti, intorno alle 5.34, l’uomo era già privo di segni vitali. Inutili i tentativi di rianimazione: il decesso è stato constatato alle 7.07.

Per l’omicidio sono indagati sei giovani, due maggiorenni e quattro minorenni tra i 15 e i 16 anni, accusati in concorso di omicidio volontario aggravato. In carcere i maggiorenni Fabio Sale, 20 anni, e Cosimo Colucci, 22 anni, insieme ai quattro minori trasferiti negli istituti penali minorili. Un 15enne, che avrebbe materialmente sferrato la coltellata all’addome, ha compiuto 16 anni durante la custodia cautelare.

Indagato anche il titolare del bar dove Sako avrebbe cercato rifugio poco prima di morire: deve rispondere di favoreggiamento personale nei confronti di Colucci. Intanto la Procura ha disposto una perizia tecnica sui cellulari sequestrati e sui filmati delle telecamere di videosorveglianza per ricostruire le fasi dell’aggressione.

Tra i quesiti posti al medico legale anche quello relativo alla tempestività dei soccorsi: gli inquirenti vogliono capire se un intervento più rapido avrebbe potuto evitare la morte del bracciante.

Omicidio a Torre Canne, l’esito choc dell’autopsia: Eros Rossi ucciso con oltre 200 colpi di cacciavite

È stato ucciso con una violenza estrema, colpito oltre 200 volte con un cacciavite a stella. Emergono dettagli sempre più inquietanti sull’omicidio di Eros Rossi, 41 anni, aggredito nella notte tra il 17 e il 18 aprile in una villetta di Torre Canne.

Per il delitto è in carcere Teodoro Cavaliere, che ha confessato sostenendo però di aver agito per legittima difesa. Una versione che appare in contrasto con i primi esiti dell’autopsia, soprattutto alla luce del numero e della violenza dei colpi, concentrati in gran parte sul volto della vittima. Fatale sarebbe stato il fendente alla carotide.

L’esame autoptico, disposto dalla pm Sofia Putignani, è stato eseguito dal medico legale Biagio Solarino presso il cimitero di Ostuni. Le indagini, coordinate dai carabinieri, proseguono per chiarire la dinamica dei fatti e verificare la compatibilità della versione fornita dall’indagato.

Secondo quanto ricostruito, Rossi – già noto alle forze dell’ordine – stava festeggiando proprio con Cavaliere il ritorno in libertà dopo un periodo agli arresti domiciliari. Una serata che si è trasformata in tragedia e su cui ora gli inquirenti cercano di fare piena luce.

Bari, il 17enne Gianvito Pascullo muore dopo intervento in ospedale: domani l’autopsia

Sarà eseguita domani mattina alle 9 l’autopsia sul corpo di Gianvito Pascullo, il giovane morto nella notte tra il 13 e il 14 aprile all’ospedale San Paolo di Bari, dopo un intervento chirurgico alla gamba. L’esame autoptico è stato disposto dalla pm Isabella Ginefra, che coordina le indagini aperte per chiarire le cause del decesso.

Il 17enne era stato ricoverato lo scorso 5 aprile in seguito a un incidente in motocicletta che gli aveva provocato una frattura esposta alla tibia. Dopo una prima stabilizzazione, lunedì era stato sottoposto a un secondo intervento per l’inserimento di una placca, necessario a sistemare definitivamente la frattura.

L’operazione, durata circa cinquanta minuti, si sarebbe svolta senza complicazioni e nel post-operatorio le condizioni del ragazzo non destavano preoccupazione.

In serata Gianvito era rimasto in contatto con il padre, ma intorno alle 23 aveva lamentato un improvviso e forte dolore. Dopo aver avvisato il personale sanitario, gli era stato somministrato un antidolorifico. Poco dopo la mezzanotte, però, il quadro clinico è precipitato rapidamente fino all’arresto cardiaco.

I genitori, giunti in ospedale dopo essere stati avvisati, hanno trovato il figlio ormai privo di vita e hanno presentato denuncia per fare luce sull’accaduto. L’incarico per l’autopsia è stato affidato al medico legale Franco Introna. All’esame parteciperanno anche l’ortopedico Giovanni Vicenti e la tossicologa Giacoma Mongelli.

Sono otto le persone attualmente indagate, tra cui i medici che hanno seguito il giovane e l’infermiere che gli ha somministrato il farmaco. Gli accertamenti tossicologici dovranno stabilire se il decesso possa essere collegato proprio alla somministrazione dell’antidolorifico.