Tentato omicidio a Carrassi, ferito 25enne in moto: 4 arresti. È stato un agguato di mafia

Dalle prime ore di questa mattina, è in corso un’operazione del Comando Provinciale Carabinieri di Bari, delegata dalla locale Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – finalizzata all’arresto dei presunti responsabili (fatte salve le valutazioni successive con il contributo della difesa) del tentato omicidio premeditato aggravato dalle modalità mafiose, commesso nel quartiere Carrassi di Bari, in via Timavo, il 28 dicembre 2023 in danno di un 25enne verso il quale erano esplosi numerosi colpi d’arma da fuoco.

Dopo essere stato raggiunto da diversi colpi di pistola il giovane era riuscito a salire sul suo scooter e dirigersi verso il policlinico di Bari, accasciandosi al suolo poco prima di arrivare. A distanza di meno di due anni, i Carabinieri hanno arrestato quattro persone, con l’accusa di tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso.

Sfondano la porta e lo portano in Psichiatria, prorogato il TSO a Luca: è il terzo. Caso complesso

La storia di Luca ha sconvolto la nostra community e l’Italia intera. Siamo tornati al quartiere Carrassi di Bari a casa di papà Vittorio (ultra 80enne). A Luca è stato prorogato il TSO (il terzo) e anche su questa vicenda ci sono diversi dubbi.

Sul posto c’è ancora la porta che è stata sfondata con la fiamma ossidrica, alle 6 del mattino, dalla forza pubblica dopo il provvedimento firmato dall’assessore alla Polizia Locale di Bari, Carla Palone.

Il tutto è stato immortalato anche da una diretta Facebook sul profilo di Luca. Papà Vittorio resta disperato, al suo fianco c’è Donato Cippone di Rete Civica. La storia è davvero controversa, resta complessa e pone diversi interrogativi. Nel video allegato gli ultimi aggiornamenti del caso.

Aprono la porta con la fiamma ossidrica ed eseguono il TSO. Il padre disperato: “Luca non è malato”

La storia che vi stiamo per raccontare è davvero assurda. Ci siamo recati al quartiere Carrassi di Bari a casa di Vittorio (ultra 80enne) e Luca (47enne). Il secondo è stato sottoposto al TSO dopo diversi tentativi a vuoto.

L’ultimo è stato portato a termine e Luca è stato portato in Psichiatria. Sul posto c’è la porta che è stata sfondata con la fiamma ossidrica, alle 6 del mattino, dalla forza pubblica dopo il provvedimento firmato dall’assessore alla Polizia Locale di Bari, Carla Palone.

Il tutto è stato immortalato anche da una diretta Facebook sul profilo di Luca. Papà Vittorio è disperato e difende in lacrime il figlio. Sul posto abbiamo incontrato anche Donato Cippone di Rete Civica. La storia è davvero controversa e pone diversi interrogativi.

“In carcere fino al 2050”, calcoli sbagliati per il boss di Carrassi Pinuccio Diomede: sarà libero nel 2026

Giuseppe Diomede, boss di Carrassi, lascerà il carcere nel 2026 e non nel 2050. Il pluripregiudicato si trova in carcere dal 2000 e nel corso degli anni ha accumulato diverse condanne per droga, omicidio, estorsione e mafia.

In totale ha collezionato 42 anni di reclusione, ridotti a 30 anni tra limiti previsti dal codice penale e continuazione. La Procura Generale però, in maniera errata, aveva calcolato che i 30 anni fossero da scontare a partire dal 28 maggio 2020, data dell’ultima condanna, e non dal 2000.

 

Bari, rapina nell’ufficio postale di Carrassi: collaboratori di giustizia incastrano il commerciante basista

Gennaro Lepenne, commerciante di Bari, è finito a processo con l’accusa di rapina in concorso per aver assunto il ruolo di “basista” nel colpo effettuato il 9 giugno 2017 nell’ufficio postale di via Garrone nel quartiere Carrassi.

Quel giorno i quattro rapinatori, arrivati sul posto a bordo di due scooter, sono riusciti a fare irruzione portando via con loro 1500 euro in contanti, carte libretto e carte Postamat.

Secondo quanto è stato ricostruito dalle indagini, il 59enne Lepenne avrebbe dato il suo contributo sfruttando la conoscenza con il direttore dell’ufficio postale con l’obiettivo di sapere dove fossero custoditi i contanti. Ma non solo, avrebbe dato ai rapinatori un deposito adiacente al suo negozio di scarpe, in via Giulio Petroni, come base logistica e nascondiglio per gli scooter, in più avrebbe fornito anche un casco per nascondere il viso. Sarebbe stato proprio lui poi a dare il il via libera al colpo dopo un sopralluogo e avrebbe anche rallentato una pattuglia della Polizia per facilitare la fuga dei rapinatori. Nel suo negozio, durante le indagini, fu anche trovata una maschera in lattice.

A confermare agli inquirenti il suo ruolo attivo nel colpo è stato il collaboratore di giustizia Antonio De Manna, uno degli esecutori materiali della rapina (giudicato separatamente insieme all’altro che entrò nel locale). Ieri, nell’udienza svolta in Tribunale, sono state acquisite le sue dichiarazioni e quelle di un altro pentito, Nicola De Santis.

Bari, palazzina sgomberata in via Giulio Petroni. Scongiurato il rischio crollo: le 14 famiglie non possono rientrare

Scongiurato il rischio crollo della palazzina sgomberata al civico 22 di via Giulio Petroni a Bari. La situazione resta sotto controllo, ma al momento le 14 famiglie evacuate non possono tornare a casa.

Sono emersi ben quattro pilastri danneggiati durante il sopralluogo effettuato dalla ditta Corim con i tecnici del Comune. Si sta procedendo alla messa in sicurezza, collocando i sostegni per tutte le strutture compromesse.

Paura a Bari, rumori anomali allertano i residenti: evacuata palazzina in via Giulio Petroni. Allontanate 14 famiglie

Una palazzina di 5 piani, situata in via Giulio Petroni all’angolo con via Montelli, è stata fatta evacuare perché a rischio crollo. A lanciare l’allarme alcuni residenti dopo aver sentito rumori anomali.

Nel quartiere Carrassi sono così intervenuti i Vigili del Fuoco, i residenti sono stati allontanati subito in via precauzionale. Dopo un sopralluogo i tecnici hanno confermato la necessità di procedere con l’evacuazione dello stabile per ulteriori accertamenti.

L’area è stata transennata e messa in sicurezza. Sono 14 le famiglie interessate, i residenti sono momentaneamente a casa di amici o parenti. La palazzina non è lontana da quella crollata lo scorso 5 marzo tra via Pinto e via De Amicis.  Nessuna persona è rimasta ferita e non si segnalano danni agli edifici adiacenti, ma l’allerta resta alta.

Cagnolina avvelenata per strada, scatta la denuncia: “Atroce sofferenza. Il responsabile pagherà”

Una cagnolina è venuta a mancare nei giorni scorsi dopo essere stata avvelenata da ignoti. Iris, secondo quanto denunciato dalla sua proprietaria, avrebbe ingerito della sostanza tossica sparsa in via Pellegrini e ha “sofferto pene atroci”. Nel primo video da inviato vero, Silvio Sisto ha acceso i riflettori su questa deplorevole vicenda.

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Traffico di droga a San Pasquale, Carrassi e Poggiofranco: 23 condanne. Inflitti 30 anni a tre capoclan – NOMI

Venti anni dopo l’ultimo dei reati contestati e 12 anni dopo la prima udienza del processo, il Tribunale di Bari ha condannato 23 persone, a pene comprese tra i 3 anni e quattro mesi ai 30 anni di reclusione, imputate nel processo sul clan ‘Vellutò di Bari, associazione finalizzata soprattutto al traffico di droga nei quartieri San Pasquale, Carrassi e Poggiofranco con articolazioni in alcuni comuni della provincia.

I fatti per i quali i 23 sono stati condannati risalgono agli anni tra il 1998 e il 2004, la maggior parte degli addebiti contestati è compresa tra il 2002 e il 2004. La sentenza di oggi arriva al termine di un processo lunghissimo, per il quale la prima udienza è stata fissata nel 2012. Tutti i singoli episodi di spaccio sono stati dichiarati prescritti, così come altri reati contestati. In 13 sono stati assolti ‘per non aver commesso il fattò o prosciolti per l’intervento della prescrizione.

La pena di 30 anni è stata disposta per Giovanni Fasano, Domenico Velluto e Pietro Simeone, considerati i promotori dell’associazione dedita al traffico di droga – comprata in Italia o dall’estero – nei quartieri controllati. Pene dai 20 ai 27 anni sono state invece inflitte ai consociati Carlo Biancofiore, Francesco Buono, Mario Di Gioia, Stefano Gatta, Alessandro Laforgia, Alessandro Lorusso, Alessandro Pace, Gennaro Ragone, Pietro Simeone, Achille Soragni e Angelo Spano. Quattro imputati, nel frattempo, sono morti. Tra questi c’è anche Francesco Vitale, pr e pusher morto a Roma nel febbraio 2023, a 45 anni, dopo essere precipitato dal balcone di un appartamento nel quartiere Magliana. Per il suo omicidio la Procura di Roma ha chiesto, a giugno, tre condanne a 18 anni. Il padre Domenico è stato condannato a 14 anni. Nel processo era coinvolto per due episodi di spaccio (prescritti) anche il 44enne Domenico Milella, collaboratore di giustizia dal 2020 arrestato la settimana scorsa a Genova con l’accusa di aver continuato a spacciare anche dalla sua località protetta.