Carabiniere morto a Francavilla: arriva l’archiviazione per i poliziotti che hanno ucciso il killer Mastropietro

Si chiude con l’archiviazione il procedimento a carico di Giuseppe Cavallo e Ivan Lupoli, i due poliziotti del commissariato di Grottaglie coinvolti nel conflitto a fuoco nel quale, il 12 giugno 2025, morì Michele Mastropietro, ritenuto l’autore dell’omicidio del brigadiere capo Carlo Legrottaglie.

La pm Francesca Paola Ranieri, della Procura di Taranto, aveva chiesto lo scorso luglio la chiusura del caso senza esercitare l’azione penale. Una tesi condivisa dal gip, che ha emesso il decreto di archiviazione l’8 settembre.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, durante l’inseguimento nelle campagne tra Francavilla Fontana e Grottaglie, gli agenti intimarono più volte l’alt a Mastropietro, arrivando anche a sparare un colpo in aria. Il fuggitivo avrebbe però reagito girandosi verso i poliziotti e sparando diversi colpi di arma da fuoco. Gli agenti risposero al fuoco, colpendo mortalmente l’uomo.

L’inseguimento era iniziato a Francavilla Fontana, dove il maresciallo Carlo Legrottaglie, 59 anni, al suo ultimo giorno di servizio prima della pensione, aveva intercettato insieme a un collega una Lancia Y con a bordo Mastropietro e il suo complice Giannattasio. Durante la fuga furono esplosi diversi colpi, uno dei quali raggiunse mortalmente il brigadiere. La caccia proseguì poi nelle campagne tra Grottaglie e Manduria, fino al conflitto a fuoco nel quale Mastropietro perse la vita.

Omicidio a Trani, il killer di Cosimo Quagliarella ha solo 17 anni. Si costituisce e confessa: “Non volevo ucciderlo”

Avrebbe appena 17 anni il presunto autore del delitto di Cosimo Quagliarella, il 18enne di Andria morto dopo essere stato accoltellato durante una rissa avvenuta intorno alla mezzanotte a Trani.

Il ragazzino, secondo quanto ha anticipato il Tg1 ed è stato confermato da fonti inquirenti, avrebbe raggiunto la caserma dei carabinieri con il suo difensore, per ammettere le sue responsabilità riferendo di aver agito senza l’intenzione di uccidere.

Omicidio a Carbonara, la moglie del killer Barcellona: “Amare un altro non è peccato. Avrei preso io quel colpo”

A un mese dall’omicidio di Alessandro Signorile, il 39enne ucciso a Carbonara dalla guardia giurata Alessandro Barcellona, detenuto con l’accusa di aver sparato al rivale in amore, la moglie dell’indagato affida a un lungo post su Facebook il suo primo sfogo pubblico.

“Da quel maledetto giorno la mia vita è cambiata per sempre – scrive –. Tutti si sono sentiti autorizzati a parlare, a giudicare e a riversare su di me una cattiveria che non meritavo, senza fermarsi a riflettere su una verità semplice: quel colpo non l’ho sparato io”. La donna sostiene di essere stata trasformata nel “colpevole” della vicenda, pur non conoscendo nessuno “la sofferenza, il dolore e le battaglie silenziose” vissute all’interno della sua famiglia.

Nel messaggio rivendica inoltre la fine del suo matrimonio ben prima della tragedia: “La mia storia era finita da tempo e innamorarmi di un’altra persona non è un peccato. Amare non è un tradimento, non è una colpa e non dovrebbe mai diventare un motivo per essere condannati”.

Infine, dedica un pensiero alla vittima. “Se avessi potuto, quel colpo lo avrei preso io al posto suo. Lo dico con tutto il cuore, perché l’amore vero non conosce egoismo”.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, Barcellona avrebbe ucciso Signorile il mese scorso al culmine di un litigio, sostenendo di aver agito per mettere fine alla relazione tra il 39enne e sua moglie.

Carabiniere morto a Francavilla, il killer ucciso da due poliziotti. Chiesta l’archiviazione: “Fu legittima difesa”

La Procura di Taranto ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta nei confronti dei poliziotti Ivan Lupoli e Giuseppe Cavallo, indagati per la morte del rapinatore Michele Mastropietro, ucciso il 12 giugno 2025 nelle campagne di Grottaglie dopo la fuga seguita all’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri Carlo Legrottaglie.

Nella richiesta di archiviazione, il pubblico ministero Paola Francesca Ranieri sostiene che i due agenti agirono per legittima difesa, poiché furono “costretti a neutralizzare tempestivamente Mastropietro ricorrendo all’uso delle armi analogamente a quanto faceva quest’ultimo senza soluzione di continuità”.

Secondo la ricostruzione della Procura, il rapinatore, intercettato insieme al complice Camillo Giannattasio in contrada “Le Monache”, non si fermò all’alt della polizia e continuò la fuga sparando ripetutamente contro gli investigatori.

Gli agenti risposero al fuoco e uno dei colpi raggiunse mortalmente Mastropietro. Giannattasio, invece, si era arreso all’alt senza opporre resistenza.

Omicidio Magellano a Bari, processo al via a settembre: giudizio immediato per il 42enne Maurizio Pastore

La Procura di Bari ha ottenuto il giudizio immediato per Maurizio Pastore, il 42enne accusato dell’omicidio volontario aggravato dalla crudeltà di Amleto Magellano, il 39enne ucciso il 17 gennaio scorso a Bari. Il processo davanti alla Corte d’Assise inizierà l’8 settembre. L’imputato è detenuto dal 22 gennaio, cinque giorni dopo il delitto.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, basata sulle testimonianze di familiari e vicini di casa e sulle immagini delle telecamere di videosorveglianza, il 42enne avrebbe raggiunto la vittima a piedi, colpendola con undici coltellate all’addome e al torace, due delle quali risultate mortali perché dirette a cuore e polmone.

La moglie della vittima ha inoltre riferito agli inquirenti che già un anno prima l’uomo avrebbe aggredito il marito con un martello, presumibilmente per una richiesta di denaro rimasta senza risposta. Secondo l’accusa, questo sarebbe il movente alla base dell’omicidio.

Carabiniere morto a Francavilla: chiesta l’archiviazione per i due poliziotti che hanno ucciso il killer Mastropietro

La Procura di Taranto ha chiesto l’archiviazione dell’accusa di omicidio colposo nei confronti dei poliziotti Giuseppe Cavallo e Ivan Lupoli, indagati per la morte del pregiudicato Michele Mastropietro, ritenuto il presunto assassino del brigadiere Carlo Legrottaglie.

Secondo la Procura, i due agenti del commissariato di Grottaglie, finiti sotto inchiesta dopo i fatti del 12 giugno 2025, agirono nell’esercizio delle proprie funzioni durante il conflitto a fuoco che costò la vita a Mastropietro.

La vicenda ebbe inizio nelle campagne di Francavilla Fontana, dove Legrottaglie e un collega intercettarono un’auto sospetta. Dopo un inseguimento terminato contro un palo dell’illuminazione, Mastropietro aprì il fuoco, uccidendo il brigadiere e ferendo un altro militare. Poche ore dopo, il fuggitivo e il suo complice furono rintracciati nelle campagne di Grottaglie, dove avvenne un secondo conflitto a fuoco in cui Mastropietro rimase ucciso.

«Siamo molto soddisfatti per l’esito della vicenda», hanno dichiarato gli avvocati difensori Antonio La Scala e Giorgio Carta, sottolineando anche la vicinanza manifestata dal Ministero dell’Interno nei confronti dei due agenti.

Omicidio Raffaele Pirro sulla ss100 a Capurso, svolta dopo 16 anni: arrestato il presunto killer

Svolta nelle indagini sull’omicidio di Raffaele Pirro, l’imprenditore edile di 73 anni ucciso il 16 luglio 2010 nelle campagne di Capurso. Dalle prime ore di questa mattina i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, su delega della Procura della Repubblica di Bari – Direzione Distrettuale Antimafia, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque persone, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari.

I provvedimenti, eseguiti dal personale del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Bari nell’ambito di un procedimento ancora nella fase delle indagini preliminari, riguardano le ipotesi di reato di omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, detenzione e porto di armi da fuoco nei confronti di uno degli indagati e, per gli altri quattro, associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti e spaccio di cocaina. Le contestazioni restano comunque al vaglio dell’autorità giudiziaria e dovranno essere verificate nel corso del procedimento, nel pieno rispetto del diritto di difesa.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, uno degli arrestati sarebbe il presunto autore materiale dell’omicidio di Raffaele Pirro, assassinato nelle primissime ore del 16 luglio 2010 mentre si trovava in una piazzola di sosta al chilometro 12+100 della strada statale 100, nel territorio di Capurso. Gli inquirenti sottolineano inoltre che la vittima è sempre risultata estranea ad ambienti e contesti di criminalità.

Nel corso della stessa attività investigativa sono inoltre emersi elementi indiziari nei confronti di altri quattro destinatari della misura cautelare, ritenuti appartenenti a un’associazione dedita al traffico illecito di sostanze stupefacenti, in particolare cocaina, operante nel territorio di Altamura. L’operazione rappresenta l’esito di una complessa attività investigativa coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Ulteriori dettagli sull’inchiesta saranno resi noti al termine delle attività ancora in corso.

Omicidio La Forgia a Molfetta, due persone fermate: ecco chi sono. Nel delitto coinvolto anche un minore

Svolta nelle indagini sull’omicidio di Antony La Forgia, il 23enne ucciso il 16 giugno scorso a Molfetta. Due persone sono state sottoposte a fermo: si tratta di Michele Parisi, 53 anni, e Ilario Camporeale, 24 anni.

Tra i presunti esecutori materiali dell’agguato ci sarebbe anche un minorenne, nei cui confronti procede la magistratura minorile. Altre cinque persone risultano indagate nell’ambito della stessa inchiesta.

Secondo gli investigatori, i due fermati avrebbero attirato un amico della vittima con il pretesto di bere qualcosa insieme, per poi minacciarlo con due pistole e costringerlo a chiamare La Forgia, facendogli credere di essere in difficoltà. Una volta giunto sul posto, il 23enne sarebbe stato raggiunto da due uomini con il volto coperto da passamontagna che avrebbero aperto il fuoco, uccidendolo.

L’accusa di omicidio è aggravata dalla premeditazione, dai futili motivi e dal coinvolgimento di un minorenne. I fermi sono stati eseguiti tra domenica e lunedì, mentre si attende l’udienza di convalida davanti al gip.

L’inchiesta coinvolge anche altre cinque persone. Quattro di loro, tra cui una donna, sono indagate per detenzione di armi finalizzata, secondo l’accusa, a vendicare l’omicidio di La Forgia. Un quinto indagato è invece accusato di aver ostacolato le indagini.

Femminicidio a Foggia, la 46enne Fatimi Hayat uccisa a coltellate dall’ex: il killer finisce a processo

Il gup di Foggia ha rinviato a giudizio il 46enne di origini marocchine Tariq El Mefeddel, accusato dell’omicidio volontario di Hayat Fatimi, coetanea connazionale dell’imputato, uccisa nell’agosto del 2025 a Foggia. Il processo inizierà il 9 ottobre dinanzi alla Corte di Assise di Foggia.

Hayat Fatimi è stata uccisa con 15 coltellate, davanti al portone della sua abitazione, nella notte tra il 6 e il 7 agosto 2025, nel centro storico di Foggia. L’uomo, con il quale la vittima aveva avuto una breve relazione e che aveva già denunciato, fu fermato a Roma meno di 12 ore dopo il delitto. Risponde anche di stalking e detenzione del coltello.

Ieri, nell’udienza preliminare, il Comune di Foggia si è costituito parte civile, rappresentato dalla dirigente dell’avvocatura comunale Maria Antonucci, “a tutela degli interessi dell’intera comunità foggiana, profondamente ferita da questa vicenda”. Si sono costituiti parti civili anche il centro antiviolenza al quale la donna si era rivolta e la sorella della vittima.

“Hayat Fatmi era una donna conosciuta e apprezzata da tanti, una grande lavoratrice che aveva scelto Foggia per costruire il proprio futuro – evidenzia il Comune in una nota. – Qui aveva comprato casa, qui aveva messo radici e costituito la sua rete amicale. E alle istituzioni si era rivolta con fiducia, chiedendo aiuto e protezione”.

“La costituzione di parte civile è un atto di giustizia e di vicinanza nei confronti di Hayat e dei suoi familiari – dichiara la sindaca Maria Aida Episcopo -. La sua morte ha colpito profondamente la nostra comunità e ci richiama a una responsabilità collettiva. Davanti alla violenza non possono esserci indifferenza né silenzio. Le istituzioni hanno il dovere di stare accanto alle vittime e di affermare, anche con la loro presenza nelle aule di giustizia, che ogni donna colpita dalla violenza è una ferita inferta all’intera città”.

Omicidio Signorile a Carbonara, convalidato il fermo per il killer Alessandro Barcellona: resta in carcere

È stato convalidato il fermo ed è stata confermata la custodia cautelare in carcere per Alessandro Barcellona, la guardia giurata di 40 anni che ha confessato l’omicidio del 38enne Alessandro Signorile, ucciso il 30 giugno in via De Marinis, a Carbonara.

La decisione è stata presa dalla gip del Tribunale di Bari, Paola Angela De Santis, al termine dell’udienza durante la quale l’indagato, assistito dai suoi legali, ha ribadito di aver agito per vendetta e gelosia.

Davanti alla giudice e alla pm Larissa Catella, Barcellona ha ricostruito i fatti, raccontando di aver avuto intenzioni suicide subito dopo il delitto, ma di aver cambiato idea dopo aver ricevuto un messaggio della figlia, decidendo così di costituirsi.

Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, la mattina del 30 giugno Barcellona avrebbe incontrato casualmente Signorile, con il quale avrebbe avuto un acceso litigio legato alla crisi della propria relazione sentimentale. Dopo la discussione si sarebbe allontanato per recuperare la pistola d’ordinanza, raggiungendo poi il rivale in moto e sparandogli quattro colpi di pistola, tutti andati a segno.

Dopo l’omicidio avrebbe inviato messaggi di addio a parenti e amici, per poi dirigersi verso il lungomare prima di essere intercettato e fermato dai militari mentre si stava consegnando alle autorità.