Bari, anziano ferito da vetri rotti abbandonati vicino ai cassonetti: “Poteva morire dissanguato”

Paura in via Sabotino, nel quartiere Carrassi di Bari, dove un anziano è rimasto gravemente ferito dopo aver calpestato alcune lastre di vetro rotte abbandonate accanto ai cassonetti dei rifiuti. A raccontare la vicenda è La Gazzetta del Mezzogiorno.

L’uomo ha riportato una profonda lesione al piede sinistro, con il coinvolgimento di due tendini, e avrebbe perso molto sangue anche a causa di una terapia con farmaci anticoagulanti.

Dopo essere stato soccorso da alcuni cittadini, è stato trasportato dal 118 al Policlinico di Bari, dove è stato trasferito in ortopedia. Secondo quanto riferito dalla figlia, dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico.

L’episodio ha suscitato la rabbia dei residenti, che denunciano anche la presenza frequente di rifiuti abbandonati nella zona. La figlia dell’anziano ha lanciato un appello sui social per individuare chi avrebbe lasciato i vetri, chiedendo eventuali testimonianze o immagini delle telecamere presenti in zona.

Bari, donna e cagnolino minacciati da due ragazzini con pistola giocattolo: “Avevano massimo 14 anni”

Paura nel quartiere Carrassi, a Bari, dove una giovane donna sarebbe stata minacciata da due ragazzini, entrambi apparentemente non più grandi di 14 anni, con una pistola giocattolo. I due avrebbero prima puntato l’arma contro la donna e poi contro il suo cagnolino, assumendo un atteggiamento aggressivo. A raccontare l’episodio è stata la stessa donna a Telebari.

La vittima, invece di allontanarsi, avrebbe cercato di far comprendere ai ragazzi la gravità del loro comportamento. Uno dei due avrebbe reagito con atteggiamento provocatorio e aggressivo, fino a quando l’altro lo avrebbe trascinato via invitandolo a fermarsi.

L’episodio ha lasciato nella donna un forte senso di preoccupazione, soprattutto per le possibili conseguenze che una simile aggressione avrebbe potuto avere sulla presenza di eventuali bambini. La vicenda riaccende così il dibattito sulla criminalità minorile e sull’abbassamento dell’età dei protagonisti.

 

Faida per lo spaccio a Bari, due arresti per le sparatorie a Carrassi e Libertà. Incastrati da telecamere e intercettazioni

In data 23 luglio 2026, nell’ambito di un procedimento penale pendente nella fase delle indagini preliminari dinanzi a quest’Ufficio, su richiesta del Pubblico Ministero il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari ha emesso ordinanza applicativa di misura cautelare personale nei confronti di due persone, in relazione alle ipotesi di reato di lesioni personali e porto in luogo pubblico di arma da sparo tutti aggravati dal metodo mafios. La misura è stata eseguita in data odierna dal personale della Polizia di Stato.

In estrema sintesi, e nel rispetto del segreto investigativo, l’ipotesi posta a fondamento del provvedimento riguarda gli esiti delle indagini intraprese a seguito di due distinti agguati armati, avvenuti in data 09 e 14 aprile scorsi, in cui due diversi soggetti furono attinti da colpi di pistola riportando ferite alle gambe. I due eventi, sin dal principio, furono considerati collegati tra loro in ragione dell’appartenenza delle vittime al medesimo gruppo criminale, Strisciuglio, nonché per le modalità con cui gli agguati erano avvenuti ovvero in entrambi i casi due persone giunte a bordo di uno scooter.

Le attività d’indagine svolte dalla Squadra Mobile sotto il coordinamento di questa Direzione Distrettuale Antimafia hanno permesso di ricostruire i due episodi e di raccogliere elementi di prova a carico degli indagati. A tale proposito di fondamentale importanza sono risultati i filmati delle telecamere di video sorveglianza sia pubbliche che private nonché le intercettazioni attivate subito dopo gli eventi.

Proprio le investigazioni hanno consentito di appurare che entrambi gli agguati si inserivano in uno scenario più complesso determinato da una serie di tensioni esistenti tra il clan degli Strisciuglio del quartiere Libertà e quello del San Paolo legate alla gestione delle piazze di spaccio, in particolare della zona di Carrassi.

Bari, due arresti per le sparatorie nei quartieri Carrassi e Libertà: operazione della DDA

Due persone sono state arrestate dalla Polizia di Stato nell’ambito di un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, relativa alle sparatorie avvenute nei quartieri Carrassi e Libertà.

I dettagli dell’indagine saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa in programma alle 10.30 presso la Procura della Repubblica di Bari. Si tratta della gambizzazione di un 19enne davanti alla sala giochi di viale della Repubblica del 9 aprile e del successivo ferimento di un 22enne gambizzato in via Dante. I due episodi sarebbero collegati a tensioni nel mondo dello spaccio di droga.

Bari, 25enne muore in un b&b a Carrassi: oggi l’autopsia. L’ombra della droga e i sospetti su un ragazzo

Sarà l’autopsia, in programma oggi presso l’Istituto di Medicina legale di Bari, a chiarire le cause della morte della 25enne trovata senza vita sabato mattina in un affittacamere di via Picone, nel quartiere Carrassi. L’esame sarà eseguito dal medico legale Sara Sablone su incarico della pm Savina Toscani, che coordina le indagini dei carabinieri.

Finora, una prima ispezione sul corpo non ha fornito elementi utili a determinare le cause del decesso. Solo dopo il conferimento dell’incarico si conosceranno l’ipotesi di reato formulata dagli inquirenti — che al momento escludono l’omicidio volontario — ed eventuali iscrizioni nel registro degli indagati.

Le indagini si concentrano in particolare sull’ambiente della droga. La giovane e il coetaneo che era con lei, e che ha chiamato i soccorsi dopo averla trovata priva di sensi, avrebbero avuto in passato problemi di tossicodipendenza. Non si esclude quindi che l’abuso di sostanze possa aver avuto un ruolo nel decesso, circostanza che sarà chiarita dall’autopsia.

Il ragazzo aveva prenotato la stanza per più giorni e aveva trascorso la notte tra venerdì e sabato con la giovane, conosciuta in modo occasionale. Al suo rientro, però, la ragazza non dava segni di vita e all’arrivo dei soccorsi per lei non c’era già più niente da fare.

Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Carrassi e la scientifica per i rilievi. I militari hanno cercato segni di effrazione o elementi che potessero indicare la presenza di altre persone nella stanza, ma finora gli accertamenti hanno dato esito negativo. Sequestrati i cellulari dei due giovani, ora al vaglio degli investigatori per ricostruire con precisione le ore precedenti alla tragedia.

Bari dice addio ad un altro pezzo di storia: il negozio di intimo e corredi Manzari chiude dopo 60 anni

Bari dice addio ad un’altra storica attività. Dopo 60 anni chiude le saracinesche anche Manzari, negozio di intimo e corredi situato in corso Alcide De Gasperi.

La scelta difficile di Gianni, 64 anni, è dettata dall’avvento del commercio online, dalla concorrenza delle catene multinazionali e dal mancato ricambio generazionale al comando dell’attività. Per anni Manzari è stato il punto di riferimento per i residenti del quartiere Carrassi, ma non solo.

 

Omicidio Magellano a Bari, Pastore resta in silenzio davanti al gip: fermo convalidato

Convalidato il fermo di Maurizio Pastore, il 42enne barese accusato di aver ucciso a coltellate il 39enne Amleto Magellano sabato scorso in via Montegrappa, nel quartiere Carrassi.

L’uomo è stato interrogato ieri dal gip e si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Pastore è accusato di omicidio volontario, aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. Fondamentale la testimonianza di una persona che ha riferito di aver visto il killer in volto con il coltello, arma del delitto, sporco di sangue.

Pastore avrebbe preteso soldi per i lavori di ristrutturazione della sua abitazione che la vittima gli avrebbe negato. All’origine del tragico delitto quindi ci sarebbe un risentimento datato

Pastore, secondo quanto ricostruito, avrebbe raggiunto la vittima alle spalle e dopo poche parole l’avrebbe colpita ripetutamente all’addome e al torace per poi fuggire a piedi. Magellano, 39 anni, è morto al Policlinico di Bari per le ferite riportate,

Fondamentali anche le dichiarazioni della moglie della vittima. La donna ha raccontato del litigio tra i due risalente ad un anno fa legato ai lavori di ristrutturazione a casa del 42enne che l’aggressore avrebbe preteso venissero pagati dalla vittima.

Stando a quanto riferito dalla moglie di Magellano, al rifiuto Pastore lo avrebbe rincorso impugnando un martello, senza riuscire e colpirlo e, nei mesi successivi, sui social avrebbe continuato a inviare messaggi – poi puntualmente cancellati – contenenti minacce e richieste di denaro.

Omicidio Magellano a Bari, fermato il 42enne Maurizio Escobar Pastore: “Voleva i soldi per rifare il bagno di casa”

Maurizio Pastore, il 42enne fermato con l’accusa di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà di Amleto Magellano, avrebbe preteso un anno fa soldi per i lavori di ristrutturazione della sua abitazione che la vittima gli avrebbe negato.

All’origine del tragico delitto quindi ci sarebbe un risentimento datato. Due testimoni, che hanno assistito all’omicidio, hanno fornito agli investigatori elementi utili sull’aggressione che hanno portato all’identificazione del killer.

Pastore, secondo quanto ricostruito, avrebbe raggiunto la vittima alle spalle e dopo poche parole l’avrebbe colpita ripetutamente all’addome e al torace per poi fuggire a piedi. Magellano, 39 anni, è morto al Policlinico di Bari per le ferite riportate,

Fondamentali anche le dichiarazioni della moglie della vittima. La donna ha raccontato del litigio tra i due risalente ad un anno fa legato ai lavori di ristrutturazione a casa del 42enne che l’aggressore avrebbe preteso venissero pagati dalla vittima.

Stando a quanto riferito dalla moglie di Magellano, al rifiuto Pastore lo avrebbe rincorso impugnando un martello, senza riuscire e colpirlo e, nei mesi successivi, sui social avrebbe continuato a inviare messaggi – poi puntualmente cancellati – contenenti minacce e richieste di denaro.

Omicidio Magellano, quartiere Carrassi in fermento: “Sanno tutti chi è l’assassino. Nu malannate”

Un amico di Carrassi, uno di quelli che sanno vita, morte e miracoli di tutti i residenti, giura di sapere chi ha ammazzato Amleto Magellano. Si tratterebbe dello stesso nome fatto da alcuni degli amici ascoltati dagli investigatori.

“Vedrai è lui”, mi dice davanti a un caffè. “Cudde ié nu malannate (Quello è un poco di buono) – è cattivo dentro -, dice la fonte. Vai a vedere di cosa si voleva vendicare, magari qualche vecchio conto rimasto sospeso o qualche cazzata più recente”.

Di sicuro la vittima, pregiudicata che ormai aveva cambiato vita da molto tempo, non aveva a che fare coi giri dell’assassino. “Uno che si fa chiamare come un noto trafficante internazionale, ma non vale la sua unghia”, spiega l’amico.

“Mi hanno detto – continua -, che qualche giorno prima dell’omicidio l’assassino e la vittima avevano avuto un faccia a faccia e l’aggressore le aveva prese”.

Ciò che ancora non si sa è il movente, ciò per cui i due si erano affrontati già la prima volta. Gira voce che chi ha inferto le dieci coltellate, sia sparito per un paio di giorni e sia riapparso l’altra sera.

“Va dicendo che non gli interessa nemmeno dell’ergastolo – tuona la fonte -, perché sta talmente messo male che muore prima. Un omicidio che non ci sarebbe dovuto essere visto che l’assassino é ai domiciliari”.

Questo è uno di quei casi risolti in partenza, dove tutti sanno tutto, ma chi deve far scattare le manette deve sbrigare prima le scartoffie. L’assassino è stato in passato fidanzato con la ragazza protagonista dell’accoltellamento del tassista sempre a Bari.

“Pochi giorni ancora – conclude il tizio -, vedrai che lo vanno a prendere. Ha le ore contate. Amleto era un buono, in passato si è fatto trascinare e ha pagato per i suoi errori, ma era un brav’uomo non meritava la fine che ha fatto”.

Tentato omicidio per il controllo di Carrassi, vittima un 25enne: arrestati 4 affiliati al clan Palermiti – I NOMI

I Carabinieri del Comando Provinciale di Bari hanno eseguito un’ordinanza applicativa di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Bari su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, con la quale vengono riconosciuti gravi indizi di colpevolezza a carico di quattro persone, accusate a vario titolo, in concorso, di “tentato omicidio premeditato” e “detenzione e porto illegale in luogo pubblico di un’arma da fuoco”, aggravati dalle modalità mafiose.

Le indagini, coordinate dalla DDA di Bari e sviluppate dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri per mezzo di servizi di osservazione, pedinamenti e attività tecniche, nonché supportate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia e dalla testimonianza di un militare dell’Arma dei Carabinieri che aveva occasionalmente assistito all’evento, hanno consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza a carico degli odierni arrestati – tutti appartenenti alla compagine del quartiere Carrassi del più ampio clan Palermiti, attivo sul territorio di Bari e provincia – e di individuare il movente del grave fatto delittuoso.

Secondo l’impostazione accusatoria accolta dal Gip (fatte salve le valutazioni nelle fasi successive con il contributo della difesa), sono emerse le ragioni e le modalità esecutive del grave fatto criminoso consumato nel quartiere Carrassi di Bari il 28 dicembre 2023, mentre la vittima percorreva a bordo del proprio motociclo l’intersezione tra via Timavo, via Petrera e via Montegrappa – arteria stradale caratterizzata da intenso flusso veicolare e presenza di numerose abitazioni – in fascia oraria (circa le ore 20:00) di elevata frequentazione, anche in ragione dell’apertura degli esercizi commerciali della zona e del periodo di festività natalizie, veniva fatta segno di un azione di fuoco, alla presenza di ignari passanti, da parte di un commando composto dagli indagati, uno dei quali esplodeva, all’indirizzo della vittima, un 25enne, almeno 4 colpi d’arma da fuoco.

L’indagine ha consentito di ricondurre l’evento delittuoso ad un quadro di situazione più ampio individuato da un lato nelle condotte prevaricatrici messe in atto dalla vittima, la quale approfittando della lunga detenzione del referente del quartiere Carrassi (clan Palermiti), tentava di assumere il controllo dei traffici illeciti del quartiere e dall’altro, nella condotta reattiva degli indagati, i quali al fine di interrompere le condotte prevaricatrici della vittima, commissionavano ed eseguivano materialmente un azione armata, nei suoi confronti.

I nomi dei 4 arrestati: Saverio Giliberti, Francesco Soloperto, Francesco Cascella e Carlo Biancofiore. È importante sottolineare che il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e che, all’esecuzione della misura cautelare odierna, seguirà l’interrogatorio di garanzia e il confronto con la difesa degli indagati, la cui eventuale colpevolezza, in ordine ai reati contestati, dovrà essere accertata in sede di processo nel contraddittorio tra le parti.